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[QUATTRO CHIACCHIERE CON…] Roberto Incagnoli, LETTERE ANIMATE

Oggi Mondoscrittura intervista ROBERTO INCAGNOLI, direttore editoriale di Lettere Animate.

Salve Roberto, benvenuto in Mondoscrittura. Le nostre interviste sono pensate per aiutare autori e pubblico a conoscere meglio la tua casa editrice, Lettere animate, ma anche il mondo della piccola e media editoria in Italia. Da buone Streghe ti accogliamo nel nostro antro, dove ti aspettano tè, biscottini e qualche domanda scomoda. Pronto? Cominciamo.

Lettere Animate è molto giovane: puoi dirci in che modo e in quanto tempo avete trasformato un network letterario in una casa editrice?
Ciao a tutti e grazie per l’ospitalità. La passione sicuramente ha fatto da motore all’idea di provare a creare qualcosa che fosse da subito base per un’azienda sana. Perché non bisogna mai dimenticare che un editore è come prima cosa un’azienda e non un passatempo. Il passo è stato incoscientemente veloce, ma del resto l’incoscienza è fondamentale per aprire un’attività con i tempi che corrono.

Nella costruzione del sito, e anche nella scelta della presentazione, appare evidente una forte propensione verso l’innovazione, il digitale, il linguaggio visivo oltre che scritto. Questa scelta rispecchia le vostre identità personali oppure ritenete sia questo il futuro dell’editoria?
Fare editoria oggi significa competere con colossi impossibili da fronteggiare sul cartaceo e sulla visibilità fisica nelle poche librerie che lavorano bene. Abbiamo deciso quindi di investire maggiori risorse su: web, digitale, immagine e innovazione per cercare di offrire prodotti in prima persona, poggiandoci sì su una distribuzione ma con il pieno controllo di tutte le nostre attività. Oggi è impensabile, in qualsiasi settore, non avere una base multimediale / informatica e d’immagine al top, perché i tempi sono cambiati e per cui bisogna colpire il lettore con qualcosa di fresco.

Lettere Animate ha stretto un sodalizio con uno dei più conosciuti forum italiani per aspiranti scrittori. Qual è il motivo di questa scelta? Credete che i forum siano un giusto bacino per attingere a nuovi talenti oppure a possibili acquirenti?
Più che sodalizio abbiamo ricevuto degli apprezzamenti dagli utenti del Writer’s Dream e questo ci ha fatto molto piacere, non è stata una scelta. Attualmente siamo partner di un loro concorso “Dandelion” e siamo sempre aperti a nuove collaborazioni. Sinceramente non saprei dire se questo porta nuovi acquirenti, sicuramente nuovi manoscritti. Mentre con Aphorism.it abbiamo creato un vero e proprio sodalizio e a febbraio partirà la loro collana “i destrieri” nella quale saranno pubblicati i talenti selezionati dai loro esperti. Una collaborazione alla ricerca del talento, così l’abbiamo chiamata io e il direttore di Aphorism.it Luigi De Luca.

Puoi dirci, in linea di massima, quanti manoscritti ricevete in valutazione nell’arco di un mese? Quanti di questi sono ritenuti “passabili”?
Tanti e forse troppi. Circa 80/90 al mese. Passabili? Dipende. Credo che ci siano molti spunti buoni e meritevoli di una storia e, di conseguenza, di una pubblicazione ma non tutti in cartaceo. Credo che per un esordiente oggi sia meglio, se sa a priori di non poter far molto per il libro, pubblicare in digitale. E quando dico fare molto significa presentazioni e massima disponibilità nel creare eventi, con il chiaro supporto della casa editrice.

Veniamo a un punto che sta molto a cuore agli autori emergenti: quali sono, in linea di massima, i criteri di selezione di un manoscritto?
Io ripeto sempre la stessa frase quando mi fanno questa domanda : la naturalezza come prima cosa. Quando un libro o uno scritto è “forzato” si capisce, quando è “finto” quando è stato scritto a tavolino. La scrittura deve essere spontanea perché questa porta fluidità del testo e conferisce quel tocco di verità al narrato. È fondamentale avere la “non” consapevolezza che si stia scrivendo un libro, ma solo la voglia di raccontare una storia.

Avete la sensazione che gli aspiranti autori consultino il catalogo della casa editrice prima di sottoporvi un testo oppure che esita una sorta di “invio selvaggio” a tappeto?ECLISSI-188x204
50 e 50. Alcuni visitano il sito, vedono le pubblicazioni, le acquistano (anche in ebook) poi vanno nella sezione “invio manoscritti” leggono cosa devono fare e inviano. Altri non vanno neanche sul sito, trovano l’email e inviano. Credo che questo sia sbagliato, alcuni fanno anche domande del tipo “Accettate thriller?” quando sul sito c’è la sezione dei thriller. Questa è mancanza di serietà e poca voglia di capire con chi si ha a che fare. Ripeto una casa editrice non è un passatempo, ma un’azienda e come azienda deve essere trattata e rispettata, soprattutto nei giudizi. Bisogna fare attenzione a giudicare cosa è un tentativo di fare business serio e cosa è un modo per passare il tempo. Per mia esperienza personale reputo che se un’azienda non ha una struttura chiara, qualitativa e di impatto non è un’azienda seria.

I testi della Lettere Animate sono molto curati nella forma e nell’impaginazione, con una buona qualità di carta e copertina. Il tutto a prezzi contenuti. Cosa rispondete a quegli editori che giustificano con i costi di stampa dei prezzi di copertina da capogiro?
Noi cerchiamo di fare il possibile per offrire un prodotto di qualità, nonostante sia stampato in stampa digitale e non tipografica tradizione, questo significa “non avere il profumo della carta” e avere di base un prodotto non paragonabile a quelli delle grosse case editrici e tutto a un prezzo più alto. Onestamente i prezzi dei nostri libri li ritengo anche altini vorrei averli più bassi ma questo non è possibile. I costi di tipografia non sono costi eccessivi neanche in stampa digitale, parliamo di circa 60/70 centesimi in più rispetto alla stampa tradizione tipografica. Il problema è la quantità di vendite, che si associano alle spese di spedizione ai costi di una distribuzione, che per le piccole case editrici è inesistente, e molte altre cose. Per vendere bisogna avere un sistema e per avere questo sistema bisogna fare in modo che l’utente abbia dei vantaggi. Poi è chiaro che se una casa editrice non conosce la sillabazione quello è un grave problema.

Sul sito specificate di essere NOEAP, ma richiedete come forma di ‘cortesia’ l’acquisto di un testo al momento di richiesta di valutazione per un inedito. In che percentuale gli autori compiono quest’atto di cortesia?
La verità è che noi vorremmo che un autore capisca cosa potrà avere se pubblicasse con noi e, soprattutto, che avesse la voglia di leggere. Pochi lo fanno, molto pochi. Credo anche che pochi “scrittori” leggano o se leggono non capiscono.

Quanto incidono i costi di distribuzione sulla possibilità di arrivare capillarmente nelle librerie? Prediligete la vendita sul vostro sito, oppure sugli store on line?
SEINOTE-188x204Chiaramente le vendite sul nostro sito, perché, come prima cosa gestiamo la spedizione e sappiamo come, dove e quando e poi i guadagni sono maggiori. La distribuzione, come detto prima, non è una questione di costi ma di superficialità. Molti attaccano le case editrici perché non hanno una distribuzione in libreria nonostante abbiano un distributore, ma nessuno se la prende mai con i distributori che, escluso due o tre, sono pessimi, non fanno il proprio lavoro e non sanno cosa significa essere un distributore e pretendono il 50/55% del prezzo di copertina.

Le illustrazioni delle vostre copertine sono accattivanti e sempre molto aderenti al testo: le immagini vengono concordate con l’autore?
No, o meglio non sempre. Viene fatta una proposta all’autore che suggerisce, se vuole, le sue idee. Molte delle immagini che si vedono sono acquistate e modificate, sono un investimento che molte case editrici non fanno facendo finta di niente.

In che modo la Lettere Animate si occupa della promozione dei testi? Vi occupate di organizzare le presentazioni oppure lasciate questo aspetto all’iniziativa dell’autore?
Organizzare una presentazione a distanza è una stupidaggine, si buttano solo soldi. Noi chiediamo sempre all’autore se conosce un posto dove poter organizzare una o più presentazioni, perché poi alla fine l’affluenza dipende dalla libreria che organizza e dall’autore. È impensabile che noi dalla puglia organizziamo una presentazione a Milano. Con quali criteri e quale polso potremmo controllare l’evento? Quindi cerchiamo di collaborare con l’autore dandogli tutto il supporto possibile compreso, nell’eventualità non volesse comprare i libri, il conto deposito. Ci appoggiamo ad alcune agenzie su Roma e su Milano per coprire molte zone per creare eventi, ma l’autore deve sapere che il rapporto con l’editore deve essere simbiotico e ognuno deve fare la propria parte.

Avete constatato l’esistenza di un ostruzionismo da parte delle librerie verso le piccole case editrici?
Oggi il 90% delle librerie dovrebbe chiudere e non perché fanno ostruzionismo ma perché non fanno il lavoro di libreria. Ci sono librerie che lavorano bene e librerie che non lavorano. Io però le capisco e le giustifico. Anche la libreria è un’azienda ed è normale che se devo sopravvivere devo vendere e se devo vendere Luciana Litizzetto vende di più di un qualsiasi autore di Lettere Animate quindi perché dovrei rischiare? Non è colpa delle librerie ma dei distributori e dei lettori. Le librerie offrono alla gente quello che la gente vuole. Ecco perché dico che le librerie non fanno più il lavoro di libreria. Devono vendere a prescindere dalla qualità.

Qual è la vostra opinione rispetto le recensioni? Credete che queste incidano sulle vendite? Vi occupate di richiederle come ufficio stampa a siti o riviste?
Sì, ma non più di tanto. Dobbiamo essere sinceri oggi non vende il libro ma lo scrittore. A noi piace ricevere recensioni perché il nostro lavoro viene giudicato e capiamo dove e come migliorare, ma non crediamo che se un blog x recensisce il nostro lavoro allora le vendite aumenteranno esponenzialmente, sicuramente qualche copia verrà venduta, ma non ci aspettiamo mai molto, siamo più interessati al giudizio.

Mondoscrittura è un’agenzia di servizi editoriali, realtà molto diffusa: che ne pensi? Prendete in considerazione testi proposti dalle agenzie? Come editore, gradite un testo che sia stato precedentemente editato oppure preferite lavorare sul prodotto grezzo?
Credo che ognuno deve fare quello che vuole fare. La concorrenza è normale che ci sia. Sì li prendiamo in considerazione ma non tanto per l’editing ma perché ci aspettiamo che l’agenzia ci aiuti a vendere, che, oltre a noi e all’autore, potremo ricevere una mano da un altro gruppo di persone, poi se i testi son già corretti ben venga, ma non paghiamo per farceli correggere.

È iniziato un nuovo anno: cosa ha in serbo Lettere Animate per questo 2013?
Abbiamo appena lanciato i SerialBook una nuova collana di ebook che sta per iniziare a procreare i primi prodotti. Saranno degli ebook in stile fiction a tema vario, suddivisi per episodi con varie cadenze.
Qui per saperne di più: http://lettereanimate.tumblr.com/post/40260244339/nasce-una-nuova-collana-serialbook
E poi tante, tantissime offerte come per esempio lo shock week-end : 25/26/27 gennaio tutto il catalogo sul nostro sito web sarà scontato del 50%.
Insomma nel 2013 cercheremo di vendere e di virare decisamente al digitale.

Grazie per la tua disponibilità.
Grazie a voi e un saluto a tutti.

12 pensieri su “[QUATTRO CHIACCHIERE CON…] Roberto Incagnoli, LETTERE ANIMATE

  1. Ottima intervista! Condivido quasi tutto, tranne il discorso che l’autore debba metterci il massimo impegno nelle presentazioni. Come già detto in un’altra occasione, a mio avviso dovrebbe essere la CE a metterci il massimo impegno e lasciare piena libertà all’autore di partecipare o meno all’organizzazione (che poi un autore abbia tutto l’interesse a partecipare è un altro discorso).
    Fate benissimo a puntare molto sul digitale per gli autori esordienti. Ed è anche interessante l’idea della collana SerialBook, simile all’iniziativa di Amazon Serials che a breve dovrebbe diventare una realtà anche in Italia.
    Bravi, complimenti e in bocca al lupo!

  2. Come d’abitudine, giriamo le osservazioni all’editore.

  3. Ciao Antonio, grazie per i complimenti. Per la questione delle presentazioni non è che noi non ci mettiamo il massimo impegno. Anzi. Solo che realizzare una presentazione di successo e farlo cercando anche di fare business non è così semplice come sembra. Innanzitutto bisogna trovare la giusta location e se noi non abbiamo agganci nella zona dell’autore risulta difficile senza il suo supporto trovare una libreria o un caffè letterario ad hoc e che si impegni prima, durante e dopo la presentazione ( il dopo è fondamentale perché alcune attività che fanno le presentazioni si tengono i soldi…e bisogna inseguirli per mesi). Detto questo noi collaboriamo con 2 agenzie (Titania Eventi e Libri Diffusi) che ci aiutano in questa organizzazione. Come detto nell’intervista fare una presentazione per poche persone non ha senso, secondo noi, riteniamo giusto che l’autore con noi e con chi collabora si impegni al 100% perché è un bene per tutti 😉

  4. Bella intervista!
    Qui dite: “È fondamentale avere la “non” consapevolezza che si stia scrivendo un libro, ma solo la voglia di raccontare una storia.”
    E questo lo trovo davvero interessante e sinceramente non credevo che lo avrei mai letto in un’intervista a un editore. Quindi sì, mi fa molto piacere leggere queste parole, ma allo stesso tempo riflettere. Se scrivo un romanzo, ho sempre la consapevolezza di scriverlo, ma ci sono delle differenze in base alla storia che voglio raccontare. Mi spiego un attimo: se scrivo perché la storia spinge forte per uscire dalla mia testa, allora la voglia di raccontarla è più forte di quella di mettermi lì e studiare ogni singola parola (cosa che posso fare più tardi in fase di revisione). D’altra parte, però, ho anche storie che sono pronte da un pezzo, ma che per scriverle ci metto un sacco di tempo, e la spontaneità va a farsi friggere, perché per scrivere quelle storie bene, devo riflettere su ogni parola, su ogni scena che introduco, sull’atmosfera che creo. La voglia di raccontare la storia c’è in entrambi i casi, ma la spontaneità la devo trattenere, studiare e trasformare prima di mettere su carta quello che vorrei e come lo vorrei.
    Quindi vorrei chiedere: se il manoscritto che vi arriva ha una storia interessante, ma è stato scritto in modo spontaneo e magari ha diversi difetti nella trama, nella struttura, o refusi ecc. lo accettate ugualmente per poi farci voi stessi un bell’editing o lo rifiutate perché troppo difficile da editare e perché ci mettereste troppo tempo per migliorarlo (ammesso che lo scrittore poi sia in grado di seguire i vostri consigli)? Grazie 🙂

  5. Ciao Sil, noi pensiamo (io in particolare) che non tutti debbano scrivere un libro, o meglio tutti possono scrivere un libro ma non tutti lo devono per forza pubblicare. Perché ? Per il semplice fatto che scrivere è molto, molto difficile e quindi non bisogna farlo solo perché “tecnicamente” lo sappiamo fare tutti. Basta accendere un pc aprire un programma di scrittura e iniziare, scrivere è come creare musica ma per creare musica si studia e molto e per scrivere ? Quanti prima di proporre un manoscritto hanno studiato la scrittura, la letteratura ecc ecc ? Non tutti sono portati per scrivere un libro. La trama di un libro (anche se stupenda) non è un libro è una trama. Noi non giudichiamo la fantasia dello scrittore o la bravura nel pensare una trama ma giudichiamo il “pacchetto completo” : scrittore (anche quello sì, come ci ha presentato l’opera e la cura che ci ha messo nell’impaginare ecc ecc…) la scrittura e la trama. Se io dovessi prendere in mano un testo con una trama interessante e riscriverlo tutto chi sarebbe lo scrittore ? La spontaneità di scrittura io la identifico nel talento. Poi anche i più grandi scrittori sono soggetti a editing e anche i libri da noi pubblicati conterranno sicuramente refusi, perché può capitare, ma un refuso è un conto riscrivere tutto un altro 😉

  6. Molto interessante l’intervista e molto interessante anche la discussione nei commenti. A proposito del discorso talento vs spontaneità, io mi sono messa a discutere spessissimo con colleghi aspiranti scrittori, perché io credo che al di là del talento, della capacità di inventare storie nuove e interessanti e così via ci sia una componente di tecnica, non meno importante di tutto il resto. Cosa risponderesti a chi dice che per essere scrittori non serve leggere? E che ne pensi dei manuali di scrittura, sono necessari per imparare a scrivere? Per quanto mi riguarda, salvo casi rarissimi sì, sono necessari. 🙂

  7. Ciao Killerqueen ( devo stare attendo a come ti rispondo visto il nick? ;-)). Chi pensa che leggere non sia importante non potrà mai scrivere bene. I manuali di scrittura sono importanti se vengono presi nella giusta misura. Come approfondimento culturale non come dogma, perché potrebbero limitare la spontaneità. La miglior palestra per uno scrittore è la lettura. Qualsiasi lettura. Leggere arricchisce culturalmente, stimola la fantasia ed è ciò che rende l’uomo libero e diverso dagli animali. 🙂

  8. Sì, sono d’accordo, ho visto persone che applicavano troppo alla lettera certe regole e l’opera poi ne risentiva. Però secondo me la lettura spesso non basta, bisogna leggere in maniera critica, cercando di capire perché una storia funziona. Non tutti i lettori sono bravi scrittori, perché credo che dipenda molto da come si legge, appunto. Tu che ne dici?
    P.s.: tranquillo per il nick, se anche volessi tener fede al nome non credo che me la prenderei con gli editori free XD

  9. Ho specificato nell’intervista questo tuo dubbio : Credo anche che pochi “scrittori” leggano o se leggono non capiscono. 😉

  10. Giusto, pardon 😛
    Grazie per la disponibilità, comunque 🙂

  11. Grazie per la risposta! 😀 Infatti era proprio quello che intendevo anch’io, ossia che oltre alla spontaneità ci vuole molto altro. Ora ho capito che anche Lei la pensa così. Mi fa piacere! Ah, quando ho detto che “se scrivo un romanzo, ho sempre la consapevolezza di scriverlo” non intendevo la consapevolezza di una possibile pubblicazione, ma proprio quello che poi anche Lei, nella Sua riposta, ha reso ben chiaro: ci vuole molto lavoro per farlo. E di questo infatti bisogna essere consapevoli, quando si decide di intraprendere questa strada: scrivere un romanzo non è una passeggiata. Grazie ancora e buon lavoro! 🙂

  12. Grazie a te Sil 😉 dammi sempre del tu.

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