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[QUATTRO CHIACCHIERE CON…] Claudio Vergnani

Oggi Mondoscrittura intervista Claudio Vergnani, autore di una trilogia sui vampiri pubblicata da Gargoyle Books: Il 18º vampiro, Il 36º giusto e L’ora più buia.
Claudio ha usato un’ambientazione nostrana, modenese, per narrare le gesta di un gruppo di cacciatori (senza troppe stelle nella vita) impegnati a lottare contro vampiri brutti, brutali manipolati da un burattinaio occulto. Mondoscrittura indaga su una scelta tanto contro corrente.

Salve Claudio, benvenuto in Mondoscrittura.
In questa intervista cercheremo di far conoscere meglio ad autori e pubblico il tuo lavoro.


Chi è Claudio Vergnani?
Un lettore onnivoro e un appassionato di cinema e teatro. Amo “vedere” come nel corso del tempo come l’umanità cambia o meno nel rappresentare sé stessa. Come le nuove idee si intrecciano con la tradizione, le innovazioni riuscite e quelle meno. Lo sforzo di migliorarsi, insomma, e le sue insidie.


Perché hai voluto parlare proprio di vampiri?
In realtà i vampiri sono solo uno “sfondo” per   parlare d’altro. Mi serviva un background   horror composto da figure archetipe   conosciute da tutti, sia pure a diversi livelli.   Tutti, più o meno, sappiamo cos’è un vampiro.  E’ una delle “minacce” horror per definizione.   Intorno a loro ho cercato di costruire una   storia solida, varia, drammatica e profonda   ma anche divertente.

In cosa si distinguono i tuoi eroi dagli ammazza vampiri che conosciamo?
Che non sono eroi e sono consapevoli di non esserlo. E non lo sono per scelta. L’eroe spesso compie un sacrificio o un atto di coraggio preso dall’orgasmo di un momento di ebbrezza personale. I miei personaggi sanno che l’eroe presta orecchio alle false melodie delle sirene. L’eroe è preso da sé stesso, dalla propria grandezza, e non è molto disponibile ad essere auto ironico, come invece sono i miei personaggi. E poi nell’eroismo c’è qualcosa di sublime, che però si trasforma in qualcosa di patetico nel momento in cui lo si dichiara. E allora forse i miei personaggi, se anche sono stati eroi, sono costretti a negare di esserlo.

In cosa si distinguono invece i tuoi vampiri da quelli classici o da quelli in chiave moderna tipo Twilight?
In tutto, direi.

Quali libri ti hanno influenzato?
Sarebbe un elenco infinito. Ho letto di tutto e tutto mi ha influenzato. Non esistono generi “chiusi”, l’amore è amore in un romanzo di Tolstoj come in uno di Poe come in uno King. Così la sofferenza, e la paura e le altre emozioni umane. La differenza non è nel genere letterario, è nelle parole scelte dall’autore. Se devo citare un autore cito Borges, che sapeva infondere alle sue parole grandezza, profondità, ironia e umanità come nessun altro mai.

Nei tuoi libri ci sono frequenti backward, perché questa scelta?
Perché il passato non è morto, ma continua a “premere” incessantemente sul presente e sul futuro. Nelle mie narrazioni è indispensabile – entro certi limiti – darvi spazio.

Come nasce la trama dei tuoi libri? La serie era già nella tua testa fin dall’inizio?
In parte. Avevo chiaro quel che avrei voluto esprimere e il tipo di storia che volevo raccontare. Per strada si sono poi aggiunti dettagli, diramazioni, episodi, e anche personaggi. Non era un’operazione decisa a tavolino, si trattava di provare – mi si passi il termine – a dar vita ad un mondo. Ma avevo ben chiari i presupposti dai quali partivo e gli obbiettivi che cercavo di raggiungere. Che sono poi, in pratica, sfatare il luogo comune, ancora molto radicato, che vuole che la letteratura d’evasione non possa essere anche profonda.

I tuoi libri sono molto corposi, hai avuto difficoltà nel trovare un editore per il primo della serie?
No, trattandosi di un horror ho provato subito con Gargoyle Books, che sapevo pubblicava, con passione e competenza, tale genere. Ho inviato il file con la prima parte del manoscritto e l’accordo è proseguito. Sono stato molto fortunato.

A quale libro della trilogia sei più affezionato?
Nella mia mente è una storia unica, ma ogni libro esprime un’innovazione e un tentativo di aggiungere un mattoncino in più – nel mio piccolo, beninteso – al continuo evolversi del lungo cammino letterario dell’umanità. Mia ambizione era scrivere storie appassionanti e divertenti, “classiche” da un lato, per amore e rispetto di chi mi ha preceduto, a qualunque livello, ma “originali” dall’altro, per fare un passettino in avanti. Un tentativo, insomma, di inserirmi in un genere letterario per poi andare oltre il genere. Si può essere profondi e innovativi anche scrivendo un manuale su come si ripara una lavatrice, se si ha l’intenzione di farlo e se si conoscono le parole giuste. Viceversa, si possono dire sempre le stesse cose anche scrivendo storie in apparenza drammatiche e focalizzate su temi sociali. Uno scrittore non è serio solo perché dichiara di scrivere seriamente, anche se in Italia siamo propensi a crederlo.

Se dovessi scegliere un solo simbolo della cultura vampiresca, quale sceglieresti?
Il tramonto del sole e il calare delle tenebre. Vampiri a parte, per ognuno di noi viene quel momento, spesso più volete nella vita. E’ come lo affronterai che fa di te quel che sei.

Cosa sta leggendo Claudio Vergnani?
Di tutto, come sempre.

Come si è svolta la promozione dei tuoi libri?
Questo è un aspetto che tendo a lasciare alle case editrici, di solito più ferrate di me in tale settore. Se c’è interesse io sono più che disponibile a parlare dei miei libri, diversamente perché insistere?

Quali sono i progetti futuri di Claudio Vergnani?
Visti i tempi che stiamo attraversando mi accontenterei anche solo di non imbarbarire. In quest’epoca di folli, di delinquenti, di confusi, di spaventati e di abbrutiti, vorrei continuare a provare ad essere un uomo. E come ci insegna Montale, nulla è più difficile.

Grazie per la tua disponibilità.

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[QUATTRO CHIACCHIERE CON…] Francesca Battistella

Oggi Mondoscrittura intervista Francesca Battistella autrice de La stretta del lupo. Leggiamo sul web che Francesca Battistella è nata a Napoli nel 1955. È laureata in Sociologia. Ha conseguito un Master in Social Sciences presso la Victoria University di Wellington (NZ) e ha insegnato per due anni lingua italiana e storia contemporanea presso la Auckland University. In Italia ha collaborato come traduttrice per l’Istituto di Studi Filosofici. Per dieci anni ha lavorato come segretaria di alta direzione, addetta alle pubbliche relazioni e “editor” per la società Innovare del Gruppo Banco di Napoli. Da alcuni anni vive sul Lago d’Orta. Un ritratto molto esaustivo che Mondoscrittura vuole ampliare scoprendo l’altra faccia (ancora una!) di Francesca Battistella come autrice.

Salve Francesca, benvenuta da Mondoscrittura. In questa intervista cercheremo di far conoscere meglio ad autori e pubblico il tuo lavoro. Perché Francesca Battistella ha iniziato a scrivere?
Perché raccontare, inventare, creare una storia è sempre stata una parte importante del mio vivere, del mio entrare in rapporto con gli altri, adulti e bambini. Ho cominciato raccontando storie a me stessa quando non riuscivo a prendere sonno e poi ho continuato provando a scriverle. Nel tempo ho scoperto che non ero solo io a divertirmi, ma anche chi le leggeva o le ascoltava.

la-stretta-del-lupo-e-lombra-del-bosco-scarno-L-uDb_CnCi puoi descrivere la tua relazione (ormai consolidata), con il mondo dell’editoria?
Oggi con Scrittura&Scritture delle sorelle Corrado mi sembra di essere in paradiso. C’è dialogo, lavoro condiviso, molte risate. Mi sento seguita e curata, vedo la mia scrittura valorizzata dal loro grande, infaticabile impegno e talento. Ma non è stato sempre così. All’inizio, purtroppo, sono incappata in branchi di lupi che di tutto si occupavano tranne che di libri e soprattutto di scrittura. Molto triste e deludente, tralasciando l’essermi fatta irretire per disperazione dall’editoria a pagamento un bieco sistema ‘acchiappa citrulli’!

Parliamo del tuo ultimo libro, La stretta del lupo pubblicato da Scrittura&Scritture. Come nasce la trama e come nasce il titolo?
La trama mi girava in testa da un bel po’. Poco alla volta, come quasi sempre mi succede, ha preso contorni chiari e definiti. Ho cominciato a vedere i personaggi muoversi, parlare, agire. All’inizio non è stato facile (ma quando mai lo è). Le idee ti si affollano in testa e ci vuole disciplina perché non prendano il sopravvento e creino confusione. Dopo la prima stesura e qualche rilettura fatta con lo spirito più cattivo e critico che potevo esprimere, ho passato il tutto alle mie editrici e dal quel momento è iniziato il duro lavoro di editing … togli, aggiungi, sposta, taglia, correggi …Faticoso, ma anche molto divertente e creativo. Una sfida per tutte noi. Il titolo invece mi è venuto così, passando per la stradina di Orta S. Giulio che porta quel nome.

Il  tuo romanzo Il re di bastoni in piedi, è stato selezionato per l’edizione 2011 dell’Industrybook, ci parli di questa esperienza?
Mah, che dire? All’inizio ci è sembrato di toccare il cielo con un dito. Passiamo la prima selezione fra quasi 100 candidati. Passiamo la seconda fra soli 10. Traduco il libro in Inglese (che faticaccia!) e finalmente ci convocano a Torino per la giornata conclusiva. Grande emozione, gran batticuore. Finalmente sale sul palco la sceneggiatrice e racconta come ha pensato di tradurre il libro in film … Un disastro! Del mio Re non era rimasto niente di niente tranne, forse, il nome di un personaggio. Per il resto sembrava Il Padrino andato a male. Unica consolazione: la stessa sorte è toccata anche agli altri finalisti. Un po’ di tristezza, facce cupe e poi anche questa esperienza è stata archiviata. Servirà, come tutto serve nella vita.

Qual è il momento migliore per scrivere? Come procede la stesura di un romanzo?
Un momento migliore non c’è, mai. Almeno per me. All’inizio, mettermi a scrivere è un problema. Temporeggio, tergiverso. In realtà ho paura. Per giunta le buone idee mi vengono di regola prima di addormentarmi o in macchina mentre vado a fare la spesa o in altri momenti in cui non posso che prendere appunti mentali. In genere, butto giù una trama di massima, i nomi dei personaggi, qualche situazione che voglio sviluppare, una canzone da utilizzare o altro. Leggo testi relativi alla vicenda, testi tecnici; svolgo un po’ di ricerche, ma niente di che. Finalmente, mi faccio violenza e siedo davanti al computer. Scrivo, cancello, abbandono, rileggo, riscrivo. Non sono mai veramente soddisfatta del mio lavoro e solo quando Chantal ed Eliana Corrado mi dicono: ma sì, funziona! Comincio a respirare…

Quali sono i tuoi modelli narrativi, chi ti ha ispirata?
A questa domanda rispondo sempre e invariabilmente: il Simenon dei romanzi. Perfetto, conciso, puntuale. Mai una parola, un aggettivo, un avverbio fuori posto. Poche righe e un personaggio, una situazione, uno stato d’animo te li vedi come fossero lì con te, davanti a te. In realtà, poiché sono una lettrice disordinata e compulsiva, di modelli ne avrei tanti (e tutti ineguagliabili): Javier Marias, Nadine Gordimer, Abraham Yeoshua, Italo Clavino, Goffedo Parise, Elias Canetti, Primo Levi e tanti tanti altri. Alla fine cerco con testardaggine di trovare una mia personale cifra narrativa. Se ci sono riuscita non sta a me dirlo.

Aver vissuto in molti luoghi ti ha aiutata?
Credo di sì. Molto di quello che racconto (ma non credo certo di essere l’unica) nasce dalla costante osservazione di quello che mi circonda o mi ha circondato. Le persone incontrate, le situazioni, i luoghi. In questo senso, certo, la varietà aiuta.

Quali consigli daresti a un autore esordiente?
Leggere, leggere, leggere. E poi guardarsi tanto intorno, osservare con occhio attento la realtà senza fermarsi alla prima impressione; ascoltare gli altri, chiedersi se il loro racconto è solo quello o se nasconde qualcosa di più profondo. Ciò che scriviamo nasce dalla passione, dall’amore, dalla rabbia, dall’odio, dalla misericordia e da tutte le loro infinite sfumature. Ma se non proviamo queste emozioni, se non capiamo come le provano e le vivono gli altri, descriverle diventa arduo.

Ci anticipi qualcosa del prossimo libro?
Sarà di nuovo un giallo, un seguito de La stretta del lupo, qualcosa che non ho mai fatto. Questa volta la location è Massa Lubrense, paese di mare a pochi chilometri da Sorrento, dove vive Alfredo Filangieri e dove si trasferiranno alcuni dei personaggi della Stretta. Un festival letterario farà da sfondo alla vicenda, ma il tema sarà l’invidia che qualcuno ha definito “la madre di tutte le psicopatologie”. Ma sì, facciamo fuori un po’ di scrittori! Dopo tutto c’è troppa concorrenza, no?

Cosa sta leggendo Francesca Battistella?
Un libro di Marta Morazzoni La nota segreta e uno di Franco Di Mare Il paradiso dei diavoli, ma la pila in attesa è lì che traballa e implora di essere letta …

Grazie per la tua disponibilità.

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[QUATTRO CHIACCHIERE CON…] Toni Alfano, artista e grafico

Oggi Mondoscrittura intervista Toni Alfano, artista e grafico. Il successo di un libro dipende o dovrebbe dipendere, dal suo contenuto. Tuttavia quando la sostanza si sposa alla forma ogni prodotto assume un pregio maggiore. Il mondo editoriale non deroga dalla regola e quando la copertina è particolarmente pregevole, l’articolo sottoposto all’attenzione di un potenziale acquirente aumenta di attrattiva e le probabilità di essere venduto incrementano.

Salve Toni, benvenuto in Mondoscrittura. In questa intervista cercheremo di far conoscere meglio ad autori e pubblico il tuo lavoro. Nella sezione bio presente sul sito www.tonialfano.com, apprendiamo che Toni Alfano è nato a Milano nel 1977 e sappiamo che ha vinto dei premi e fatto esposizioni.  Ma chi è Toni Alfano in parole?
Non saprei: nonostante meditazione e psicoterapia devo ancora scoprirlo. Comunque, mi chiamo Toni, mi occupo prevalentemente di mezzi espressivi quali arti visive e musica, lavoro in un centro per le terapie non farmacologiche con diverse utenze (alzheimer, terminalità, stati vegetativi). Da sempre uso questi strumenti su di me, essendo fermamente convinto che l’arte non è culto del proprio ego ma mezzo di cura, momento di reale manifestazione della meraviglia umana.

Toni Alfano è l’artista che ha creato la maggior parte delle copertine di una casa editrice, come è nata questa collaborazione?
Io e Francesco (della Neo) siamo amici da molto tempo, da prima che la Neo nascesse. La collaborazione è nata dalla bellezza del caso che non è mai caso.

Andiamo ora all’oggetto copertina. Come si sviluppa l’idea da cui viene partorita?
Mi arriva una scheda della futura pubblicazione e delle indicazioni da parte degli editori; provo in sostanza a dare forma a qualcosa che arriva, cercando di non essere troppo didascalico o coerente ma di dare quello che secondo me è l’elemento seducente di ogni immagine: il segreto. Qualcosa che non sveli mai totalmente ma che invita ad avvicinarti, a prendere posto e rimanere in ascolto.

Quanto del romanzo legge il grafico per garantire aderenza tra l’immagine di facciata e il testo?
Parliamo di pubblicazioni nuove, in fase di stampa e spesso non c’è molto materiale da leggere, ma come dicevo, non è necessario saperne molto. Quando faccio una copertina e mi viene voglia di leggerne libro destinato, allora penso di essere sulla strada giusta. E’ una questione di pancia.

Qual è il rapporto tra chi lavora alla copertina di un romanzo e l’autore del manoscritto?
Per fortuna e purtroppo questa era ci permette di colmare grandi distanze: io sono in Lombardia, la Neo in Abruzzo. Possiamo lavorare a distanza ma non ci incontriamo quasi mai. Anche il rapporto con gli autori quando c’è, è mediato dal mezzo informatico. Me ne dispiace molto e mi consolo col fatto che, comunque sia, io e quella persona siamo in un certo senso “legati” da qualcosa.

A volte insorgono dei dissensi sul soggetto della copertina?
Non è facile trovare qualcosa che funziona, qualcosa che ha la giusta energia.  A volte è buona la prima, a volte ci vogliono molte proposte. Come fare all’amore. La copertina di un romanzo deve mettere in accordo più persone, non è sempre facile.

Quanto ore uomo richiede la realizzazione di una copertina? 
E’ complicato stabilirlo, io mi occupo di cose diverse in tempi diversi. Tra le 5 e le 5000.

Qual è il genere che a Toni Alfano  risulta più congeniale da illustrare?
I racconti mi mettono a mio agio, se poi il genere non è ben chiaro meglio ancora. Siamo nel post-umano e tutto quello che viviamo ha un’immagine, un’icona, un simbolo. Le merci sul mercato di solito hanno una bella ragazza come brand. E’ molto difficile scostarsi da tutto ciò e restituire un po’ di mistero. Se parliamo di illustrazione penso al lavoro di Roland Topor, facile da catalogare sullo scaffale del surrealismo ma molto più interessante se visto così com’è.

Quali sono i progetti per il futuro di Toni Alfano?
Continuare con il mio lavoro. Mi piace molto. Come progetto personale sto realizzando un libro illustrato che raccoglie dieci anni (2001-2011) di taccuini, fogli sparsi, tovagliolini, post-it, carta igienica, biglietti del tram, superfici relativamente piane. Una sorta di diario giornaliero e notturno che affronta i temi della paura e della rabbia.

Grazie per la tua disponibilità.
Grazie a voi e buone cose.

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[QUATTRO CHIACCHIERE CON…] Sesat Edizioni

Per il ciclo “Quattro chiacchiere con gli editori”, oggi Mondoscrittura intervista Florinda Gargiuoli, editore di Sesat Edizioni.

Salve Florinda, benvenuta in Mondoscrittura. Accomodati e preparati a un fuoco di fila di domande in perfetto streghe style: pronta? Cominciamo.
Prontissima e grazie dello spazio che il vostro encomiabile sito ci dedica.

Essere editori digitali può sembrare comodo visto il minor rischio d’impresa, a meno di non puntare sulla qualità. Accendiamo i riflettori su una piccola realtà editoriale che nata in mixed mode (cartaceo ed e-book), ha poi deciso di puntare solo sul formato elettronico centellinando le proposte di pubblicazione e le uscite. Innanzi tutto una domanda di prammatica: come nasce la Sesat Edizioni?
Mi rendo conto che possa sembrare banale, ma la Sesat nasce da un sogno concretizzatosi in un progetto su cui abbiamo lavorato per più di un anno prima della partenza ufficiale. Il sogno di una situazione editoriale che mescolasse tradizione e modernità era ed è tuttora ambizioso, ma la paura che i molteplici ostacoli potessero trasformare l’impresa in un incubo non ci ha fermati e, dopo un solo anno di attività, siamo entusiasti ed orgogliosi dei traguardi raggiunti.

sesatProseguiamo sul velluto: perché avete deciso di chiamarvi così?
Una cosa a cui ho tenuto tanto è stata la scelta del nome. Volevo che significasse davvero qualcosa per gli autori e per i lettori, un nome che fosse garanzia del lavoro svolto e che ci rappresentasse. Da qui, la scelta di Sesat, versione alternativa di Seshat, divinità egizia il cui nome significa “colei che scrive” e considerata la protettrice dei libri e degli scrittori.

Andiamo ora alla questione chiave: da editori moderni ma tradizionali a editori digitali, come mai avete cambiato direzione?
In realtà, non vi è stato alcun cambio di direzione. Da subito il nostro obiettivo era quello di affermarci come una grande realtà digitale. Guardando molto al mercato estero, ci siamo resi conti che il digitale era il futuro prossimo che avrebbe potuto rinvigorire un settore morente. Non è un segreto, infatti, che il mondo dell’editoria sia in crisi da tempo: i dati in perenne calo della vendita di libri sono stati, poi, maggiormente aggravati dalla difficile situazione economica in cui verte il Paese.
Il comportamento delle grandi case editrici ci ha, invece, aiutato a spiccare: come spesso accade in Italia, le innovazioni tardano ad arrivare per cui noi abbiamo cercato di essere precursori di questo stravolgimento del modo di leggere che stava coinvolgendo i Paesi esteri. E da qui la nostra politica di offrire gli ebook ad un prezzo accessibile e senza Drm. “Compri un ebook a meno di un caffè e sei libero di leggerlo dove e quando vuoi”: questo il nostro motto. I lettori hanno apprezzato moltissimo questa scelta risultata, dunque, vincente. La diffusione di e-reader, tablet e smartphone ha riavvicinato enormemente la gente alla lettura, specialmente i giovani, contrariamente a stantii luoghi comuni. Ed essendo noi stessi lettori prima di essere editori, abbiamo pensato di usufruire al massimo dellelattaro democratiche opportunità che la Rete offre e, di conseguenza, di puntare all’immensa popolazione di Internet: persone che navigano alla ricerca di storie interessanti da divorare a prezzi più accessibili.
E così, mentre in tv si assiste alla battaglia mediatica fra le Kindle e Kobo, noi possiamo vantare di aver avuto diversi dei nostri titoli fra i bestsellers degli stores online, ben tre fra quelli di Amazon: Ricordati di me di Natalia Rosetti, Il manuale del perfetto marito di Elisabetta Belotti e L’intoccabile di Federica Leone, inserito perfino ne “Il meglio del 2012” della sua categoria.

Apriamo uno spiraglio per gli aspiranti autori Sesat con una serie di domande relative al materiale che esaminate. Quali sono le caratteristiche deve avere un manoscritto per interessarvi?
Deve essere originale, avere qualcosa in più e risultare accattivante. La domanda che ci facciamo è questa: perché il lettore dovrebbe acquistare questo titolo? Se troviamo una risposta valida, allora l’opera ha le caratteristiche che ci interessano.

Quali sono i maggiori difetti dei manoscritti che ricevete?
La punteggiatura (l’uso delle virgole, talvolta, è del tutto casuale) e, nei casi peggiori, i tragici congiuntivi.

Quali sono i tempi di attesa per chi vi sottopone un manoscritto?
Circa sei mesi. La mole di materiale che riceviamo è davvero enorme per cui abbiamo bisogno del tempo necessario per valutare effettivamente le opere dei promettenti autori.

Fatality-Show31-197x279Avete dei generi preferiti o generi che escludete a priori dal catalogo?
Antologie di vari autori e poesie, generalmente, non rientrano nelle nostre scelte editoriali. Preferiamo puntare molto sulla narrativa: ogni genere è ben accetto, anche se, in qualità di donna, mi piacerebbe che arrivassero più romanzi chick lit. Lancio, quindi, un appello alle tante scrittrici emergenti italiane: puntate di più su questa ironica e divertente categoria perché, oltre ad essere commercialmente molto richiesta,  può fornire davvero titoli di successo.

Guardiamo ora intorno alla Sesat, cosa pensate delle agenzie letterarie per lo scouting?
Penso che possano essere un valido supporto per una casa editrice per la selezione dei testi. Consigliamo, però, all’autore di vagliare con attenzione le proposte che il mercato offre e scegliere quelle che svolgono effettivamente il lavoro di scouting.

Essere editore digitale sembra complicare alcuni aspetti della promozione. Come pianifica la promozione e il marketing un editore puramente digitale?
I canali promozionali sono i medesimi di quelli utilizzati per i libri cartacei. Anzi, come accennato precedentemente, gli ebook si rivolgono principalmente agli internauti per cui il Web ci offre notevoli opportunità di visibilità: i blog, i social network, i siti specializzati, le comunità come Anobii, le riviste online. Inoltre, tutto ciò favorisce anche il contatto diretto con l’autore e con l’editore che riescono così a percepire più da vicino le esigenze dei lettori.

Cosa potrebbe fare un autore per aiutare nella promozione di un suo libro digitale?
Come dico sempre, la pubblicazione del libro, sia cartaceo che in ebook, è solo il primo passo di un lungo cammino da costruire insieme. Alla base del percorso si deve creare un rapporto di costante collaborazione e reciproco supporto fra l’autore e l’editore. Ogni opera è diversa, per cui ogni campagna promozionale è differente e la collaborazione con l’autore è indispensabile per il successo e la diffusione di un titolo.
Questo aspetto del mio lavoro mi ha permesso di conoscere persone fantastiche, non solo dal punto di vista professionale ma, soprattutto, da quello personale: con molti dei nostri autori, infatti, il rapporto lavorativo si è evoluto basandosi su una stima e ammirazione reciproca.

Uno sguardo verso il futuro: quali sono le prossime sfide della Sesat Edizioni?
I progetti sono molti: proseguiremo con la nostra politica di garantire prezzi bassi e di offrire ai nostri lettori l’opportunità di conoscere nuovi talenti emergenti. Inoltre, rivelo in anteprima che presto nascerà il Sesat Store, un negozio online in cui si potranno acquistare ebook di tutte le case editrici: non solo, quindi, i nostri ma tutti quelli presenti sul mercato.

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[QUATTRO CHIACCHIERE CON…] Stefano Pastor

Oggi Mondoscrittura intervista Stefano Pastor, autore de Il giocattolaio.
Stefano Pastor appare improvvisamente nel firmamento della piccola editoria. In pochi anni pubblica una carrellata di libri  e dopo poco diventa autore de Il giocattolaio edito dalla Fazi Editore. Vogliamo indagare  nei retroscena di una carriera fulminante che ha per protagonista un uomo che ha deciso di cambiare vita e dedicarsi alla scrittura in un’età non verdissima dimostrando che il Yes, I can vale dalle parti nostre come al di là dell’oceano.

Salve Stefano, benvenuto in Mondoscrittura. In questa intervista cercheremo di far conoscere meglio ad autori e pubblico il tuo lavoro. Chi era Stefano Pastor prima di diventare uno scrittore della Fazi Editori?
Un sognatore. Diciamo che ho sempre amato leggere, ma anche il cinema e la musica. Infatti per vent’anni mi sono occupato di questo, ho commerciato in musica e film. Il mio immaginario è via via cresciuto e alla fine ho sentito la necessità di scrivere.

Un’ascesa inarrestabile, ce ne vuoi parlare?
Io ho iniziato a scrivere nell’aprile del 2008. L’ho fatto per esclusivo piacere personale, senza alcuna velleità di essere pubblicato. Può sembrare una frase fatta, ma nel mio caso è così. Scrivevo quello che piaceva a me e basta. Una ventina di pagine al giorno, finito un libro ne iniziavo immediatamente un altro, senza correggere né revisionare, a stento una rilettura. Questo perché, appunto, non era mia intenzione pubblicarli. È passato più di un anno e mezzo prima che iniziassi a mandarli a concorsi, spinto dai consigli di un’amica. L’ho fatto senza crederci minimamente, non li consideravo pronti per una pubblicazione. Invece ho vinto un paio di concorsi e in altri sono arrivato in finale. Sono iniziate le pubblicazioni, a partire dal maggio 2010, quindi a due anni da quando avevo iniziato a scrivere e sei mesi da quando avevo affrontato il mondo dell’editoria. Se non ho mai avuto difficoltà a trovare chi pubblicasse i miei libri, si è dimostrato invece molto arduo trovare qualcuno che li leggesse. In questo campo è quasi impossibile farsi conoscere se non si è pubblicati da editori importanti. E neppure quella è una sicurezza.

Stefano Pastor è un autore molto prolifico: quando scrive e come nascono le sue idee?
Io scrivo sempre. Paradossalmente ero molto più produttivo all’inizio, quando scrivevo quattro ore per sera. Negli ultimi due anni la mia produzione è diminuita, ma anche il tempo a disposizione. Diciamo che io scrivo da venti a trenta pagine al giorno. Se non intervengono altri problemi (revisioni, pubblicazioni, concorsi, eccetera), finito un libro ne inizio subito un altro. Le idee non micam mancano, anzi, ne ho così tante che spesso storie che non lo meriterebbero vengono abbandonate. Non saprei dire da dove nascano. Ogni cosa può trasformarsi in una storia. In genere nasce per prima una specifica scena, che pian piano elaboro fino a costruirci una storia intorno.  Quando inizio a scrivere devo avere ben chiare due cose: l’inizio e il finale. È inutile mettersi a scrivere se non si sa già come concludere il libro, si finisce per buttarlo via. Tutto il resto si costruisce strada facendo. Questo non è un metodo unico, mi capita spesso di avere l’intera storia in mente prima di mettermi a scriverla. In questi casi non c’è rischio di rallentamenti.

Quanto tempo impiega Stefano Pastor per portare a termine un progetto?
Quando scrivo, tranne situazioni speciali (mi sono beccato pure un terremoto), tengo un ritmo costante di 20/30 pagine al giorno. In rarissimi casi, divorato dal fuoco sacro, sono arrivato anche a 50. La durata del progetto è quindi in relazione alla sua lunghezza. Un libro medio in genere lo scrivo in un paio di settimane. Un mese intero se è più corposo (diciamo sulle 500 pagine). Ovviamente prima di arrivare a una pubblicazione i libri possono essere revisionati o anche riscritti integralmente, com’è successo ad alcuni dei miei primi lavori.

C’è uno scrittore che ha influenzato particolarmente Stefano Pastor?
Tantissimi mi hanno influenzato, ma non ho copiato nessuno (almeno spero). Anche se le mie storie hanno poco a che vedere con le sue, l’autore che mi ha più influenzato è stato sicuramente Lovecraft. Per molti anni Dean Koontz è stato il mio autore preferito. Ammetto che adesso non ha più lo smalto di una volta. Mi hanno anche influenzato alcuni libri di King, ma non apprezzo molto il suo stile. Trovo l’Anne Rice dei primi libri semplicemente stupenda anche se il suo stile è un po’ ridondante. Alcune opere di Dan Simmons e Robert McCammon sono autentici capolavori. Non tutta la loro produzione, però.

La_Correzione_-_CopiaQual è il libro preferito di Stefano Pastor?
È difficilissimo trovarne uno solo, mi sembra di fare un torto a tanti altri. Amo le streghe della Rice più dei suoi vampiri, alcuni Koontz sono piccoli gioielli. IT di King lo amo e lo odio, trovo stupendi libri come Misery o Dolores Claiborne. Il ventre del lago, orribile traduzione italiana di Boy’s Life, è il capolavoro di McCammon. Il Simmons di Hyperion e Danza Macabra è inimitabile. L’intera produzione di Lovecraft. Tra gli autori più recenti il Lindqvist di Lasciami Entrare, anche se ammetto di aver amato più il film del libro, caso rarissimo.

Come si potrebbe definire lo stile di Stefano Pastor?
Essenziale, emotivo, sorprendente. Non mi piace perdermi in lunghe descrizioni, preferisco stuzzicare l’immaginazione dei lettori. La componente emotiva è indispensabile, in una storia come nella vita stessa. Qualunque cosa si scriva deve suscitare emozioni, altrimenti è inutile. E a che serverebbe scrivere se non si riuscisse a stupire i lettori?

Stefano Pastor ha scritto opera di generi letterari diversi, ci sono elementi comuni nelle storie?
In un libro deve esserci una storia. Se la storia funziona ha poca importanza in quale indirizzo il libro si muoverà. Quindi, di qualunque genere siano (o miscuglio di generi), i miei libri sono sempre miei. Ovvero facilmente riconoscibili. Io li considero favole dei nostri tempi, anche se alla fine trovano una loro collocazione (drammatici-thriller-fantastici).

Qual è il genere preferito di Stefano Pastor?
Il genere in cui mi trovo più a mio agio è il fantastico puro. Ovvero quando mi sento libero di scrivere qualunque cosa mi passi per la testa. Sono sicuramente i libri in cui riesco meglio. Ne fanno parte libri come Creature, Uno, La Prigione, Stella, anche se gran parte dei miei libri fantastici  non sono ancora stati pubblicati.

C’è uno scrittore ideale al quale Stefano Pastor si rivolge?
Uno scrittore a cui rivolgermi… Non l’ho mai pensata così. Non mi sono mai rivolto a nessuno. Se dovessi scegliere, sceglierei senz’altro Lovecraft, anche se dubito apprezzerebbe le mie storie (forse qualcuna sì).

Ci descrivi l’esperienza maturata durante il torneo Io scrittore?pastor1
È stata un’esperienza molto impegnativa, che ha stimolato parecchio il mio senso critico. L’ho affrontata nella più assoluta convinzione di non avere alcuna speranza di vincere. Non perché non credessi nel mio libro, ma perché ero certo che il genere avrebbe influito sul giudizio. Era mio timore che i libri di genere sarebbero stati penalizzati, rispetto alla letteratura vera e propria. Invece sono riuscito a passare tutte le fasi e alla fine sono stato contattato dall’editore che mi aveva scelto: Fazi. Inutile negare che è stato molto emozionante.

Quali sono i tuoi futuri progetti?
Ho appena finito una prima revisione del prossimo libro che verrà pubblicato, dal titolo provvisorio di “Le Madri”. Anche questo è un thriller, anche se più avventuroso e meno cupo rispetto al Giocattolaio. Ho anche ultimato la scrittura di un romanzo horror dal titolo “Lo Stormo”, e ho iniziato la stesura di una trilogia fanta-horror molto impegnativa, che probabilmente mi terrà occupato per due o tre mesi.

Grazie per la tua disponibilità.

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[QUATTRO CHIACCHIERE CON…] Luca Manzi, autore Rizzoli e non solo!

Per la rubrica QUATTRO CHIACCHIERE CON… oggi ci risponde LUCA MANZI, autore di “Il destino è un tassista abusivo” edito da Rizzoli. Ma Luca non è soltanto uno scrittore: è anche l’ideatore della serie cult “Boris” (e scusate se è poco…), produttore e autore della fiction “Don Matteo” e per non farsi mancare niente, insegna anche all’università Cattolica di Milano.

Ciao Luca, e benvenuto nel nostro antro. Forse non sai che la redazione di Mondoscrittura è composta da tre Streghe, e con una simile premessa è impossibile aspettarsi domande buone… allora, sei pronto per l’Inquisizione? Partiamo subito con una domanda facile, giusto per metterti a tuo agio…

Chi è dentro al meccanismo sa bene quanto sia difficile per un emergente trovare il proprio spazio nel panorama editoriale italiano. Il tuo primo romanzo è stato pubblicato da Rizzoli. Per un esordio tanto prestigioso, ritieni sia stato pubblicato il Luca scrittore esordiente o il Luca sceneggiatore e produttore televisivo in contatto con la Rizzoli audiovisivi?
Il Luca sceneggiatore innanzitutto, anche se Rizzoli audiovisivi non ha niente a che fare con l’editore, anzi a quanto ho capito cordialmente si detestano; mi hanno cercato quelli della varia Rizzoli chiedendomi di scrivere una cosa per loro, cosa che non mi interessava, ma nel frattempo avevo scritto il mio romanzo e gliel’ho mandato, gli è piaciuto e l’hanno pubblicato. Naturalmente è stato importante che a Rizzoli piacesse il mio testo, ma indubbiamente avere un nome mi ha aiutato.

Ti chiedo di farci conoscere le dinamiche di una big editoriale: puoi raccontarci la tua esperienza? Sei stato affiancato da un editor durante la revisione del testo? Hai avuto voce in capitolo sulla scelta del titolo o della copertina? Quali sono state le strategie promozionali messe in atto dalla casa editrice? I reading del Trio Medusa sono una tua idea o è stata una proposta dell’editore?
Sono stato affiancato da più di un editor, tutti generalmente molto preparati e attenti, davvero una piacevole sorpresa. Sulla copertina non so se ho avuto voce in capitolo, la prima bozza è stata quella che è andata in stampa e mi è subito piaciuta moltissimo, quindi non c’è mai stata l’occasione di testare una dialettica tra noi; sul titolo mi hanno sottoposto una rosa e ho scelto, ma anche su quello ci siamo trovati subito d’accordo; come dicevo ho trovato persone davvero images (1)brave. Le strategie promozionali invece assolutamente nessuna, ma mi hanno distribuito bene, il Romanzo si trovava bene o male dappertutto e a otto mesi dall’uscita mi capita ancora di vederlo in libreria, segno che vende bene naturalmente ma anche che sono bravi a distribuirlo; mi sarei aspettato invece una maggiore promozione, ma ho scoperto che la strategia di Rizzoli  a differenza di Mondadori è non promuovere per niente gli esordienti e vedere se sopravvivono. Il reading con il trio Medusa è stata una mia iniziativa quindi, sono amici e splendide persone, e grandi fan del Romanzo, quindi si sono prestati volentieri e gratuitamente.

Nel tuo romanzo la romanità è molto marcata: credi che uno scrittore debba attingere al proprio vissuto per riuscire a rendere verosimili le storie che racconta? E quanto conta la verosimiglianza in un’opera come la tua?
Credo che debba essere una libera scelta dello scrittore, altrimenti peraltro la fantascienza o il grottesco non avrebbero molta cittadinanza; Salgari ad esempio sembra essersene bellamente infischiato del suo vissuto visto che non si è mai mosso dall’Italia. Personalmente però in questa fase tendo a voler scrivere il mondo che abito, anche se con personaggi diversi da me; sono affascinato da Roma, innamorato di Roma, dei suoi aspetti meno oleografici, del tumulto umano affannoso e lento di Roma est in particolare, dove secondo me abitano le viscere della città; e provo ad essere verosimile, a pensare che i miei lettori devono credere di potere incontrare i miei personaggi e le mie situazioni. Il romanzo è per certi verso grottesco, ma credo sia una esperienza di tutti avere incontrato esperienze grottesche nella propria vita, le situazioni che quando provi a raccontarle, devi premettere “ non ci crederai…”. Credo che una verosimiglianza perseguita in maniera integrale, monoteistica, rischi di allontanare dalla realtà, che il reale sia abbastanza colluso con l’irreale, che coltivi con esso un amore torbido e incestuoso. Forse il tentativo più complesso stilisticamente del romanzo è stato provare a rendere credibili situazioni assurde.

In un’intervista rilasciata a Cronache Letterarie hai detto una frase che mi ha colpita molto: “Scrivere è mettere dentro un libro quello che vorresti avere nella tua vita. Mi mancano delle persone, mi sono reso conto che scrivo le persone che vorrei avere.” Dobbiamo dedurne che sogni di avere un amico come Franco e una ragazza come Agnese?
Sogno di avere un amico come Franco, sicuramente, come Giorgio, Davide, e gli altri personaggi del romanzo. Agnese la fuggirei a gambe levate, ma il tipo di sentimento che Agnese produce nel protagonista, fortissimo, assoluto, una amore che non fa prigionieri come recita il romanzo, lo vorrei avere.

Sempre a proposito di quell’intervista, hai detto che, come lettore, cerchi libri che ti facciano intraprendere un viaggio da cui tornare diverso. Voglio farti due domande in proposito: ritieni esista differenza tra letteratura e narrativa? La tua opera d’esordio è realistica, verosimile, assimilabile a una fiction. Credi che un testo simile sia in grado di far “viaggiare” chi lo legge, e soprattutto di farlo tornare “diverso”?
Distinzione difficile, in linea teorica sono d’accordo, non tutta la narrativa è letteratura, ma tracciare il confine credo dipenda per un certa parte dal gusto di ognuno naturalmente; sono insiemi dai confini sfocati. Spero che il mio lettore sia in grado di farlo il viaggio, io scrivendolo ho fatto un viaggio e sono cambiato, la soddisfazione più grande in assolutoboris di questo romanzo è stato ricevere lettere di lettori che mi hanno raccontato di avere fatto un viaggio e di essere tornati con più coraggio. È bellissimo sapere che puoi contribuire ad una cosa così grande e bella. Molti mi hanno detto che si sono solo ammazzati dalle risate [NDR tra quei molti ci sono anch’io…], e questo è ancora più bello adesso che ci penso.

Quali sono i tuoi autori di riferimento, se ce ne sono?
Moltissimi, davvero moltissimi, cito a caso senz’altro omettendone molti: Musil, Rilke, Chesterton, Woodehouse, Siti, Genna, Auster, Vonnegut, Tasso, Ariostofane, Foster Wallace, Mamet, Dostoevskij.

Come lettore, ma anche come scrittore, qual è secondo te la caratteristica principale per la riuscita di un romanzo? Punti più sull’abilità tecnica o sulla bellezza dell’intreccio?
Mistero direi; tendo a credere che sia importante riuscire a trasmettere un mondo emotivo, a volte ci riesci senza trama, con la sola penna, a volte con entrambe. Generalmente il mio romanzo viene giudicato di trama esile – cosa che peraltro non avevo minimamente percepito mentre scrivevo – e più sui personaggi e le situazioni, ma credo davvero sia una scelta che vada fatta sulla base di cosa sai fare meglio, e una volta capito questo devi solo investire tutte le tue energie nel modo in cui ti riesce meglio raccontare una storia e trasmettere il suo mondo emotivo.

Sappiamo che sei molto presente sui social, per esempio anobii. Ritieni sia fondamentale per uno scrittore metterci la faccia?
Fondamentale no, però dicono che aiuti; con sommo sforzo ed esiti a volte goffi e inconcludenti ci provo anch’io.

Quanto conta il passaparola in rete per il successo di un romanzo?
Credo conti abbastanza, ma mai quanto il passaparola live o i consigli del libraio di fiducia. Un libraio fomentato fa più di dieci blog, lo dico per esperienza personale.

Perché la gente dovrebbe leggere “Il destino è un tassista abusivo”?
I miei lettori mi dicono sia molto divertente [NDR, confermo!], credo sia un buon motivo; credo sia un romanzo che racconta determinate sfighe dei nostri tempi senza piangersi addosso, e credo che anche questo sia un buon motivo.

Chiudiamo con una domanda scomoda, ma siamo sicuri che da bravo sceneggiatore, autore televisivo e scrittore brillante saprai trovare le parole adatte: è possibile per un emerito sconosciuto arrivare a pubblicare con un grosso nome dell’editoria senza “l’aiutino”?
Non lo so. Probabilmente è difficile ma non impossibile. L’Italia è un paese di raffazzonati e di cialtroni, dove tutto è approssimativo, tutto è all’amatriciana, quindi anche i colli di bottiglia che rendono difficile entrare in certi ambienti. Con la sufficiente dose di perseveranza, faccia di culo, fortuna e studio attento di luoghi e tempi dove gli editor giusti si incontrano si può provare. Oppure si può passare dalla rete, scrivere magari gratis per un blog che sappiamo essere frequentato da nomi interessanti e incrociare le dita. Con facebook è tutto molto più semplice in questo senso, ognuno può diventare uno stalker implacabile e al riparo dalle conseguenza penali dei suoi atti, non è impossibile cercare di capire come fare a farsi leggere. Ma credo sia altrettanto importante lavorare sulla propria scrittura se mi posso permettere, credo che in questo momento si corra il rischio più o meno cosciente di preoccuparsi di un problema in Italia reale e grave come la difficoltà dei talenti nuovi di emergere – in qualunque campo –  e per forza di cose si rischi di sottovalutare la antica ma sempre necessaria pratica del lavoro sul proprio testo; e ci si può trovare nella spiacevole situazione di riuscire ad ottenere finalmente l’agognato contatto e di non avere un testo buono a sufficienza per sfruttarlo.

 Grazie per la tua disponibilità!

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[QUATTRO CHIACCHIERE CON…] Miraggi Edizioni

Per il ciclo “Quattro chiacchiere con gli editori”, oggi Mondoscrittura intervista FABIO MENDOLICCHIO, co-fondatore della Miraggi Edizioni e responsabile dell’ufficio commerciale.

Salve Fabio, benvenuto in Mondoscrittura. In questa intervista cercheremo di far conoscere meglio ad autori e pubblico la vostra casa editrice, Miraggi,  aprendo una finestra sul mondo della piccola e media editoria italiana. Lo faremo in perfetto Mondoscrittura style, con qualche domanda cattivella da vere Streghe. Pronto?


Il vostro catalogo è originale nella scelta della veste:  i testi sono rivestiti da comune carta da pacchi, con una sorta di oblò che lascia intravedere la copertina sottostante. Ci spieghi il perché di questa scelta?
Buongiorno a voi e a chi legge. Io e Alessandro De Vito sapevamo dal primo giorno di studio del progetto Miraggi che serviva differenziarci sul mercato editoriale ma allo stesso tempo trovare il modo di ripartire da un elemento fondamentale del mercato stesso, o che perlomeno a noi sembrava più non esserlo da diverso tempo, vale a dire il libro, la qualità del libro. Oggi giorno siamo invasi da centinaia di titoli, libri che invadono il mercato e lo saturano, ogni libraio fa i conti con migliaia di schede libro al mese e questo era al centro delle nostre valutazioni. Il nome Miraggi è venuto improvvisamente, da un gioco di parole che puntava a qualcosa di evocativo e speranzoso e che fosse una scommessa, dati i tempi. Miraggi è qualcosa che è legato all’uomo, è una visione tra illusione e realtà ma è anche un desiderio. Dopo varie prove e tentativi la veste grafica è andata nella direzione giusta: da un lato rende il libro un oggetto importante e dall’altra trova una corrispondenza con il nome della casa editrice perché attraverso il foro della sovraccoperta si intravede il miraggio della copertina a colori che c’è sotto.

Siete soliti ‘fidelizzare’ l’autore, proponendo dei contratti che prevedono il diritto d’opzione o la prelazione, oppure tendete a contrattualizzare il singolo testo?
Sì, i nostri contratti prevedono il diritto d’opzione. Ci pace conoscere l’evoluzione dei nostri autori, alcuni ci fanno leggere anche testi che poi inviano ad altri editori più grandi. Ovviamente, per ciò che concerne il diritto d’opzione, i contratti si firmano in due, se l’autore non ritiene vantaggiose le offerte o si trova un compromesso o è libero.

Miraggi  è una casa editrice NoEap: nella tua esperienza il lettore percepisce la differenza tra EAP e free, oppure si tratta di materia degli addetti ai lavori?
Generalmente il lettore non percepisce la differenza, credo che per cogliere la differenza occorra essere abituati – forse sarebbe meglio dire educati – a leggere bene, leggere grandi libri di buona qualità letteraria. Un buon lettore può accorgersene.

Vi occupate in via esclusiva della promozione dei testi oppure contate sulle libere iniziative degli autori?
Ci mancherebbe, cerchiamo di utilizzare tutti i mezzi di promozione che riusciamo a mettere in azione. Un autore che promuove se stesso è sempre una risorsa importante, sia per se stesso sia per la casa editrice.

Ritieni che le fiere e le presentazioni siano momenti produttivi a livello pubblicitario o per le vendite?
Direi di si, soprattutto pubblicitario perché può capitare che qualche fiera vada a pareggio con le spese o addirittura in perdita economica, per tanti motivi.Ti-amo-ma-posso-spiegarti_cat_BIG

Per una casa editrice medio piccola è difficile essere diffusa in modo capillare: hai potuto constatare una sorta di ostruzionismo da parte delle librerie?
Sì, è difficile la diffusione capillare. Proprio in questo mese abbiamo cambiato promozione e distribuzione per cercare una maggiore capillarità e ora lavoriamo con CDA Consorzio Distributori Associati. L’ostruzionismo c’è ed è imputabile alle grandi catene di librerie che sono in mano ai maggiori gruppi promotori e distributivi ma, allo stesso tempo, con loro si deve ugualmente lavorare.

Si dice che il vero costo dell’editoria sia la distribuzione: sei d’accordo con questa affermazione?
È un dato di fatto: promozione, più distribuzione e sconto libreria portano via il 60% del prezzo di copertina. Questa domanda mi fa piacere e ti ringrazio perché i lettori devono e dovrebbero sapere che fare libri è assolutamente un mestiere  difficile. Bisogna dire però che ognuno di questi soggetti ha i suoi costi e far quadrare tutto non è facile per nessuno ma il problema è un altro: esiste un conflitto d’interessi tra distributori e catene librarie che impedisce ai piccoli editori di avere pari possibilità di esposizione, non esiste una legge sui libri degna di questo nome; esiste un prezzo di copertina che dovrebbe essere giusto senza dare vita a sconti speciali che ammazzano il mercato. A tutto ciò si aggiunge il fatto che in Italia si legge poco. Scusami se ho anticipato qualche domanda ma sentivo di dover dire ora queste cose.

La Miraggi non ha ancora un catalogo in digitale: amore viscerale per il profumo della carta stampata?
Amore viscerale, come dici tu per il profumo della carta. Quando siamo andati dal tipografo a scegliere la carta, uno dei processi di valutazione fu proprio il sentirne il profumo. Aggiungerei anche il tatto e la vista. Escluderei il gusto. Sull’udito ne possiamo discutere. Comunque stiamo per tirare fuori anche gli e-book, ci siamo presi il giusto tempo di valutazione e di crescita: a breve usciranno infatti in formato digitale “Ti amo ma posso spiegarti” di Guido Catalano e il manuale “Triathlon” che è già andato in ristampa tre volte.

Pensi che le recensioni siano un mezzo utile per far conoscere la casa editrice? Credi che in qualche modo incidano sulle vendite?
Assolutamente sì e abbiamo avuto anche la comprovata certezza che influiscono seriamente sulla promozione e sulle vendite. Viviamo in un paese dove la gente è abituata a fare e acquistare cose loro dette e suggerite, i media pesano gravemente sulle scelte d’acquisto. Basta vedere come la televisione in primis influisca. Di sicuro anche le radio e i giornali. Cinquanta sfumature di… è un esempio, non faccio altro che incontrare gente che l’ha acquistato e letto e non gli è piaciuto, eppure è il best seller in assoluto. Possiamo perciò parlare di acquisto indotto.

imagesParlaci del processo che segue un manoscritto per diventare un libro Miraggi.
Miraggi è un collettivo di professionisti che lavorano insieme, sinergicamente. Ogni manoscritto segue una strada diversa e dipende da cosa il lavoro richiede. Ci sono testi per cui sono stati necessari più tempo e attenzione, cover che son state create immediatamente e altre che hanno occupato molto più tempo e con metodologie differenti. Il processo comprende anche l’individuazione del titolo giusto che abbia appeal commerciale ma occorre soprattutto che il testo sia scritto bene. Il percorso prevede la lettura incrociata dei redattori, l’editing del testo, la ricerca della cover, e a questo si collega la stesura strategica di promozione.

Puoi darci un’idea, per sommi capi, del numero di manoscritti che riceve in un mese una casa editrice come Miraggi?
La media di arrivo e di uno o due al giorno, per lo più in formato pdf, con picchi durante le fiere in cui ci consegnano direttamente i manoscritti.

Mondoscrittura è un’agenzia di servizi editoriali: come editore, gradisci un testo che sia stato precedentemente editato oppure preferisci lavorare sul prodotto grezzo?
No, non escludiamo mai nessuna strada possibile, anzi ci è già capitato qualche testo lavorato da gruppi di lettura, agenzie e altro. Se c’è un filtro precedente valutiamo molto volentieri ogni testo.

Nel vostro catalogo sono presenti cinque collane: Golem (narrativa) Finisterrae (diari di viaggio) Contrappunti (attualità) Training (settore healt e benessere) Bataclan (bambini). C’è un settore che vende o attira più degli altri?
Diciamo che in ogni collana è presente almeno un libro che ha venduto e continua a vendere ma tendenzialmente i libri dedicati agli sportivi e quelli per bambini sono più specifici rispetto alla narrativa quindi si rivolgono ad un pubblico mirato.

Parlaci dei progetti di Miraggi per il futuro.
Innanzitutto il cambio di distribuzione appena affrontato è un piccolo gradino in avanti e vedremo come contribuirà alla nostra crescita; inoltre stanno per uscire i primi e-book e sono in fase di ideazione altri progetti che contribuiscono alla diffusione del marchio. I lettori possono restare in contatto con noi anche attraverso i principali social network; su pinterest ad esempio ci piace raccontare con le fotografie diversi momenti della vita di redazione e tutto ciò che è legato a Miraggi.

Grazie per la tua disponibilità.
Grazie a voi ed un saluto a tutti i lettori!

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[QUATTRO CHIACCHIERE CON…] Roberto Incagnoli, LETTERE ANIMATE

Oggi Mondoscrittura intervista ROBERTO INCAGNOLI, direttore editoriale di Lettere Animate.

Salve Roberto, benvenuto in Mondoscrittura. Le nostre interviste sono pensate per aiutare autori e pubblico a conoscere meglio la tua casa editrice, Lettere animate, ma anche il mondo della piccola e media editoria in Italia. Da buone Streghe ti accogliamo nel nostro antro, dove ti aspettano tè, biscottini e qualche domanda scomoda. Pronto? Cominciamo.

Lettere Animate è molto giovane: puoi dirci in che modo e in quanto tempo avete trasformato un network letterario in una casa editrice?
Ciao a tutti e grazie per l’ospitalità. La passione sicuramente ha fatto da motore all’idea di provare a creare qualcosa che fosse da subito base per un’azienda sana. Perché non bisogna mai dimenticare che un editore è come prima cosa un’azienda e non un passatempo. Il passo è stato incoscientemente veloce, ma del resto l’incoscienza è fondamentale per aprire un’attività con i tempi che corrono.

Nella costruzione del sito, e anche nella scelta della presentazione, appare evidente una forte propensione verso l’innovazione, il digitale, il linguaggio visivo oltre che scritto. Questa scelta rispecchia le vostre identità personali oppure ritenete sia questo il futuro dell’editoria?
Fare editoria oggi significa competere con colossi impossibili da fronteggiare sul cartaceo e sulla visibilità fisica nelle poche librerie che lavorano bene. Abbiamo deciso quindi di investire maggiori risorse su: web, digitale, immagine e innovazione per cercare di offrire prodotti in prima persona, poggiandoci sì su una distribuzione ma con il pieno controllo di tutte le nostre attività. Oggi è impensabile, in qualsiasi settore, non avere una base multimediale / informatica e d’immagine al top, perché i tempi sono cambiati e per cui bisogna colpire il lettore con qualcosa di fresco.

Lettere Animate ha stretto un sodalizio con uno dei più conosciuti forum italiani per aspiranti scrittori. Qual è il motivo di questa scelta? Credete che i forum siano un giusto bacino per attingere a nuovi talenti oppure a possibili acquirenti?
Più che sodalizio abbiamo ricevuto degli apprezzamenti dagli utenti del Writer’s Dream e questo ci ha fatto molto piacere, non è stata una scelta. Attualmente siamo partner di un loro concorso “Dandelion” e siamo sempre aperti a nuove collaborazioni. Sinceramente non saprei dire se questo porta nuovi acquirenti, sicuramente nuovi manoscritti. Mentre con Aphorism.it abbiamo creato un vero e proprio sodalizio e a febbraio partirà la loro collana “i destrieri” nella quale saranno pubblicati i talenti selezionati dai loro esperti. Una collaborazione alla ricerca del talento, così l’abbiamo chiamata io e il direttore di Aphorism.it Luigi De Luca.

Puoi dirci, in linea di massima, quanti manoscritti ricevete in valutazione nell’arco di un mese? Quanti di questi sono ritenuti “passabili”?
Tanti e forse troppi. Circa 80/90 al mese. Passabili? Dipende. Credo che ci siano molti spunti buoni e meritevoli di una storia e, di conseguenza, di una pubblicazione ma non tutti in cartaceo. Credo che per un esordiente oggi sia meglio, se sa a priori di non poter far molto per il libro, pubblicare in digitale. E quando dico fare molto significa presentazioni e massima disponibilità nel creare eventi, con il chiaro supporto della casa editrice.

Veniamo a un punto che sta molto a cuore agli autori emergenti: quali sono, in linea di massima, i criteri di selezione di un manoscritto?
Io ripeto sempre la stessa frase quando mi fanno questa domanda : la naturalezza come prima cosa. Quando un libro o uno scritto è “forzato” si capisce, quando è “finto” quando è stato scritto a tavolino. La scrittura deve essere spontanea perché questa porta fluidità del testo e conferisce quel tocco di verità al narrato. È fondamentale avere la “non” consapevolezza che si stia scrivendo un libro, ma solo la voglia di raccontare una storia.

Avete la sensazione che gli aspiranti autori consultino il catalogo della casa editrice prima di sottoporvi un testo oppure che esita una sorta di “invio selvaggio” a tappeto?ECLISSI-188x204
50 e 50. Alcuni visitano il sito, vedono le pubblicazioni, le acquistano (anche in ebook) poi vanno nella sezione “invio manoscritti” leggono cosa devono fare e inviano. Altri non vanno neanche sul sito, trovano l’email e inviano. Credo che questo sia sbagliato, alcuni fanno anche domande del tipo “Accettate thriller?” quando sul sito c’è la sezione dei thriller. Questa è mancanza di serietà e poca voglia di capire con chi si ha a che fare. Ripeto una casa editrice non è un passatempo, ma un’azienda e come azienda deve essere trattata e rispettata, soprattutto nei giudizi. Bisogna fare attenzione a giudicare cosa è un tentativo di fare business serio e cosa è un modo per passare il tempo. Per mia esperienza personale reputo che se un’azienda non ha una struttura chiara, qualitativa e di impatto non è un’azienda seria.

I testi della Lettere Animate sono molto curati nella forma e nell’impaginazione, con una buona qualità di carta e copertina. Il tutto a prezzi contenuti. Cosa rispondete a quegli editori che giustificano con i costi di stampa dei prezzi di copertina da capogiro?
Noi cerchiamo di fare il possibile per offrire un prodotto di qualità, nonostante sia stampato in stampa digitale e non tipografica tradizione, questo significa “non avere il profumo della carta” e avere di base un prodotto non paragonabile a quelli delle grosse case editrici e tutto a un prezzo più alto. Onestamente i prezzi dei nostri libri li ritengo anche altini vorrei averli più bassi ma questo non è possibile. I costi di tipografia non sono costi eccessivi neanche in stampa digitale, parliamo di circa 60/70 centesimi in più rispetto alla stampa tradizione tipografica. Il problema è la quantità di vendite, che si associano alle spese di spedizione ai costi di una distribuzione, che per le piccole case editrici è inesistente, e molte altre cose. Per vendere bisogna avere un sistema e per avere questo sistema bisogna fare in modo che l’utente abbia dei vantaggi. Poi è chiaro che se una casa editrice non conosce la sillabazione quello è un grave problema.

Sul sito specificate di essere NOEAP, ma richiedete come forma di ‘cortesia’ l’acquisto di un testo al momento di richiesta di valutazione per un inedito. In che percentuale gli autori compiono quest’atto di cortesia?
La verità è che noi vorremmo che un autore capisca cosa potrà avere se pubblicasse con noi e, soprattutto, che avesse la voglia di leggere. Pochi lo fanno, molto pochi. Credo anche che pochi “scrittori” leggano o se leggono non capiscono.

Quanto incidono i costi di distribuzione sulla possibilità di arrivare capillarmente nelle librerie? Prediligete la vendita sul vostro sito, oppure sugli store on line?
SEINOTE-188x204Chiaramente le vendite sul nostro sito, perché, come prima cosa gestiamo la spedizione e sappiamo come, dove e quando e poi i guadagni sono maggiori. La distribuzione, come detto prima, non è una questione di costi ma di superficialità. Molti attaccano le case editrici perché non hanno una distribuzione in libreria nonostante abbiano un distributore, ma nessuno se la prende mai con i distributori che, escluso due o tre, sono pessimi, non fanno il proprio lavoro e non sanno cosa significa essere un distributore e pretendono il 50/55% del prezzo di copertina.

Le illustrazioni delle vostre copertine sono accattivanti e sempre molto aderenti al testo: le immagini vengono concordate con l’autore?
No, o meglio non sempre. Viene fatta una proposta all’autore che suggerisce, se vuole, le sue idee. Molte delle immagini che si vedono sono acquistate e modificate, sono un investimento che molte case editrici non fanno facendo finta di niente.

In che modo la Lettere Animate si occupa della promozione dei testi? Vi occupate di organizzare le presentazioni oppure lasciate questo aspetto all’iniziativa dell’autore?
Organizzare una presentazione a distanza è una stupidaggine, si buttano solo soldi. Noi chiediamo sempre all’autore se conosce un posto dove poter organizzare una o più presentazioni, perché poi alla fine l’affluenza dipende dalla libreria che organizza e dall’autore. È impensabile che noi dalla puglia organizziamo una presentazione a Milano. Con quali criteri e quale polso potremmo controllare l’evento? Quindi cerchiamo di collaborare con l’autore dandogli tutto il supporto possibile compreso, nell’eventualità non volesse comprare i libri, il conto deposito. Ci appoggiamo ad alcune agenzie su Roma e su Milano per coprire molte zone per creare eventi, ma l’autore deve sapere che il rapporto con l’editore deve essere simbiotico e ognuno deve fare la propria parte.

Avete constatato l’esistenza di un ostruzionismo da parte delle librerie verso le piccole case editrici?
Oggi il 90% delle librerie dovrebbe chiudere e non perché fanno ostruzionismo ma perché non fanno il lavoro di libreria. Ci sono librerie che lavorano bene e librerie che non lavorano. Io però le capisco e le giustifico. Anche la libreria è un’azienda ed è normale che se devo sopravvivere devo vendere e se devo vendere Luciana Litizzetto vende di più di un qualsiasi autore di Lettere Animate quindi perché dovrei rischiare? Non è colpa delle librerie ma dei distributori e dei lettori. Le librerie offrono alla gente quello che la gente vuole. Ecco perché dico che le librerie non fanno più il lavoro di libreria. Devono vendere a prescindere dalla qualità.

Qual è la vostra opinione rispetto le recensioni? Credete che queste incidano sulle vendite? Vi occupate di richiederle come ufficio stampa a siti o riviste?
Sì, ma non più di tanto. Dobbiamo essere sinceri oggi non vende il libro ma lo scrittore. A noi piace ricevere recensioni perché il nostro lavoro viene giudicato e capiamo dove e come migliorare, ma non crediamo che se un blog x recensisce il nostro lavoro allora le vendite aumenteranno esponenzialmente, sicuramente qualche copia verrà venduta, ma non ci aspettiamo mai molto, siamo più interessati al giudizio.

Mondoscrittura è un’agenzia di servizi editoriali, realtà molto diffusa: che ne pensi? Prendete in considerazione testi proposti dalle agenzie? Come editore, gradite un testo che sia stato precedentemente editato oppure preferite lavorare sul prodotto grezzo?
Credo che ognuno deve fare quello che vuole fare. La concorrenza è normale che ci sia. Sì li prendiamo in considerazione ma non tanto per l’editing ma perché ci aspettiamo che l’agenzia ci aiuti a vendere, che, oltre a noi e all’autore, potremo ricevere una mano da un altro gruppo di persone, poi se i testi son già corretti ben venga, ma non paghiamo per farceli correggere.

È iniziato un nuovo anno: cosa ha in serbo Lettere Animate per questo 2013?
Abbiamo appena lanciato i SerialBook una nuova collana di ebook che sta per iniziare a procreare i primi prodotti. Saranno degli ebook in stile fiction a tema vario, suddivisi per episodi con varie cadenze.
Qui per saperne di più: http://lettereanimate.tumblr.com/post/40260244339/nasce-una-nuova-collana-serialbook
E poi tante, tantissime offerte come per esempio lo shock week-end : 25/26/27 gennaio tutto il catalogo sul nostro sito web sarà scontato del 50%.
Insomma nel 2013 cercheremo di vendere e di virare decisamente al digitale.

Grazie per la tua disponibilità.
Grazie a voi e un saluto a tutti.