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DI DIO, Giusy – L’amore liquido

unnamedTITOLO L’AMORE LIQUIDO
AUTORE Giusy di Dio
EDITORE Delos Digital
GENERE Altro
PAGG 87 (stimate)
PREZZO euro 2,99 (disponibile solo in ebook)
ISBN 9788867754960
[xrr rating=5/5]

Andrea è appena stato lasciato dalla moglie. Una professione – quella di pittore – che non permette di sperare in un futuro più prospero, il recente fallimento del proprio matrimonio e il senso di colpa che lo opprime: sono queste le ragioni che lo inducono a trascinarsi per casa in lunghe giornate inutili, colme di dolore e frustrazione. La notizia dell’improvvisa gravidanza della moglie, sua musa e ragione di vita, che non ci ha messo molto a trovarsi un nuovo compagno, apre una ferita troppo larga da rimarginare. Fino a quando nella sua vita si insinua Lola, una donna ripugnante nell’aspetto e nei modi che, per una strana alchimia, lo attrae in maniera incontrollabile. Dopo un primo tentativo di resistenza, Andrea cede alla sua voglia di Lola, la accoglie nella propria casa e in se stesso. Con il solo intento di cancellare l’amore per la moglie, viene avviluppato in una relazione caratterizzata da passione, dipendenza psicologica e incomprensioni. Una relazione che rischierà di portargli via ciò che di più caro un uomo possa avere.

All’inizio, leggendo il romanzo di Giusy di Dio si ha l’impressione di trovarsi di fronte alla più classica delle storie d’amore andate a male: Silvia, quarantaduenne desiderosa di diventare madre, e Andrea, artista quarantenne incapace di soddisfare il desiderio più grande della moglie, si lasciano dopo dieci anni di matrimonio, quando Silvia decide di rincorrere la vita che sente di meritare. La donna gli rivela infatti di aspettare un bambino da un altro uomo, e Andrea, incapace di accettare un affronto simile, si chiude in se stesso dedicandosi a una vita dissoluta fatta di eccessi e controsensi.

In realtà basta molto poco per capire che tra le mani si ha molto più di questo; già dalle scelte stilistiche, attente, puntuali, studiate ma mai artificiose, si riesce a percepire quanto l’autrice voglia indagare a fondo nella vita dei suoi personaggi. E l’indagine psicologica si sviluppa soprattutto grazie e attraverso la figura di Lola, personaggio inquietante e luciferino, donna rivoltante quanto misteriosa, che s’insinua nella vita di Andrea rendendolo vittima e carnefice allo stesso tempo.

Dopo la separazione da Silvia, Lola diventa una presenza costante nella vita di Andrea, un’ossessione cupa e continua da cui l’uomo non riesce a liberarsi, pur non capendone le ragioni: Lola è cattiva, sporca, ributtante, un abisso di dolore e bruttezza che però agli occhi di Andrea appare irrinunciabile. La detesta, eppure ha bisogno di lei, un bisogno disperato e crudele. Il loro è un rapporto malato che nasce e cresce sulle ceneri della disperazione post-Silvia. Comincia così il percorso di Andrea verso l’inferno, un lungo cammino di solitudine e malinconie attraverso la scoperta di se stesso e delle sue paure più profonde. Percorso che l’autrice compie a ritmo serrato e incalzante,

L’amore liquido è un romanzo denso, vibrante, spigoloso, pieno di vita ma anche di morte. Un romanzo che mette a nudo fragilità e paure senza troppi giri di parole, che esplora il disagio e l’abbandono con durezza, senza mai indorare la pillola. Per farlo, Giusy di Dio sfrutta una tecnica narrativa difficile e scivolosa: la seconda persona. L’autrice si rivolge direttamente ad Andrea, con un tono a volte accusatorio, altre compassionevole, facendo luce sulle tante zone d’ombre della sua vita ed esplorando la sua psiche accompagnando il lettore in un lungo viaggio attraverso la depressione; dai gesti e dai timori di Andrea si ha, di volta in volta, la percezione di trovarsi di fronte al racconto di un uomo che non accetta gli attacchi di panico, la debolezza, l’ansia, i disturbi alimentari, preferendo ricondurre tutto alle conseguenze del suo rapporto malato con Lola, incolpandola di essere la causa dei suoi mali, rifiutando di guardarsi dentro per non ammettere le proprie fragilità.

Un finale inaspettato va a sciogliere i nodi intessuti durante l’intreccio, regalandoci una velenosa briciola di speranza.

Per quanto mi riguarda, L’amore liquido è finora il miglior romanzo di un autore esordiente letto nel 2015… quindi complimenti all’autrice e a Delos per aver  scovato questo gioiello.

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MINELLI, Manuela – Femmine che mai vorreste come amiche

Femmine-coverTITOLO Femmine che mai vorreste come amiche
AUTORE Manuela Minelli
EDITORE La Vita Felice Editore
GENERE Narrativa Mainstream
PAGG 104
PREZZO 12.50
ISBN 978-887799-587-2
[xrr rating=4.5/5]

Il Corvo rise, di una risata cattiva e volgare. Il Cortese sogghignando allargò le braccia e sibilò: “Terre Arse, il destino in un nome. Fa caldo qui Tannina, cosa te ne fai di una terra chepuò ardere da un momento all’altro? È pericoloso, basta un niente…un niente. Pensaci, Tannina”.
“Capisce dottor commissario? Capisce ora perché io… perché loro… è tutta cenere adesso… Terre Arse è arsa davvero.”

Di solito nelle raccolte di racconti ci sono sempre testi più riusciti e altri meno; in “Femmine che mai vorreste come amiche” non sono riuscita a identificare nulla di poco riuscito. I racconti sono tutti piacevoli, lo stile narrativo sempre fluido e accattivante, la scelta del lessico pertinente. Storie brevi e autoconclusive, nelle quali il ritmo narrativo non subisce mai né cali né discese e l’epilogo non è quasi mai né intuibile né scontato.

Come è facile evincere dal titolo, sono storie di donne, anzi, di femmine, che si discostano dal cliché del sesso debole oggi tristemente comune; femmine maledette, ribelli, femmine che amano e uccidono, che odiano e vivono. Femmine di tutte le età che raccontano loro stesse attraverso pensieri e azioni a volte esecrabili, a volte necessari. Femmine che si trasformano da vittime a carnefici e ai soprusi fanno seguire la vendetta, alle umiliazioni la rabbia. Alcune ci riescono, altre no, ma in un modo o nell’altro tutte capovolgono la propria esistenza tuffandosi in una vita tutta nuova.

“Femmine che mai vorreste come amiche” affronta senza alcuna retorica né pietismo tematiche attuali e scottanti come la violenza domestica, il femminicidio, la prevaricazione maschile, regalandoci ritratti di donne che hanno il coraggio di affrontare ombre e paure; Manuela Minelli, grazie a uno stile brillante, ironico e fresco, riesce a farci sorridere raccontando cose di cui al contrario dovremmo indignarci. Ma non è forse questa l’abilità di un’autrice?

Una lettura che consiglierei a tutti, agli uomini che ci conoscono così poco, e alle donne che si conoscono ancora meno.

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CORELLA V, SOPRANI F – I fantasmi dei Natali passati

coverTitolo: I fantasmi dei Natali passati
Autore: Federica Soprani e Vittoria Corella
Editore: Lite Editions
Genere: Giallo, Erotico
N°pagine: 130
Prezzo: 1.99 Amazon
[xrr rating=4/5]

LE RECENSIONI DEGLI EPISODI PRECEDENTI: La società degli spiritiLa lega dei gentiluomini rossiI figli del pozzo di carne.

Come in ogni Vigilia di Natale Vittoriana che si rispetti, i fantasmi fanno visita ai vivi allo scoccare della mezzanotte. Ma nella Londra gotica e maledetta di Victorian Solstice gli spiriti si lasciano dietro i cadaveri di chi conta poco o niente. Per la J&J Investigations però tutti sono importanti. Tutti meritano giustizia. Per gli ‘innominabili’ di Londra, Jericho e Jonas sono disposti a guardare in faccia i loro vecchi fantasmi.

Che la Corella e la Soprani sappiano scrivere ormai è cosa nota. Che la loro forza risieda soprattutto nella straordinaria capacità evocativa, anche. Che l’ultimo episodio di Victorian Solstice sarebbe stata una piacevole lettura era dunque scontato.

L’ultima puntata di Victorian Solstice è una lunga suggestione: pervasa dalla malinconia tipica del periodo natalizio in cui è ambientata, ci introduce sulle strade della solita Londra vittoriana dove il ghiaccio si colora di sangue. Religione, omicidi, perversioni e pornografia si intrecciano come sempre con perizia e maestria, ammorbiditi dalla prosa delle nostre solite note, prosa che coniando un neologismo potrebbe definirsi lo Stile Soprella (o Corani, fate vobis), quello che non spreca mai un aggettivo, che non mette mai un avverbio fuori posto, che soprattutto ti fa vedere le cose che racconta. Ma visto che le lodi delle autrici le ho decantate ampiamente nelle precedenti recensioni, non voglio essere ridondante.

Il titolo di quest’ultimo episodio già da solo svela molto della trama; i due protagonisti si trovano a fronteggiare gli spettri di una vita che hanno cercato in tutti i modi di seppellire, scoprendo che l’affascinante legame che li tiene uniti oggi nella J&J affonda le radici in un passato comune, incarnato da una figura ruvida che striscia nelle loro vite riportando a galla rancori e dolori mai veramente dimenticati. Quegli stessi dolori che li hanno resi ciò che sono oggi, e che gli permetteranno di diventare ciò che saranno domani.

Quello che colpisce di quest’ultimo episodio, o che perlomeno ha colpito me, è l’ampio spazio lasciato all’amore, quel sentimento struggente troppo spesso nascosto perché in una serie come questa, abitata dalle creature dei bassifondi, sembra quasi che a parlare d’amore si faccia peccato. Invece qui l’amore c’è, un amore senza distinzione di sesso, specie, colore. Ho apprezzato molto questa scelta, che ho trovato coraggiosa proprio perché spesso è molto più facile parlare di sesso, sangue e violenza che d’amore. A parlar d’amore si rischia di annoiare, di apparire patetici, ma Federica e Vittoria riescono a farlo senza mai trascendere, regalandoci l’affresco di un amore romantico che nella sua grandezza, nella sua ineluttabilità appare quasi straziante.

Quello che invece mi è piaciuto meno è la componente investigativa. Non che sia gestita male, anzi, è impreziosita da citazioni e ha un suo filo logico che non si scioglie mai, ma l’ho trovata un po’ troppo semplicistica per due penne così raffinate.

Nel complesso “I Fantasmi dei Natali passati” è una lettura coinvolgente, che come gli altri episodi non ti lascia in pace finché non l’hai portata a termine. Il merito delle autrici è soprattutto quello di essere riuscite a non deludere mai le aspettative, regalandoci quattro puntate che non calano mai né a livello stilistico né di contenuti.

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NINFOLE, Isabella – Obscura

1TITOLO Obscura
AUTORE Isabella Ninfole
EDITORE Lettere animate editore
GENERE Giallo,Thriller,Horror
PAGG 53
PREZZO 0,99
DISPONIBILE SOLO IN EBOOK
[xrr rating=2.5/5]

Sogni, realtà, violenze.
Torture, amore, morte.
E ancora sangue, vene e decomposizione.
Questo e altro ancora nei tredici racconti presenti in questa “Oscura” raccolta di Isabella Ninfole. Brevi istantanee su un mondo marcio, reale e al tempo stesso onirico.
Fatto di mostri dannatamente reali, ma anche di orrori interiori pronti ad uscir fuori e contaminare le altrui realtà. Venite a guardare, ma attenzione a “vedere” la realtà di quel che vi viene mostrato…

Racconti brevi, a volte brevissimi, che spaziano dal thriller allo splatter. Pur essendo una raccolta di genere, non si riesce a rintracciare un vero e proprio fil rouge; ultimamente siamo abituati a leggere storie che affrontano ciò che viene comunemente definito l’orrore del quotidiano, dove l’elemento sovrannaturale è marginale se non del tutto assente. Qui invece ci troviamo di fronte a una raccolta in cui l’autrice sfrutta molti degli archetipi della narrativa horror – partendo dagli zombie per arrivare ai cimiteri, passando attraverso ascensori e pianerottoli bui – senza preoccuparsi che ci sia una morale o uno spunto di riflessione. E lo fa con uno stile che, almeno in alcuni racconti, riesce a sostenere una discreta tensione narrativa e a creare il giusto pathos.

Tuttavia a tratti si ha l’impressione di leggere un’opera non ancora del tutto matura; il lessico è piuttosto limitato, lo stile manca di mordente e di una vera e propria impronta autoriale che lo renda riconoscibile. Gli espedienti utilizzati e gli elementi di contorno sono quasi sempre gli stessi e ricorrono in ognuno dei testi. Di fondo c’è una sensazione di prevedibilità che non invoglia alla lettura, poiché soltanto un paio dei tredici racconti presentati si poggiano su uno dei cardini della narrativa breve, ossia il ribaltamento. Nella maggior parte dei casi ci troviamo a leggere storie dove abbonda il sangue ma scarseggiano la paura e la tensione, che non riescono a essere percepite e rendono il lettore uno spettatore passivo. Manca dunque il fattore sorpresa, l’emozione, sostituiti ma non sempre compensati dal troppo splatter a cui l’autrice si lascia spesso andare.

Ciò su cui a mio parere bisognava lavorare molto di più è la caratterizzazione dei personaggi, allo stato attuale assolutamente insufficiente. I protagonisti dei vari racconti sono funzionali solo alla storia che si racconta, mai dotati né di tridimensionalità né di spessore. Risultano quindi soltanto delle figure che si agitano sullo sfondo, mai mosse da una vera e propria esigenza motivazionale ma solo dai fini narrativi e questo, pur essendo inserito all’interno di un’antologia horror, è un problema da non sottovalutare per i motivi che abbiamo già ampiamente sviscerato in altre recensioni.

È indubbio che la brevità di alcuni testi non favorisca l’immedesimazione e non renda facile la creazione della necessaria ansia letteraria, ma nel complesso ritengo che “Obscura” presenti – mi si perdoni il gioco di parole – molte zone oscure su cui lavorare per migliorare il prodotto finale.

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FRAILIS, Alessandro – Il primo viaggio di Selene tra le stelle

ilprimoviaggioTITOLO Il primo viaggio di Selene tra le stelle
AUTORE Alessandro Frailis
EDITORE I Sognatori Factory Editoriale
GENERE Narrativa Mainstream
PAGG 152
PREZZO € 13,90
[xrr rating=4/5]

Romanzo mainstream incentrato sui ricordi di una storia d’amore finita (male) per motivi che la voce narrante ricostruirà per tappe. Il fallimento sentimentale s’incrocia con la ricerca di nuovi (e vecchi) appigli alla vita, una sorta di autoanalisi – spesso ironica – attraverso la quale il protagonista cerca di rieducarsi alla vita, per convivere con se stesso, con la società, coi ricordi e col dolore che ne deriva.

La trama di questo romanzo non è per nulla scontata: la vita dell’eterno Peter Pan in piena disperazione da pene d’amore è ingannevole, così come il titolo che fuorvia il lettore per tutto il tempo. Può il dolore di una perdita ridurre un ragazzo, già di per sé passivo, ancora peggio? Il lettore si ripete che no, può solo un lutto. Extracomunitari, clochard, genitori privi di senso della realtà: una girandola di personaggi che trovano la loro funzione solo nello spannung, così come gli indizi sapientemente disseminati si aprono a ventaglio per far scoprire il poker d’assi costruito dall’autore. In pratica non vi ho detto nulla di quanto accade in questo romanzo? L’ho fatto di proposito. Perché detesto gli spolier e perché la trama è talmente intrisa di poesia e intimità che raccontarne i singoli avvenimenti ne spezzerebbe la magia. Selene non avrebbe apprezzato un resoconto nudo e crudo, e io mi trovo d’accordo con lei.

Riccardo è un personaggio che c’è pur “non stando”  mentre Selene è la protagonista indiscussa grazie all’ assenza imponente che permea ogni istante del racconto. In generale i personaggi di questo romanzo non hanno spessore psicologico, tranne il protagonista: sono delle presenze evanescenti che si impongono con la  forza della loro storia, la quale ne bilancia la mancanza di tridimensionalità.

In questo romanzo la forma è tutto o quasi. Il come è scritto supera di gran lunga il cosa, grazie a un linguaggio elegante, uno stile fluido e una “prosa poetica” ricca di sinestesie e metafore di pregio. 

“Il primo viaggio di Selene tra le stelle” è una lode all’uomo che non agisce, un tripudio dell’omissione. Tuttavia quest’uomo riesce a diventare un eroe positivo grazie alle parole di Selene ma soprattutto grazie a un atteggiamento né spocchioso né rassegnato, bensì desideroso di cambiare partendo dalle piccole cose. Io ho sempre detestato quegli uomini inutili, che litigano tacendo e quindi ti fanno imbestialire ancor di più. Grazie a questo romanzo ne ho visto per la prima volta un lato positivo: quello di far brillare la compagna che hanno accanto. Non è poco.

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D’ASCANI, Federica – L’inferno di Rebecca

1511215_10203234916263623_1293508052_nTITOLO L’Inferno di Rebecca
AUTORE Federica D’Ascani
EDITORE Damster edizioni
GENERE Giallo,Thriller,Horror
PAGG 233
PREZZO 3.99

[xrr rating=3.5/5]

Rebecca è stata ricoverata in una clinica per malattie mentali. Accusa: tentato omicidio; se colposo lo stabilirà il dottor Porte. Il fatto certo è che la ragazza, per molti versi, è davvero inquietante. Che sia affetta da una sorta di doppia personalità? E la sua vittima, Stefano, potrebbe rivelarsi, invece, un carnefice efferato e privo di sentimenti, se non quelli dettati dalle sue fantasie erotiche più sfrenate? Fino a dove può condurre la violenza, nella sua accezione più generale? Dove termina la paura e inizia la pazzia? Viaggiando nei meandri di un mondo torbido, fatto di sesso, perversioni e venerazioni a dei pagani, Rebecca svelerà i suoi misteri, rivelando quanto di malato può annidarsi nella mente di una persona apparentemente normale. O apparentemente pazza.

Rebecca, Stefano, Dalia. Tre figure misteriose e subdole, ricoperte da un alone che per lungo tempo non lascia intravedere la loro vera personalità. Quello di Federica D’Ascani è un romanzo avvincente e interessante, un romanzo diverso dal solito, che deve la sua forza all’abilità dell’autrice di disegnare un personaggio contraddittorio e inquietante come quello di Rebecca; man mano che la narrazione procede il lettore impara a conoscere le sue contraddizioni, le sue manie e le sue fragilità, il modo perverso con cui la sua psiche si ripiega su se stessa fino a implodere. All’inizio a incuriosire è soprattutto l’ambiguità del suo rapporto con Stefano, l’incapacità di Rebecca di vivere senza di lui e con lui, la relazione di desiderio e odio dove l’uno non riesce mai a prevalere sull’altro. I repentini cambi d’umore di Rebecca sono la cornice perfetta per il quadro che l’autrice dipinge attorno a lei, e riescono a rendere ancor più tridimensionale un personaggio già di per sé ottimamente delineato. Punto forte di questa caratterizzazione a tutto tondo è l’indagine psicologica di Rebecca, che restituisce l’immagine di una donna tormentata, che si comporta in maniera opposta rispetto a ciò che pensa, che non riesce a vivere senza farsi del male. Man mano che si prosegue però ci si rende conto che il plot più che attorno a Rebecca si dipana attorno a Stefano e alle figure che vivono della sua luce riflessa: Serena, Tania, e la stessa Rebecca. L’attenzione si concentra sulla mascolinità perversa di Stefano e sulla reazione inconsulta di tutte le donne che fanno parte della sua vita. Donne che si rendono conto di odiarlo, di non provare per lui altro che repulsione, eppure non riescono a fare meno di volerlo. Ecco quindi che Serena e Tania diventano Rebecca a loro volta, ognuna con i propri fantasmi, ognuna con i propri demoni.

Molto presente la tematica della sudditanza psicologica, quella violenza meschina che rende le donne incapaci di ribellarsi, che le fa sentire delle nullità e per questo le spinge a tenersi accanto i propri carnefici. I sensi di colpa, le pene che sono convinte di dover scontare le porta a vivere un’esistenza di umiliazioni e soprusi, private della dignità e dell’orgoglio. L’autrice tratta l’argomento con perizia, senza peli sulla lingua, con un lessico scomodo, eccessivo, per l’appunto violento, adatto alle situazioni raccontate e mai politically correct.

Un altra carta vincente è la scelta di alternare due trame apparentemente slegate tra loro: la vita di Rebecca e quella dell’uomo senza nome protagonista di strani riti d’adorazione pagani. Il collegamento diventa evidente solo dopo qualche capitolo, ma non per questo la narrazione perde la sua forza, tutt’altro:

ATTENZIONE: SPOILER! SelectShow

C’è però da dire che verso la conclusione del romanzo, quando l’elemento sovrannaturale diventa predominante, la trama perde tutta la propria originalità e tutto il suo potenziale. Personalmente avrei preferito un finale molto meno pirotecnico e molto più introspettivo.

Nel complesso ho comunque apprezzato questo romanzo; è cattivo, duro, spietato, non cade mai nella retorica e riesce a tenere alta l’attenzione fino alla fine. Un romanzo davvero appassionante per quasi tutta la sua durata, confezionato con un eccellente ritmo narrativo. Abbasso il voto di mezzo punto per le tante, troppe imprecisioni ortografiche e grammaticali disseminate nel testo e per il finale che non ho proprio gradito.

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CANDIDA, Marco – Il ricordo di Daniel

UntitledTITOLO Il ricordo di Daniel
AUTORE Marco Candida
EDITORE Edizioni Anordest
GENERE Narrativa Mainstream
PAGG 335
PREZZO 12,90
[xrr rating=2/5]

Un uomo di trentadue anni si risveglia dopo ventisei giorni di coma, ritrovandosi in uno stato di totale amnesia. Le persone che gli sono più vicine si prendono cura di lui e cercano in ogni modo di fargli ricordare chi era prima di cadere in uno stato di incoscienza. Ma le cose non vanno come ci si aspetterebbe: Daniel, il protagonista, ex avvocato di successo presso una delle ditte del padre, felicemente fidanzato con Sara, non solo sembra aver perso memoria di tutto il suo passato, ma vede anche la realtà del presente diventare sempre più nebbiosa e farsi densa di dubbi. È vero che lui è stato un avvocato prima del trauma? È vero che le cose con Sara andavano così bene? È vero che i suoi amici, Enrico, Stefano, Luca, sono i suoi veri amici? Daniel non è più lo stesso, fa cose che prima non faceva e non riesce a capire se la persona che era prima dell’incidente corrisponda davvero all’identità che sta cercando di recuperare o se sia tutto frutto di una mistificazione collettiva.

Daniel Marino è un ragazzo figlio dell’alta società. A differenza di suo fratello, però, viene considerato la pecora nera della famiglia perché non studia, non lavora e continua a ciondolare da una proprietà all’altra senza fare niente. Dopo l’ennesima litigata con la madre, prende la macchina e se ne va di casa, purtroppo però ha un incidente che lo tiene in coma 6 mesi e al risveglio gli causa un’amnesia. La madre riesce a convincere il padre, il fratello e la ex ragazza di Daniel a ricostruire la vita di quest’ultimo facendogli tornare in mente ricordi costruiti da loro. Il lavoro che Daniel deve fare per ricordare la sua vecchia vita è duro e faticoso, specialmente con la famiglia che gli rema contro a sua insaputa.

Il romanzo è strutturato come se fosse un film, con una trama interessante ma sviluppata in modo poco avvincente a causa di un linguaggio piatto e monotono, come se fosse solo un elenco di eventi che si susseguono, problematica che si potrebbe risolvere dividendo i capitoli in maniera diversa e raccontando i fatti usando un linguaggio un po’ più brioso e correlandoli con i pensieri e le sensazioni dei personaggi.
La descrizione dei pensieri e delle sensazioni servirebbe anche per rendere i personaggi più reali e veri in modo da avvicinarli al lettore, che si sentirebbe coinvolto nella trama invece che un semplice spettatore esterno. Ottima invece la descrizione della madre di Daniel, che trasmette a pieno il carattere ossessivo della donna, disposta a tutto pur di ottenere quello che vuole, anche a mentire al figlio e approfittarsi della sua amnesia pur sapendo che questo atteggiamento non lo aiuterà per niente a guarire ma gli creerà soltanto più confusione.

La parte in cui Daniel recupera la memoria è scritta con un linguaggio poco lineare che crea confusione nel lettore; infatti alla fine del libro non si riesce a capire se gli avvenimenti raccontati all’inizio e ripetuti alla fine, ovvero quelli relativi al litigio e all’incidente, siano reali o solo falsi ricordi della memoria di Daniel, costruiti per darsi una spiegazione di quello che è successo.

All’inizio del romanzo ci sono molte parti scritte in inglese che per un lettore che non conosce la lingua diventano di difficile interpretazione, allontanando la voglia di finire il libro. Si potrebbe evitarle, spiegando solo che la guida parla in inglese (come in effetti viene fatto) senza scrivere tutto quello che dice; in questo modo si otterrebbe lo stesso risultato ma si alleggerirebbe molto la lettura.

Un altro grosso scoglio sono le molteplici parti tecniche descritte con termini legali, che ai più potrebbero risultare noiose e incomprensibili; se fossero state scritte con una terminologia più semplice sarebbe stato più agile capire di cosa parlano i personaggi.

Nel complesso l’ho trovato un romanzo pesante e per niente avvincente.

 

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DI GENNARO, Claudia – Indaco

INDACO-II-EDIZTITOLO Indaco
AUTORE Claudia Di Gennaro
EDITORE Self publishing
GENERE Narrativa Mainstream
PAGG 196
PREZZO 0,99
[xrr rating=3.5/5]

tra le scaffalature si imbatté in un delizioso olio su tela appeso a una parete; rappresentava un antico casale in pietra solitario su una collina, circondato da una distesa di girasoli in fiore. Era bellissimo nella sua semplicità e Laura rimase a guardarlo per qualche istante, immaginando una figurina piccola ed esile che correva in mezzo a quegli altissimi steli piegati dal vento e girati dal sole. Era lì che avrebbe voluto essere. Chiuse gli occhi e si lasciò andare a quel frammento di sogno…

Laura Ferri è una scrittrice di romanzi femminili, sposata con un alto esponente della finanza che è sempre in giro per lavoro. Un giorno riceve una mail e una telefonata dal Corriere per commissionarle un libro sulla storia d’Italia da regalare insieme al giornale per il centenario da scrivere a quattro mani con Ivan Cassini. Laura accetta l’offerta e la comunica subito al marito che però invece di essere felice per lei le urla contro che non può accettare il lavoro perché la porterebbe a stare qualche mese a Roma e lui non vuole che lei lasci casa. Laura accetta lo stesso il lavoro e va a Roma. Mentre è lì continua a litigare con il marito che arriva anche a telefonare in redazione del Corriere per dire al direttore che deve licenziare Laura. Dopo vari litigi Laura decide di divorziare dal marito e di trasferirsi definitivamente a Roma avendo l’appoggio di tutta la sua famiglia. Mentre lavorano al libro, il rapporto tra Laura e Ivan si solidifica sempre di più fino a trasformarsi in amore. Intanto il marito di Laura, dopo aver ricevuto le carte per il divorzio, diventa sempre più violento e continua a minacciarla andando anche fino a Roma.

Un romanzo non molto lungo ma molto profondo. L’autrice riesce con uno stile molto semplice e leggero a descrivere un grosso problema che colpisce la nostra società: la violenza sulle donne, specialmente quella domestica, molto diffusa ma di cui si parla poco perché purtroppo la maggior parte delle vittime ha paura di denunciare i propri aguzzini e la si scopre solo quando ormai è troppo tardi.

La trama è molto avvincente e alleggerita dalla storia d’amore tra Laura e Ivan senza però togliere la drammaticità della vicenda di fondo, aiutata molto dalle descrizioni profonde e minuziose degli stati d’animo di Laura, delle sue paure, delle sue insicurezze e dei suoi dubbi.
Unica grossa pecca riscontrata sono gli innumerevoli errori grammaticali presenti nel testo, spesso anche gravi, che danno l’impressione di leggere solo una prima bozza del libro che è in attesa di essere valutato per poi perfezionarlo.
Un romanzo veramente molto bello che alla fine porta il lettore a commuoversi per gli eventi raccontati e che dovrebbe essere letto specialmente dalle donne, in modo che possano essere incoraggiate a denunciare atti di violenza prendendo esempio dalle vicende della protagonista.