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DI LORETO, Claudio – Occhio alla penna

copTitolo: Occhio alla penna
Autore: Claudio Di Loreto
Editore: L’Erudita
Genere: Mainstream
Pagine: 173
Prezzo: 15,00
ISBN: 9788867700660
[xrr rating=3.5/5]

Il Mago aveva ragione, c’è sempre qualcosa che non funziona. E anche quando le cose girano per il verso giusto, basta aspettare un po’ e qualcos’altro smette di funzionare.

A seguito di un intervento al cuore, il maresciallo dei carabinieri Di Caro si trova a condividere la stanza con un pluripregiudicato agli arresti domiciliari. L’insolita convivenza, dopo un primo momento di leggero imbarazzo, permette al militare di rievocare il proprio lungo percorso lavorativo a beneficio di tale platea d’eccezione. Sullo sfondo una Roma brillante e affascinante come solo Lei sa esserlo.

In questo romanzo non ci sono personaggi, ma comparse, tranne la voce narrante, che ci apre la propria mente e parte del proprio cuore per quanto concerne l’ambito lavorativo.  I restanti protagonisti non sono altro che nomi:  il tratteggio che ne fa l’autore è da ottimo vignettista, evidenziando le caratteristiche funzionali all’episodio che vuole narrare, ma nulla di più. Un esempio su tutti è la moglie Rita, che vediamo intenta a tentare di nutrirlo con gli omogeneizzati: lo scambio tra i due è divertente, ben costruito, ma lungi da rendere Rita un personaggio neanche bidimensionale.

La penna di Di Loreto è matura, intelligente, arguta. Una forma fluida, a tratti spumeggiante, sempre divertente e irriverente. L’incipit è ben costruito, fa presa sul lettore promettendo meraviglie. Molte riflessioni sono quasi aforismi, profonde e dense di significato.
Leggendo Occhio alla penna si comprende appieno il significato di talento: qualcosa che hai dentro di te, innato, graffiante, godibile. Allo stesso tempo si comprende quanto la mancanza di tecnica possa limitare il potenziale, arrivando al punto di farlo quasi implodere.

Scrivi di ciò che sai: è la prima regola da seguire per chi si approccia alla scrittura. E Di Loreto la applica in maniera egregia: ambientato nella città che conosce e vive, parlando del lavoro che ha svolto con passione per tutta la vita, ha generato un romanzo che gronda verosimiglianza e vita vissuta. Tuttavia, Occhio alla penna è un romanzo senza trama: come se stesse ancora “fotorepertando”, Di Loreto mostra una serie di istantanee di episodi lavorativi, ora ironici, ora drammatici, ora sorprendenti. Ma la narrativa non è vita: ecco un’altra regola che lo scrittore esordiente deve tenere a mente come un mantra. La trama orizzontale tra il galeotto e il maresciallo sfuma dopo l’incipit, a fatica si comprende a metà romanzo che i racconti di Di Caro sono a beneficio di Andrea e non del lettore. Non v’è un crescendo, nessun momento di massima tensione. L’interesse del lettore cala, perché se abbandona il romanzo sul comodino può riprenderlo anche dopo un settimana: nessun quesito “oddio cosa accadrà?” batte nella sua mente. E dire che ogni fotografia, ogni spaccato, poteva essere il canovaccio per un ottimo romanzo giallo.

A una penna così potente e incisiva, non potevo mettere meno di tre stelline. Non di più perché ritengo Occhio alla penna un’occasione sprecata. Oppure una discreta prova d’esordio. Dipende dalla prospettiva da cui la si guarda.

Tanto che smetto di dar retta a quello che dice, e mi metto ad ascoltare quello che non dice.

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