Pubblicato il

MARONE, Lorenzo – Novanta

Titolo: Novanta
Autore: Lorenzo Marone
Editore: Tullio Pironti
Genere: Raccolta di racconti
Pagg. 168
Prezzo: Euro 10,00
[xrr rating=4/5]

Novanta. Come i numeri della Smorfia napoletana. Al significato di ogni numero corrisponde un racconto ispirato a una storia vera. Così Lorenzo Marone mette a nudo aspetti noti e meno noti della sua città, la bella Napoli, facendo affidamento a storie riferitegli e ad altre realmente vissute. Il quadro che ne viene fuori è del tutto autentico, disarmante da un lato, accattivante e surreale dall’altro. A Napoli le leggi che regolano i canonici rapporti tra le persone sembrano essere sovvertite, rovesciate in nome di un’autogestione bislacca delle dinamiche sociali, in cui il destino è deciso, spesso, dalla ciorta, un Caso beffardo e cialtrone che sembra giocare a dadi con la vita degli uomini. A Don Salvatore rubano la pensione all’esterno dell’ufficio postale, ma ha appena comprato un biglietto del Gratta e Vinci da duecentomila euro, perciò se la ride, nonostante l’accaduto. I bambini dei vicoli sono già uomini coraggiosi e disillusi, giovani Werther che si accontentano di stare per ore in strada a pazziare, dimentichi del resto, mentre gli adulti tentano di districarsi come possono fra le bizzarrie e le difficoltà di una città che non ha spazio per i sogni di tutti. C’è chi la difende e corre a pulire il parco la domenica mattina, chi la calpesta ogni giorno rubando i vestiti per i poveri o parcheggiando dove capita perché è l’ora del caffè, chi la tratta alla stregua delle altre metropoli e tenta di districarsi con la bici fra i vicoli del centro, chi infine se ne fa una ragione e la sera pensa solo a non uscire troppo tardi dall’ufficio poiché dopo le venti il quartiere si fa pericoloso. I morti, come i santi, sono presenti in mezzo ai vivi: compaiono nei sogni indicando “i numeri”, da giocare immancabilmente al risveglio, nella speranza di un colpo di fortuna che cambi la vita. Novanta racconti. Novanta storie vere. Novanta volte Napoli.

Che io sia un’appassionata sostenitrice di Lorenzo Marone è cosa ormai nota a chi si è trovato a passare da queste parti. A chi invece approda su Mondoscrittura per la prima volta, posso consigliare di dare uno sguardo QUI e QUI, premettendo che la sottoscritta, di norma, è tutt’altro che avvezza all’elogio sperticato.
Per quanto attiene a “Novanta”, opera che Lorenzo ha avuto la cortesia di regalarmi con tanto di dedica, credo che il contenuto e il tenore dei racconti siano spiegati alla perfezione nella presentazione dell’editore riportata qui sopra. D’altronde, quando ci si trova di fronte a un’opera di questo tipo, per la quale non è possibile fare un’analisi narratologica secondo uno schema classico poiché mancante delle componenti fondamentali che creano la struttura del romanzo, quello che viene spontaneo analizzare è l’impatto emozionale, le sensazioni che i brani suscitano in chi li legge.

“Novanta” ci racconta una Napoli indolente e vanitosa, capace di crogiolarsi nella sua mediocrità, forte del credito che vanta con la storia e soprattutto con l’arte. Una Napoli fatale come una bella femmina trascurata, e fatalista come un accanito giocatore del Lotto. Quella che emerge dalle pagine di “Novanta” è una città consapevole delle sue ferite ma anche della sua grandezza, che non si nasconde ai giudizi altrui, che vive di opere d’arte, tradizione, camorra e immondizia ma che in fondo riesce ancora a credere in un futuro migliore.

Il quadro che si dipinge lentamente davanti agli occhi del lettore è aspro, spigoloso, quasi crudele. Con l’ironia intelligente che lo ha sempre contraddistinto, Lorenzo Marone punta il dito contro i mali della sua città, senza fare sconti a nessuno. Ne emerge il ritratto di una Napoli agrodolce, dove due ragazzi che progettano le vacanze in Grecia muoiono soltanto perché si trovano nel posto sbagliato al momento sbagliato, mentre due loro coetanei vengono rapiti dalla maestosità di capolavori artistici di ineguagliabile bellezza. Ma per chi sa leggere tra le righe, in questo mare di immondizia, superstizione, violenza e sopraffazione, tra i panni stesi ad asciugare nei vicoli e le corse in motorino senza casco, è inevitabile venir colpiti dritti al cuore dal grande amore che traspare dal racconto di Lorenzo, un amore che sembra essere quasi rassegnato, perché se nasci e vivi a Napoli non puoi non amarla, nonostante tutte le sue brutture e i suoi difetti.

Di mio posso aggiungere che ancora una volta Lorenzo si dimostra all’altezza delle aspettative, arrivando addirittura a superarle con agilità; non era semplice raccontare Napoli senza cadere negli stereotipi e nei cliché. Lui, come sempre, ci è riuscito alla grande.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Inserisci il risultato *