PEZZOLI, Nicola – Quattro soli a motore

Titolo: Quattro soli a motore
Autore: Nicola Pezzoli
Editore: Neo Edizioni
Pag: 304
Genere: narrativa
Prezzo cartaceo: € 15.00

“Quattro soli a motore” è un romanzo corale toccante e avvincente. È l’archetipo del romanzo di formazione a tinte noir. È il capolavoro di un autore in evidente stato di grazia. Estate 1978. Lombardia occidentale. L’undicenne Corradino vive in preda alle paure: i bulli che lo attendono in prima media e lo chiamano Scrofa, la cinghia del padre violento, l’odiosa zia Trude, la vicina di casa e “viceprete” signorina De Ropp, e soprattutto il vecchio superstite di Villa Kestenholz. In mezzo a questo, una miriade di personaggi che concorrono a narrare una storia totale, esilarante e tremenda come solo l’adolescenza può essere.

Nicola Pezzoli non indugia, nel suo Quattro soli a motori il lettore viene immerso nella storia senza tentennamenti, ossia nella vita di Corradino, un bambino di undici anni:

Se non vi piace Corradino, chiamatemi come vi pare. Solo vi prego non chiamatemi Scrofa. Non è giusto chiamare Scrofa un ragazzino di undici anni. Tanti ne avevo nel 1978, l’estate che divenni un assassino.

In poche pagine Corradino viene illustrato con destrezza, di lui viene fornito un ritratto a tutto tondo che coinvolge ogni aspetto della sua vita: passato, situazione familiare, le persone che lo circondano.
La Lombardia agreste è il teatro della vicenda umana che ha il sapore della tenerezza e della rabbia di un ragazzino al cui sguardo attento non sfugge nulla. Gli squarci fotografici si susseguono senza pausa, frutto di scatti rapidi. Felici le eccezioni, come la descrizione del signor Sandro a rotelle:

La cosa strabiliante del signor Sandro a rotelle, la cosa che nessuno crederebbe ma giuro che è vera e se non ci credete impiccatevi, era che il signor Sandro, che di cognome si chiamava Castellari, adesso tu lo vedevi a rotelle così, vecchio e malandato e obeso e infermo su quella sua sedia, incapace di pisciare da solo, ma lui da giovane era stato un ciclista famoso e aveva corso il Tour de France, come gregario però, e nonna Corinna, prima di perdere la lucidità, mi aveva detto che a Parigi, quando finiva il Tour, lui e gli altri ciclisti si davano per giorni alle folies della bella vita.

Il signor Sandro a rotelle è solo uno dei molti personaggi che affiorano dalle pagine di un racconto ricco di ritratti efficaci, che contribuiscono a variegare la storia e che animano il mondo di Corradino innamorato di Cristina, di cui sogna con una tenerezza fanciullesca mista a una sessualità agli albori.
Pochi i dialoghi, lo sguardo del bambino e le sue riflessioni rappresentano il tessuto connettivo primario che lascia poco spazio a scambi lapidari.
Il mistero dei Kestenholz, il segreto che grava sulla sua nascita, il considerarsi un assassino in virtù di un’imperfetta consapevolezza delle dinamiche della vita e della morte, arricchiscono la trama di cui il motivo principale potrebbe essere la descrizione del periodo più bello dell’età più bella.

«Lasciamolo in pace» diceva.
«Che almeno si goda l’estate più bella della sua età più bella […]

Dal punto di vista formale, il testo è privo di sbavature. Nello stile dell’autore si sposano una notevole capacità descrittiva e una fluidità senza cedimenti. Paesaggi interiori, ambientazioni e tipologie umane vengono definiti con sicurezza all’interno di una storia che prende da subito, con cui si entra immediatamente in sintonia, a dispetto della dichiarazione iniziale in cui Corradino si denuncia assassino. La sottile ironia di Pezzoli trapela senza forzature, tradotta in parole e frasi che rendono la lettura leggera nonostante l’impronta fortemente descrittiva del testo. L’abilità di cogliere e di rendere fruibili gli aspetti salienti delle personalità che circondano Corradino, viene arricchita dalla capacità di evocare lo spirito preadolescenziale caratterizzato da una forte tendenza a reinventare in chiave fantastica. La sua riscoperta rappresenta un valore aggiunto notevole permettendo al lettore di riesumare parti della propria memoria.

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