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PALUMBO, Luca – Un maledetto freddo cane

Titolo: UN MALEDETTO FREDDO CANE
Autore: LUCA PALUMBO
Editore: LORUSSO
Genere: NARRATIVA CONTEMPORANEA
Pagine: 276
Prezzo: Euro 12,00

L’esperienza di un inverno sui “Pullman della solidarietà” per senza fissa dimora di Matteo Furst, operatore sociale al confine tra due mondi in bilico e apparentemente distanti, in una Roma ostile e dalle relazioni umane glaciali, senza pietismi, con uno stile diretto e cinematografico.

La vita di Matteo Furst arranca tra le strade umide e sporche di una Roma diversa da come siamo abituati a conoscerla. È la Roma sudicia e cinica dei senzatetto, dei tossici, delle puttane, dei disadattati, delle anime rassegnate. È Roma perché ci sono la stazione Ostiense e il Mastro Titta, il Colosseo e gli anfratti di San Lorenzo, ma potrebbe essere qualunque metropoli italiana dove i barboni si afflosciano su marciapiedi luridi in compagnia di cartoni di vino da discount, dove i pub accolgono gli ultimi intorpiditi visitatori di notti lontane dalla movida.

Matteo trascorre giorno e notte tra i fantasmi che affollano la sua vita; fantasmi che si materializzano con le sembianze dei suoi barboni, gente che nessuno vede e che nessuno vuole vedere, ma soprattutto fantasmi che albergano dentro di lui, conseguenze della destabilizzante vita famigliare che il giovane Furst ha trascorso in Molise. I senzatetto con  cui Matteo si trova a condividere le fredde nottate invernali appaiono dunque come propaggini dei suoi terrori, paure da cui non riesce a liberarsi e che tenta di esorcizzare infilandosi a fondo in quelle vite, talmente a fondo da diventare come loro, permeato dalla miseria e dalla disperazione di esistenze che non hanno più nulla da chiedere. Matteo lotta contro un passato che si riaffaccia sotto forma di bizzarre interpretazioni divine, contro un presente che sembra offrirgli solo fame e lerciume e un futuro che non offre alcuna prospettiva. Ma Matteo reagisce, non si arrende alla precarietà ma anzi ne fa un vanto, un obiettivo, un traguardo.

Gli altri personaggi vengono delineati con crudezza e verosimiglianza, grazie all’utilizzo di un lessico ruvido e scabro; Matteo è indubbiamente l’occhio attraverso cui vediamo le vicende ma nessuna delle altre figure appare come comprimaria, perché a turno tutte assumono caratteristiche necessarie a diventare protagonisti. I suoi bizzarri coinquilini, la prostituta moldava, i colleghi di lavoro sono trasposizioni perfette di esistenze comuni, in grado di affrancarsi dal ruolo di figuranti per diventare persone, ognuna con i difetti e peculiarità tipiche delle funzioni narrative che incarnano. 

Un maledetto freddo cane trasporta il lettore in un microcosmo sporco e abbrutito, dove gli odori, gli umori e i rumori si fondono in un meltin pot di culture e disperazioni, dove la diversità si appiattisce in favore di un’uguaglianza dettata dal bisogno di sopravvivere. Eppure il resoconto puntuale del degrado e della violenza che s’incontrano pagina dopo pagina riesce a mantenersi scanzonato ai limiti dell’incoscienza, privo di qualunque moralità posticcia, onesto e diretto.

Più che a un romanzo di denuncia ci troviamo di fronte a un vero romanzo sociale, che scruta a fondo tra le pieghe della sconfitta, tra le promesse non mantenute dalla società del benessere, tra vivi che vorrebbero essere morti e morti che avrebbero potuto essere vivi.

L’impressione che ho avuto leggendo Un maledetto freddo cane è stata quella di trovarmi finalmente tra le mani un’opera diversa dal solito, che non si fregia di parafrasi eufemistiche, che non addolcisce in alcun modo l’amarezza delle storie che racconta, una cronaca disincantata ma allo stesso tempo romanzata, dove i dialoghi sono vivi esattamente come ci si aspetta, con un registro narrativo plasmato al contesto in maniera eccellente. Pregevoli i richiami al Vangelo secondo Saramago che si possono scorgere nelle visioni sospese tra sogno e realtà di cui Matteo è protagonista. Unica pecca stilistica è l’uso a tratti smodato di aggettivi e la ridondanza di alcuni termini ricorrenti.

Quello di Luca Palumbo è un romanzo spietato che si dipana tra reale e onirico, racchiudendo tra le pagine un’umanità variegata e sudicia, offrendo un ritratto feroce di una realtà che troppo spesso siamo portati a ignorare.

 VALUTAZIONE: buono

Un pensiero su “PALUMBO, Luca – Un maledetto freddo cane

  1. un meltin pot di culture e disperazioni, dove la diversità si appiattisce in favore di un’uguaglianza dettata dal bisogno di sopravvivere

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