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Verosimiglianza, coerenza e sospensione dell’incredulità: usi e abusi

La sospensione d’incredulità è uno dei presupposti alla base dell’assioma della narrativa di genere, in particolare di quella gialla e fantastica. Il primo a parlare di “patto di sospensione dell’incredulità” tra scrittore e lettore – chiamato anche “patto finzionale” o “contratto di veridizione” – fu Samuel Taylor Coleridge:

Il lettore sospende volontariamente la sua incredulità razionale, immergendosi pienamente nel mondo fantastico di una storia, quando questa è raccontata secondo le sue leggi interne di credibilità. Tutto questo crolla nel momento in cui il lettore coglie una svista di qualsiasi tipo.

Conoscere i principi di questa regola è dunque essenziale per lasciare che il lettore si fidi dell’autore, immedesimandosi nella storia e credendo pienamente in essa.

Una delle principali regole da seguire per scrivere buona narrativa di genere, ancora più importante dello “Show, don’t tell” che altro non è che un mezzo per attuarla, è quella di far immedesimare il lettore nella storia al punto di fargliela vivere: occorre dunque che il lettore accetti di credere fermamente in qualcosa che è pura finzione.

La sospensione d’incredulità permette al lettore di fidarsi delle parole dell’autore affinché possa entrare nella storia e viverla, ma non permette allo scrittore di essere incoerente solo perché sta scrivendo finzione.

I criteri da seguire per creare il patto di sospensione d’incredulità con il lettore sono essenzialmente due: la verosimiglianza e la coerenza. Quando queste due caratteristiche mancano, si crea illogicità e il patto di sospensione d’incredulità viene infranto.

L’illogicità infatti non deriva soltanto dal raffronto con l’esperienza che il lettore ha della vita reale, ma anche e soprattutto dalle regole che lo scrittore espone durante la narrazione.

Qualcosa di verosimile, definito come “cosa che ha l’apparenza del vero” non è dunque qualcosa di vero, bensì qualcosa che in un determinato contesto, sotto determinate regole, appare tale. Allo stesso modo, anche se sembra un paradosso, qualcosa di vero non sempre è verosimile: è vero che un uomo è riuscito a mangiare cinquecento panini in un giorno perché lo abbiamo visto allo Show dei Record,  ma un simile avvenimento non è verosimile perché non è qualcosa che avviene nella quotidianità di un mondo reale.

Per capire meglio la differenza tra vero e verosimile prendiamo a prestito le parole di Stephen King nel suo “On Writing”:

In un libro, attraverso lo strumento di una storia inventata, si deve dire la verità su come la gente parla e si comporta. È una specie di patto con il lettore: è una storia finta, ma deve sembrare vera, il trucco è tutto qui. Se volete che ciò che mettete in bocca ai personaggi della vostra storia suoni sincero, dovete parlare in prima persona. Ancora più importante, dovete chiudere la bocca ed ascoltare gli altri.

 E ancora, Alessandro Perissinotto ci dice che

il narratore racconta storie (nella duplice accezione di sequenze di eventi e di menzogne), ma lo fa con l’aria seria di chi espone una verità assoluta, anche quando parla di un gatto che calza stivali da cavaliere o di una top-model che si innamora di un operaio metalmeccanico di mezza età. L’aria seria di chi dice il vero serve a stabilire con il lettore un “patto finzionale” che istituisce un “mondo possibile”.

Le parole di King e Perissinotto testimoniano dunque come una storia, anche se inventata, per considerarsi riuscita debba dare l’impressione di essere reale; e ovviamente affrontando un genere piuttosto che un altro il senso di verosimiglianza deve essere gestito in maniera differente. Di più: utilizzando un personaggio piuttosto che un altro la verosimiglianza deve essere plasmata e adattata sulle varie figure che compongono la storia.

Strettamente legato al concetto di verosimiglianza c’è dunque quello di coerenza; un personaggio che si comporta in maniera incoerente rispetto al background dipinto dall’autore è un personaggio sbagliato, che potrebbe compromettere l’intera riuscita della storia.

Ma non sono solo i personaggi a dover essere coerenti: anche le ambientazioni sottostanno a questa regola stringente. Scegliendo di ambientare le proprie storie in un mondo reale è necessario seguire i vincoli di coerenza imposti nella realtà quotidiana. Entrano quindi in gioco le leggi della Natura, quelle sociali, storiche e relazionali.  In un mondo inventato il discorso è più complesso ma non meno importante: le regole di coerenza sono difatti stabilite dall’autore e non possono basarsi su qualcosa di “conosciuto”.

Prendiamo ancora a prestito le parole di Perissinotto:

Dunque, la prima regola da seguire quando si imbocca la strada del fantastico è che nel mondo possibile non tutto è possibile, che, qualunque sia la nostra ambientazione, esisteranno sempre delle “condizioni ostanti” per limitare la gamma d’azione dei personaggi.

In conclusione, sia che si scelga un mondo reale, sia che si scelga un mondo fantastico, avere delle condizioni ostanti è quindi fondamentale per stabilire le basi della coerenza narrativa.

5 pensieri su “Verosimiglianza, coerenza e sospensione dell’incredulità: usi e abusi

  1. Il “patto” è davvero fondamentale, specialmente per la letteratura fantastica. Due errori (purtroppo) comuni che bisogna assolutamente evitare per non infrangerlo sono l’intrusione del narratore e l'”infodump”. Deleteri.

  2. L’infodump e l’invasività della voce narrante sono indubbiamente da evitare, ma a mio parere ciò che di solito incrina il patto, più che l’intrusione del narratore o la descrizione insistita di qualcosa, è l’incapacità di rimanere aderenti alla storia che si sta raccontando, la tendenza a voler stupire a tutti i costi, a esagerare, a infarcire i racconti di eccessi spesso con risultati controproducenti.

  3. Articolo molto interessante. Posso fare una domanda? Mi saprebbe indicare l’indicazione bibliografica da cui ha tratto la citazione della Legge di Coleridge? Grazie in anticipo.

  4. Ciao Giorgio, la fonte è la Biographia Literaria di Coleridge.

  5. […] Per poter godere appieno della visione di quando i mondi si scontrano occorre tenere ben accesa la “sospensione dell’incredulità”. […]

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