Pubblicato il

MACCA, Flavia Maria – La maschera di Belleville

Titolo: La maschera di Belleville
Autore: Flavia Maria Macca
Genere: Giallo
Editore: Ciesse Edizioni
Pag. 320
Euro 18,00

Michelle Perrin, una studentessa universitaria di ventiquattro anni, sta correndo nel quartiere di Belleville a Parigi, cercando di sfuggire a un misterioso uomo mascherato che la sta inseguendo. Purtroppo, l’uomo la raggiunge e la rapisce. Cosa c’è dietro al rapimento di Michelle? Quale torbida storia? Il commissario Claude Roche e i due ispettori Alex Renard e Henry Rupert, si troveranno a dover districare un’imbrogliata matassa che li porterà a indagare all’interno di una grande industria farmaceutica di Parigi, la Paris Pharma e a fare i conti con una serie di omicidi seriali. Un romanzo che descrive i pericolosi percorsi e le deviazioni della mente umana, ai quali si intrecciano i sentimenti più veri: l’amore e l’amicizia.

La maschera di Belleville è un poliziesco borderline; in primo piano c’è l’indagine del commissario Roche e dei suoi ispettori Alex e Henry, ma forte è anche il fattore psicologico-introspettivo che avvicina l’opera a un noir. Il romanzo è ambientato a Parigi, in un’atmosfera suggestiva e intrigante che sfrutta gli archetipi del thriller classico.

Nonostante si parta in medias res, vivendo il rapimento di Michelle già nel prologo, l’inizio è stentato, soprattutto a causa degli infodump che riempiono le prime pagine. Quando parte l’indagine il ritmo migliora e il coinvolgimento del lettore aumenta in maniera esponenziale.

L’intreccio appare ben congegnato, anche se a tratti lo sforzo richiesto alla sospensione d’incredulità è troppo marcato. Di contro, è apprezzabile che lo scioglimento non venga gestito con il classico colpo di scena, ma al contrario appaia ragionato, e ben costruito grazie a un lavoro mai troppo pressante di divulgazione degli indizi durante l’intera narrazione.

Ogni capitolo affronta una porzione di vita dei vari personaggi, analizzando le sensazioni con cui essi vivono la scomparsa di Michelle e le azioni che compiono, sia allo scopo di risolvere il caso, sia indipendentemente da esso. Come in ogni giallo che si rispetti, ampio spazio viene dato agli interrogatori; a questo proposito c’è da rilevare come l’autrice, forse allo scopo di ricalcare troppo fedelmente la realtà, tenda a ripetere più volte gli stessi concetti, espressi da punti di vista diversi. Quest’attitudine stilistica, più adatta forse a un tessuto cinematografico che letterario, crea pericolose ridondanze che tolgono ritmo alla narrazione.

Molto convincente la figura di Alex, ben delineato sia dal punto di vista fisico sia da quello psicologico. Il suo modo di rapportarsi a Roxanne, la donna che ama, e la forte affinità con il collega Henry riescono a caratterizzarlo in maniera nitida e piacevole. La stessa Roxanne, sebbene agisca da comprimario, risulta un personaggio vivido e interessante. Nota di merito anche alla rappresentazione del misterioso sequestratore, su cui l’autrice riesce a tenere alta la tensione fino all’ultimo, una figura efficace e ottimamente contraddistinta dal modo di relazionarsi con il suo complice e con la sua vittima. Meno azzeccata invece appare la scelta di introdurre tutti i personaggi allo stesso modo, con una descrizione fisica che non si discosta mai dallo schema altezza, colore occhi, colore capelli, abbigliamento.

Poco incisivi la maggior parte dei dialoghi, troppo edulcorati rispetto alle situazioni in cui si sviluppano, e per questo poco verosimili; i dialoghi sono in grado di donare tridimensionalità e spessore ai personaggi e di caratterizzarli senza necessità di prolisse descrizioni fisiche. In questo senso le performance migliori si hanno quando i protagonisti della Macca si spogliano delle uniformi di personaggi narrativi per assumere i ruoli che gli spettano di diritto, quelli di poliziotti frustrati, madri disperate, ventenni confusi.

Nel complesso quella della Macca è una buona prova d’esordio, anche se lo stile appare ancora un po’ troppo ingenuo, poco adatto al registro narrativo di un giallo, dove il ritmo deve essere incalzante e stringente, scevro da spiegoni paesaggistici e maggiormente incentrato sui fatti; il romanzo avrebbe giovato da un’asciugata generale mirata a eliminare le ridondanze e le parti superflue. Ciò nonostante, la stoffa dell’abile giallista c’è, e si vede.

VALUTAZIONE: 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Inserisci il risultato *