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SCARCIGLIA, Salvatore – Le verità altrui

TITOLO Le verità altrui
AUTORE Salvatore Scarciglia
EDITORE 0111 Edizioni
GENERE Thriller/Noir
PAGG 132
PREZZO 14€
[xrr rating=2.5/5]

Un uomo condannato alla verità. Un passato angosciante che lo ha traumatizzato al punto da renderlo speciale, dolorosamente unico. Un individuo che vive a stretto contatto con i propri incubi e che si trova costretto a fare i conti con il mondo che lo circonda. Una storia di dolore, di rivelazioni e di amore. Alla fine, l’unica domanda che ci spaventa è: siamo pronti per la verità?

Leggendo “Le verità altrui” salta immediatamente all’occhio il forte squilibrio tra sequenze riflessive e sequenze attive, tra azione e descrizione; già dall’incipit, che si dilunga inutilmente sulle condizioni meteorologiche, è difatti possibile avere un’idea del tipo di narrazione che ci si troverà davanti. Un’esposizione lenta e articolata, a discapito di un intreccio tutto sommato lineare e piuttosto ben elaborato, nonostante la tematica non sia tra le più originali e nonostante le pecche che analizzerò più avanti.

Dal punto di vista stilistico, la scelta di anteporre il climax allo sviluppo vero e proprio, che potrebbe risultare un azzardo se gestita male, appare invece ben congegnata: da apprezzare la capacità dell’autore di instillare il dubbio, costruendo un personaggio tormentato e misterioso attorno cui ruotano le vicende. Quello che non funziona è lo stile vero e proprio: farraginoso e statico, inutilmente annacquato da sequenze che non aggiungono nulla alla funzionalità della storia e che anziché fluidificare, appesantiscono la lettura.

L’opera potrebbe dividersi in due macrosezioni: la prima, fino all’omicidio, incentrata prettamente sul tormento del protagonista e sul suo dono, esplicitato soltanto durante la confessione con padre Fajtor. Questa prima parte appare indubbiamente la più lenta e la più introspettiva. La seconda parte invece ruota principalmente attorno all’omicidio della figlia del sindaco e alle indagini che ne seguono, in una girandola di testimonianze e interrogatori volti a ricostruire la verità su quella morte. C’è da evidenziare che nonostante la prima parte sia propedeutica alla seconda, le due macroaree appaiono troppo scollate: molto diverse sia nella retorica sia nelle intenzioni. Punto dolente lo scioglimento: nonostante non ci si trovi di fronte a un giallo canonico, la totale assenza di spiegazioni al fatto principale che regge tutta la seconda parte del romanzo, è assai penalizzante.

Su tutta l’opera aleggia il concetto di “verità”, assoluta e relativa, che viene trattato in maniera poco narrativa e molto filosofica, fattore che contribuisce a rallentare l’esposizione e ad aumentare l’insofferenza del lettore.

In conclusione, “Le verità altrui” si presenta con una buona base di partenza, che però avrebbe dovuto essere elaborata meglio sia dal punto di vista stilistico sia da quello strutturale.

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