Alla fine dell’Ottocento Georges Polti pubblica Le trentasei situazioni drammatiche, un volume in cui il drammaturgo francese riprende il lavoro dell’italiano Carlo Gozzi e descrive le 36 “idee di fondo” su cui si basa tutta la narrativa, di genere e non, dalla notte dei tempi ai giorni nostri. In altre parole, Polti (e prima di lui Gozzi e Schiller) ci dice che il numero di strutture narrative non è infinito come molti possono pensare, bensì limitato a poche decine: manco a dirlo, trentasei. Le strutture vengono poi analizzate in dettaglio fornendo informazioni su come sia possibile ricamare una storia attorno a ognuna di esse.

 

But I hear myself accused, with much violence, of an intent to “kill imagination.” “Enemy of fancy!” “Destroyer of wonders!” “Assassin of prodigy!” These and similar titles cause me not a blush.

Mi sono spesso sentito accusato, con molta violenza, di voler “uccidere l’immaginazione”. “Nemico della fantasia!” “Distruttore della meraviglia!” “Assassino del talento!” Questi e altri appellativi simili non mi causano alcun turbamento.

 

Ogni situazione non è altro che l’espressione di una crisi, uno spannung, l’apice della vicenda. Nel corso dell’azione si ha una Situazione quando i personaggi sono inseriti in un contesto tale per cui i contrasti e i conflitti siano evidenti e chiari, e il personaggio è costretto a compiere una scelta che crea delle conseguenze e inficia il proseguo della narrazione.

Polti espone le trentasei situazioni drammatiche sempre allo stesso modo: dà a esse un titolo breve e incisivo che racchiude il tema della situazione. Espone gli elementi dinamici che caratterizzano la situazione e infine illustra alcune possibili sfumature (le nuances), le variazioni sul tema che possono andare a comporre un intreccio basato su quella specifica situazione. In ogni opera possono essere sfruttate quante situazioni si desidera senza focalizzarsi su un singolo aspetto.

In questa serie di articoli che pubblicherò (spero) settimanalmente andrò ad analizzare le 36 situazioni servendomi del testo originale di Polti, tradotto dal francese all’inglese da Lucile Ray. Certo, sarebbe stato meglio partire dal testo in francese, ma io e la Lingua degli Angeli viaggiamo su due binari paralleli: non c’incontreremo MAI.

Prima di scendere nel dettaglio e scoprire alcuni dei possibili modi per lavorare le trame, vorrei fare un paio di considerazioni. La prima riguarda l’immotivata convinzione di molti autori esordienti di dover scrivere qualcosa che non sia mai stato scritto, qualcosa che sia originale a tutti i costi, rischiando spesso di incedere nel ridicolo. Ebbene, state tranquilli: avere un’idea che nessuno prima di voi ha avuto e trasporla su carta per creare una storia del tutto originale NON È POSSIBILE.
La seconda considerazione, strettamente correlata alla prima, riguarda il narratore più che il narrato; se non è possibile ordire una trama originale, è necessario che a essere originale sia il modo in cui l’autore gestisce l’intreccio, ossia la sua storia. In altre parole, come sostengo da sempre, le 36 situazioni drammatiche ci danno conferma che il COME si scrive spesso è più importante del COSA si scrive. Il volume di Polti offre moltissimi spunti interessanti per la costruzione di una storia: sta a voi riuscire a renderla vostra.

Passiamo ora a vedere in dettaglio la prima delle 36 situazioni drammatiche e come è possibile svilupparla.

 1 – SUPPLICA

Gli elementi dinamici necessari sono: un Persecutore, un Supplicante e un’Autorità dalla cui decisione dipende il destino dei primi due.

Vediamo di analizzare più a fondo gli elementi dinamici. Che caratteristiche possono avere?

Il Persecutore può essere uno ma possono essere anche molti; può perseguitare il supplicante in maniera cosciente oppure involontaria, può essere avido, vendicativo o cinico, può usare la sottile arte della diplomazia oppure mostrarsi in tutta la propria cattiveria. Ma può essere anche un personaggio positivo, che perseguita un Supplicante negativo.

Il Supplicante di conseguenza può essere ingenuo o eloquente, virtuoso o colpevole, umile o arrogante.

L’Autorità, neutra o parziale, con forza maggiore o minore rispetto al persecutore, può vedersi costretta a sacrificare chi ama in nome di un alto ideale oppure salvarlo a costo di essere ingiusta. Può essere logica oppure basarsi sull’emotività, in grado di cambiare idea repentinamente oppure di rimanere salda sulle proprie posizioni, costi quel che costi.

Questi tre elementi possono essere a loro volta suddivisi in tre gruppi; il primo (gruppo A) vede Persecutore, Supplicante e Autorità come tre personaggi distinti e indipendenti. Ma è lo stesso Polti a dirci che questa costruzione narrativa che prevede il buono, il cattivo e il potente è logora e abusata, tanto che già alla fine dell’Ottocento era costume di drammaturghi e scrittori applicare a essa numerose varianti (autori esordienti che scrivete fantasy, RICORDATEVI QUESTE PAROLE!).

Nel secondo gruppo (gruppo B) l’autorità è una componente associata al Persecutore, come per esempio un’arma sospesa sulla testa del Supplicante, oppure un potere non materiale che il Persecutore può esercitare nei confronti del Supplicante.

Nel terzo gruppo (gruppo C), il Supplicante può essere scisso in due figure distinte, il Perseguitato e l’Intercessore, andando ad aumentare il numero dei protagonisti e le variabili in gioco.

Alla luce di queste considerazioni, vediamo gli esempi di nuance più comuni per ogni gruppo:

GRUPPO A:  Il Supplicante implora l’Autorità di aiutarlo a sconfiggere il Persecutore.

GRUPPO B: il Supplicante implora il Persecutore di non usare l’Autorità contro di lui, facendo leva su sentimenti quali la carità e la pietà; per esempio la supplica per la restituzione di un cadavere, o per la liberazione di un congiunto.

GRUPPO C: il Supplicante nella persona dell’Intercessore implora il Persecutore di non usare l’Autorità sul Perseguitato.

Partendo da queste basi, è possibile creare infinite storie. Perciò dateci dentro, e aspettate martedì prossimo per la seconda situazione :-)