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LESS, Virginia – Mal di mare

TITOLO Mal di mare
AUTORE Virginia Less
EDITORE Autodafè, Milano
GENERE Giallo,Thriller,Horror
PAGG 128
PREZZO 13/9€ (scontato su varie piattaforme)

Nella cittadina immaginaria di Maraglia, icona non proprio felice del nostro Mezzogiorno, il capitano dei carabinieri Osvaldi svolge la sua opera di tutore della legge. Appassionato di storia e di cucina, ama ripetere a mo’ di mantra una citazione di Bloch e si rilassa preparando manicaretti che non può permettersi di mangiare.In collaborazione con il fido maresciallo Pellicciotta, Osvaldi affronta, in sette episodi, alcuni casi bizzarri o complicati, riuscendo anche a vincere la sua riluttanza per il mare. E proprio il mare, in particolare il mondo delle barche e dei velisti, è l’altro protagonista delle vicende, quasi tutte di ambientazione nautica.Con un pizzico di ironia, una solida coscienza morale e una buona dose di cultura, il capitano Osvaldi non solo ci guida alla scoperta degli autori dei delitti, ma si premura di sottolineare con costanza, nel suo investigare con tenacia, la passione civile di osservatore privilegiato del malcostume italico, tratteggiato nei sapidi ritratti dei vari tipi umani protagonisti e comprimari delle sette storie.

Ci troviamo davanti a una serie di racconti di stampo poliziesco ambientati in un’immaginaria cittadina del sud Italia. Protagonista dei vari episodi è il capitano dei carabinieri Osvaldi, la cui finezza intellettiva è in netto contrasto con il suo spessore fisico. In ogni racconto Osvaldi si trova a dover risolvere un crimine in qualche modo collegato al mare, poiché nonostante il nostro protagonista non ami particolarmente il sapore di sale, per sua sfortuna vive in una località marittima dove tutti sembrano scegliere proprio il mare come scenario perfetto per i propri crimini. L’impianto dei racconti è quello del giallo classico, dove le moderne tecniche investigative vengono messe da parte in favore di un ritorno in auge del buon vecchio intuito poliziesco. Attraverso le sue storie, risolte da Osvaldi e soci con brillanti deduzioni e una buona dose d’istinto, l’autrice ci racconta una Maraglia specchio di un’Italia che nostro malgrado conosciamo fin troppo bene, quella fatta di piccola e grande corruzione, di mafia, di ignoranza, di prevaricazione.

Devo premettere che non è stato semplice stilare questa recensione, motivo per cui ho deciso di non mettere alcun voto. Nella maggior parte dei casi quando finisco di leggere un libro ho ben chiari in testa quali siano i suoi punti di forza e quali quelli di debolezza, cosa che mi permette di dare (quasi) sempre un giudizio d’insieme, che va ad analizzare gli aspetti stilistici così come i contenuti. Ma per quelli che sono i miei gusti di lettrice e i miei canoni di congruenza stilistica, “Mal di mare” si è rivelato un libro ostico e complesso da giudicare, perché nonostante appaia quasi totalmente scevro da criticità sia nello stile sia negli intrecci, mentre lo leggevo avevo netta la sensazione che qualcosa non andasse nel verso giusto, anche se inizialmente non capivo cosa fosse a suonarmi storto.

Le trame dei singoli episodi sono originali e ben trattate, i personaggi vividi e sfaccettati, ed è indubbio che l’autrice si dimostri molto abile a giocare con le parole: la prosa è molto ricca, il lessico ampio, l’ironia di fondo che pervade quasi ogni racconto è ben integrata sia con lo stile utilizzato sia con le storie trattate. In sostanza, Virginia Less dimostra di scrivere bene. Ed è stato proprio questo il campanello che ha svegliato il mio sonnacchioso istinto di giallista, il mantra che mi ha sempre accompagnata da quando ho sfogliato le prime pagine dei miei libri preferiti: scrivere bene e saper scrivere sono due cose diverse. Il saper scrivere implica anche il saper adeguare il proprio stile al genere che si sceglie di affrontare, senza mai perdere di vista il lettore e senza mai cadere nel compiacimento tipico di taluni scrittori, anche se in questo caso non credo si tratti di vero e proprio compiacimento, quanto più di una marcata attitudine stilistica. Il giallo in particolare è uno di quei generi che richiede estrema attenzione nella scelta del ritmo narrativo, perché è proprio il ritmo a cadenzare le vicende e a diventare una componente fondamentale dell’opera, quanto e più della trama. Ho sentito spesso dire che la prosa degli odierni giallisti sia spoglia e ripetitiva, che utilizzi pochi e banali termini, che sia piatta e statica. Tutte cose che probabilmente sono anche vere, ma credo sia comunque necessario ricordarsi che un ritmo narrativo rapido non necessariamente implica una prosa povera, anzi. Così ho capito quale fosse il dente che mi doleva, quello dove la lingua andava puntualmente a battere verso la metà di ogni racconto di “Mal di mare”: mi perdevo. Il lettore di gialli è per sua natura un essere insofferente e avido, bisognoso di arrivare al quid per soddisfare le proprie voglie, che spesso coincidono con la soluzione del caso e relative intuizioni. Questo tipo di prosa, che personalmente trovo un po’ troppo agée, soffoca la componente gialla dei racconti. Più di una volta mi sono trovata a dover rileggere determinati passaggi, dove tra decine di parole si celavano indizi importanti alla comprensione degli intrecci, che una volta persi, compromettevano la risoluzione.

Da amante dello stile asciutto e rapido, quello che martella e ti fa trattenere il respiro fino all’ultima pagina, non sono riuscita ad apprezzare la coniugazione tra la suspense del giallo e la morbidezza di questo tipo di costruzione stilistica, più adatta ad altri generi letterari che per loro natura richiedono un respiro più ampio e una maggior tranquillità. Il fatto che l’attenzione del lettore si concentri più sullo scioglimento della prosa che su quello della trama, è a mio parere un fattore penalizzante per la buona riuscita del libro; ciò non toglie che come detto in premessa, questo sia soltanto il mio personalissimo gusto di lettrice.

2 pensieri su “LESS, Virginia – Mal di mare

  1. Ringrazio Grimilde per la recensione né contesto il suo gusto di lettrice. In altre valutazioni l’elemento positivo caratterizzante è risultato appunto quello a lei sgradito. Reputare il lettore sempre e comunque “insofferente e avido” mi sembra in certo senso limitativo.
    Terrò comunque conto delle sue utili considerazioni. Ancora grazie e auguri di buon lavoro!

    1. Non ho detto che tutti i lettori lo siano. Ho specificato che quelle sono caratteristiche che attengono al lettore di gialli 😉 anche parlare di stile “sgradito” non è del tutto corretto, perché non è quello che ho detto. Ho detto che quello stile secondo me non si adatta a quel determinato genere letterario, non che non mi piaccia in assoluto. Buona fortuna e tanti auguri di buone feste 😉

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