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MEMMO, Andrea – Mr. Bad Guy

TITOLO Mr. Bad Guy
AUTORE Andrea Memmo
EDITORE Edizioni La Gru
GENERE Giallo,Thriller,Horror
PAGG 336, cartaceo – 239 eBook
PREZZO 18 euro
[xrr rating=3/5]

Sul luogo dove hanno rinvenuto i corpi straziati di diverse persone, due poliziotti trovano anche un video, registrato da chi si dichiara l’assassino, che motiva la strage col desiderio di fare qualcosa di eccezionale, di cui tutti parleranno, rendendolo così famoso. I flashback che costituiscono il corpo del romanzo rivelano, ora con molto realismo, ora con un’ironia tendente al grottesco, i retroscena e le motivazioni per cui una serie di personaggi, apparentemente lontani tra loro (una pornostar, un nonno farmacista, un fratello punk…) confluiscono alla fine in un disegno di morte, alcuni come carnefici più o meno consapevoli, altri come vittime, tutti tessere del mosaico di cui nel corso del romanzo si va progressivamente costruendo l’immagine. Al centro un giovane come tanti, con problemi familiari, incomprensioni, rapporti non semplici con i compagni di scuola, ma caratterizzato anche da una forte capacità di analisi introspettiva e dei comportamenti altrui, che scivola pian piano in una sorta di lucido delirio di vendetta. Solo nell’ultimo capitolo il lettore scopre tutte le fasi e i dettagli della macchinazione di cui le prime pagine mostrano l’epilogo.

La prima cosa che si nota iniziando a leggere Mr. Bad Guy è che questo non è un libro che puoi trattare con superficialità. Non è uno di quei libri che ti permettono di lasciarti trascinare dagli eventi, seguirli con un occhio aperto e uno chiuso e poi riprenderli sul finale che tanto non ti sei perso granché. Queste sono pagine che vanno prima lette e poi rilette, perché sin dalle primissime battute vieni sballottato di continuo avanti e indietro, a destra e sinistra, scontrandoti con una serie di personaggi bizzarri e con i loro discorsi, mischiati senza soluzione di continuità a intricati flussi di coscienza. Come se ciò non bastasse, a un’ambientazione più o meno normale si alterna una scenografia psichedelica degna di un consumatore abituale di acidi.

Andrea Memmo apre il romanzo con una classica scena da giallo poliziesco, il ritrovamento di alcuni nastri in cui un misterioso assassino denuncia i propri crimini. Da qui parte una lunga – fin troppo – ricostruzione dei fatti, in cui appare subito chiaro che il protagonista delle diverse storie che s’intrecciano è tale Stefano Vanalli, adolescente vessato da una famiglia atipica e una compagnia dedita al bullismo più sfrenato. Da questo punto di vista si potrebbe dire che l’intreccio di Mr. Bad Guy non si discosta molto dai precedenti illustri che hanno caratterizzato il filone del pulp. I protagonisti delle storie di questo genere sono quasi sempre personaggi frustrati e insoddisfatti in cerca di riscatto e notorietà, che ritengono di non avere nulla da perdere e tutto da guadagnare, disposti a compiere i crimini più efferati pur di raggiungere la propria vendetta.

Da un punto di vista tecnico, l’autore decide di utilizzare una focalizzazione zero assumendo di volta in volta il punto di vista di un personaggio diverso; e poiché tra questi personaggi non sembra essercene nessuno convenzionale, la narrazione procede tra riflessioni paranoidi e visioni del mondo che definire particolari è un eufemismo, in perfetto stile Tarantiniano. Anche il montaggio delle scene si discosta parecchio dalla narrativa tradizionale: una lunga serie di prolessi e analessi sezionate in tante parti minori che si accavallano e si sovrappongono.
Queste scelte, indubbiamente coraggiose, hanno pro e contro; se da un lato simili peculiarità potrebbero intrigare per il gran potenziale innovativo e per l’irriverenza con cui l’autore tratta le tematiche affrontate, dall’altra esistono due rischi concreti: il primo è quello di muoversi pericolosamente vicino al confine della scimmiottatura di maestri come Palahniuk e lo stesso Tarantino, il secondo, a mio parere ancor più pericoloso, è quello di disincentivare il lettore, a cui, specialmente nella prima metà del testo, viene richiesto uno sforzo di attenzione troppo marcato.

Mr. Bad Guy non è un libro adatto a tutti. È zeppo di violenza, sangue e pornografia. Della follia pulp che impregna queste pagine ci sono tutti gli eccessi, le esagerazioni, le violenze gratuite, le paranoie e la psichedelia. Personalmente mi ha lasciata perplessa; si vede che Andrea Memmo è uno che sa scrivere, che sa usare le tecniche narrative, che sa dosare il proprio lessico e sa fare sfoggio sapiente della propria predisposizione alla scrittura, e forse proprio per questo mi aspettavo qualcosa di più, invece tutto sommato Mr Bad Guy l’ho trovato banale e forse ancora un po’ acerbo. Dell’introspezione di cui si fa menzione nella quarta non ho trovato che pochi accenni e mai approfonditi. Nel complesso ho avuto l’impressione di trovarmi a leggere un’opera di un giovanissimo scrittore che sembra avere tutte le carte in regola per emergere dalla massa, ma che in questo caso ha cercato di ovviare alla prevedibilità della trama attraverso lo sfruttamento esasperato dei cliché del genere, senza aggiungere nulla di quell’originalità che traspare dal suo stile.