Pubblicato il

FERRI, Sabrina – Con gli occhi di Emily

TITOLO Con gli occhi di Emily
AUTORE Sabrina Ferri
EDITORE 0111 Edizioni
GENERE Narrativa Mainstream
PAGG 178
PREZZO 15,00 Euro

[xrr rating = 3.5/5]

Non c’è più sole negli occhi e nel cuore di Emily. L’anoressia le ha portato via ogni sorriso e soltanto le sue chiacchierate con Matilda, una voce immaginaria nella sua testa, le permettono di non esplodere nella follia e di aggrapparsi alla vita. Ma quando Emily varca le porte della Casa dei matti, una nota clinica di neuropsichiatria, sembra davvero arrivata la fine perché nulla è come appare e qualcuno si diverte a giocare brutalmente con la sofferenza dei matti. Finché, improvvisamente, Emily viene dimessa e il mondo ricomincia a girare. Nel segno di un destino capace di legare cose apparentemente lontane tra di loro, si lascerà travolgere da nuove amicizie e da un amore intenso e passionale. Fino a quell’ultimo giorno.

Sedici anni per Emily sono già troppi. Il suo dramma più grande è l’anoressia, derivante dal suo sentirsi vittima di maltrattamenti, più psicologici che fisici, ma comunque devastanti.
Emily è condizionata da un passato che non è stato in grado di regalarle ciò che sentiva di meritare: una madre iperprotettiva ma incapace di capirla, un fidanzato egoista che la spinge a fare ciò che lei non vuole. Emily è fragile, ha paura di perdere tutto, di rimanere sola, e sarà proprio per questo che si ritroverà rinchiusa in un ospedale neuropsichiatrico infantile, la Casa dei Matti, dove a tenerle compagnia saranno solo i matti, qualche infermiera impietosita, una direttrice arcigna e crudele e Matilda, la voce che Emily sente nella sua testa, con cui si confida quotidianamente, alla quale racconta il suo malessere e il suo disagio. Il raggiungimento dei 40kg le permetterà di uscire dall’ospedale, proiettandola in una nuova esistenza che Emily proverà a ricostruire mattone dopo mattone, nonostante il destino faccia di tutto per metterle i bastoni tra le ruote. Il messaggio che filtra dalla lettura di questo romanzo è che dai mali dell’anima si guarisce soprattutto grazie all’amore e alla fiducia, alla condivisione e alla vicinanza.

Il romanzo si articola in quattro parti, ognuna delle quali focalizzata su un momento particolare della vita di Emily, dal ricovero primaverile presso la Casa dei Matti, passando attraverso l’estate della rinascita, fino all’amaro epilogo natalizio. Una suddivisione resa ancora più netta dalle scelte stilistiche e semantiche della Ferri: una prima parte violenta, cruda, spietata, dove Emily viene fuori come una ragazza molto più matura della sua età, sottoposta a sevizie e castighi in nome di una salvezza che appare sempre più come un’utopia. Nella parte centrale, quando Emily cambia scuola e incontra nuovi amici e nuovi interessi, troviamo invece una ragazzina come tante, acerba, ingenua, piena di sogni, paure e voglia di scoprire il mondo. Caratteristiche queste che vengono riprese anche nel finale, dove Emily facendo leva sulle sue nuove convinzioni, dovrà affrontare una nuova, durissima battaglia.

Nella prima parte del romanzo il tema portante è senza ombra di dubbio l’anoressia, la lotta di Emily contro una malattia di cui è consapevole ma che non riesce a considerare completamente nemica. Qui troviamo tutti i topoi del genere: un amore finito male che mette in subbuglio la fragile psiche della protagonista, il controllo ossessivo delle calorie, il rapporto di amore-odio con la bilancia, l’autolesionismo e i conflitti con una madre impotente. Tuttavia, sebbene siano presenti tutti i cliché di una tematica molto attuale ma ancora poco conosciuta, la scrittura della Ferri, accattivante e coinvolgente, fa sì che il lettore riesca a penetrare la  storia e appassionarsi alle vicende della sfortunata adolescente. Che, c’è da dire, in questa prima parte tutto sembra tranne che un’adolescente: il modo di pensare di Emily, il suo rapportarsi alla malattia e più in generale alla vita, ci restituiscono un personaggio spigoloso e sfaccettato ma maturo e consapevole, che si fatica a inquadrare come una ragazzina di sedici anni. Il contesto dell’ospedale di neuropsichiatria infantile è approfondito e vivido, rendendo questa prima parte del romanzo la migliore dell’intera opera, per contenuti e linguaggio. Anche il ruolo di Matilda, l’amica immaginaria di Emily, contribuisce a regalare all’esposizione quel tocco di ossessività perfettamente in linea con la tematica raccontata.

Più debole ho trovato il resto, che presenta una parte centrale più lenta, meno densa di avvenimenti degni di nota, incentrata prevalentemente sulle giornate di un’adolescente come tante, tra scuola e uscite pomeridiane, incontri con militari di leva, primi baci e prime volte, ricostruzione del rapporto con i genitori e prese di coscienza mai troppo approfondite. Di contro, alcuni episodi appaiono un po’ troppo forzati, quasi votati ad assumere le sembianze di deus ex machina dei quali non si sentiva la mancanza; ma una volta inseriti, dovrebbero comunque trovare il giusto scioglimento, cosa che non sempre accade.

Dopo le dimissioni dalla Casa dei Matti la malattia di Emily passa in secondo piano, e sebbene continui a essere affrontata tramite le riflessioni della protagonista, le difficoltà nel riprendere una vita normale e gli accenni alle amiche, la narrazione si priva di quella componente deflagrante che accompagna il lettore per tutta la prima parte. Anche Matilda viene lentamente relegata in un angolo, poiché il suo ruolo viene assunto da amiche in carne e ossa.

La forza di un’opera come questa, che per sua natura possiede in sé il rifiuto e l’accettazione, la bellezza e l’orrore, l’amore e l’odio, risiede proprio nel suo essere scomoda e dirompente, diretta e persino violenta dove necessario; nel momento in cui l’anoressia abbandona il proscenio in favore di una normalità tanto desiderata ma – purtroppo – poco interessante proprio in funzione del suo essere normale, il potenziale del romanzo va pian piano scemando fino a rendere il testo piatto e banale, non più in grado di fornire gli interessanti spunti di riflessione e le emozioni, profonde proprio perché velenose e ispide, della prima parte.

Come detto in precedenza, la scrittura della Ferri è quella di una professionista, o quasi; l’assenza dei più comuni errori della narrativa esordiente riesce in parte a sopperire la mancanza di spessore della seconda parte del romanzo, rendendo nel complesso “Con gli occhi di Emily” un’opera interessante, ben scritta e godibile. L’unico appunto che mi sento di muovere all’autrice è proprio quello di aver allentato troppo la tensione, a discapito di un inizio tanto nervoso da promettere quasi un thriller, scrivendo invece una parte finale che entra prepotente nel romance, un po’ troppo sdolcinata rispetto alle aspettative create.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Inserisci il risultato *