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DI GENNARO, Claudia – Indaco

INDACO-II-EDIZTITOLO Indaco
AUTORE Claudia Di Gennaro
EDITORE Self publishing
GENERE Narrativa Mainstream
PAGG 196
PREZZO 0,99
[xrr rating=3.5/5]

tra le scaffalature si imbatté in un delizioso olio su tela appeso a una parete; rappresentava un antico casale in pietra solitario su una collina, circondato da una distesa di girasoli in fiore. Era bellissimo nella sua semplicità e Laura rimase a guardarlo per qualche istante, immaginando una figurina piccola ed esile che correva in mezzo a quegli altissimi steli piegati dal vento e girati dal sole. Era lì che avrebbe voluto essere. Chiuse gli occhi e si lasciò andare a quel frammento di sogno…

Laura Ferri è una scrittrice di romanzi femminili, sposata con un alto esponente della finanza che è sempre in giro per lavoro. Un giorno riceve una mail e una telefonata dal Corriere per commissionarle un libro sulla storia d’Italia da regalare insieme al giornale per il centenario da scrivere a quattro mani con Ivan Cassini. Laura accetta l’offerta e la comunica subito al marito che però invece di essere felice per lei le urla contro che non può accettare il lavoro perché la porterebbe a stare qualche mese a Roma e lui non vuole che lei lasci casa. Laura accetta lo stesso il lavoro e va a Roma. Mentre è lì continua a litigare con il marito che arriva anche a telefonare in redazione del Corriere per dire al direttore che deve licenziare Laura. Dopo vari litigi Laura decide di divorziare dal marito e di trasferirsi definitivamente a Roma avendo l’appoggio di tutta la sua famiglia. Mentre lavorano al libro, il rapporto tra Laura e Ivan si solidifica sempre di più fino a trasformarsi in amore. Intanto il marito di Laura, dopo aver ricevuto le carte per il divorzio, diventa sempre più violento e continua a minacciarla andando anche fino a Roma.

Un romanzo non molto lungo ma molto profondo. L’autrice riesce con uno stile molto semplice e leggero a descrivere un grosso problema che colpisce la nostra società: la violenza sulle donne, specialmente quella domestica, molto diffusa ma di cui si parla poco perché purtroppo la maggior parte delle vittime ha paura di denunciare i propri aguzzini e la si scopre solo quando ormai è troppo tardi.

La trama è molto avvincente e alleggerita dalla storia d’amore tra Laura e Ivan senza però togliere la drammaticità della vicenda di fondo, aiutata molto dalle descrizioni profonde e minuziose degli stati d’animo di Laura, delle sue paure, delle sue insicurezze e dei suoi dubbi.
Unica grossa pecca riscontrata sono gli innumerevoli errori grammaticali presenti nel testo, spesso anche gravi, che danno l’impressione di leggere solo una prima bozza del libro che è in attesa di essere valutato per poi perfezionarlo.
Un romanzo veramente molto bello che alla fine porta il lettore a commuoversi per gli eventi raccontati e che dovrebbe essere letto specialmente dalle donne, in modo che possano essere incoraggiate a denunciare atti di violenza prendendo esempio dalle vicende della protagonista.

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MANARA, Lorenzo – Il ritornante

Titolo: Il Ritornante
Autore: Lorenzo Manara
Editore: Self publishing Amazon
Pagg. 379
Prezzo: € 1,00 eBook Amazon.
Genere: Avventura/ horror
ISBN 978-1490332567

[xrr rating=2.5/5]

La speranza di vita di un uomo, da queste parti, è circa cinquant’anni. La mia è di tredici giorni esatti. Il marchio con cui sono stato maledetto si dissolve rapidamente e la sua scomparsa significa morte. C’è un solo modo per mantenerlo integro e riavviare il conto alla rovescia: uccidere. Potrei andare avanti così per l’eternità… Immortale? No, sono solo un ritornante.

Il romanzo di Lorenzo Manara si apre con una scena di caccia che vede protagonista il giovane Giovanni De’ Medici e il suo precettore Jacopo. I due, a causa delle gravi ferite riportate durante lo scontro con un grosso cinghiale, moriranno poco dopo nel monastero di San Giorgio vicino Firenze. Ma i monaci possiedono qualcosa di molto speciale, uno strano cubo in grado di restituire la vita ai defunti. I due si risveglieranno però con un simbolo nero sul petto, del quale, sul momento, non vengono fornite ulteriori indicazioni.

Dopo questo breve prologo si entra nel vivo della storia, ambientata in una città imprecisata della Toscana nel pieno dello sviluppo industriale, che vede protagonista Nero De’ Medici, un giovane giornalista, alle prese con uno strano caso di omicidio e un’insolita guerra tra bande. Nelle sue lunghe peripezie, a contatto con feccia della peggior specie, Nero si ritroverà nei sotterranei del convento in cui l’antenato Giovanni aveva ritrovato la vita. Lì sarà protagonista di incontri non proprio piacevoli con strane creature non meglio definite, fino a venir ferito a morte. Anche Nero, come il suo antenato, sarà risanato da un “cubo”, e anch’egli si risveglierà con lo strano simbolo nero disegnato sul petto.

ATTENZIONE: SPOILER! SelectShow

Le vicende sono indubbiamente connotate nel passato, ma a dispetto delle primissime battute, dove i riferimenti farebbero pensare alla seconda metà dell’Ottocento (prime macchine fotografiche con flash al magnesio, sviluppo industriale incontrollato, strade affollate di carri e cavalli, personaggi abbigliati con bombetta e bastone da passeggio), nel dipanarsi delle vicende si scorgono nomi e personaggi molto più datati: Rembrandt, Canova ecc…ecc…  che fanno scorrere il nastro all’indietro di almeno un paio di secoli. Di converso, il lessico e il modo di esprimersi dei protagonisti, di taglio decisamente moderno, spostano il tutto in avanti, creando ancor più confusione.
A questo proposito credo che la classificazione in romanzo di azione/avventura/horror non sia propriamente corretta. C’è molto Fantasy in questo testo, qualche venatura di steampunk e scenari prettamente distopici.

Devo ammettere che il mancato inquadramento geo-temporale mi ha disorientata parecchio; ho avuto l’impressione che in un simile scenario tutto fosse lecito, anche errori macroscopici come personaggi che prima si danno del Voi e poi del Lei per poi arrivare al confidenziale Tu e intavolare conversazioni piuttosto gergali, oppure riferimenti che in qualunque altro contesto sarebbero stati qualificati come grossolani anacronismi. C’è però da evidenziare come questo meltin-pot di stili, generi e ambientazioni non pregiudichi lo sviluppo vero e proprio della storia, che in fin dei conti scorre fluida e interessante fino alla fine. Quello che fa storcere la bocca è proprio il continuo susseguirsi di quelli che appaiono come errori dettati dalla superficialità con cui ci si è approcciati alla storia, intesa come eventi del tempo passato.

Un’ osservazione che mi sento di muovere è proprio relativa alla scelta di connotare le vicende in maniera così poco definita: a conti fatti la storia di Nero De’ Medici avrebbe potuto svolgersi tranquillamente in qualunque epoca senza che l’intreccio ne risentisse. Se da una parte è comprensibile che l’autore abbia voluto rendere la sua storia il più suggestiva possibile, un’ambientazione diversa avrebbe evitato molte delle perplessità sopra esposte, oltre a regalare alle vicende quella verosimiglianza e quella coerenza che al momento mancano. Si potrebbe ipotizzare che una simile scelta potrebbe rivelarsi indispensabile nei successivi episodi della saga, ma al momento non ci è dato saperlo.

Incoraggiante però è la capacità affabulatoria dell’autore, in grado di dare vita a buone descrizioni e padrone della propria scrittura, fatto salvo per alcuni errori nell’utilizzo dei tempi verbali e piccole imprecisioni grammaticali. Da apprezzare anche la fantasia e l’intessitura dell’intreccio, così come la scelta di far risalire l’origine del male a un personaggio controverso e sanguinario come Giovanni De’ Medici. È però inevitabile notare come l’inesperienza e la  mancanza di un pizzico di malizia nel campo della scrittura abbiano pregiudicato in maniera negativa la stesura del testo: troppe le ingenuità e le imperfezioni per meritare la sufficienza. Lorenzo Manara si dimostra comunque un giovane autore di belle speranze, e credo che con un po’ di esperienza in più possa regalare momenti di piacevole narrativa.

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VALENTI, Paul – Si dice che si vive una volta sola…

Titolo: Si dice che si vive una volta sola, ma purtroppo non sempre è così…
Autore: Paul A. Valenti
Editore: Ebook auto pubblicato su Amazon.it
Numero di pagine: 216
Prezzo: € 3.80

VALUTAZIONE:mediocre

“Che altro è la vita dei mortali se non una specie di commedia nella quale gli attori che si travestono con vari costumi e maschere entrano in scena e recitano la loro parte finchè il regista li fa scendere dal palcoscenico?” Questa è una storia senza tempo, incredibile, assurda, difficile da raccontare. Potrebbe sembrare una fiaba, e come in ogni favola ci sono tristezza e meraviglia. Questa, però, non è una leggenda, come non può essere una favola il paradosso dell’esistenza. Questa è la storia di Paul, ventenne, che da un po’ di tempo si sente osservato da un anziano, spiato da un vecchietto che si nasconde tra le pieghe della vita e lo guarda da lontano, con occhi di compassione. Ma questa è anche la storia di Paul, quasi ottantenne, emigrato in Asia alla significativa età dei 33 anni e tornato a casa più di quarant’anni dopo, per trovarsi davanti, paradossalmente, se stesso ventenne, nella sua quotidianità di allora, quando non sapeva di essere giovane e s’illudeva di avere il destino in mano e la felicità ad attenderlo dietro l’angolo. Come se si fosse aperto un varco nella barriera del tempo, come se i vari universi paralleli convergessero in uno stesso luogo, i due Paul si ritrovano a confrontarsi con riflessioni coinvolgenti ed ironicamente serie da ciascuno dei due punti di vista: il se stesso giovane e il se stesso anziano.

Un giovanotto di circa vent’anni si ritrova improvvisamente osservato da un vecchio ottantenne che lo scruta con aria compassionevole. Quello che il giovanotto non sa è quel vecchio è proprio lui, con sessant’anni di più sulle spalle. E lo sguardo di quel vecchio è pieno di compassione perché sa esattamente come sarà la vita del giovanotto, quali saranno i suoi dolori, le sue gioie, le sue ansie, i suoi sbagli.

L’opera alterna capitoli in cui la voce narrante è quella del giovane Paul ad altri in cui a prendere in mano la narrazione è il Paul ottantenne. Gli stessi episodi vengono analizzati dai due diversi punti di vista mettendone in evidenza le differenze; quello che il giovane Paul viveva con eccitazione e incoscienza, o in altri casi con insofferenza e spirito di ribellione, viene rivisto con maturità e saggezza dal vecchio Paul, offrendone un’interpretazione inevitabilmente diversa, carica di giudizi e consigli.
Ci troviamo dunque di fronte a un’opera che non si svolge su due piani temporali distinti come si potrebbe erroneamente pensare, poiché il vecchio Paul ha la possibilità di vivere contemporaneamente a quello giovane, bensì su un unico piano, quello della vita di Paul, che viene vissuta in tempo reale e allo stesso tempo dissezionata dagli occhi esperti di chi quegli avvenimenti li ha già vissuti sulla propria pelle.
Quando i due Paul s’incontrano per la strada, o si sfiorano lungo le pieghe della notte, sembra quasi che il giovane Paul percepisca che quella figura smorta e inconsistente lo giudichi con sussiego; le sue reazioni sono quasi sempre rabbiose sebbene nemmeno lui riesca a spiegarsene le ragioni.

Analizzando i contenuti è inevitabile soffermarsi sulla trasformazione spirituale e morale di Paul, sulle ferree convinzioni giovanili sgretolate dagli anni e dalle esperienze. Viviamo la sua metamorfosi in anticipo rispetto al protagonista, un cambiamento graduale ma progressivo che è un po’ quello di qualunque essere umano. Gli ardori della giovinezza si spengono pian piano, le teorie rivoluzionarie lasciano il passo al bisogno di stabilità, l’ingranaggio della vita lo risucchia nonostante lui provi a opporre una fiera resistenza.

Il tentativo è interessante, ma l’autore incappa in errori che compromettono la riuscita dell’esperimento. I capitoli del giovane Paul, per esempio, sono già l’anticipazione di cosa ci dirà il Paul anziano: nelle parole del ventenne rivoluzionario si scorge già l’ombra del giudizio, l’incoscienza e la voglia di cambiamento non sono mai vere protagoniste perché sempre velate da una patina di consapevolezza, maturità ed esperienza che stona con il personaggio descritto. C’è anche un altro problema che riguarda la crescita di Paul, o almeno il suo percorso verso la maturità, ed è il fatto che il lettore capisce che qualcosa stia cambiando solo perché gli viene detto: non c’è sufficiente capacità di mostrare gli eventi, non c’è possibilità di permeare il substrato emotivo di Paul affinché ci si senta protagonisti del suo cambiamento.

Strutturalmente l’opera crea delle aspettative – non so quanto questo sia voluto – che poi non riesce a mantenere: ci si aspetta di leggere la vita di Paul segnata dalle esperienze in Vietnam, di capire perché abbia deciso di lasciare l’Italia per un paese lontano e sicuramente non inflazionato dall’emigrazione, invece niente. Tutto il romanzo si basa sulla frustrazione di Paul, sul suo essere un giovane senza prospettive eppure non succede niente: nonostante il vecchio Paul torni più volte con i ricordi alla sua esperienza vietnamita, la storia s’interrompe ben prima che il giovane Paul decida di partire. E in questa situazione d’immobilità dove a far da padrone è solo lo stallo, paradossalmente a essere più dinamico è proprio il vecchio, che nel finale ci offre la possibilità di capire come la vita, quando pensi di averla ammaestrata e dominata, riesca sempre a sorprenderti.

Dal punto di vista ritmico l’opera è molto lenta, proprio perché ci si sofferma due volte sugli stessi avvenimenti. Ma non solo: la scelta di arricchire il testo con una valanga di citazioni non si rivela particolarmente azzeccata, considerando che il racconto già di per sé è ripetitivo e farraginoso. La voce narrante incede spesso in dissertazioni pseudo-filosofiche su questo o quell’argomento, proprio come farebbe un anziano di fronte a un giovane scapestrato (sulla falsa riga di “eh, ai miei tempi…”) andando a compromettere ulteriormente la fluidità della lettura. Inoltre c’è da notare come il tentativo di prodursi in un gergo giovanilistico negli episodi che vedono protagonista il giovane Paul appaia anacronistico e forzato, compromettendo la spontaneità e la verosimiglianza dei dialoghi.
Anche qui come in molti altri casi sono presenti gli errori più comuni alle autoproduzioni: impaginazione approssimativa, punteggiatura usata male, norme redazionali sballate.

Nonostante gli errori macroscopici, tra le righe si scorge una buona capacità affabulatoria: qualche pregevole dissertazione qua e là arricchisce un testo altrimenti noioso e molto ripetitivo.

Nel complesso “Si dice che si vive una volta sola ma purtroppo non è sempre così” è un’opera potenzialmente ricca di spunti che avrebbero dovuto essere lavorati meglio.

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BARINDELLI, Elisa – La polvere

Titolo: La polvere
Autore: Elisa Barindelli
Editore: self publishing
Genere: Favola / fantastico
Prezzo: download gratuito

Troppo spesso favola e fiaba vengono mescolati in un unico calderone che prevede streghe cattive, principesse prigioniere, draghi da combattere e via discorrendo. Ma la differenza, seppur sottile, esiste. I  personaggi e gli ambienti delle fiabe (orchi, fate, folletti, ecc.) dovrebbero essere fantastici, mentre quelli delle favole (animali con il linguaggio, i comportamenti e i difetti degli uomini) realistici.
Elisa Barindelli sembra conoscere bene questa differenza.
Leggendo la sua opera, l’accostamento al Principe del famoso maestro francese è quasi inevitabile. La commistione di influenze autoriali nonché autorevoli come Antoine de Saint-Exupéry e Paulo Coelho, non impedisce a ‘La polvere’ di ricavarsi uno spazio tutto suo nell’ – ahimè – sempre più disastrato panorama emergente italiano.
Ne ‘La polvere’ infatti la Barindelli riesce nel difficile intento di conciliare tematiche profonde con uno stile lineare e poetico. Potrebbe sembrare un’operazione semplice, d’altronde ‘La polvere’ è una favola, le favole sono per i bambini, e i bambini non hanno grosse pretese stilistiche. Ma la realtà è molto diversa: scrivere una bella favola è un compito complesso e delicato. Bisogna saper scegliere gli ingredienti giusti, ma soprattutto bisogna saperli dosare.
Prendete un lessico semplice ma non banale, una proprietà di linguaggio ampia ma non ricercata, dei personaggi realistici ma allo stesso tempo magici, una trama coinvolgente ma mai invasiva, una narrazione condita da un pizzico di mistero, una presa d’ironia e un respiro di speranza. Mischiate tutto, ed ecco che otterrete ‘La polvere’.

‘La polvere’ è la storia di un padre, Ayl, e di suo figlio Jori alle prese con un’impresa apparentemente impossibile: parlare con le nuvole per chieder loro un po’ di pioggia che lavi via la polvere da cui la loro città è stata improvvisamente ricoperta. Per parlare con le nuvole, Ayl e Jori dovranno arrivare in cima a una torre, distante due giorni di cammino da casa. Durante il viaggio, i due incontreranno i personaggi più disparati, ognuno con una storia da raccontare, ognuno con una convinzione, ognuno con qualcosa che può diventare un dono per le nuvole. Vengono così affrontati con leggerezza e spontaneità tematiche delicate come quelle della malattia, della morte, dell’amore, della solitudine, della crescita.

Elisa Barindelli ci regala un’opera deliziosa che vale la pena di leggere, scevra da difetti e confezionata con poetica sapienza. L’autrice si muove leggiadra pennellando ambientazione, sentimenti e personaggi con tratti leggeri ma ricchissimi, rendendo ‘La polvere’ un’avventura che si legge tutto d’un fiato, narrata in maniera impeccabile, matura dal punto di vista stilistico ma leggera e scanzonata come la polvere di cui è ricoperta.

‘La polvere’ è un breve romanzo fruibile da adulti e bambini: i primi si commuoveranno e rifletteranno, i secondi sogneranno e faranno domande, ma, caratteristica più importante per classificare ‘La polvere’ nel genere delle favole, entrambi impareranno qualcosa. In sostanza, la mia speranza è che questo piccolo gioiello non rimanga a prendere… polvere in qualche cassetto, sepolto sotto la presunzione di chi pensa che le favole siano solo roba per bambini, ma che possa diventare un esempio per tutti coloro che intendono cimentarsi nel difficile mestiere di narrare delle storie, piccole o grandi che siano.

VALUTAZIONE: 

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FONDI, Fabrizio – I giorni dello scirocco

Titolo: I giorni dello scirocco
Autore: Fabrizio Fondi
Editore: Amazon Media EU
Genere: Horror
Pagine: 188
Prezzo: 0,99 solo versione ebook
ISBN: 9788863699456

L’Isola della Corona è una terra a due facce: silenziosa e triste in inverno, affollata e solare in estate. La pesca è ormai poco più di un ricordo, rimpiazzata da un turismo di massa che adesso ne condiziona pesantemente la vita. Ma qualcosa sconvolge periodicamente la sua tranquillità. Qualcosa di inspiegabile e misterioso che, ormai, un solo abitante sull’isola conosce e intende combattere. E’ un evento che si produce più o meno ogni sessanta anni e provoca la morte di decine di persone per mano di qualche abitante che viene rapito da una follia inarrestabile. Il romanzo si apre con la descrizione di uno di questi eventi, quello del 1887. Nel 2004 Franco Bernardi, detto Barbanera, è ormai l’unico a conoscere la storia occulta e sotterranea dell’isola, le sue sofferenze e le reali cause delle sanguinose vicende del suo passato. E adesso è sicuro che quel passato stia per tornare e che l’evento stia per ripetersi ancora una volta. Prigioniero del suo segreto e delle sue certezze, cercherà di battere sul tempo una maledizione che si scaglia sull’isola con violenza e che nessun altro riesce a interpretare per ciò che è veramente. Ma anche il passato di Barbanera è segnato da un evento oscuro che ne ha condizionato la vita. Un evento vecchio di sessantaquattro anni, l’ultima strage che l’isola ha sofferto e che gli ha portato via il padre, che d’improvviso si riannoda al suo presente attraverso un filo sotterraneo che unisce secoli di storia. Lungo due interminabili settimane di indagini, che l’uomo conduce da solo trovandosi di fronte a pericolose conferme che la strage che lui ha previsto sta per accadere veramente, Barbanera cercherà di scoprire chi e quando, stavolta, potrebbe essere la vittima di una forza che sembra non conoscere limiti. E proprio quando comincerà a pensare di essere riuscito a superare indenne questa sfida, e di essersi sbagliato nelle sue previsioni, il destino gli rovescerà di nuovo addosso la sua crudeltà, confermando una legge implacabile alla quale l’isola della Corona non potrà mai sfuggire.

TRAMA

L’isola della Corona è un luogo ricco di storia e tradizioni: la maggior parte sono popolari, legate alla pesca e al turismo, mentre una è appannaggio di pochi ‘sventurati’, legata al soffiare dello scirocco. Lo scirocco è un vento caldo con una ciclicità di settantadue ore, che può tormentare la Corona anche per dodici giorni consecutivi. Ma se per gli isolani è solo un tormento umido, per gli ‘sventurati’ è una voce rombante nelle orecchie: una voce che sussurra di morte e follia. Sventurati oppure predestinati? Non c’è logica di trasmissione per questa dote speciale: di generazione in generazione i sensitivi faticano a identificare a chi devono passare il testimone di questo oscuro segreto, facilmente scambiato per follia, insieme alla speranza di fermare un giorno le stragi che porta con sé. Come se fosse possibile arrivare un passo prima vento.

PERSONAGGI

I personaggi che popolano questo romanzo sono numerosi, ognuno ben caratterizzato anche se non approfondito negli aspetti psicologici: certamente Barbanera può essere considerato il personaggio di maggior rilievo, dato che sua è l’esperienza più dura e reiterata di guerra con lo scirocco, suo il confronto faccia a faccia con il male oscuro e suo il tentativo disperato di arginarlo. Vicino a Barbanera sono personaggi di spessore il figlio Luca e il nipote Dedo, ognuno vittima di un differente dolore, come anche Mezzaluna che non perde mai a carte, Fischione che in preda alla follia assalta la centrale elettrica, l’ex maresciallo Loi alla ricerca della verità. Qui risiede la bravura dell’autore, nella capacità di trasformare dei nomi in persone limitando le informazioni all’essenziale. Fondi non si appella agli  stereotipi ma mette in scena degli archetipi.

Tuttavia ho parlato volutamente di personaggi e non di protagonisti, perché il vero protagonista di questo romanzo non è umano. La terra conserva il dolore di cui è testimone, e di dolore la Corona ne ha visto tanto nel corso dei millenni. Le forze della natura possono essere diaboliche, e in questo romanzo il demonio è protagonista sotto forma di vento.

 

STILE E FORMA

Lo stile di Fabrizio Fondi è morbido, rotondo, caldo come lo scirocco di cui ci parla. E proprio come il vento ci porta parole da ascoltare, comprendere, metabolizzare: a rimanere attaccata alla pelle non è l’umidità, ma il dolore dei protagonisti di cui leggiamo le gesta, la sofferenza e il senso di ineluttabilità di fronte alla forza della natura. Il bilanciamento tra sequenze descrittive e sequenze riflessive è impeccabile, al punto di aver stroncato la mia arcinota pignoleria: trasportata dalle emozioni e dallo snodarsi della trama, ho faticato a ravvisare le (poche) imprecisioni formali. Qualche E’ apostrofata anziché accentata e alcuni puntini di sospensione eccessivi non inficiano minimamente il gusto della lettura.

GIUDIZIO

Non amo leggere horror perché la notte temo di avere gli incubi. Ho letto questo romanzo tutto d’un fiato: mi ha appassionata, emozionata, incuriosita. Ma non spaventata.

Tra i molti testi autopubblicati che ho recensito quest’anno, I giorni dello scirocco è senz’altro il migliore. Un romanzo ben scritto e ben strutturato, dove il talento per la buona forma si coniuga con il sapiente utilizzo delle tecniche narrative.

La scelta dell’autore di proporlo a 0,99 centesimi non rende giustizia alla qualità del testo: il numero elevato di download ricevuti certamente sì.

VALUTAZIONE: 

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MARONE, Lorenzo – Le feste non vengono mai da sole

Titolo: Le feste non vengono mai da sole
Autore: Lorenzo Marone
Editore: Autopubblicazione
Pag: 52
Prezzo: 0,92 ebook kindle

Questa storia inizia con una fine. È l’ultimo giorno dell’anno, infatti, quando a casa di Antonio Esposito, per tutti Antò, protagonista e voce narrante, accade l’imprevisto. Da quel momento la narrazione prosegue a ritroso e, fra passato e presente, fra personaggi bizzarri e inquietanti, ci mostra lo stravagante mondo di Antò, la sua esilarante ironia, l’originale modo di vedere la vita. Perché è di questo che si parla, di vita.

Gli avvenimenti narrati in Le feste non vengono mai da sole si sviluppano nell’arco di una settimana piuttosto particolare, da sempre capace di evocare istinti e sensazioni contrastanti: c’è chi la vive con gioia e serenità, chi fa finta che sia una settimana come un’altra e chi la detesta. La famiglia Esposito, protagonista indiscussa di questo lungo racconto, rientra a pieno titolo nella prima fascia, anche se gli eventi faranno di tutto per rovinarle la festa. Perché, come si evince già dal titolo, le feste sono un po’ come le disgrazie.
La storia è raccontata con un alternarsi di prolessi e analessi che saltano dall’antivigilia di Natale fino a San Silvestro, abbracciando scenari diversi come la corsa al regalo dell’ultimo momento, la riunione di condominio improvvisata, il cenone della vigilia e il pranzo dai parenti. La voce narrante è quella di Antonio, il capofamiglia, uomo normale con un lavoro normale e una famiglia normale: una rarità al giorno d’oggi, soprattutto perchè Antonio è consapevole di quanto la propria condizione di uomo “normale” sia foriera di felicità.

È così che nasce un’emozione, da una chiacchierata occasionale davanti a un ospedale. D’improvviso un’onda anomala t’invade il petto e raggiunge gli occhi, per ricordarti, semmai ce ne fosse bisogno, che i momenti migliori della vita sono quelli inattesi.

Attorno agli Esposito gravitano personaggi tipici della tradizione italiana: l’amministratore di condominio chiacchierone, il vicino di casa spocchioso, la vecchietta del primo piano un po’ fuori di testa. Sullo sfondo una Napoli contraddittoria come siamo abituati a conoscerla, capace di incantare ma allo stesso tempo indignare, con le sue tradizioni e le sue follie, specialmente l’ultima notte dell’anno. A questo proposito è impossibile non evidenziare quanto sia pregevole il racconto del viaggio che porterà Antonio da casa al pronto soccorso: se non fosse perché siamo abituati a vedere simili situazioni ripetersi ogni capodanno, si potrebbe pensare di trovarsi in uno scenario distopico. Allo stesso modo mi piace sottolineare come, nonostante i personaggi descritti da Marone possano apparire dei cliché, l’autore riesca a renderli autentici grazie a un tratteggio essenziale, che mette in luce piccoli dettagli capaci di donare tridimensionalità e spessore.

Si potrebbe imputare a Marone di aver sfruttato una tematica già ampiamente dibattuta, su cui è stato detto, scritto e realizzato di tutto, un argomento che ha fatto la fortuna di comici e teatranti, che viene riproposto ogni anno in salsa diversa, eppure l’opera di questo interessante autore napoletano nella sua estrema semplicità è godibile e originale; Marone riesce infatti a raccontare le vicende della famiglia Esposito con leggerezza e ironia, senza cadere mai negli eccessi linguistici e senza calcare mai troppo la mano sui cliché della napoletanità, rendendo il racconto vivace e frizzante. Il collante di quest’opera è indubbiamente la scrittura, che risulta agile, pulita e ironica, essenziale ma curata, densa di spunti di riflessione ma mai prolissa. Leggendo “le feste non vengono mai da sole” si ha l’impressione di trovarsi di fronte a un autore maturo, consapevole dei propri mezzi e rispettoso dei propri lettori, che non si lascia andare a eccessi di autoreferenza e riesce a raccontare la propria storia con semplicità e autorevolezza. Quasi commovente.

 

«È la vita, una cosa che sfugge al nostro controllo, mettiti l’anima in pace.»

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