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ARAGONA E. / DUCCESCHI L. – Vite in fumo

anteprima-vite-in-fumo-di-enrica-aragona-e-lu-L-6fKdVITitolo: Vite in fumo
Autori: Enrica Aragona e Luca Ducceschi
Genere: Thriller, Giallo, Poliziesco
Prezzo: Euro 0,99
ISBN: 978-88-98739-01-1
[xrr rating=4/5]

Il commissario Moretti, durante l’indagine su un omicidio, si imbatte in una serie di indizi che porta, inesorabilmente, a persone che fanno parte della sua vita privata. Ma non tutti i pezzi del mosaico sono disposti nel giusto ordine e quella che, a un certo punto, si presenta come una terribile consapevolezza, sarà solo preludio a una più amara e sconvolgente verità.

La presunzione non figura tra i sette vizi capitali, eppure dovrebbe. Lo impara a proprie spese, troppo tardi, il commissario Luca Moretti. Perché la convinzione di essere il centro del mondo induce gli individui a commettere errori fatali, letali quando di mestiere si combatte ogni giorno contro il crimine.

Vite in fumo” è un racconto dai ritmi serrati eppure scritto con un linguaggio morbido che mette a proprio agio il lettore. È come se gli autori ti facessero accomodare in salotto, offrendoti l’immancabile sigaretta. Al primo tiro sei già dentro: Laura è impertinente, il commissario incalzante. Paola è una figura evanescente che riempie la scena con la propria assenza. Gli indizi corrono veloci verso l’unica soluzione possibile, almeno in apparenza. Perché in ogni giallo che si rispetti, è necessario che la penna depisti senza ingannare. Milano intorno è grigia come il fumo che esce dalla paglia. E più la paglia brucia, più il commissario arde insieme a lei. Il tradimento fa male tanto a chi lo compie quanto a chi lo riceve? Può darsi. Il pentimento arriva troppo tardi, riempendo come da copione le fosse del Senno di Mai? È una delle variabili da mettere in conto. Quello che Moretti non ha calcolato è l’incrollabile convinzione del maschio: essere predatore e mai preda. Quando il mozzicone si spegne sul posacenere, con un ribaltamento finale degno del miglior Conan Doyle, resterete con un palmo di naso.

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GNONE, Elisabetta – Fairy Oak, il segreto delle gemelle

Titolo: Fairy Oak – Il segreto delle Gemelle
Autore: Elisabetta Gnone
Editore: De Agostini
Genere: Fantasy per ragazzi
Pagine: 277
Prezzo ebook: 9,99
[xrr rating=4/5]

Da oltre mille anni, a mezzanotte precisa, nelle case di Fairy Oak avviene un fatto magico: minuscole fate luminose raccontano storie di bambini a Streghe dagli occhi buoni, emozionate e attente. Insolito, vero? Tutti sanno che fate e streghe non vanno d’accordo e che alle streghe i bambini non piacciono affatto. Ma siamo nella valle di Verdepiano, nel villaggio di Fairy Oak e qui le cose vanno da sempre un po’ diversamente…

TRAMA
Dalla voce della fata Sefelicetusaraidirmelovorrai, detta Felì, apprendiamo le vicende che coinvolgono le gemelle Pervinca e Vaniglia, nipoti della potente Strega Lalla Tomelilla. In attesa della caduta dell’ultimo molare, giorno in cui per le bambine si conclude la possibilità di divenire streghe a loro volta, si festeggia il anche il compleanno della zia. Ma il Terribile 21 è di nuovo in agguato: i segni ci sono tutti. Una terribile tempesta, una riunione di magici e l’inizio della Scuola di magia per le ragazze fanno da apripista al secondo attacco sferrato dal Nemico. Un amore conteso fra le gemelle e un’amica davvero speciale metterà la vita di tutti a repentaglio. Riuscirà il Terribile 21 a vincere?

PERSONAGGI
Pervinca e Vaniglia sono due sorelle “quasi” gemelle: nate a dodici ore di distanza l’una dall’altra, hanno caratteristiche psicologiche e magiche del tutto opposte. Ma sono innamorate dello stesso maghetto, Grisam Burdock. Felì è la tata delle bambine, assunta da Tomelilla per vegliare su di loro, così come ognuna delle fate dai nomi impronunciabili sue amiche ha in consegna i figli delle altre famiglie del villaggio. Lalla Tomelilla è una strega potente, mentre sua sorella Dalia ha rinunciato ai poteri per vivere una serena esistenza vicino al marito Cicero. Shirley Poppy è una streghetta molto particolare: amica di Vaniglia e dotata di poteri magici fuori dal comune, vive con una vecchia zia, un topolino dalla lingua blu e il coraggioso cane Barolo. A giocare la parte dei cattivi, oltre al Terribile21, c’è la famiglia del Sindaco con la giovane Scarlet Pimpernel in cima alla lista. Una quercia un po’ pettegola vive al centro del villaggio: saggia e gentile, raccoglie in sé il vero centro magico del paese.

STILE E FORMA
Lo stile della Gnone è scorrevole, fluido, intrigante. Il linguaggio è forbito ma al contempo alla portata anche di lettori più piccoli. L’ironia pervade le pagine strappando più di una gustosa risata. La tecnica dello show don’t tell è applicata in maniera ineccepibile: duecentosettantasette pagine per raccontare gli avvenimenti di un arco temporale di poco meno di tre giorni. “Mi descrivono come una scrittrice visionaria, dicono che leggere i miei libri è come vedere un film. Io scrivo quel che vedo nella mia testa, non è così che si fa?” dice l’autrice. Magari fosse così per tutti, aggiungo io.

GIUDIZIO
Chi dice che in Italia non ci siano fucine di buon, ottimo fantasy? La Gnone gioca con i canoni del genere, mescolandoli in maniera per nulla banale anzi aggiungendo del proprio per andare a creare un mondo incantato e sorprendente. Un libro che è molto più di una favola della buonanotte, che riesce a incantare grandi e piccini tenendoli avvinghiati alle pagine per scoprire quale sarà il segreto delle gemelle. È proprio il finale a lasciare “a bocca asciutta”: veloce al punto di essere quasi sbrigativo, proiettato già verso il secondo capitolo della saga. Probabilmente una scelta di marketing, che con noi ha funzionato alla perfezione: il volume successivo è già in viaggio per raggiungere il nostro comodino.

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LODATO, Viola – Come un libro aperto

Titolo: Come un libro aperto
Autore: Viola Lodato
Editore: Triskell Edizioni
Genere: Sentimentale
Mese/Anno: ottobre 2013
Prezzo eBook: Euro 3,99
[xrr rating=4/5]

Valerio, voce narrante del romanzo, è gay non dichiarato, non è particolarmente simpatico, ma ha le idee chiare: vuole diventare uno scrittore. Peccato che non abbia altrettanto chiaro come fare. E peccato che sia sordo alle critiche. Quindi, arroccato nella sua torre d’avorio fatta di sicurezze piene di ke e xké, continua per la sua strada, fino a quando la sua omosessualità non viene svelata a tradimento. Ci vorranno una compagna odiosa, un amico paziente, un computer poco collaborativo, un tecnico infingardo, una famiglia un po’ particolare ed Emanuele, un editor a prima vista spietato, per distruggere le sue sicurezze. E sarà proprio grazie a Emanuele che Valerio imboccherà la via giusta nella scrittura e nella vita.

TRAMA
Valerio è un liceale che, in una mattina qualsiasi durante l’ora di ginnastica (saltata), decide di diventare scrittore. Non uno scrittore qualsiasi: uno famoso e ricchissimo, of course. Valerio è anche un liceale omosessuale: mettendo su carta un protagonista con il suo stesso orientamento intende spianarsi la strada per il coming out, finora avvenuto solo con l’amico Alex. Nella prima parte del romanzo una serie di disavventure lo mettono di fronte a feroci critiche verso la sua scrittura, ma il timore di non venire accettato per la propria omosessualità lo condiziona oltre ogni ragionevole capacità critica. Accanto a lui il migliore amico lo spalleggia in maniera incondizionata e altrettanto cieca. Nella seconda e terza parte l’arrivo di Emanuele, editor spietato, cambierà le prospettive di Valerio conducendolo verso nuovi, faticosi ma anche soddisfacenti insight e successi.

PERSONAGGI
Valerio è un ragazzo un po’ ottuso, presuntuoso e poco accomodante: avendo di fronte una narrazione in prima persona, conosciamo i suoi elementari processi mentali, cosicché  le sue reazioni di fronte agli imprevisti che incontra ci appaiono del tutto comprensibili. Almeno nella prima parte del romanzo. Nella seconda e terza, l’intraprendenza mostrata risulta un po’ stridente, specie se consideriamo la sua inesperienza in campo erotico e sentimentale. Senza voler spoilerare, il comportamento con Emanuele e Zio Alberto non trova riscontro né nella sua psicologia, né nelle esperienze pregresse. Se nel corso della narrazione ci viene spiegato come mettere in campo un protagonista del tutto positivo sia stucchevole, un personaggio stolto come Valerio risulta quasi del tutto privo di pregi. Il buono per eccellenza è incarnato dall’amico Alex: la “caduta di stile” con Marta non appare sufficiente per rendere tridimensionale il personaggio. I genitori di Valerio sono da manuale: nevrotica la madre (la quale prima caldeggia l’incontro con Emanuele per poi dare i numeri quando le cose cambiano) e passivo il padre. La sorella è il personaggio più originale, nello stridente contrasto psiche-corpo, mentre Emanuele risulta poco approfondito considerando l’importante materiale emotivo relativo al suo passato. Inoltre, è poco comprensibile come condivida un luogo per lui speciale e ricordi dolorosi con quello che di fatto è un perfetto sconosciuto.

In generale la parte meno riuscita di “Come un libro aperto” è proprio quella relativa ai personaggi, principalmente per due ragioni: in primo luogo la scelta del PDV è limitante per poter ottenere la caratterizzazione esaustiva dei personaggi non protagonisti; inoltre le vicende narrate avrebbero necessitato di un maggiore respiro: questo avrebbe permesso di mostrare molto più della psicologia dei protagonisti e al contempo avrebbe lasciato spazio per approfondire tematiche ben più dense rispetto a quelle relative alla capacità di apprendere le basi della scrittura creativa.

STILE E FORMA
La penna di Viola è acuta, irriverente, ironica. Una penna fresca che riesce a strapparmi sempre più di una risata; lo stile fluido, scorrevole, con un registro sempre adeguato alla narrazione. La forma curata, precisa. Una buona scrittura è già metà del risultato, per quanto mi riguarda, perché anche l’idea più brillante se scritta male non può superare la sufficienza.  Inoltre in “Come un libro aperto” siamo di fronte a un esercizio di meta-scrittura (scrittura sulla scrittura) davvero ben congegnato e soprattutto ben riuscito.
Originale anche la modalità tramite cui si ovvia alla descrizione fisica del protagonista, adottando quella dell’alter ego letterario.

Una sola riflessione, che non è un appunto, riguarda l’utilizzo di un gergo a volte troppo giovanile: pur  se coerente con il personaggio, il risultato è quello di spostare il target del lettore verso lo young adult, escludendo generazioni precedenti. Inoltre alcune specifiche, come ad esempio “Aprii Microsoft Word” risultano del tutto superflue e potrebbero essere evitate non privando la storia di alcunché.

GIUDIZIO
L’eco di “Mine vaganti” risuona forte nelle pagine di questo romanzo. L’intreccio tra outing e letteratura è serrato, specie nella prima parte del romanzo, per poi andare scemando nella seconda e terza parte. Mi sono divertita come una pazza leggendo le disavventure scrittorie di Valerio: Viola è riuscita a mettere su carta tutti gli errori tipici dello scrittore esordiente, compresa l’ottusa incapacità di guardare al di là del proprio naso. “Come un libro aperto”  è quasi un manuale di scrittura, solo molto più divertente e condito con le contorsioni mentali di tanti aspiranti Dan Brown. Mi sono chiesta, tuttavia, se gran parte del piacere di questa lettura non derivi proprio dall’essere quella che si può definire “un’addetta ai lavori”. È stato impossibile non domandarsi  quanto coloro che si trovano al di fuori della cerchia di editor, beta-reader e scrittori emergenti possano realmente cogliere la pungente ironia che pervade le pagine. Volendo giungere a un pubblico più ampio, la trama relativa all’outing e in generale alla nascita di un nuovo amore dovrebbe risultare più robusta.

Tra le regole (tutte corrette) che Viola ha disseminato nel romanzo, quella dello “Scrivi di ciò che sai” non  è stata esplicitata, bensì applicata in modo più che pregevole.

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D’AVENIA, Alessandro – Bianca come il latte, rossa come il sangue

Titolo: Bianca come il latte, rossa come il sangue
Autore: Alessandro D’Avenia
Editore: Mondadori
Genere: Romanzo di formazione
Pagine: 252
Prezzo: 13,00
[xrr rating=3/5]

TRAMA
Leo frequenta il Liceo Classico ed è innamorato di Beatrice, mentre la sua migliore amica è Silvia (due nomi scelti a caso). Con Beatrice non ha mai parlato, mentre Silvia è sempre vicina a lui, lo sostiene, lo appoggia. Che il sentimento provato da Silvia sia di diversa natura, il lettore lo comprende presto: Leo ci mette un po’ di più. Perché lui è innamorato di Beatrice, rossa, mentre Silvia è blu. A ostacolare questo amore già di per sé impossibile, arriva il più grave dei nemici: la Malattia.

ATTENZIONE: SPOILER! SelectShow

PERSONAGGI
Leo è un adolescente in piena regola: indeciso, immaturo, irriverente. Un adolescente che enfatizza quello che gli sta lontano (come Beatrice) e minimizza ciò che gli è intorno (come la sua famiglia). Di lui conosciamo i pensieri e le emozioni, mutevoli come una giornata di marzo. Silvia è una ragazza affettuosa, gentile e dedita all’amicizia sopra ogni cosa. Beatrice, segnata dalla malattia, risulta costruita e decisamente poco verosimile: un’adolescente che si avvicina alla morte, per quanto matura e colma di fede, non ci si aspetta che riesca a gestirla meglio di coloro che le sono intorno. I genitori di Leo sono da manuale: la madre nevrotica e il padre calmo e comprensivo. Il Sognatore è un personaggio modello già visto che poco aggiunge al cliché dei predecessori letterari e cinematografici: ispirato e capace di far elevare lo spirito dei propri allievi con poche e fumose parole, partecipe fino a recarsi a casa di uno studente per aiutarlo quando ne comprende lo stato emotivo precario.

STILE E FORMA
Lo stile del romanzo è semplice, fluido, ironico. Nulla da eccepire sul linguaggio e sulla forma, quanto sul registro utilizzato. Il romanzo è narrato in prima persona, da un adolescente non troppo maturo e poco incline alla riflessione. D’Avenia usa la propria penna attribuendo a Leo pensieri filosofici troppo profondi per il personaggio che mette in scena, così come l’utilizzo di metafore e sinestesie molto alte. A nulla servono i tentativi di “abbassare” il livello con i divertenti espedienti del T9. Quello che in una narrazione in terza persona sarebbe una prosa eccellente, nella mente di un adolescente come Leo diventa un assordante sferragliare.
Ottimo l’utilizzo della tecnica dello show don’t tell: comprendiamo pensieri e modi di essere dei protagonisti intorno a Leo grazie all’uso sapiente dei dialoghi.

GIUDIZIO
Come al solito ho bisogno ogni tanto di un “bagno nel commerciale” per comprendere di prima mano i motivi di successi letterari come questo. O quanto meno provo a farlo, perché spesso tali meccanismi continuano a sfuggirmi. D’Avenia attinge a piene mani da opere precedenti che hanno lasciato il segno: l’eco de L’attimo fuggente risuona in ogni pagina, facendo storcere il naso. E ve lo dice una che adora quel film. Ma quel film era giusto per l’epoca e il luogo in cui è ambientato: traslato ai giorni nostri in un Liceo misto perde molto del suo significato. La sensazione è che sia stata utilizzata la malattia di un adolescente come evento catalizzatore di emozioni, cercando di fare leva sui sentimenti primordiali del lettore. Ma Beatrice non è nota al lettore in maniera adeguata per creare l’empatia necessaria: è mediata dalla voce di Leo per oltre metà romanzo.

ATTENZIONE: SPOILER! SelectShow
Deus ex machina imperversa in tutta la trama, rendendola schiava del volere dell’autore, del tutto distante dai personaggi che la abitano. Questo libro mi era stato caldamente consigliato da chi conosce quali siano i miei temi preferiti: è riuscito a disattenderli tutti.

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ZANOTTI, Andrea – I pretoriani bianchi

Titolo: I pretoriani bianchi
Autore: Andrea Zanotti
Editore: Scrittori indipendenti
Genere: Fantasy
Pagine: 420
Prezzo: 1,99
[xrr rating=2/5]

“I Pretoriani Bianchi” è il volume conclusivo della trilogia iniziata da “Forze Ancestrali” (in download gratuito). Un destino comune di annientamento pare muovere i fili delle esistenze di CorvoRosso, Samir, Alarico, Molov, Cassandra e Hristo. Eppure il Reietto, dall’alto della Torre Bianca lancia i propri messaggi di speranza. Scongiurata l’avanzata terrena di Samael, due nuovi pericoli rischiano però di annullare le gesta eroiche che hanno concesso al Mondo di non mutarsi in una pira immane: la furia del Generale Marcos e il desiderio di vendetta di Isyl, l’Astronascente. 

TRAMA

ATTENZIONE: SPOILER! SelectShow

PERSONAGGI
Anche in questo terzo capitolo della saga, i personaggi sono bidimensionali e poco approfonditi. L’azione prevarica qualsiasi approfondimento psicologico, le emozioni sono poco più che parole su carta. L’amore di Gaia e Kinga, la rabbia di CorvoRosso, l’impotenza di Kozak, la comprensione di Samir: tutto corre via veloce, consumato di avvenimento in avvenimento. Qualcuno muore, qualcuno ritorna a brillare, qualcuno viene scarcerato; nuovi protagonisti rimpiazzano i precedenti. Un esempio su tutti è CorvoRosso: dovrebbe essere il protagonista del romanzo, invece tutto il suo peregrinare si esaurisce nel contributo offerto a Cassandra nel tradurre le parole “Aria-Acqua-Terra-Fuoco”. E poi? Cosa ne è del guerriero dei Corvi della Sabbia? Ogni romanzo viene sorretto dai personaggi: il lettore parteggia per uno, si affligge per le pene di un altro, gioisce dei dolori del cattivo. Ne I pretoriani bianchi non esiste nulla di tutto questo: buoni e cattivi non sono distinguibili, tutto si confonde. Abbiamo una serie di episodi ben tratteggiati che non si amalgamano in una trama efficace, con attori messi in scena come maschere e non come persone.

 STILE E FORMA
Lo stile di Zanotti rimane la caratteristica che permette di arrivare in fondo al romanzo: il linguaggio scorrevole, il registro sempre adeguato alla narrazione, la capacità di mostrare la scena di fronte agli occhi del lettore. Una su tutte, il sacrificio umano perpetrato in onore di Astor: il lettore riesce a percepire il dolore della schiava partoriente, vede la pena che la attanaglia e si preoccupa per la sorte del nascituro.

Tuttavia, mi ha rammaricata constatare che la forma rimane poco curata: passi per i refusi (che in un romanzo possono sempre rimanere nonostante si cerchi di epurarli) ma ho storto il naso nel vedere ancora D eufoniche, punteggiatura entro le caporali errata e soprattutto E’ in luogo di È. Non essendo più un esordiente, anzi al terzo romanzo recensito nel quale si sono fatte notare tali imprecisioni, mi aspettavo che venissero epurate tutte le imprecisioni con una buona correzione della bozza.

In questo testo, inoltre, si registra un uso della punteggiatura spesso errato e approssimativo.

GIUDIZIO
Pur non avendo letto il primo romanzo della serie, La Regina Nulla aveva attirato la mia curiosità: si riscontrava una trama omogenea, una struttura che contemplava ed esauriva tutti gli elementi narratologici che devono essere presenti in un romanzo per definirlo tale.

ATTENZIONE: SPOILER! SelectShow

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CAZZATO, Cataldo / LECCE, Salvatore – Il risveglio del Re

Titolo: Il risveglio del Re
Autore: Salvatore Lecce, Cataldo Cazzato
Editore: Lettere Animate
Genere: Giallo
Pagine: 312
Prezzo: euro 14,00
[xrr rating=4/5]

ROMANZO FINALISTA AL PREMIO LETTERARIO MONDOSCRITTURA SEZIONE EDITI

Roma, anno 410. I Visigoti, guidati dal re Alarico, entrano nella città al termine di un lungo assedio. Dopo tre giorni di razzie, si dirigono verso l’Africa, ma una tempesta distrugge le loro imbarcazioni nello stretto di Messina. Mentre ripiegano verso nord, Alarico viene colto da morte improvvisa nei pressi di Cosenza. Ataulfo, nuovo re dei Visigoti, ordina a una schiera di prigionieri di scavare sotto il greto del fiume Busento, in modo che il corpo di Alarico e una parte consistente del tesoro rimangano celati per sempre. Gli schiavi che partecipano all’opera di deviazione delle acque vengono uccisi affinché non rivelino il segreto. Roma, anno 2014. Durante una festa, il professor Riccardo Crespi, studioso di lingue antiche, incontra un facoltoso armatore. Da sempre amante della cultura, il magnate lo invita nella sua villa per mostrargli la collezione privata di libri antichi. L’immediata amicizia che si instaura tra i due porta Crespi a frequentare assiduamente la biblioteca dell’uomo. Un giorno, il professore s’imbatte in un manoscritto che fornisce un indizio su uno dei misteri più affascinanti dell’Alto Medioevo: il luogo di sepoltura del re dei Visigoti. Da quel momento la sua vita non sarà più la stessa. Al centro di un’intricata trama, tra un omicidio inquietante e altri fatti oscuri, capisce di non essere il solo interessato al sepolcro. Dove si celano le spoglie di Alarico? C’è veramente un tesoro da cercare? Solo il professore può chiarire questi interrogativi, ma dovrà guardarsi dalle mire di istituzioni e avventurieri senza scrupoli, districandosi tra le enigmatiche righe di altri documenti emersi dal passato che metteranno a dura prova il suo intuito. Storia, archeologia e mistero si fondono in un intarsio narrativo disseminato di segreti, trasformando il viaggio a ritroso dei protagonisti in una sfida continua tra leggenda e realtà. Dalla villa di un ricco armatore di Roma alle mura silenziose di un appartamento di Milano, dai monumenti antichi di Ravenna ai territori sconfinati della Calabria, la soluzione apparirà sempre più lontana, fino a quando non avverrà “Il risveglio del Re”, da troppo tempo ormai sepolto nell’oblio.

TRAMA
I Visigoti hanno lasciato in Italia un tesoro sepolto, mai rinvenuto e pertanto destinato a rimanere per sempre nel mondo del mito. E se non fosse così? Il professor Crespi vive il sogno dell’intera esistenza: l’incontro con l’armatore Calligaris, proprietario di una immensa biblioteca segreta, colma di libri rari e preziosi. Sogno che si trasforma presto in incubo: l’enigma del tesoro di Alarico si infrange nella morte di Calligaris prima e nella fallimentare impresa a Ravenna poi, sulle tracce del diario di Galla Placidia. Ma quello di Crespi non è stato un abbaglio, e dopo aver lasciato indietro l’amico Teo e trovato l’amore, arriva il Pool Alaricus a confermargli che le sue intuizioni erano giuste. Peccato che il tesoro continui a scorrere via come sabbia in una clessidra, fino all’estremità dello “stivale”. Leggenda, cronaca e mito si intrecciano con la malavita, prestigiose università e corpi speciali in un thriller dai risvolti storici di tutto rispetto.

PERSONAGGI
Il professor Crespi è il protagonista del romanzo: la sua vena di docente e topo da biblioteca si trasforma durante la narrazione, assumendo contorni sempre più “operativi” e dinamici. Determinato e tenace, preso dalla frenesia della scoperta non esita a rompere la promessa fatta a Calligaris e a infrangere la legge. Questo lo rende positivo ma soprattutto tridimensionale, lontano dal buono assoluto. Abbiamo di fronte un personaggio a tutto tondo dove le fragilità umane imprimono forza al carattere e divengono motore della vicenda.
Al contrario, i personaggi a lui vicini sono meno approfonditi seppure mai stereotipati. Se di alcuni, come per Calligaris o l’amico Teo, si comprendono le motivazioni dell’agire, per altri come Claudia e Tommaso il discorso è più complesso: la disponibilità che mostrano verso due perfetti sconosciuti rappresenta la parte meno verosimile di tutto il testo. Di contro, la parte delle ricerche condotte dal Pool Alaricus è popolata da molti personaggi vividi e ben tratteggiati con poche efficaci pennellate. La figura di Claudia serve per dare un tocco di femminilità alla narrazione, mettendo una donna vicino al protagonista, tuttavia nonostante il coinvolgimento in momenti cruciali della vicenda, non supera mai la soglia della comparsa. Il personaggio di Murri, invece, diventa sempre più preponderante e apprezzato nello snodarsi degli avvenimenti, fino all’epilogo di estrema vicinanza con Crespi.

STILE E FORMA
Lo stile degli autori è morbido, allungato: abbiamo di fronte una prosa che si prende tutto il tempo per spiegare cosa accade, chi lo fa e quando lo fa, con dovizia di particolari. Senza essere mai tedioso, e utilizzando molti dialoghi, il ritmo della narrazione non procede quasi mai serrato. Le vicende hanno ampio respiro e il lettore sente di camminare fianco a fianco del protagonista in ogni occasione, sia nel Mausoleo di Galla Placidia sia nel lungo cunicolo scavato dai Visigoti nelle viscere della terra, pronto a trovarsi di fronte al Re.
La forma del testo è curata, sia nell’impaginazione sia nella correzione della bozza. Di pregio e molto d’impatto la veste grafica e la copertina.

GIUDIZIO
Quando ho iniziato a leggere Il risveglio del Re, non ho potuto fare a meno di associarlo al Codice da Vinci. Tuttavia, l’impressione non è andata oltre le prime cinquanta pagine. Pur essendo la trama imperniata su una ricerca di “verità” nascoste sulla base di “realtà” storiche di cui si è persa la traccia, Il risveglio del Re è un testo italiano al cento per cento. E non parlo dell’ambientazione o della lingua in cui è scritto. Parlo dei ritmi lenti, dei compromessi tra legalità e interessi personali, dell’esistenza di angoli penisola ancora inesplorati non solo per preservarne la bellezza ma anche a causa dell’avidità. Scendendo nelle grotte scavate dai Visigoti compiamo un viaggio nella nostra storia e nella nostra cultura, fino a giungere all’essenza stessa della nostra identità nazionale.

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LATERZA, Gisella – Di me diranno che ho ucciso un angelo

Titolo: Di me diranno che ho ucciso un angelo
Autore: Gisella Laterza
Editore: Rizzoli
Genere: Narrativa per ragazzi
Pagine: 192
Prezzo: 15,00
ISBN: 17066709

VALUTAZIONE: buono

 

È quasi l’alba. Aurora, di ritorno da una festa, sta per addormentarsi sul tram che la porta a casa. Forse è stanca e stordita, forse sta solo fantasticando, ma lo sconosciuto che all’improvviso le rivolge la parola ha un fascino così misterioso da non sembrare umano. In un’atmosfera sospesa tra sogno e realtà, Aurora ascolta la sua storia. La storia di un angelo caduto sulla terra per amore di una demone, deciso a compiere un lungo viaggio alla scoperta dei sentimenti umani per divenire mortale. Un’avventura che forse non è soltanto una fiaba, perché raccontare una storia – e ascoltarla – è il primo passo per farla diventare reale.

Cosa accade se una stella si innamora? Accade che diventa una stella cadente e arriva sulla terra sotto forma di angelo. Ma non basta arrivare a Città per essere un uomo esperto della vita e dell’amore, così come non è sufficiente essere un angelo per conoscere Dio. E anche se l’amore è ricambiato, tutto si complica se la donna amata è in realtà una demone, che le cose terrene le vive e le conosce a modo proprio. Così il viaggio notturno in tram di Aurora si trasforma in un sogno dai contorni dell’incubo, dove pur non essendo morta il parlare con un angelo si rivela pericoloso: per l’anima, se non per il corpo. Arrivati al capolinea di tutti i capolinea, giunge inesorabile l’epilogo che ogni storia d’amore scolpita nelle memorie della Storia dovrebbe avere.

Aurora è una ragazza senza tempo, una creatura insicura di se stessa e delle proprie potenzialità, in attesa solo di essere scoperta dal vero amore. Ma Tramonto non può essere l’amore per lei: è troppo innamorato di Sera, anche se non comprende la parola amore. Ed è ignaro di tutto quello che vive e che lo aspetta,  inconsapevole dell’esistenza di Argento e della sua furia. Attorno a loro frate (perché la scelta di non metterlo maiuscolo?), Astrolabio, Vera e altri personaggi che, ognuno a proprio modo, hanno da dare un contributo alla vicenda, come tanti fili che intrecciandosi compongono un unico tessuto. I nomi dei protagonisti non sono scelti a caso, così come Città può essere qualsiasi città del mondo: i personaggi non sono di carne e ossa ma sono metafore, così come lo è l’intero romanzo.

Lo stile di Gisella è rotondo, intenso, quasi profumato. Ogni periodo è costruito con sapienza e attenzione, perché in un romanzo così breve e simbolico nulla può essere lasciato al caso. E niente viene tralasciato, in una prosa che è quasi poesia e che accompagna il lettore da un’immagine all’altra, non tanto verso la fine del racconto quanto in un punto imprecisato di consapevolezza dentro se stesso.

Un’unica nota stonata, a mio giudizio: Argento usa la parola “sgualdrina”. In una prosa così aulica, la parola stride ma non stride abbastanza vista la bocca da cui fuoriesce. Bisognava osare di più, oppure non osare affatto.

Di me diranno che ho ucciso un angelo è un romanzo di narrativa per ragazzi: così almeno dice la collana in cui Rizzoli lo ha inserito. Ma io non sono convinta. Certo, il riferimento al tramonto e al nuovo approccio alla didattica che l’angelo ci mostra quando arriva a scuola ci fa comprendere il punto di vista dell’autore. Ma la giovane età di Gisella non giustifica questa definizione. Né l’utilizzo dell’allegoria e delle immagini universali. I temi di questo romanzo sono l’amore, il sacrificio, l’apprendimento della vita attraverso la sofferenza. Sono temi senza età affrontati con un approccio adulto, mostrati con un simbolismo che è distante dal linguaggio dei giovani moderni e che ha il sapore delle vecchie generazioni. Perché, usando le parole della “donna del capitolo otto”, la vita è una sigaretta: è fumo e cenere. E questa lezione la giovinezza, per sua fortuna, ancora non l’ha imparata.

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BUCCELLA, Jolanda – Fortuna, il buco delle vite

Titolo: Fortuna, Il buco delle vite
Autore: Jolanda Buccella
Editore: Ciesse
Genere: Romanzo
Pagine: 592
Prezzo: 22,00 euro
ISBN: 978-88-6660-044-2

VALUTAZIONE: sufficiente

Quando ci si accorge di  essere vicini alla morte è quasi inevitabile tentare di fare un bilancio della vita che si è vissuta. Ed è proprio quello che tenta di fare “Fortuna”, la protagonista di questo romanzo mentre uno strano individuo, che assomiglia spudoratamente a un etereo angelo del Signore, la sta accompagnando verso il cortile dove verrà eseguita la sua condanna a morte. Soltanto che, a differenza di altri, Fortuna deve cercare di tracciare il bilancio di ben tre vite. È impossibile vivere tre vite completamente diverse l’una dalle altre? La storia di Fortuna ne è un raro esempio.

TRAMA
Dalle Quattrovie al Ruanda, passando per Roma: oltre quaranta anni di storia raccontati attraverso le “tre vite” di J., Piccoletta, Fortuna. E prima di arrivare al concepimento e alla nascita della protagonista, conosciamo anche le storie dell’intero albero genealogico. In questo romanzo i temi ci sono tutti: la disabilità, l’ipocrisia della Chiesa, il dramma dei senzatetto, le malignità delle piccole cittadine di provincia, lo stupro, i disturbi alimentari, il genocidio… e ancora tanti e tanti che elencarli diventerebbe impossibile. Tuttavia non siamo di fronte a un plot complesso: il racconto cronologico delle peripezie della protagonista (e dei suoi antenati) arriva dopo un prologo che la vede poco prima di morire torturata in Ruanda; non abbiamo a che fare con una trama, quanto con una serie di storie e racconti non sempre congruenti e omogenei tra loro. Addirittura, nella seconda e terza parte, vengono inseriti “riassunti” delle vite e delle esperienze dei compagni homeless e dei rifugiati tutsi. Il finale, in particolare modo, riporta i dati del genocidio in Ruanda facendo intendere che è verso questo obiettivo che l’autrice mirava: se è così, di certo l’ha presa molto alla lontana; diversamente, tali dati stonano in quello che nasce come testo di narrativa.

PERSONAGGI
J.-Piccoletta-Fortuna è il personaggio principale e protagonista della storia: la sua disabilità (o per meglio dire malformazione congenita) ne condiziona lo spirito e l’esistenza. Tuttavia i numerosi mutamenti della protagonista sono spesso incongruenti o poco comprensibili: non possiamo parlare di un personaggio complesso e dinamico quanto di comportamenti e pensieri che si modificano con il divenire della storia. Gli altri personaggi, grazie al dettagliato racconto delle loro peripezie, sono a modo loro protagonisti della loro porzione di storia: Anita, Umberta Prima e lo stesso Nadir soffrono e beneficiano delle stesse debolezze narrative di J., anche se qualcuno (come ad esempio Anita) risulta più coerente di altri.

STILE E FORMA
Lo stile è piacevole e scorrevole: è solo grazie alla buona capacità affabulatoria che riusciamo ad arrivare in fondo a un romanzo carente dal punto di vista strutturale. Lo show don’t tell è scarsissimo, e le poche volte che viene utilizzato risulta depotenziato dall’anticipazione dell’autore: un esempio su tutti, il gelato che Fortuna e Nadir mangiano al Pincio. L’autrice descrive prima quello che successivamente mostrerà mediante il dialogo tra i protagonisti, facendo in questo modo perdere ogni efficacia all’interazione stessa.
A livello formale il testo necessitava presenta numerose sbavature: E apostrofate invece che accentate, refusi, e soprattutto una punteggiatura spesso inadeguata.

GIUDIZIO
L’autrice ha dimostrato di avere un intero universo di storie da raccontare: storie di persone, di luoghi, di culture, di modi di essere. Addirittura favole e novelle, inserite per intero nella terza parte. Tuttavia, averle “consumate” tutte in un unico testo è stato a mio avviso penalizzante, perché ognuna delle vite raccontate (non solo quelle della protagonista, ma anche dei comprimari) necessitava di uno spazio più ampio, dove il raccontato lasciasse il posto al mostrato: in questo modo episodi significativi, cambi d’opinione, storie d’amore e di vita non si sarebbero esauriti in poche righe, ma avrebbero potuto pulsare di una luce più intensa e concreta.