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J’accuse

Tra poco sarà Natale, e come consuetudine saremo tutti più zuccherosi; la spropositata quantità di cibo che ingurgiteremo, unita alla valanga di buonismo che ci seppellirà, oltre a ingrassarci le carni avrà l’effetto di ottenebrare le nostre stanche membra, già provate da un anno di stress e arrabbiature senza soluzione di continuità. Ma visto che manca ancora qualche giorno alla festa più attesa dell’anno e i torroni sono ancora incartati, credo di poter rimanere fedele a me stessa e inacidire quanto basta questi ultimi giorni di Vigilia.
Perché oggi voglio mettere un ulteriore mattoncino a rinforzo di uno dei miei muri portanti: la convinzione che gli italiani siano afflitti dalla pessima, malsana e – termine forte, ma rende l’idea – mortifera attitudine di evitare come la peste qualunque occasione di ampliare le proprie vedute in fatto di letture, di leggere qualcosa che non sia il solito fenomeno da baraccone ipermercato, precludendosi così la possibilità di godere di ottimi autori in grado di produrre ottime storie. Ma il discorso sulle letture di nicchia non può prescindere da un’analisi più ampia, che riguarda il mondo dei lettori in generale.

Da anni sostengo che in Italia non si legge si legge molto poco, eppure arriva sempre il buontempone di turno a scagliare i suoi dardi contro quelle che ritiene affermazioni anacronistiche e demagogiche, perché l’Italia sotto questo punto di vista non si discosta dalle abitudini degli altri paesi europei, perché non è vero che in Italia si legge meno che in altri Paesi, perché l’Italia è un Paese ricco di cultura ecc…ecc… Beh, cari arcieri dell’antidemagogia, mi spiace per voi ma non è vero. E questo articolo che riporta i dati ufficiali diffusi dall’Associazione Italiana Editori ne è la conferma. Per chi non avesse voglia di andarselo a leggere, sintetizzo: i dati offrono un ritratto dei lettori italiani assai poco edificante. Nel 2011 meno di un italiano su due – ripeto, meno di un italiano su due – ha letto non cento, non dieci, nemmeno tre… ma un solo libro. Forse però fa più scena il prodotto che si ottiene cambiando l’ordine dei fattori (che come la matematica ci insegna, nella sostanza rimane identico): PIU’ DELLA META’ DEGLI ITALIANI NEL 2011 NON HA LETTO NEMMENO UN LIBRO. Ora che l’ho anche urlato forse è più chiaro.

Se i fenomeni editoriali delle major, nonostante la pressione mediatica che li sovrasta e che spesso li soffoca, vengono letti da meno di un italiano su due, quante speranze può avere la Grimilde di turno –  che ha pubblicato con un piccolo editore indipendente – che il suo libro venga letto da qualcuno? A meno che Grimilde non si dedichi a tempo pieno alla promozione del suo romanzo, probabilmente nessuna. E anche nel caso in cui diventasse agente di sé stessa le possibilità di successo sarebbero decisamente scarse, per non dire inesistenti.

Stupita? Meravigliata? Ma chi, io? Per niente. Io lo sapevo già, e posso dire con orgoglio di rientrare in quel 45% di italiani che invece un libro l’anno lo legge. Perché io ne leggo decine, all’anno. Sono orgogliosa di far parte di quello che viene chiamato lo zoccolo dei lettori forti, appellativo in grado di suscitare indignazione in tutti coloro che per pigrizia, per disinteresse o per troppo tempo passato a scrivere anziché leggere, in questa schiera non rientrereanno mai. Perché secondo gli scrittori forti (appellativo ironico, sia chiaro) non esistono distinzioni tra i vari livelli di lettura, secondo loro definirsi un lettore forte è uno snobismo, una forma di razzismo, quasi una bestemmia. Ma anche a questo – ahimè – sono abituata.

Ma se da una parte è vero che i dati diffusi dall’AIE non mi meravigliano, dall’altra è altrettanto vero che qualcosa che mi stupisce – anzi di più, che m’indigna – c’è.

Quello che mi indigna è il totale immobilismo di coloro che avrebbero l’obbligo morale di ribellarsi, coloro che per attitudine, inclinazione o semplice desiderio vorrebbero avvicinarsi al famigerato patinato mondo dell’editoria italiana. Parlo degli aspiranti scrittori, da sempre i peggiori nemici di loro stessi, che si rifiutano di avvicinarsi all’editoria emergente, che si disinteressano dei propri simili, perché chissà cosa mai potrà scrivere di bello uno sconosciuto, e perché dovrei leggerlo proprio io? Molto meglio che passi il mio tempo a scrivere, per ingrassare la filiera dei romanzi che mai nessuno leggerà.

Parlo di loro, ma non solo; parlo anche di chi transita o è transitato su questo sito ed è rimasto in silenzio a non fare nulla; un sito che in undici mesi di attività ha recensito 117 – centodiciasette – titoli, una media di quasi undici libri al mese, un libro ogni tre giorni e mezzo, il 95% dei quali scritti e pubblicati da autori esordienti o emergenti. Recensioni che magari vengono anche lette, recensioni magari a 5 stelle, di libri che però nessuno comprerà. Di libri che nessuno leggerà.

Quello che mi indigna è che su un sito come il nostro, le cui le pagine in soli undici mesi sono state viste la bellezza di 50.000 volte – cinquantamila volte! – nel 90% dei casi non ci sia stato nemmeno un commento alle nostre recensioni, se non nelle occasioni in cui l’autore si è sentito in dovere di difendere la propria creatura dalle nostre ferocissime critiche. A parte che trovo assai curioso che per avere attenzione e attirare i commentatori si debba sempre scadere in sterili litigi da bar, ma mi chiedo: perché nessuno commenta le buone recensioni mentre tutti si affannano a intervenire su quelle meno buone? Dovremmo forse iniziare a recensire solo titoli mediocri?

Quello che mi indigna è che su un sito come il nostro, che vede una media di oltre 110 visitatori unici al giorno, non ce ne sia stato nemmeno uno che si sia sentito in obbligo morale di commentare l’articolo sui dati dell’AIE, o che ne abbia avuto l’interesse, o che abbia esposto il suo punto di vista, anche per dire che non era d’accordo.

Di contro c’è da dire che quei pochi commenti che riceviamo sono quasi sempre mirati a distruggerci, a mettere in dubbio qualunque cosa affermiamo, come se l’obiettivo di chi viene a visitare Mondoscrittura non sia quello di informarsi sull’editoria emergente o sulle iniziative che portiamo avanti per diffondere la cultura, bensì di sconfessare, con ogni mezzo e chissà poi per quale motivo, i nostri articoli, spesso facendo pessime figure e venendo puntualmente sbugiardato dai dati che siamo in grado di portare a sostegno delle parole.

Quello che mi indigna è che su un sito come il nostro, che in soli undici mesi di attività ha avuto la bellezza di quasi 16.000 visitatori unici – sedicimila persone diverse! – i giveaway vengano seguiti puntualmente da poche persone (poche ma buone, che ovviamente ringrazio di cuore). Perché da quello che emerge, su oltre 16.000 persone, solo a quei pochi interessa ricevere un bel libro – perché in giveaway ci vanno solo i bei libri – in maniera completamente gratuita, senza dover pagare niente, con il postino che te lo viene a consegnare direttamente a casa e non devi fare nemmeno lo sforzo di scendere alla cassetta delle lettere.

Quello che m’indigna è che in questo paese non si legge. Non si legge nemmeno quando i libri vengono forniti in digitale a meno di un euro a copia. Non si legge nemmeno quando i libri sono completamente gratuiti. Non si legge nemmeno quando i libri vengono messi sotto il naso del possibile fruitore di turno, al quale si richiede come unico sforzo quello di avere l’energia necessaria per sfogliare le pagine.

Questa mi sembra l’ennesima dimostrazione di quanto poco interesse ci sia in Italia attorno alla lettura. L’ennesima dimostrazione che tutti vogliono scrivere e pochi, pochissimi, si soffermano a leggere quello che scrivono gli altri, siano essi autori affermati o – fuggite, sciocchi! – autori emergenti. Questa mi sembra l’ennesima dimostrazione che l’italiano con il manoscritto nel cassetto è convinto che tutto gli sia dovuto, che merita di pubblicare con Mondadori perché ha speso il proprio tempo a scrivere il capolavoro del secolo anziché a leggere (e magari a imparare come si scrive).

E l’ultima domanda che oggi spinge per uscire dai miei polpastrelli è: cosa deve fare una realtà come Mondoscrittura più di quello che già fa per incentivare e aiutare gli autori esordienti? Io, al momento, la risposta non ce l’ho. Però è quasi Natale, e non è detto che tra qualche giorno il vecchio Santa Claus non me la lasci sotto l’albero. Peccato che io l’albero non lo faccia mai.

19 pensieri su “J’accuse

  1. D’ho, ancora nessun commento? Inizio io, dai. Uhm… comincio dai dati: meno di un italiano su due ha letto un libro nell’ultimo anno. Io per fortuna faccio parte dei lettori “forti”, e so cosa provi. In fondo, perché credi che molta gente, al giorno d’oggi, dove la scuola d’obbligo include otto anni, non più cinque (e già da un po’, eh… mica è novità) ancora non sia in grado di scrivere una frase in un italiano corretto? Non generalizzo, perché cerco sempre di evitare, ma so, perché ne conosco molti, molti di persona (sapete che lavoro faccio, no?), che tanti studenti non studiano per il semplice fatto che i libri sono… pesanti? Cioè, scusa, un’antologia della letteratura italiana pesa un bel po’, eh… scherzi sollevarla e poi perfino aprirla? (sono ironica, si capisce? D: ). Penso comunque che non bisogni dimenticare, ritornando alla statistica, che i libri costano. Io, per esempio ne comprerei a pacchi, ma non posso permettermelo. Quindi sì, approfitto spesso e volentieri dei Giveaway che organizzate voi, o altri, e siccome so che mettete in palio libri buoni, non mi chiedo se lo scrittore sia emergente o no. E comunque sapete che, nel mio piccolo, cerco di sostenere gli esordienti e gli emergenti, quando posso e come posso. Per quanto riguarda l’ultima domanda che ti sei posta, cara Grimilde, incazzata e cazzuta, ossia questa “cosa deve fare una realtà come Mondoscrittura più di quello che già fa per incentivare e aiutare gli autori esordienti?” La risposta che ti posso dare è solo questa: continuate così, non vi abbattete, state facendo un ottimo lavoro.

  2. Cosa posso dirti, Grimilde? Che hai ragione. Quello che state facendo, in quattro gatti che siete (anzi, solo tre) è un lavoro grosso, ben fatto e fatto gratis. Procedo al mio esame di coscienza. Io per prima spesso leggo qui e non penso che a chi ha scritto l’articolo farebbe piacere un commento, anche solo un “ricevuto”, quello che noi aspiranti scrittori vorremmo tanto ricevere dagli editori. È un’abitudine frettolosa e utilitaristica di cui neanche ci accorgiamo, e quindi ben venga il tuo richiamo. Fa bene una strigliata, ogni tanto.
    Circa le statistiche (un Italiano su due non ha letto neppure un libro nel 2011), ammetto il mio stupore: non pensavo che fossimo tanto in basso (e spero che nella statistica non rientrino anche i libri di ricette e barzellette…). Certo che questo spiega in parte le condizioni deplorevoli della cultura nella nostra cara, bellissima, disastrata Italia.
    Buon Natale a te, alla Maga Magò e Amelia, e un bellissimo 2013 a tutti!

  3. Cara Grimilde,
    tu accusi, e io controaccuso (tanto lo sai che sono un bastian contrario, vero?).

    Premetto: se leggere un libro al mese rende lettori “forti”, allora ammetto di essere un lettore “forte” (e anche qualcosina di più, magari).
    La mia libreria minaccia il collasso gravitazionale: occupa diversi metri di corridoio, con cinque ripiani dall’altezza del ginocchio fino al soffitto, ed è completamente stipata di volumi, con alcuni degli scaffali (uno per tutti: i classici greco-latini) in doppia e perfino tripla fila.
    (sì, li ho letti tutti: incredibile cosa si riesce a fare buttando via la tv, vero?)

    Di tutte queste centinaia (se non migliaia) di volumi, quanti sono quelli di esordienti contemporanei?
    Se escludi i miei e quelli degli amici, ZERO.

    Quanti libri di esordienti ho letto nel 2012? Pochi, pochissimi.
    Quanti libri di esordienti “che non conosco di persona” sono tra questi? ZERO.

    Zero, ripeto.

    E perché, questo?
    Tieniti forte, trattieni il respiro, e conta fino alla nausea prima di bannarmi per sempre da questo sito: perché i libri di esordienti (inclusi i miei) non valgono il tempo che dovrei investire per leggerli.
    Francamente: avendo un pomeriggio libero, mi conviene impiegarlo con “Memorie del sottosuolo” (che è solo uno dei millemila romanzi che dovrei leggere ma non ho ancora letto) o con “Sono quello che vuoi”?
    Senza offesa, ovviamente, ma credo che tu conosca già la risposta.

    Certo, i libri degli amici li leggo (per esempio, solo quest’anno ne ho letto almeno uno di ciascuna di voi tre streghette, tra i quali, appunto, “Sono quello che vuoi”): ma lo faccio per una forma di cortesia, non certo perché mi aspetto che quei libri cambino la mia vita o il modo in cui vedo il mondo.

    Perché in fondo il concetto è quello: se anche passassi sedici ore al giorno senza fare nient’altro che leggere, in tutta la mia vita non riuscirei lo stesso a dare la dovuta attenzione nemmeno ai soli capolavori del passato, a quei libri che “bisogna” aver letto almeno una volta nella vita.
    Quando prendo in mano l’ultimo Tonani (“Mondo9”, che ho recensito giusto l’altro giorno) lo faccio per amicizia nei confronti dell’autore, non certo perché mi aspetto di uscire cambiato dall’esperienza.

    Sono uno snob? Sì, e me ne vanto!

    Perché, vedi, qui non si tratta di distinguere tra “lettori forti”, “lettori deboli” e “non lettori”.
    La distinzione non è solo quantitativa: altrimenti non faresti che dare corda al pressapochismo di “è istruito perché ha letto tanti libri”.
    Leggere è (e deve restare) un momento di confronto, con se stessi prima ancora che col resto del mondo.
    Leggere significa avvicinarsi a un testo col proposito di arricchirsi; ma leggere senza senso critico non è arricchimento: è accumulazione.
    Ti dirò di più: leggere per il gusto di battere il record di libri finiti in un anno è – lasciatelo dire senza offenderti – pietoso. Inquietante, perfino, se pensi che potrebbe essere stato proprio questo atteggiamento ad aver allontanato la gente dalla parola stampata: leggere senza pensare non porta a nessuna crescita, e perfino il lettore occasionale più becero prima o poi si rende conto che si tratta di un atto vuoto e tutto sommato superfluo. E se è superfluo, allora perché perderci tempo?

    Ah! Mi dirai: “tu predichi bene ma razzoli male!”
    Sì, è vero: anch’io ho ceduto, e ho pubblicato un libro (che hanno letto forse cinque o sei persone al mondo, te inclusa).
    Lo ammetto (“do I contradict myself? Very well then I contradict myself”): è stato un errore. Infatti i successivi sono chiusi in un cassetto, e ci rimarranno, malgrado le proteste dell’altra streghetta tua complice. Perché? Perché preferisco che quei pochi lettori che sono rimasti dedichino il loro poco tempo a qualcosa di serio, invece di perderlo dietro alle mie masturbazioni mentali (e non solo).

    La domanda corretta da porsi, secondo me, non è “perché leggiamo così poco?”
    La domanda corretta è invece: “perché leggiamo?”
    Personalmente, sono convinto che la risposta potrebbe spiegare molto di ciò che succede alle casse della libreria che hai sotto casa (ammesso che ne sia rimasta ancora una aperta).

    Un bacio. Anzi, tre.

    1. No Alain, se c’è una cosa di cui mi sento offesa, anzi, offesa non è la parola giusta, diciamo amareggiata, è che leggendo la tua risposta ho capito di non essere riuscita a trasmettere il messaggio che volevo trasmettere. Tu ne stai facendo un discorso numerico, come se io avessi detto di voler intraprendere una gara a chi legge più libri. Questa, scusa il termine, è una cazzata colossale. Quello di cui parlo io è tutt’altro. Se c’è una cosa che mi offende è leggere tra le righe che secondo te il lavoro di Mondoscrittura è equiparabile a un accumulo di libri letti senza che essi abbiano apportato alcun valore aggiunto né a noi, né ai rispettivi autori. Parli di accumulo senza alcun senso critico, di leggere senza pensare… lascia che ti dica che se è questo che pensi beh sì, allora mi sento offesa.
      Per il resto, credo che siamo su posizioni talmente distanti da non riuscire a intavolare una discussione costruttiva. Tu parti dal presupposto che lo scritto di un autore esordiente non possa darti di più di quello che ti dà un capolavoro fatto e finito. Io no. Potrei farti decine di esempi, ma tanto non credo che riusciremmo mai a trovare un punto d’accordo. Siamo distanti perché un’altra cosa che m’indigna è il pregiudizio, e tu parli (e agisci, a quanto pare) con pregiudizio. Letto uno, letti tutti? E allora lo stesso discorso dovrebbe valere per i grandi nomi. Perché paragonare il mio romanzo o quello di qualunque altro esordiente a un best seller è una cosa priva di senso, e non è certo quello che volevo intendere io quando ho parlato di arricchirsi. Arricchirsi non significa cercare il libro che ti cambia la vita, significa – per me – acquisire qualcosa che potrà servirmi in futuro, sia essa positiva o negativa. Perché leggo? Per divertirmi, per capire, per ispirarmi, per rilassarmi, per arricchirmi. E tutte queste cose le trovo anche nei romanzi degli esordienti. Ovvio che in mezzo ci sia anche tanta merda, ma arroccarsi su posizioni individualistiche e preistoriche secondo me non serve a niente.

  4. Io leggo perché amo leggere. Da sempre. Fino a tre anni fa, alternavo un libro “commerciale” a un “classico” o un “premiato”: mi concedevo un giro di Sophie Kinsella dopo aver letto James, passando per il premio Strega dell’anno in corso. Quando da lettore ho avuto la presunzione (che tale rimane) di diventare aspirante scrittore, mi è capitato di leggere in diversi forum quello che Grimilde oggi grida a gran voce: che gli esordienti non leggono e non acquistano esordienti. Mi sono resa conto che si trattava di un paradosso vero e proprio, e ho iniziato a leggere le famose prime volte (non la nostra antologia, ma le prime opere di mie compaesani). Da quest’anno, grazie a Mondoscrittura, posso dire di averne letti davvero tanti. E tanta immondizia, non lo nego. Così continuo ad alternare i libri per riprendere fiato: gli esordienti hanno sostituito Sophie Kinsella, e ancora continuo a leggere Buzzati o Cassola per riprendere contatto con la letteratura con la L. Però devo anche dire che non ho avvertito molta differenza, perché tra tante schifezze, ho trovato anche dei libri che a mio giudizio avrebbero meritato di stare vicino alla Kinsella, e sopra le 50 sfumature. Tanto per fare nomi, ma per non essere campanilista, quello di Carlo Sperduti e quello di Fabrizio Fondi: le mie recensioni sono state esaustive al riguardo. Quelli sono libri scritti da gente che legge e ha letto libri, che ti fanno riflettere o sorridere o emozionarti senza farti storcere il naso. Quindi, caro Alain, l’emergente può e deve poter diventare scrittore, ambire a diventare nel prossimo millennio un “classico”, perché tutti quelli che leggi e hai letto nella tua biblioteca sono stati per una volta esordienti (compresi i classici greci).
    Faccio un passo oltre: combattere tutte le forme di cattiva letteratura (quindi di svilimento della cultura)è preciso dovere di chi ama la lettura.
    Per rispondere ad Angela: temo che i libri di cucina e barzellette rientrino nella statistica del libro l’anno! Riguardo i commenti agli articoli, penso che il commento non serva solo come forma di “compenso” a chi lo ha scritto, ma anche per dare un segnale che insieme alle contestazioni (che ci stanno, e ci devono stare fino a che rimangono civili scambi di opinione) ci sono anche apprezzamenti. Tanto per avere un quadro della situazione.
    Riguardo a Sil: non faccio i conti in tasca a nessuno, ma come Grimilde faceva notare ci sono tanti testi on line che costano veramente molto poco (o anche niente). Poi c’è sempre una soluzione che funziona: non muoverà il mercato, ma di certo promuove la libera circolazione delle idee. Il prestito. Anzi, mi hai fatto venire una splendida idea per provare a rispondere alla chiosa finale di Grimilde: nel 2013 Mondoscrittura potrebbe promuovere un bel bookcrossing!
    Un grazie e un abbraccio a voi che avete risposto e a quanti risponderanno: è una conferma che quando si va un po’ sopra le righe si ottengono dei risultati, e lo dico senza un briciolo di ironia anzi con un quintale di soddisfazione.

  5. Replico a due punti interessanti nella tua riposta (ce ne sarebbero di più, ma preferisco rimanere in tema).

    Punto uno: “Lo stesso dovrebbe valere anche per i grandi nomi”.
    OVVIAMENTE il mio ragionamento vale anche, e soprattutto, per i Grandi Nomi.
    E non sto parlando solo dei Grandi (o presupposti tali) di oggi: a memoria, stento a ricordare UN singolo bel romanzo di esordio di un Grande. Vatti a leggere i primi romanzi di Marquez, o di Saramago, per avere qualche esempio di Grandissimi che hanno iniziato con le ciofechine (e questo pur essendo entrambi giornalisti — quindi scrittori di mestiere). Borges ha perfino ritirato dal mercato e distrutto il suo primo lavoro, perché ne aveva capito (a posteriori) l’inconsistenza.
    (“Il nome della rosa” non vale, perché Eco pubblicava da quasi vent’anni prima di buttarsi in narrativa, e quando l’ha fatto era forse il maggior teorico d’Italia, se non d’Europa.)
    Perfino il papà di Carla Fracci avrà fatto i suoi bravi filmini super-8 dei saggi di danza della sua bambina: ma questo non significa che adesso io debba sorbirmi tutti i filmini di saggi di danza fatti da tutti i papà d’Italia nella speranza di vedere tra le bimbe una possibile futura Carla Fracci (a meno che io non sia un talent-scout pagato apposta per farlo).
    Prima di diventare un’étoile bisogna farne, di strada: e salvo i parenti, ben pochi pagano il biglietto per vedere quei primi spettacoli. Ti ricorda nulla?

    Punto due: “Paragonare il mio romanzo o quello di qualunque altro esordiente a un best seller è una cosa priva di senso”.
    Premettiamo intanto che i best seller sono di solito immondizia peggiore di quella dell’esordiente medio, e che i parametri di giudizio sono ben altri che il numero di copie vendute nell’ultimo mese (e se proprio vogliamo contare, allora semmai contiamo il numero di edizioni stampate nell’ultimo secolo, escludendo dal computo gli ultimi due o tre anni).
    A parte questo, non capisco la tua obiezione: a che altro dovrei paragonare il tuo romanzo se non al suo diretto concorrente? Se trovo due volumi sul comodino e ho solo un’ora per leggere, mi spieghi quale altro paragone dovrei fare se non “che faccio: leggo Tolstoj o l’ultimo di Bartolomeo Pistalozzi?”
    Entrambi mi stanno chiedendo il mio tempo, e io devo scegliere: mi spieghi su quali basi dovrei decidere, se non su quelle dell’alta probabilità che Tolstoj abbia qualcosa di più interessante da dirmi? (io spero che non ci sia nessun Pistalozzi tra i frequentatori del blog. Nel caso, mi scuso.)
    Hai ragione, non è detto: in linea teorica, Pistalozzi potrebbe essere più saggio e più acuto di Tolstoj.
    Statisticamente, punto sul fatto che non sia così, e accetto la possibilità che UNA volta nella vita potrò anche sbagliare. Pazienza.

    Altri tre baciotti.

  6. Ma lascia perdere me, io non c’entro niente, inutile ridurre tutto a una questione egoica perché non è questo il punto. Torno al discorso di prima: presupposti diversi. Io non paragono, io aggiungo. Perché paragonare mi sembra semplicemente riduttivo. Io non sto chiedendo di comprare tremila euro in libri di esordienti. Non lo sto chiedendo a te come a nessun altro degli utenti di Mondoscrittura. Io sto parlando di letture che noi spesso offriamo a titolo gratuito, letture che danno la possibilità di conoscere romanzi che certo non cambiano la vita, che probabilmente non troveremo mai sullo scaffale di una libreria, che non arriveranno mai in Mondadori ma che forse ci daranno qualcosa in termini di puro e semplice piacere di lettura. Diventa una questione di tempo? Io credo che questa sia una giustificazione, esattamente come quella di chi sostiene di non avere dieci euro in un anno per comprare un esordiente e non ha le palle di ammettere che in realtà non gliene frega niente di leggere un esordiente (tu almeno lo ammetti, ed è già molto). Per quanto mi riguarda, non credo che un paio d’ore di lettura di un Fabrizio Fondi (un esordiente che trovo bravissimo) tolgano nulla alla nostra vita quotidiana.

  7. Ad Amelia: Certo, certissimo, esistono testi che costano poco online! Poi, eh, anch’io ho già una bella libreria a casa, quindi appena mi è possibile (e a volte, anche quando non dovrei) compro libri a più non posso (del tipo che compro libri per me, per mia figlia e per quando mia figlia sarà più grande, non so se mi spiego XD). Tanto per dire: indovinate cosa voglio per Natale? Mia sorella già lo sa XD L’idea del bookscrossing non è male, ma dalla mia esperienza c’è una certa probabilità che potrebbe non funzionare. Per me in ogni caso non funzionerebbe perché sapete dove vivo, vero? Prima di pagare i costi di spedizione, tanto vale la pena acquistare il libro XD
    A tutti, in generale: Per quanto riguarda la domanda che vi ha posto Alain, se posso, vorrei rispondere anch’io: io leggo perché mi piace leggere, e mi piace leggere perché trovo stupefacente come certi autori siano in grado di trasportarmi in altri mondi e in altre vite, durante poche ore di lettura. E poi leggo QUELLO che mi piace. Non devo aver letto tutta la letteratura classica italiana e internazionale per essere una lettrice forte. E non devo analizzare ogni singola frase di un romanzo ( a volte lo faccio, altre no), leggo perché ho voglia di rilassarmi. E leggo anche libri come la saga di Undead che mi fa ridere tanto, e ogni tanto ci vuole uno stacco dai libri seri e che fanno riflettere.
    Poi vorrei dire una cosa ad Alain, spero di non rubarvi troppo spazio, ma vorrei dirlo anche pubblicamente. Io il tuo libro l’ho letto, ricordi? Sì, che ricordi 😛 Vorrei dirti che mai mi sono pentita di aver dedicato il mio tempo alla piccola protagonista, ricordi bene anche come mi ha entusiasmata vero? No, il libro non mi ha cambiato la vita, ma non ho bisogno di un libro che mi cambi la vita ad ogni costo, ho bisogno di un libro che mi emozioni. Il tuo lo ha fatto e quindi tenere chiusi nel cassetto due altri romanzi è davvero un gran peccato.
    E la stessa cosa posso dire del romanzo di Enrica: no, non mi ha cambiato la vita, ma mi ha tenuta attaccata a sé come con la colla, e quando un libro ha quest’effetto su di me, allora non posso che complimentarmi con l’autrice (e l’ho fatto XD). Non mi pentirò mai di averlo letto, dedicandogli del tempo. Leggere tutti i capolavori è un’impresa impossibile (anche se Alain a quanto pare è sulla buona strada per farcela), ma sinceramente, perché dare sempre importanza al VECCHIO (e fu così che venni bastonata) e mai al GIOVANE? È un po’ come con la vita stessa: per un giovane è importante imparare dagli anziani e dalla storia, ma non dimentichiamo che i giovani, ebbene sì, sto per dire una cosa molto scontata, ma che spesso sembra venga dimenticata, i giovani sono il futuro. Diamo loro un po’ di spazio, apriamo e allarghiamo un po’ le vedute! Su! 😀
    ah, per giovane, non intendo solo d’età, non so se si era capito D:
    ok, finito XD Streghette, continuate così!

    1. @Lucia: No, ma quale spazio rubato… questo post era una lamentela a chi non commentava, i tuoi interventi sono oro colato! E per inciso mi trovo d’accordo con te su tutta la linea 😉

  8. Alain, innanzi tutto grazie per il bacio che ricambio: SMACK!

    Tu dici:
    —————-
    Entrambi mi stanno chiedendo il mio tempo, e io devo scegliere: mi spieghi su quali basi dovrei decidere, se non su quelle dell’alta probabilità che Tolstoj abbia qualcosa di più interessante da dirmi? (io spero che non ci sia nessun Pistalozzi tra i frequentatori del blog. Nel caso, mi scuso.)
    —————–

    Io decido sula base di quello dei due con più probabiltà di stupirmi. Quando vedo un libro non penso a quanto potrebbe interessarmi, ho solo una preghiera:
    stupiscimiscimi!
    Insomma, Tolstoj (con tutto il rispetto del mondo) come potrebbe più stupirmi? Pistalozzi… hai visto mai?
    E giro la ruota.

  9. Dieci commenti (undici, con questo), ma poi in definitiva siamo sempre noi a dircele 🙂
    Mi riporta alla mente un mio vecchio racconto, mai pubblicato, che si svolgeva in un paese dove gli abitanti avevano una bocca smisurata ma non avevano orecchie…
    ^__^

  10. Sbirciando nel tuo cassetto ho colto la nota a margine targata N.d.P. secondo cui quei bravi paesani stavano parecchio avanti quanto a lettura labiale.

    N.d.P.
    Nota del Pistolozzi

  11. Una piccola premessa: intervengo perché qui siamo su una piattaforma gestita da adulti, Alain da qualche altra parte saresti già stato appeso come una bandiera sul balcone di casa.
    Rispetto la tua opinione e su molti punti condivido il tuo pensiero. Ma non posso che condividere completamente Grimilde. A me sembra di leggere tra le righe che l’editoria italiana è fatta così e non possiamo farci nulla e può essere anche vero: l’intervento di Grimilde, i Forums di aspiranti scrittori, le piccole case editrici l’esistenza di Mondoscrittura possono sembrare agli occhi di chiunque il tentativo di fermare un Frecciarossa in corsa mettendogli una mano davanti, un gesto inutile, Il Frecciarossa continuerà a correre. Ma, buon Dio, qualcuno che abbia il coraggio di mettere la mano davanti al treno prendendosi i suoi rischi, ci deve essere! Se tutti ne parliamo ma nessuno in concreto si “batte” per cambiare le cose, parliamo solo di aria. In questo anno le streghe si sono date un gran da fare per aiutare gli esordienti capaci a incrementare le loro vendite, in sostanza, hanno fatto tutto quello che hanno potuto. Ma nelle grandi librerie, quelle nei centri commerciali o nelle vie del centro città bisogna entrarci: ti macchi con 150 sfumature di nulla, fai un Volo verso il basso, chi a casa non si occupa delle faccende tra gli scaffali Fa’ letti, si sfoglia il romanzetto di un cantante avvinazzato; ma se cerco la storia di una famiglia distrutta dagli affetti da una malattia, scritta con un linguaggio appropriato, devo andare su internet… non la troverò mai a Milano in Corso Vittorio Emanuele o a Piazza della Repubblica a Roma.
    E questo perché? Perché nessuno ha più voglia di rischiare. Un tempo si vendevano i libri al metro (Senta principale, mi fa un metro e mezzo di libri con la copertina rossa? Così mi arredo la parete attrezzata, sa?), a Domenica in Baudo presentava il libro della domenica. Ma se la gente in tivù ormai guarda programmi per cerebrolesi, o se preferite, i palinsesti delle reti televisive mandano in onda solo programmi per cerebrolesi, come possiamo pretendere che la gente si intellettualizzi quando i mulini a vento dell’editoria non fanno altro che addormentarne il discernimento?
    D’altro canto c’è anche un’altra criticità: l’ego. Quante volte ci si scontra con l’ego sconfinato degli autori. Tutti hanno la malcelata convinzione di avere scritto l’ultimo capolavoro della letteratura mondiale: beh, a mio parere sarebbe il caso di iniziare a spargere in giro la voce che dopo “La Divina Commedia” non è mai stato pubblicato niente che sia degno di essere accostato a cotanta bellezza. Bisognerebbe far sapere in giro che chi scrive è soltanto uno a cui è venuta in mente una storia e spera che piaccia a chi la vuole condividere, e chi legge è soltanto uno che vuole farsi raccontare una storia e spera che la storia gli dia un’emozione che duri nel tempo.
    Care streghe, continuate senza mai arrendervi nella vostra battaglia, io nel mio piccolo cercherò di fare la mia parte.
    Un Bacio a tutt’e tre, anche se uno dei tre si sdoppierà e finirà nel cuoricino che batte dentro una di voi.

    P.S. scusate gli eventuali errori ma ho scritto tutto d’istinto e senza controllare il testo.

  12. Grazie Kiss: non solo per il bacino doppio (arrivato dritto a destinazione) ma sopratutto per il tuo contributo a questa discussione. Ironico, mai sarcastico, sempre appropriato.
    E grazie anche per il riferimento alla ‘piattaforma adulta’: chi doveva comprendere ha compreso.
    Noi facciamo del nostro meglio, è bello che ci sia il contraddittorio e non è detto che tutti debbano pensarla come noi. Però è anche piacevole sapere che, nel nostro piccolo, siamo riuscite a mettere la famosa mano per fermare il Frecciarossa. Il contributo di voi che ci seguite è un’ulteriore mano aggiunta in questa lotta che può apparire contro i mulini a vento. Io sono fermamente convinta che un battito d’ali a Roma possa scatenare un uragano in tutta Italia.

  13. Cara Grimilde,
    Concordo con molte delle considerazioni che hai esposto con coraggio in questo articolo al vetriolo, sparando a zero anche sui tuoi potenziali interlocutori, e oserei dire clienti.
    È vero, molti autori si fanno prendere dalla contagiosissima malattia del “vanity press”, finendo col chiudersi in se stessi, con tutto quello che ne consegue, e che tu hai ben evidenziato.
    Ad essere sinceri, i primi tempi – quindi circa tre anni fa – questo virus letale aveva fregato anche me, ma per fortuna ne sono uscito in tempo. Posso affermare con un pizzico di orgoglio di non aver mai pubblicato nulla a pagamento. E il merito non è tanto del mio buon senso (che sarebbe troppo comodo e falso ostentare), ma dei commenti letti nei vari forum letterari e nei siti come il vostro. E nonostante questi avvertimenti (siccome sono di coccio), stavo finendo in un altro inganno, ben più insidioso e nascosto del primo: quello delle antologie di racconti “assemblate” per esser vendute (solo) agli autori; un’altra fantastica chicca dell’editoria a pagamento. 🙂
    Credo quindi che sia importante fermarsi ogni tanto a fare un po’ di sana autocritica, come il tuo articolo suggerisce.
    Riguardo al nostro tempo – e allargo il discoso – l’altro giorno leggevo che le parole del 2012 più cliccate in Italia sono state “Belen” e “IMU”. Se oggi conta solo il sesso e il denaro è difficile proporre qualcos’altro; come minimo è impopolare. Ma bisogna continuare a lavorare su ciò in cui si crede. Io lo faccio scrivendo racconti. È l’unica passione che ho, forse l’unica cosa che un pochino ho imparato a fare e che consiglio alle mie figlie.
    Leggo moltissimo (con ritmi da bradipo, lo ammetto) spaziando da un genere e da un autore all’altro. Un romanzo mi deve incuriosire. Punto. Non mi interessa chi l’ha scritto e tantomeno il suo editore. A volte sono attratto semplicemente dal titolo. Perché la lettura per me è solo un piacere e un’occasione per apprendere qualcosa. Ecco, secondo me la lettura andrebbe vissuta proprio così: come un’occasione.
    Scrivo poco, e solo racconti brevi. Perchè non butto giù un romanzo? Per due motivi: 1) non ho le spalle abbastanza larghe (leggi: non sono in grado) e 2) non trovo l’ispirazione che mi porti a superare le venti cartelle. Ci ho provato una volta, ma niente. Il vuoto. E intanto con un po’ di umiltà aspetto. E leggo.
    Quanto alle vostre iniziative, ho partecipato ai primi cinque giveaway e ho smesso appena ne ho vinto uno, per dare anche agli altri la possibilità di vincere un libro. Ho pubblicato un commento sul sito e ho promesso all’autore di far girare il suo testo perchè l’ho trovato interessante e ben scritto. Non è molto ma mi sembrava doveroso.
    Quanto a Mondoscrittura, mi piace moltissimo quello che fate, soprattutto l’umiltà con cui affrontate ogni cosa, davvero rara in questo ambiente. Ne ho avuto conferma alla serata di presentazione della vostra prima antologia. Di serate come quella ne ho viste tante in tre anni (non lo dico per fare lo sborone), ma mai ho trovato nei volti degli editori quello che ho scorto nei vostri: pudore, sensibilità e franchezza. In una parola, onestà. E non lo dico nemmeno per piaggeria: non voglio vendervi niente, tranquille, e nemmeno “provarci”. Sono un uomo serio, dicono. 🙂
    Chudo questo banale intervento con un augurio.
    Il viaggio dei salmoni, come è noto, è lunghissimo: alcuni risalgono fino a cinquemila km per deporre le loro uova in acque dolci e ossigenate. Durante il loro faticoso viaggio rinunciano persino a nutrirsi. Tutto questo solo perchè credono in qualcosa.
    Vi auguro di continuare così, controcorrente.

  14. Grazie Massimiliano, e non solo per i complimenti: grazie perché sin dall’inizio hai sempre dimostrato entusiasmo e voglia di esserci, e credimi, per noi è tantissimo. La tua presenza alla serata di presentazione dell’antologia ne è stato un esempio concreto; ho apprezzato moltissimo anche il fatto che tu sia stato l’unico dei vincitori dei vari giveaway a recensire il testo ricevuto, e a condividere il tuo pensiero con l’autore proprio qui, sul nostro sito. A volte, al di là delle sviolinate, basta davvero poco per sentire che il proprio lavoro e il proprio impegno vengono apprezzati 😉

  15. Grazie a te, streghetta!
    Mi dispiace che non ci siano stati altri commenti sui vari giveaway. Sono sorpreso e un po’ perplesso. Non è che costi così tanto scrivere due righe per dire se il romanzo è stato apprezzato o meno.
    Per quanto mi riguarda, per il nuovo anno prometto di essere più presente sul sito. A questo punto ci vorrebbe lo smile con le alucce da angioletto, ma non lo so fare. 🙂
    Buone feste, allora, e ripartite alla grande!

  16. Wow! Questo sì che è uno sfogo “con i fiocchi”! 🙂

    Nelle statistiche che hai mitragliato purtroppo mi ci ritrovo anch’io. Non sono mai stato un assiduo lettore, lo ammetto, ma molto è dipeso dal contesto culturale in cui sono cresciuto. E ora, con il digitale, pian pianino sto recuperando.

    Se mi permetti soltanto un suggerimento, non badare molto alle statistiche. Sono sicuro che ci sono tante persone che vi seguono con interesse, anche se non partecipano alle discussioni. Purtroppo la vita oggi ci spinge a correre, a leggere con superficialità, a scrivere male e sempre di fretta. Ma se si lavora bene e si investe sul lungo termine, le grandi soddisfazioni prima o poi arrivano.

    Intanto da oggi avete un nuovo sostenitore.

    Buone feste,
    Antonio

  17. Undici commenti dicevi, Alain? Beh, a parte quei pochi altri che sono arrivati in seguito, ho notato una cosa: un paio di centinaia di persone hanno letto l’articolo di Grimilde e solo sei (sette con me) sono materialmente intervenuti . Perché? Pigrizia? Mancanza di idee? Non lo so, e sarebbe interessante capirne il motivo perché il dibattito è serio e interessante, persino costruttivo! Non sono molto d’accordo con te, Alain, e ancor meno sulla tua autostima. Da qualche parte ho letto un paio di racconti tuoi e li ho trovati ben scritti, interessanti e coinvolgenti. Se tanto mi dà tanto, è possibile che anche un tuo romanzo possa essere valido. Vuoi tenerlo solo nel cassetto? Ok, è una tua scelta, così com’è una tua scelta (che non condivido) quella di non leggere nulla dei cosiddetti esordienti. Certo, una certa cernita va fatta, e a ragion veduta. Tra l’altro, io una perla l’ho trovata: un blogger del quale già avevo apprezzato l’originale e incisivo modo di scrivere. Secondo me diventerà, con un pizzico di fortuna, uno dei migliori scrittori napoletani.
    Per il resto, condivido quanto dice Grimilde: il nostro è un Paese che, per una serie di motivi vari e troppo lunghi da spiegare, sta sprofondando nell’ignoranza. Si legge poco, anzi pochissimo e male. Non si leggono i libri e neanche i giornali. Siamo il fanalino di coda del mondo occidentale. Ho una speranza, piccola, ma ce l’ho. Spero che almeno con il diffondersi degli e-reader, e con i libri a basso costo, la situazione possa migliorare. Vedremo.
    Sergio Bertoni

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