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DANIEL, Pee Gee – Il politico

il-politico coverTITOLO Il politico
AUTORE Pee Gee Daniel
EDITORE Golena Edizioni
GENERE Narrativa Mainstream
PAGG 117
PREZZO 9,00 Euro
[xrr rating=4/5]

Il protagonista del romanzo è un essere umano mosso dai più bassi istinti, chiuso in un’indolenza quasi morbosa, ma capace di inconsulti atti di violenza. Un’assoluta nullità che vedremo scalare, quasi controvoglia, l’intero sistema sociale, sino a raggiungere la posizione più elevata, nel ruolo di deputato della Repubblica Italiana. “Il politico” è un romanzo caustico, in cui il dramma di un sociopatico si trasforma nell’efficace descrizione di una società allo sbando e in un esplicito quanto preciso atto di accusa verso quegli stessi apparati politici e istituzionali che ne permetteranno e favoriranno l’ascesa sociale. Un libro imperdibile per chi, attraverso la lente grottesca della letteratura, voglia davvero comprendere i tempi che stiamo vivendo.

“Il politico” è la storia di una nullità, talmente insignificante da non aver neppure un nome: per l’intera durata della narrazione viene identificato semplicemente come “lui”, o con i soprannomi affibbiatigli dai compagni di scuola prima e da quelli di partito poi. Caratteristica, questa, che già la dice lunga sul taglio che l’autore da alle vicende e sul tono, mai troppo velato, di denuncia in merito al livello di mediocrità raggiunto dal nostro Paese.

Lui è un essere che fa dell’ignavia la sua compagna fedele; ci viene presentato come un individuo incapace di reagire di fronte ai soprusi ma non perché intimorito, semplicemente perché indifferente. Sempre la stessa espressione, sempre la stessa – inesistente – reattività. Una figura ripugnante sotto ogni punto di vista: morale, fisico, intellettivo. Nella quarta di copertina viene definito come un sociopatico, ma il nostro lui va ben oltre la sociopatia, patologia che comunque prevede la capacità di guidare i propri gesti al raggiungimento di un obiettivo. In questo senso più che un sociopatico il nostro protagonista appare come un disadattato: parla pochissimo, per lo più si esprime a mugugni e gesti, mai troppo vivaci, non prova sdegno né entusiasmo. Caratteristica predominante di questo essere cinico e indolente è che tutte le sue azioni paiono fatte “tanto per”. Tanto per farle, senza esserne mai né convinto, né interessato. Non esiste nulla in grado di scuoterlo dall’apatia, dal torpore intellettivo ed emozionale in cui sembra essere nato e cresciuto. Anche l’incontro con il Movimento, formazione pseudopolitica di stampo xenofobo che farà parte di lui per il resto della vita, avviene per caso e nel caso continua a galleggiare. Si ritrova nella corrente e dalla corrente si fa trascinare. Eppure, la sua passività non nasconde un’indole bonaria, tutt’altro; lui già da ragazzino riesce a esprimere una spietatezza e un crudeltà invise al comune senso del pudore: stacca le ali alle libellule e le lascia divorare vive dalle formiche, mangia pesci siluri a morsi mentre sono ancora vivi, stupra e malmena le prostitute, causa – con tutta probabilità, anche se non viene detto apertamente – la morte di un cugino.
Non è propriamente uno stupido, perché stupido significherebbe essere comunque qualcosa. È  un groviglio di difetti che lo rendono semplicemente una nullità, e come tale viene dipinto. E poiché anche le nullità hanno possibilità di deambulare, il nostro lui usa questa capacità nel modo peggiore possibile: risse, aggressioni, stupri, violenze. Tutto quello che gli viene detto, lui lo fa. E anche quello che non gli viene detto ma che nel suo cervello da protozoo assume un sembiante giusto.
Caratteristiche queste che il nostro lui sublimerà con l’ingresso e la militanza nel Movimento, culla di una mediocrità che sconfina nella più bassa arretratezza sociopolitica, fino a diventarne un esponente di prima fascia. Anche se tra i tanti aggettivi che viene spontaneo associare a una figura simile, onorevole proprio non c’è.

Molte le tematiche affrontate da Pee Gee Daniel in quest’opera, anche se a prevalere sulle altre è sicuramente l’ignoranza, intesa nell’accezione più ampia del termine, capace di generare pericolosissimi mostri. Ma anche il vuoto, il vuoto più assoluto di ideologie, di pensiero, di azione. Lui, indiscusso protagonista del romanzo che impariamo a riconoscere prima come Mangiamerda e poi, una volta nelle file del Movimento, come Lupo Mannaro, è un essere abietto, privo di qualunque stimolo a qualunque livello, incapace di provare indignazione persino di fronte allo stupro di una bambina.

Seguiamo la sua ascesa politica, anch’essa dettata dal nulla di un Movimento che lo sfrutta per arrivare rapidamente agli obiettivi, e assieme a lui – ma tenendoci sempre a debita distanza – osserviamo un Paese sfatto, amorfo, sfibrato dall’imbecillità e dall’assenza di ideali. Una trama non particolarmente originale ma ben raccontata, soprattutto perché inquadrata in un contesto orrendamente tangibile con uno stile diretto e incisivo. Pee Gee Daniel riesce a caratterizzare il suo protagonista in maniera talmente nitida che è impossibile non provare ribrezzo. È intorno a Lui che tutto ruota, ed è proprio Lui il solo volto da mostrare, come l’autore ha magistralmente fatto. Unico appunto che mi sento di muovere alla tecnica narrativa di Pee Gee Daniel, peraltro impreziosita da un’ironia pungente e facente mostra di un lessico invidiabile, è la tendenza a sovraccaricare la narrazione con periodi ricchi di subordinate e aggettivi a volte ridondanti, che a tratti affaticano la lettura e appaiono segnale di una certa compiacenza autoriale.

Nel complesso ritengo che “Il politico” sia un romanzo affascinante, da non ridurre a un semplice atto di accusa contro le formazioni politiche dell’ultima ora come si potrebbe fare a una prima, superficiale analisi. Non credo che Pee Gee Daniel volesse far passare un messaggio di destra o di sinistra, quanto piuttosto volesse alzare un grido di indignazione contro la mediocrità imperante, l’ignoranza sfrenata e l’appiattimento culturale che spadroneggia da oltre un ventennio in Italia. E un’anima snob come la mia, un’opera simile non poteva che apprezzarla.

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