Pubblicato il

MondoScrittura: la nascita


LETTERA APERTA

Terminato il mio primo romanzo, ho iniziato a navigare le pericolose acque dell’editoria italiana alla ricerca di un editore. A trentacinque anni suonati, ancora credevo che la pubblicità del Gruppo Albatros su Canale 5 fosse un porto sicuro per chi, come me, desiderava diventare scrittrice dall’età di quattordici anni. Nella mia mente avevo conservato intatto “il sogno” dell’adolescente fino all’età adulta.

Scoprire che avevo a che fare con una macchina spennapolli è stata una doccia fredda. Ingenua? Può darsi. Anche le Streghe possono esserlo. Il mio breve incontro con il burrascoso mondo delle pubblicazioni scientifiche mi aveva fatto credere di essere approdata nel porto sbagliato, non avevo compreso che l’abitudine di rubare i sogni assieme ai danari fosse un diffuso malcostume.

Ingenua sì, ma anche caparbia con una discreta attitudine all’imprenditoria femminile. Cercando un editore ho iniziato anche a valutare la possibilità di diventare editore io stessa. E ho notato come la legge italiana, grazie al mondo delle associazioni, permette di iniziare questo cammino senza dilapidare un patrimonio.

Pubblicare a pagamento: spesa media 3000 euro. Risultato atteso: fama e gloria. Risultato ottenuto: indifferenza del pubblico e aspra critica dagli addetti ai lavori.

Apertura di una casa editrice: spesa media 500 euro. Risultato atteso: scovare talenti. Risultato ottenuto: le tue amiche ti guardano con vera ammirazione, quasi tu avessi appena trasformato il ranocchio in Principe.

Ma ero sola. Sola soletta. Nessuno dei miei congiunti, amici, parenti o vicini di casa ha mai scritto una sola riga in vita sua. Fatta eccezione per un nonno che non ho mai conosciuto, che comunque è morto prima della mia nascita, quindi non vale.

Il web è nato quando io avevo già compiuto vent’anni, la mia capacità di utilizzarlo era ed è rimasta limitata. Eppure questo incredibile strumento si è rivelato un oracolo, lo Specchio delle Mie Brame, l’unico che poteva indicarmi dove fosse Biancaneve.

Invece di Biancaneve, mi ha condotta da Grimilde, meglio conosciuta in rete come Nayan. Non era cattiva: solo schietta e diretta. E anche un po’ disillusa. Scriveva da Dio e commentava con professionalità. Ho iniziato a farle una “corte” prima leggera, poi sempre più ardita. Era la persona che più mi intrigava in un gruppo di duemila, quella che più sentivo simile a me nel modo di dire sempre quello che pensava, alla faccia di quello che si dovrebbe dire per convenzione sociale. Non volevo che pensasse di me che fossi una stalker, eppure volevo vedere in faccia la persona dietro l’avatar. Perché per quelli della mia generazione è spesso così: si può chiamare amico solo chi hai potuto vedere e sentire parlare.

Così quest’estate siamo riuscite a cenare insieme, brindando alla firma del mio contratto con Nulla Die. Per un soffio non siamo riuscite a brindare anche al suo contratto con la GDS, concluso poco dopo. Abbiamo parlato fino a notte fonda, ma non sono riuscita a fare breccia nel suo cuore disincantato. Non ancora. Servivano gli artefici di Maga Magò.

Perché nel frattempo la mia capacità di aggregare metteva in piedi una piccola realtà chiamata Nulla Die Boys. Quattro moschettieri, due uomini e due donne, esordienti con Nulla Die. Un gruppo nato per confrontarsi sull’esperienza, scambiare dubbi, incertezze, consigli. Una nave sicura per traghettare a vele spiegate fino al tanto agognato esordio. Il “moschettiere Cristina” si dimostrava più intraprendente degli altri. Una sera mi invia una mail nella quale, con nonchalance, mi chiede il mio numero di telefono. “Se non ti scoccia”. Erano le 21.29 di una sera di fine agosto, quando la nostalgia per le vacanze ormai trascorse ti logora dentro. Rispondo con fiducia, è una persona con la quale mi scrivo ormai da svariati mesi. Alle 21.43 squilla il cellulare, numero privato. Rispondo, colta da un lieve dubbio. Era lei! Alla faccia della “corte” soft.

Mezz’ora di piacevole conversazione con una spigliata parlata reatina ( eh, lo so, mica tutte le streghe vivono in capitale) mi fa comprendere che siamo sulla stessa lunghezza d’onda. Stessi intenti, stessi desideri, stessa volontà di realizzarli con calma e determinazione. E abbiamo in mente anche la stessa preda: Grimilde. La telefonata si trasforma in un rito sabbatico, ecco che uniamo le forze per una “pozione d’amore” alla quale non si può sfuggire.

È una dolce sera di settembre quando le tre Streghe si incontrano per la prima volta. Amelia e Grimilde conoscono già il ristorante, Maga Magò e Amelia conoscono la formula magica. Grimilde conosce molti segreti dell’editoria.

Si levano i calici colmi di un raro distillato: l’armonia.

Armonia di tre donne diverse, un improbabile terzetto unito dall’amore viscerale per la scrittura e tutto quello che vi ruota intorno. Baciate da quel pizzico di fortuna che ci vuole nella vita: quello che le ha fatte incontrare. Per conoscere la nostra missione, cliccate sull’immagine qui sotto.

Cordialmente, la vostra Amelia