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CHRA, Monica – Lo sposo imperfetto

Titolo: Lo sposo imperfetto
Autore: Monika Crha
Editore: CIESSE Edizioni
Genere: Thriller
Pagine: 208
Prezzo libro: Euro 16,00

 

 

Carla, una giovane donna trasferitasi da poco a Torino, una domenica mattina incontra Marco; quest’ultimo si siede sulla panchina accanto a lei e inizia una lunga conversazione-confessione. Carla infatti è stata notata da Marco perché vive nell’appartamento che fu di Francesca, la sua amante, appartamento che Marco vede dal suo balcone.
Inizia così “Lo sposo imperfetto”, il racconto di una vita apparentemente perfetta, quella di Marco, che viene sconvolta dall’arrivo di Francesca, donna matura e misteriosa, sua dirimpettaia.
Marco è un uomo giovane e bello, sposato con una bella ragazza e con un figlio. Ha una famiglia che lo segue e lo aiuta, un lavoro stabile e un’esistenza scandita dalla quotidianità. Quando incontra Francesca però si rende conto di aver basato tutta la sua vita su una bugia, perché niente di quello che ha, è in realtà ciò che vorrebbe avere. Inizia così un percorso tormentato, fatto di fughe e bruschi ritorni alla realtà. Marco scopre che Francesca è la figlia di un amico di suo padre, che è un ex-terrorista e ha una figlia che vive lontana da lei. La forte attrazione che Marco prova verso Francesca lo porterà a mettere tutto in discussione fino all’epilogo della vicenda. Sullo sfondo una Torino magica e generosa che riesce ad apparire molto più bella di quanto sia in realtà.

RECENSIONE

Iniziamo col dire che questo romanzo NON è un thriller. “Lo sposo imperfetto” è infatti il classico romanzo non di genere, e se proprio qualcuno sentisse il bisogno d’inquadrarlo potrebbe farlo nel settore della narrativa mainstream. Non basta un personaggio con un passato da pseudoterrorista per ottenere il minimo sindacale del genere thriller, ma questo, considerando la bontà dell’opera, tutto sommato è un dettaglio di poco conto.
Se mi avessero raccontato a grandi linee di cosa parla questo libro, probabilmente non l’avrei letto. E avrei commesso un errore, come spesso succede quando si giudica senza conoscere.
Perché nonostante il tema portante sia stato già ampiamente dibattuto e per questo potrebbe risultare – passatemi il termine – inflazionato (l’uomo che ha un figlio troppo presto, si sposa, inizia una vita perfetta con mogliettina bella, figlio bello, cane bello e casa bella, e poi perde la testa per un’altra, bella e dannata, inseguendo la giovinezza che non ha potuto avere) l’autrice riesce ad appassionare il lettore, con uno stile fresco e originale che t’incolla alle pagine.
Le vicende di Marco, Giulia e Francesca vengono narrate con leggerezza ma allo stesso tempo con un’attenzione maniacale a quei dettagli che ti permettono di entrare appieno nella storia, facendoti vedere quello che succede, riuscendo a farti annusare gli odori, a essere travolta dai colori, dai profumi, dalle emozioni.
La trama, come detto, non è particolarmente originale; ciò nonostante l’intreccio è ben riuscito e la storia fila liscia, anche se c’è qualche sbavatura di troppo nella scelta dei tempi verbali, con una narrazione che salta dal passato al presente con superficialità.
Lo stile dell’autrice è sicuramente il punto di forza del romanzo, poiché “Lo sposo imperfetto” è il classico esempio di come una storia semplice possa diventare un romanzo avvolgente.
Quello che ho particolarmente apprezzato è proprio la mancanza di punti morti, che in apparenza sembra essere in contrasto con le descrizioni minuziose della quotidianità presenti nel romanzo. Ma Monika Chra ha la capacità di raccontare tutto con attenzione senza inciampare mai, riuscendo a tenere sempre alta l’attenzione con uno stile uniforme e fluido, sia quando racconta le emozioni, sia quando si cimenta nel racconto di scene di sesso, riuscendo a tenersi sempre in equilibrio tra forza e dolcezza, tra ruvidezza e sentimento.
Ognuno dei suoi personaggi è forte e fragile allo stesso tempo, ognuno vive le proprie emozioni con intensità e rabbia, e ognuno mostra il meglio e il peggio di sé permettendo al lettore di immedesimarsi, di volta in volta, in ognuno dei protagonisti. Non c’è un buono e un cattivo, ci sono solo persone, diverse tra loro ma ugualmente vere.
La banalità dei piccoli gesti quotidiani diventa quindi interessante e persino originale; l’autrice riesce a rendere i suoi personaggi tridimensionali e a farli uscire dalle pagine: tutti, nessuno escluso.
Alcuni passaggi nella loro disarmante semplicità riescono a essere persino poetici, come la descrizione del cane Flip, comprimario fondamentale nella psicologia del racconto e costantemente presente nelle vite dei protagonisti.
Unica nota stonata sembra essere proprio la figura di Carla, che risulta essere solo l’espediente che permette a Marco di raccontare la sua storia. Il finale che cerca di renderle giustizia e farle assumere un ruolo all’interno della storia, non è sufficiente a far affezionare il lettore.
Nel complesso è un romanzo che mi sento di consigliare sicuramente, scritto da un’autrice che dimostra ottime potenzialità e che ritengo giusto tenere d’occhio.

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