[Quattro chiacchiere con…] CLELIA FARRIS

Abbiamo deciso d’inaugurare una nuova rubrica in cui raccogliere le chiacchiere con gli autori che ci piacciono di più. Vi abbiamo già fatto conoscere qualcosa di Luca Ducceschi sul numero zero di Storie dall’Antro, con una lunga intervista a cura di Grimilde, oggi vogliamo proporvi un’interessante chiacchierata che ho avuto il piacere di tenere con Clelia Farris, apprezzata autrice di romanzi di fantascienza vincitori di importanti premi letterari.
Buona lettura!

 

CLELIA FARRIS nasce a Cagliari dove si laurea in psicologia. Nel 2004 ha vinto il premio Fantascienza.com col romanzo “Rupes Recta”, giunto alla seconda ristampa. Nel 2009 ha pubblicato il romanzo “Nessun uomo è mio fratello” vincitore del premio Odissea. Nel 2011 viene pubblicato il suo terzo romanzo “La pesatura dell’anima”, vincitore del premio Kipple. Sempre con Kipple, di recente ha pubblicato “La giustizia di Iside”. Ha pubblicato racconti su Fantasymagazine, Robot, la rivista Effemme.

 

Ciao Clelia, benvenuta in Mondoscrittura. Intanto complimenti. Inizio con una confidenza, tanto per metterci comode. Quando ho ricevuto il romanzo per l’iniziativa Fatti Recensire, non conoscevo il tuo nome. Un caro amico, quando ha saputo che ci avevi contattate ha detto: “Accidenti!”. Dopo aver terminato La Giustizia di Iside, ho capito perché! Come hai trovato Mondoscrittura? Sei solita occuparti in prima persona di questo aspetto della promozione, oppure lo fai di concerto con l’editore?

Accidenti voleva dire: bella rogna ti tocca! Scherzi a parte, sono davvero felice che il romanzo ti sia piaciuto, non annoiare è il mio obiettivo. Sì, mi occupo io di promuovere l’opera, da questo punto di vista internet è un gran vantaggio. Seleziono alcuni siti, domando se avrebbero piacere a fare una recensione o se posso inserire una scheda. All’editore chiedo di inviare i libri a quelli che mi hanno risposto positivamente. Se accettano ebook, glielo mando direttamente io.

Girando sul web, si trova molto dei tuoi romanzi e poco di te: non hai  blog oppure un sito personale, ad esempio. Come mai questa scelta?

Molto sull’opera e poco sull’autore è il genere di pubblicità che mi sta bene. Non ho né blog né sito perché tutto quello che ho da dire lo dico nei romanzi. E in ogni caso non avrei il tempo di seguire altre forme di comunicazione, ogni momento libero lo dedico alla scrittura, ho bisogno di quiete per riflettere e immaginare i miei mondi. Non mi si confà l’immediatezza di internet.

Vuoi raccontarci il tuo esordio nel mondo dell’editoria? Cosa hai fatto dopo aver messo la parola “fine” al tuo primo romanzo?

Il primo romanzo pubblicato, Rupes Recta, vinse il premio Fantascienza.com della Delos Books. In realtà non pensavo di vincere, l’avevo mandato perché garantivano un giudizio su tutte le opere inviate e io volevo sapere che effetto faceva quello che scrivevo. Mi è andata bene.  Rupes Recta non è stato scritto di seguito ma a blocchi, seguendo il filo delle idee, solo in un secondo momento ho “montato” il tutto in una successione temporale, perciò sapevo come sarebbe finito mentre stavo ancora scrivendo alcune parti centrali. In genere non mi capita così, sono costretta a scrivere la storia proprio per sapere come finisce. La giustizia di Iside ha avuto molti rimaneggiamenti, tanto che il finale attuale è del tutto imprevisto, rispetto a quello che avevo pensato in origine.

Hai mai rischiato di incappare nella cosiddetta Vanity Press? Cosa pensi dell’editoria a pagamento? E dell’autopubblicazione?

Secondo me tutto quello che si rende pubblico è vanità, se non si fosse vanitosi si starebbe zitti. L’editoria a pagamento mi sembra una presa in giro, se un editore non ha fiducia in ciò che pubblica o non è in grado di farlo, si dedichi ad altro. In Italia si tirano sempre in ballo  i casi di famosi scrittori che hanno pagato per pubblicare, ma io sono certa che Moravia si fosse fatto uno spietato esame della propria opera, prima di decidersi a tirare fuori i soldi di tasca. Diciamo che, se uno scrittore ritiene di poter essere altrettanto severo con se stesso, forse fa bene a pagare. Il problema è che siamo in un momento insolito, sembra che scrivere sia la cosa più urgente e più appagante da fare. La vanity press asseconda la moda.                  

Nei contratti che hai firmato, eri in qualche modo vincolata dalla prelazione o dal diritto di opzione? Pensi che per un autore sia un vantaggio o uno svantaggio legarsi a un solo editore?

Nei contratti era prevista la concessione dei diritti per un certo numero di anni, ma non l’ho percepita come un  vincolo. Non li ho recuperati, alla scadenza del contratto, perché in Italia è difficile trovare una grossa casa editrice che pubblichi fantascienza, quindi a che pro? E poi sono contenta dei miei editori. Per quanto riguarda il legarsi a un solo editore, come tutte le limitazioni mi sembra uno svantaggio. Può sempre capitare che uno scrittore scriva qualcosa di non aderente alla linea editoriale della sua abituale casa editrice, cosa dovrebbe fare in tal caso? Rinunciare? Secondo me è sempre meglio poter proporre anche ad altri ciò che si produce.

L’aver vinto il premio Kipple ha in qualche modo cambiato il tuo approccio al mondo editoriale? Hai avuto maggiore “potere” nel dettare condizioni contrattuali oppure economiche?

La fantascienza è un piccolo laboratorio di pasticceria, si fanno prelibatezze dalla forma e dal gusto insolito, hanno pochi acquirenti, la maggior parte della gente preferisce i sapori noti, perciò i margini di ricavo sono così esigui che non avrebbe senso battibeccare sulle briciole. Finora i contratti che mi sono stati sottoposti erano in linea con lo standard editoriale, non c’erano capestri né ingerenze sull’opera.  

Che tipo di editing è stato svolto sui tuoi romanzi? Che rapporto hai instaurato con i tuoi editor? Sei stata coinvolta nella stesura della quarta e nella scelta delle copertine?

Fin dal primo romanzo, il mio editor è un’amica, una persona molto schiva, tanto che soltanto per la Giustizia di Iside sono riuscita a convincerla a comparire, nei ringraziamenti. Il nostro rapporto è quello che può esserci tra un pugile in allenamento e il suo sparring partner: mi riempie di botte. E io un po’ incasso, un po’ rispondo. Ha tutto quello che a me manca: logica, piedi per terra, un sano timore dell’infodump. Per quanto riguarda le copertine, la Kipple aveva e ha tuttora ottimi grafici. Quella della Pesatura dell’anima era perfetta, ho avuto solo lodi; per quest’ultima ho chiesto maggiori dettagli che richiamassero le atmosfere del Mare-di-Sotto, giusto qualche suggerimento, in fondo il libro in senso materiale è un’opera collettiva e il mio compito riguardava il contenuto.

Come ti poni riguardo all’e-book? Amante del digitale o del profumo della carta stampata?

Ti dirò, pur apprezzando molto la leggerezza dell’ebook, mi sono resa conto che in un certo senso è una sorta di fantasma di libro, nel senso che sembra non esserci. Ho avuto coscienza di aver pubblicato qualcosa di nuovo solo quando mi è arrivato a casa il libro in formato cartaceo. Forse è un limite della mia generazione, siamo ancora legati all’oggetto. L’ebook ha una serie di vantaggi: costa meno, aspetto da non sottovalutare, consente di trovare opere non più ristampate, mi permette di portarmi dietro più libri, anche consistenti, senza subirne il peso, eppure… proprio quel peso tanto disprezzato è una garanzia di realtà. Sai, come la trottola in Inception.

Che tipo di riscontri hai ricevuto per i tuoi romanzi, sia in termini di visibilità sia di recensioni? C’è qualcosa che ti è dispiaciuta o che, al contrario, ti ha resa fiera?

Sono sempre felice quando la recensione è positiva, quando si capisce che il recensore non si è annoiato a leggermi, anzi, magari si è anche divertito, divertito talmente tanto che è felice anche lui di poterne scrivere. Un perfetto cerchio di soddisfazione. Dispiaceri al momento non ne ho avuti troppi, sono stata fortunata. Mi dispiace un pochino quando i recensori non notano gli aspetti che secondo me sono cruciali, ma insomma uno è libero di pescare quello che gli pare, anche se il lago in cui immergere la lenza gliel’ho fornito io. Il riscontro più bello l’ho avuto pochi giorni fa, dalla figlia di un’amica, che ha iniziato a leggere un mio romanzo e ha scoperto che le piace. Considerato che ha vent’anni e non ha mai letto nulla, se non per dovere scolastico, mi sono sentita privilegiata.

Pensi che per un esordiente sia utile passare attraverso un’agenzia di servizi editoriali per avere un’opinione esterna sui suoi testi? Tu lo hai mai fatto?

È sempre meglio affidarsi al giudizio di una persona estranea, per avere un giudizio veritiero sul valore di ciò che si è scritto. La mamma, il babbo, il marito, la moglie, gli amici, sono inaffidabili, temono di offendere, si lasciano offuscare dall’opinione che hanno di te, in positivo e in negativo. Sì, credo che sia utile un’agenzia di servizi, io però l’opinione esterna l’ho avuta dalla partecipazione ai concorsi. Ho molta fiducia nei concorsi, non foss’altro perché, almeno in questo caso, gli editori sono costretti a leggerti.

Come reputi nel complesso l’esperienza le case editrici con le quali hai pubblicato? Ti ritieni soddisfatta della collaborazione oppure cambieresti qualcosa?

Un amico una volta mi ha detto che sono stata molto fortunata, perché ho trovato editori capaci e corretti, e io gli ho dato ragione. Sono molto soddisfatta sia della Delos che della Kipple. Forse mi piacerebbe un pochino più intraprendenza da parte loro nell’aspetto pubblicitario del lancio del libro, anche piccole cose, un comunicato stampa sui siti web di settore, per esempio. Ma io non so nulla di marketing, forse hanno ragione loro, forse non c’è riscontro in termini di vendite.

Parliamo di promozione:  come viene organizzata, quanto ti impegna e soprattutto quanto è efficace per le vendite?

Ti premetto che non faccio presentazioni, e credo che questo aumenti le vendite. Nel senso che se i lettori mi conoscessero di persona venderei ancora meno. Credo che la promozione migliore sia il passaparola tra i lettori, se sono contenti di quello che leggono di sicuro ne parlano con altri lettori e la cerchia si espande.

Quali sono i tuoi progetti editoriali nell’immediato futuro?

Sto lavorando su un nuovo romanzo, uno scenario fantascientifico con molte venature horror. Parlerò di zombie molto particolari, perché avranno la memoria, una memoria secolare, in un mondo in cui nessuno ricorda più il passato. Quando l’avrò finito deciderò cosa farne, non faccio mai programmi a lunga scadenza.

Raccontaci un pregio e un difetto di ognuno dei tuoi romanzi.

I personaggi sono sorprendenti, nel senso che non seguono uno schema, travalicano gli stereotipi, anche quando si tratta di poliziotti, omosessuali o creature ibride del Mare-di-Sotto. Almeno, così mi dicono i lettori. I difetti sono molti. Uno dei più evidenti è la poca tensione dell’intreccio alla quale tento di supplire con una trama complessa.

Sei in contatto con altri scrittori, emergenti o big? Ti capita di scambiare con loro letture e suggerimenti? Chi è la prima persona in assoluto a cui fai leggere il romanzo appena terminato?

La prima persona è il mio editor, l’unica del cui giudizio mi fido perché è cattivissima. Sono scontrosa e per niente portata alle relazioni interpersonali, però di recente sono stata contattata da Francesco Verso e abbiamo iniziato a scambiarci consigli su quello che scriviamo. Lui è uno che arriverà in alto, me lo sento.

Immagina di svegliarti domani nell’Egitto che hai creato: quale vorresti essere tra i tuoi personaggi, e perché?

Sarebbe splendido abitare nelle Due Terre, vorrebbe dire meno inquinamento, nessun problema energetico e una vita meno frenetica. Ma ci sarebbero alcune limitazioni della libertà individuale che non mi piacerebbero, è pur sempre una dittatura oligarchica. Diciamo che c’è una piccola porzione di me in ogni mio personaggio, ma quello che mi somiglia di più è Yaël: solitaria, stramba, ingenua. La sento molto vicina. Devo dirti che in genere mi identifico nei personaggi deformi e mezzo animaleschi, alla Gobbo di Notre-Dame. In Rupes Recta ero Stanislaw, una creatura mezzo polpo e mezzo umana. Ora che ci penso, il fatto che fosse un abitante del mare lo accosta a Yaël. Ho una predilezione per il mare e ciò che contiene (anche in senso metaforico).

Grazie Clelia, e buona fortuna!

2 thoughts on “[Quattro chiacchiere con…] CLELIA FARRIS

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