CARAMANICO, Tina – Oltre l’incerto limite

TITOLO Oltre l’incerto limite
AUTORE Tina Caramanico
EDITORE Runa Editrice
GENERE Narrativa Mainstream
PAGG 130
PREZZO brossura 10 euro/eBook 1,99 euro

IL NOSTRO VOTO: ★★★★☆ 

Cosa hanno in comune una falsa geisha sul Duomo di Milano e un figlio adottivo in crisi? Cosa lega un’adolescente obesa a una gemella stanca di essere eternamente in coppia? Tutti noi sopportiamo o ci costruiamo dei limiti per esistere, dei confini che ci definiscono e ci contengono, ma che possono andarci stretti, come l’abbraccio di una madre ansiosa: confini mentali, etici, culturali, fisici.  Confini che hanno a che fare con le nostre origini o col nostro futuro, con la nostra identità e i nostri sogni. A volte i protagonisti di queste storie vanno oltre, per scelta o per caso, per amore o per rabbia. Quel passo li perde o li salva. Li porta in un altrove da cui, se mai torneranno, torneranno trasformati per sempre. Altri personaggi, invece, il coraggio di superare i loro limiti, di fare quel passo non ce l’hanno e restano così, in bilico, immobili eppure già cambiati irreparabilmente da quello che, per un attimo, hanno solo intravisto di là.

“Oltre l’incerto limite” è la seconda raccolta di racconti di Tina Caramanico che ho il piacere di leggere e recensire. Molti i parallelismi con la prima opera, “Le cose come stanno“, soprattutto per quanto riguarda l’approccio contenutistico. Anche in questo caso i racconti non sono mai un puro esercizio di stile, piuttosto dei pretesti per trattare tematiche intime e irrazionali, nello specifico i limiti dell’essere umano, quei confini invisibili – ma spesso invalicabili – che ognuno di noi si costruisce nel corso della vita. A pennellare un quadro preciso e dettagliato di ciò che ci si troverà davanti è la stessa autrice nella quarta di copertina: confini mentali, etici, culturali, fisici.

Ognuno dei dodici racconti affronta un tema diverso: il suicidio, l’impotenza, il razzismo, l’obesità, l’amore ovviamente, e molti altri ancora, ma in tutti è possibile scorgere un minimo comun denominatore: i limiti sono in grado di condizionare – e cambiare profondamente – l’esistenza sia di chi li supera, sia di chi non ha il coraggio di oltrepassare la soglia dell’azzardo. E se da una parte una simile considerazione potrebbe apparire decisamente amara, dall’altra è importante ricordare che non sempre cambiamento è sinonimo di negativo.

“Oltre l’incerto limite” somiglia alla precedente raccolta anche in termini stilistici: una delle caratteristiche predominanti della scrittura di Tina Caramanico è l’abilità di delineare ambientazioni e personaggi con pochi ma efficaci dettagli, peculiarità in grado di sopperire alla mancanza di un vero e proprio show don’t tell, anche se a onor del vero è necessario dire che la forma del racconto è congegnale a una simile tecnica, e sarebbe assai più difficile applicarla a un romanzo.
Come mi era capitato di dire per “Le cose come stanno,” anche in questo caso alcuni racconti sembrano tendere a un finale che non arriva, apparendo incompiuti. L’autrice non spiega: sospende, sussurra, riflette. Credo però che questa non sia una carenza strutturale, bensì una precisa scelta stilistica, poiché anche in quei racconti che sembrano troncati sul più bello è possibile scorgere una direzione ben precisa, che il lettore, avendo in mano tutti gli elementi necessari, può tranquillamente percorrere da solo.

Di solito non cito mai i racconti migliori e i peggiori, è quasi ovvio che in un’antologia ci siano testi più riusciti e altri meno, ma in questo caso devo fare due menzioni particolari. La prima è per “Maria la strega”, un racconto forte e vigoroso, in grado di immergere il lettore in un’Italia che si crogiola tra superstizioni e credenze popolari, un’Italia ruvida, maschilista e ignorante, soprattutto un racconto dove l’abilità descrittiva della Caramanico emerge in tutta la sua prepotenza e permette di vedere con gli occhi della mente le immagini di un Paese tanto bello quanto stupido. La seconda, più intima e personale, è per “Al bivio”, perché ho avuto l’impressione che l’autrice mi abbia letto dentro e abbia trasposto su carta quello che io, nonostante gli sforzi, non sono ancora riuscita a fare.

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