Pubblicato il

CERRETTI, Greta – La catena


Titolo: La catena
Autore: Greta Cerretti
Genere: Narrativa
Editore: Nulla die
Pagine:158
Recensione a cura di: Grimilde

‘La catena’ è un viaggio dentro la malattia intesa come unica ragione di vita e di morte, una malattia che come il mostro delle favole ammanta con la sua ombra orrorifica e imponente tutto quello che prima di lei è stato, e tutto quello che dopo di lei sarà.
La malattia, la catena, è protagonista indiscussa del romanzo; i personaggi che si muovono sullo sfondo vivono le proprie vite in funzione della catena stessa, sia quelli che ne sono direttamente coinvolti, sia quelli che appena la sfiorano.
Pur essendo un romanzo largamente introspettivo, non ci sono grossi nodi da sciogliere; ad accompagnare la vita di Sofia infatti, oltre alla catena c’è anche un’alleata preziosa: la consapevolezza.
Sofia, figlia soffocata, moglie adorata e madre premurosa, grazie anche al percorso di supporto psicologico seguito negli anni è perfettamente conscia delle cause del suo malessere e delle motivazioni che la spingono ad affrontare la vita affacciata a quella stessa finestra a cui un tempo si affacciava sua madre: una finestra spalancata sulla paura, sull’angoscia, sulla rassegnazione, che fa di Sofia una spettatrice passiva di fronte allo scorrere inevitabile degli eventi.

Il delicato rapporto con il padre, prima e unica vittima della catena, condiziona infatti la sua vita in maniera apparentemente irreversibile. La rabbia di Sofia nei confronti di quell’uomo incapace di vivere la propria condizione di malato con dignità, mescolandosi al grande dolore per la perdita, intreccia i fili di un’esistenza in cui Senso di Colpa e Paura della Morte non lasciano spazio a Vita di Sofia.
L’ineluttabilità della fine, intesa non soltanto in senso materiale ma soprattutto morale, vela con una patina scura e asfissiante il suo quotidiano e quello delle persone che le ruotano attorno, al punto che quella stessa consapevolezza, indispensabile e fidata amica, si rivela un ostacolo nella lunga corsa verso la speranza. Sofia infatti, sempre proiettata nel disperato tentativo di apparire razionale e concreta per proteggere se stessa e i suoi cari dal dolore, perde di vista il fatto che in tutte le favole, prima o poi, arriva l’eroe a liberare la principessa prigioniera.
Il suo eroe, che fisicamente assume i connotati del marito Mario e psicologicamente quelli di una fede ritrovata, le regalerà la speranza di una vita libera dagli anelli della catena.

I personaggi sono la colonna portante di quasi ogni opera letteraria. Sono loro che portano avanti l’azione, il racconto stesso, determinando le diverse situazioni, i diversi ruoli, sono loro che analizzano le differenti personalità e devono pertanto essere a loro volta analizzati minuziosamente dall’autore, tenendo conto di tutti gli elementi che contribuiscono a caratterizzarli. Ne ‘La catena’ i personaggi sono uno dei punti che ho trovato più controversi. Se da una parte si può affermare che siano complementari uno all’altro, dall’altra la caratterizzazione soffre di un difetto piuttosto evidente già dalle prime pagine: la troppa somiglianza tra tutti i protagonisti, somiglianza che si palesa non tanto nelle azioni, che si differenziano a seconda del carattere dei singoli, quanto nel modo di esprimersi e di relazionarsi con il lettore.
Anche se le reazioni di fronte alla catena sono diverse per ognuno, di fondo sembra esserci una comunione di espressività che non riesce a diversificarli abbastanza. Leggendo le varie sezioni del libro, nonostante sia apprezzabile lo sforzod’immedesimarsi di volta in volta nei vari personaggi arrivando a costruire una narrazione poggiata su più focalizzazioni differenti, si ha l’impressione che ci sia un unico punto di vista che infilandosi in panni sempre diversi provi a raccontare come tutti potrebbero aver vissuto la catena, e non come tutti l’abbiano realmente vissuta.
La necessità di caratterizzare al meglio i propri protagonisti nasce anche da una base di narratologia, in cui vengono distinte tre figure principali: il protagonista, l’antagonista e l’oggetto. Se si guarda a ‘La catena’ in quest’ottica, considerando Sofia come personaggio principale, gli altri faticano a trovare una propria e indipendente dimensione all’interno della storia, arrivando a sembrare più dei pianeti illuminati dalla stella di Sofia che figure in grado di brillare di luce propria.

Il lessico appare ampio e ben plasmato al contesto, nonostante si noti la ripetizione di alcuni termini piuttosto ricercati ricorrenti in più punti della narrazione (per esempio l’uso di caleidoscopio / caleidoscopico). Lo stile però è un po’ troppo carico, soprattutto nei passaggi in cui s’insiste nel descrivere la ‘concettualità astratta’ di sensazioni e sentimenti, che appesantiscono l’economia del racconto.
Tra un episodio concreto e il successivo, l’astrattismo di pensiero, con relative metafore e didascalie, a volte è troppo insistito e inquina la scorrevolezza della lettura. Il titolo stesso del romanzo è una metafora, seppur perfettamente azzeccata: la malattia vista come una catena che con i suoi anelli imprigiona chi ha la sfortuna d’incontrarla, direttamente o indirettamente.

L’ambientazione è ottimamente tracciata, piena e corposa anche nelle sequenze che descrivono situazioni più fredde e asettiche. Viene fatto un uso sapiente e centellinato di aggettivi significativi e azzeccati, che rendono al meglio profumi e colori, immergendo il lettore nella scenografia e dandogli l’impressione di poterla quasi toccare.

‘La catena’, come tutti i testi che trattano argomenti delicati e fin troppo personali, non è per niente un romanzo facile. È un’immersione in apnea in un mare che nessuno vorrebbe mai navigare, un mare denso e oleoso che ti paralizza e condiziona i tuoi pensieri, oltre che le tue mosse: il mare del dolore. Dolore inteso in senso totalitario, fisico e psicologico. Dolore che ti rode lentamente fino a renderti irriconoscibile agli occhi degli altri. Dolore che convive con te da sempre, al punto da arrivare a considerarlo un alleato, quasi un amico fidato. Dolore di cui hai bisogno, perché è l’unico modo di vivere che conosci. Dolore che ti trasforma, che ti plasma a sua immagine e ti rende qualcosa di diverso, qualcosa che non vorresti essere ma che per forza di cose sei costretto a diventare, per illuderti di riuscire a difenderti.
Non v’è dubbio che il romanzo sia principalmente introspettivo, ma un romanzo narrativo è tale quando racconta una storia, anche se questa funge da spunto per parlare d’interiorità; ‘La catena’ una storia ce l’ha, una storia assai difficile da gestire, una storia triste, nell’accezione più ampia del termine. Una storia consapevole, che ti stringe tra le sue spire e ti porta a riflettere sulle sue conseguenze.
La concettualità che esprime è paragonabile all’effetto che fa in chi lo legge: ha la forza dirompente di un pugno nello stomaco ma le conseguenze di una malattia cronica, che ti s’infila dentro e non ti molla. Seppur breve, ha bisogno di tempo per essere letto, e altrettanto tempo per essere assimilato. Leggerlo tutto d’un fiato porterebbe il lettore a soccombere sotto il peso dell’angoscia che Sofia si porta dentro e che permea il testo dal principio fin quasi alla conclusione.
‘La catena’ va presa a piccole dosi, proprio come quella medicina che potrebbe sconfiggerla, solo così si riescono a coglierne le sfumature e ad apprezzare il messaggio di speranza con cui si conclude.

VOTO [rating=6]

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Inserisci il risultato *