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TONON, Mario – Il bivio

Titolo: Il bivio
Autore: Mario Tonon
Editore: Autoproduzione Ilmiolibro.it
Genere: Giallo
Pagine: 152
Prezzo: 12,50
[xrr rating=1/5]

Aldo è un uomo che turbato da un passato nel quale aveva condotto una vita dissoluta cerca la strada per ritrovare la via del giusto, della legalità. L’uomo si trova però di fronte a una sconcertante realtà, scopre una setta di volgari criminali che impunemente uccide povere innocenti, ciò lo guiderà verso un odio esasperato nei confronti di questa gente e lo porterà a rituffarsi nel torbido della sua precedente vita per fare del tutto per punire quei volgari assassini.

TRAMA
Il romanzo si apre con un incongruo manifesto politico introduttivo, per poi raccontare dell’ossessiva sete di giustizia di Aldo. Egli vuole vendicare la morte dell’ amico Amleto, istigato dalla scoperta che gli assassini sono anche membri di una setta che compie sacrifici umani scegliendo come vittime delle prostitute. Aldo si erge a giustiziere, in nome di un codice d’onore dei malavitosi che compiono solo il male tra pari, risparmiano la “povera gente”.
La vicenda si snoda tra improbabili incontri di ‘cupola’ e indagini fortuite con indizi inesistenti, per culminare in una inverosimile strage-massacro e nella pseudo redenzione del protagonista: il tutto in barba alle procedure dei corpi di polizia, alla legislatura in materia di adozioni e ai programmi di protezione. Chiudendo l’ultima pagina si ha la sensazione non tanto di aver letto un romanzo quanto di aver scorso una poco riuscita sceneggiatura per un episodio di Carabinieri o Distretto di Polizia.

PERSONAGGI
Aldo è il protagonista del romanzo: di lui conosciamo quanto ci dice egli stesso, senza la possibilità di costruirci un’opinione autonoma sulle sue idiosincrasie e ambivalenze. Emozioni e caratteristiche psicologiche vengono consegnate al lettore già premasticate e quasi predigerite, in special modo nel finale. Ex malavitoso, ex innamorato, giustiziere e paladino dei deboli: Aldo è tutte queste cose ma in verità nessuna di queste.
L’ispettore Bertarelli è anche lui protagonista: appare tuttavia tardivamente nel testo e soprattutto scompare prima di assolvere la sua funzione narrativa, lasciando molti nodi sospesi e tronchi. Incarna lo stereotipo del poliziotto dalla vita sconclusionata, dedito al lavoro e sciupafemmine suo malgrado.
Ognuno narra la propria parte di storia in prima persona, ma i due sono di fatto indistinguibili: lo stesso modo di parlare al lettore, la stessa ironia da due soldi, la medesima costruzione del pensiero.
Gli altri personaggi del testo sono poco più che figurine unidimensionali. Manuela, Allegra, gli scagnozzi di Aldo, i sottoposti di Bertarelli: nomi e funzioni a uso dell’autore, privi di spessore psicologico ed emotivo. Il presentare quasi tutti i personaggi con una minuziosa quanto inutile descrizione fisica e psicologica non contribuisce a renderli tridimensionali.
Nel romanzo manca indiscutibilmente un antagonista: il ‘male’ è rappresentato da un’oscura setta senza nome, gestita da attori senza volto e senza storia, che compiono riti orribili e macabri lasciati per lo più all’immaginazione del lettore. Questa scelta è priva di mordente al punto da rendere il climax addirittura un anticlimax.

STILE E FORMA
Lo stile e la forma rappresentano il vero punto debole di questo romanzo. Gli svarioni sono presenti su tutti i fronti: ai classici errori dell’esordiente che non si avvale di correzione di bozza (presenza di d eufoniche, E apostrofate e si non accentati, uso del trattino in fondo ai dialoghi, refusi vari) si accostano errori grammaticali e ortografici seri (errori che i più comuni programmi di videoscrittura dovrebbe peraltro evidenziare).
I tempi verbali sono spesso imprecisi, così come la scelta del tempo della narrazione: l’utilizzo della prima persona al tempo presente, infatti, è inadeguato rispetto alla costruzione dell’intreccio.
L’uso della punteggiatura è gravemente insufficiente: nel testo sono presenti numerosi periodi molto lunghi mai spezzati da un punto fermo e intasati di virgole.
I dialoghi sono scarsi e spesso inutili, poiché non fanno altro che ripetere quanto la voce narrante ha poco prima esposto al lettore; la tendenza a riassumere informazioni da poco presentate appesantisce la lettura e rischia di irritare chi legge. L’uso dello show don’t tell è inesistente, mentre la tendenza a rivolgersi al lettore in maniera colloquiale è spesso sgradevole.

GIUDIZIO
Leggere Il bivio utilizzando l’occhio del recensore era impossibile: avrei dovuto chiuderlo dopo il primo capitolo. Ho scelto invece il metro dell’editor, e grazie a quello l’ho portato a termine. Ho avuto modo diverse volte di esprimere la mia opinione rispetto alle autopubblicazioni: divulgare un testo senza che sia stato selezionato da una CE o revisionato da un occhio esperto equivale a pubblicare a pagamento, solo che costa molto meno oppure non costa niente. L’autore non paga di tasca propria, ma il lettore che acquista una copia sì. E quando non si scrive sul proprio diario ma si scrive per pubblicare, non si può dimenticare proprio il pubblico: conoscere la grammatica, la sintassi, l’ortografia, le regole della narratologia, le norme redazionali (e applicarle) fa sì che a quel pubblico arrivi un buon prodotto insieme a un pizzico di rispetto che non guasta mai.
Le scelte possibili sono molte: non solo le agenzie ma anche i numerosi forum letterari permettono un confronto con altro da sé. Si prendono tante legnate sui denti, si impara dai propri errori e si cresce dal punto di vista stilistico e letterario. Alla fine si ha tra le mani un prodotto migliore, e questo soddisfa l’ego molto più del nome sulla copertina.

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LALANGE, A. e GIADA, L. – Possiamo amare?

Titolo: Possiamo amare?
Autori: Allegra Lalange, Leonardo Giada
Editore: Self publishing
Genere: Narrativa LGTB
Pagine: 161
Prezzo: 3,99 euro
[xrr rating=3.5/5]

Se non mi interruppi la prima volta, è soltanto perché fermandomi avrei avuto la stessa impressione che si proverebbe spegnendo il televisore a chi segue un’appassionante corsa giunta ormai a pochi metri dal traguardo. E per lo stesso motivo mi ripetevo nei piccoli spettacoli libidinosi: ogni volta dimostrava di esserne assetata. Ne ebbi ulteriore conferma dal suo avvicinarsi lento e cauto alla sconosciuta dimensione.

Possiamo Amare? è un romanzo incentrato su un sentimento: l’amore, in tutte le sue sfaccettature e accezioni. Narrato in prima persona e con alternanza dalle due protagoniste, Eleanor e Valeria. A comandare le danze è una ragazza cresciuta in una famiglia di nudisti che pian piano con la sua spontaneità si insinua nei cuori (e non solo) delle sue conquiste amorose.
Gli autori ci portano a conoscenza di un mondo per alcuni inesistente e lo fanno con dovizia di particolari.
È una storia d’amore, raccontata dall’alba al crepuscolo: della scoperta delle prime pulsazioni amorose, della pubertà con riferimenti alle trasformazioni anatomiche delle bambine che diventano signorine, dalle prime esperienze a mano libera (per citare Mario Venuti), in un crescendo di condivisione delle emozioni provate dalle protagoniste. Mi complimento con gli autori per l’ottima descrizione di questi momenti. In alcuni tratti mi hanno ricordato il “Petrolio” di Pier Paolo Pasolini.
La domanda posta nel titolo alla fine appare chiara e netta così come la risposta mostrata dagli autori: si può amare chiunque, come vogliamo e come possiamo.
Tuttavia, qualcosa da segnalare c’è:
Il linguaggio, sofisticato, ogni tanto si fa invadente e diventa aulico. Per esempio “recando seco” è corretto dal punto di vista grammaticale ma è una forma desueta e rallenta la lettura. C’è un uso frequente delle figure retoriche ma, sempre come esempio, la paronomasia di «calamita per le calamità» è forzata e sgradevole, e ci sono anche delle allitterazioni che provocano quasi lo stesso effetto.
Le parentesi sono usate in modo didascalico, si eccede nell’uso degli avverbi, i termini stranieri non sono stati scritti in corsivo, qualche discorso diretto non è stato chiuso tra le virgolette, refusi sparsi qua e là, così come le virgole (a volte assenti e a volte inopportune) e le D eufoniche non riservate alla sola presenza di vocaboli inizianti con la stessa vocale.
Nel complesso però il romanzo è una piccola perla, nascosta dall’autopubblicazione che ne ha limitato le potenzialità: la distribuzione per un verso e l’ottimizzazione del testo per l’altro.

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FONDI, Fabrizio – I giorni dello scirocco

Titolo: I giorni dello scirocco
Autore: Fabrizio Fondi
Editore: Amazon Media EU
Genere: Horror
Pagine: 188
Prezzo: 0,99 solo versione ebook
ISBN: 9788863699456

L’Isola della Corona è una terra a due facce: silenziosa e triste in inverno, affollata e solare in estate. La pesca è ormai poco più di un ricordo, rimpiazzata da un turismo di massa che adesso ne condiziona pesantemente la vita. Ma qualcosa sconvolge periodicamente la sua tranquillità. Qualcosa di inspiegabile e misterioso che, ormai, un solo abitante sull’isola conosce e intende combattere. E’ un evento che si produce più o meno ogni sessanta anni e provoca la morte di decine di persone per mano di qualche abitante che viene rapito da una follia inarrestabile. Il romanzo si apre con la descrizione di uno di questi eventi, quello del 1887. Nel 2004 Franco Bernardi, detto Barbanera, è ormai l’unico a conoscere la storia occulta e sotterranea dell’isola, le sue sofferenze e le reali cause delle sanguinose vicende del suo passato. E adesso è sicuro che quel passato stia per tornare e che l’evento stia per ripetersi ancora una volta. Prigioniero del suo segreto e delle sue certezze, cercherà di battere sul tempo una maledizione che si scaglia sull’isola con violenza e che nessun altro riesce a interpretare per ciò che è veramente. Ma anche il passato di Barbanera è segnato da un evento oscuro che ne ha condizionato la vita. Un evento vecchio di sessantaquattro anni, l’ultima strage che l’isola ha sofferto e che gli ha portato via il padre, che d’improvviso si riannoda al suo presente attraverso un filo sotterraneo che unisce secoli di storia. Lungo due interminabili settimane di indagini, che l’uomo conduce da solo trovandosi di fronte a pericolose conferme che la strage che lui ha previsto sta per accadere veramente, Barbanera cercherà di scoprire chi e quando, stavolta, potrebbe essere la vittima di una forza che sembra non conoscere limiti. E proprio quando comincerà a pensare di essere riuscito a superare indenne questa sfida, e di essersi sbagliato nelle sue previsioni, il destino gli rovescerà di nuovo addosso la sua crudeltà, confermando una legge implacabile alla quale l’isola della Corona non potrà mai sfuggire.

TRAMA

L’isola della Corona è un luogo ricco di storia e tradizioni: la maggior parte sono popolari, legate alla pesca e al turismo, mentre una è appannaggio di pochi ‘sventurati’, legata al soffiare dello scirocco. Lo scirocco è un vento caldo con una ciclicità di settantadue ore, che può tormentare la Corona anche per dodici giorni consecutivi. Ma se per gli isolani è solo un tormento umido, per gli ‘sventurati’ è una voce rombante nelle orecchie: una voce che sussurra di morte e follia. Sventurati oppure predestinati? Non c’è logica di trasmissione per questa dote speciale: di generazione in generazione i sensitivi faticano a identificare a chi devono passare il testimone di questo oscuro segreto, facilmente scambiato per follia, insieme alla speranza di fermare un giorno le stragi che porta con sé. Come se fosse possibile arrivare un passo prima vento.

PERSONAGGI

I personaggi che popolano questo romanzo sono numerosi, ognuno ben caratterizzato anche se non approfondito negli aspetti psicologici: certamente Barbanera può essere considerato il personaggio di maggior rilievo, dato che sua è l’esperienza più dura e reiterata di guerra con lo scirocco, suo il confronto faccia a faccia con il male oscuro e suo il tentativo disperato di arginarlo. Vicino a Barbanera sono personaggi di spessore il figlio Luca e il nipote Dedo, ognuno vittima di un differente dolore, come anche Mezzaluna che non perde mai a carte, Fischione che in preda alla follia assalta la centrale elettrica, l’ex maresciallo Loi alla ricerca della verità. Qui risiede la bravura dell’autore, nella capacità di trasformare dei nomi in persone limitando le informazioni all’essenziale. Fondi non si appella agli  stereotipi ma mette in scena degli archetipi.

Tuttavia ho parlato volutamente di personaggi e non di protagonisti, perché il vero protagonista di questo romanzo non è umano. La terra conserva il dolore di cui è testimone, e di dolore la Corona ne ha visto tanto nel corso dei millenni. Le forze della natura possono essere diaboliche, e in questo romanzo il demonio è protagonista sotto forma di vento.

 

STILE E FORMA

Lo stile di Fabrizio Fondi è morbido, rotondo, caldo come lo scirocco di cui ci parla. E proprio come il vento ci porta parole da ascoltare, comprendere, metabolizzare: a rimanere attaccata alla pelle non è l’umidità, ma il dolore dei protagonisti di cui leggiamo le gesta, la sofferenza e il senso di ineluttabilità di fronte alla forza della natura. Il bilanciamento tra sequenze descrittive e sequenze riflessive è impeccabile, al punto di aver stroncato la mia arcinota pignoleria: trasportata dalle emozioni e dallo snodarsi della trama, ho faticato a ravvisare le (poche) imprecisioni formali. Qualche E’ apostrofata anziché accentata e alcuni puntini di sospensione eccessivi non inficiano minimamente il gusto della lettura.

GIUDIZIO

Non amo leggere horror perché la notte temo di avere gli incubi. Ho letto questo romanzo tutto d’un fiato: mi ha appassionata, emozionata, incuriosita. Ma non spaventata.

Tra i molti testi autopubblicati che ho recensito quest’anno, I giorni dello scirocco è senz’altro il migliore. Un romanzo ben scritto e ben strutturato, dove il talento per la buona forma si coniuga con il sapiente utilizzo delle tecniche narrative.

La scelta dell’autore di proporlo a 0,99 centesimi non rende giustizia alla qualità del testo: il numero elevato di download ricevuti certamente sì.

VALUTAZIONE: 

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CE vs self-publishing: differenze e affinità

«Insomma, dove sta il valore di pubblicare, solo per avere il nome di una ce in copertina?»

Non è una domanda retorica questa, ma nemmeno qualcosa a cui sia facile rispondere. Questo post non è un’apologia del self publishing: chi mi conosce sa bene quanto io sia contraria alle scorciatoie e all’autoreferenzialità. È un post che nasce da un sano dubbio, comprovato dai fatti: che differenze ci sono tra autopubblicarsi e pubblicare con una piccola casa editrice? Ho provato ad elencarle per voi, tenendo presente che il mondo della piccola editoria è vario e differenziato: le mie considerazioni sono relative a quei POD che svolgono funzione di veri e propri editori, escludendo dal discorso quelle che possiamo definire “tipografie on line”. Spero che grazie a queste riflessioni potrete meglio comprendere se state per firmare un contratto con una casa editrice seria o con un “POD vestito a festa”.

Editing: il POD non effettua editing, anche se a volte offre correzione di bozza e servizi di impaginazione; la casa editrice seria svolge un editing accurato e soprattutto gratuito sul tuo testo. Ti affianca un professionista del settore, il quale si confronta con te in modo da apportare le modifiche necessarie a migliorare forma e struttura del romanzo.

Royalty: il POD ti garantisce la percentuale su ogni copia acquistata; la CE dovrebbe fare altrettanto, fatto salvo per alcune che fissano un limite economico (es. 200 euro) per riconoscere le royalty all’autore. La conseguenza (o il rischio) è che anche i pochi spiccioli guadagnati con la vendita del romanzo rimangono nelle tasche dell’editore invece di arrivare nelle tasche dell’autore.

ISBN: per il POD come per la CE, sul libro viene apposto il codice ISBN, che lo fa entrare automaticamente in tutti gli store on line. Il POD non ha un distributore, mentre la CE dovrebbe averne uno. Ogni volta che un acquirente fa richiesta del tuo libro, il POD lo stampa e glielo spedisce. Diversamente, alcune CE non stipulano accordi con gli store on line per diversi motivi. Così,  pur apparendo  in catalogo, una volta ordinato il testo lo store risponde che il prodotto risulta irreperibile. Molte CE sponsorizzano l’acquisto direttamente dal proprio sito, esattamente come i POD.

Copertina, grammatura carta e prezzo di copertina: con il POD, puoi scegliere la copertina del tuo romanzo, il tipo di carta e anche a quanto vuoi metterlo in vendita. Con la piccola CE di solito non hai questa chance, anche se non è infrequente che ti venga concessa l’opportunità di proporre una foto o un’immagine di copertina.

Promozione: il POD non fa promozione, ma si limita a mettere il testo in vetrina sul suo portale. La CE dovrebbe non dovrebbe limitarsi a fare altrettanto, pubblicando  semplicemente l’uscita del testo sul proprio sito. Dovrebbe occuparsi di inviare comunicati stampa, richiedere recensioni, aumentarne la visibilità su canali differenti, partecipare alle fiere.

Presentazioni: il POD non organizza presentazioni: è l’autore che si attiva per trovare la location, acquista le copie in anticipo, rompe l’anima a morte ad amici e parenti e spera che non sia un flop. Pubblicando con una casa editrice l’autore non dovrebbe preoccuparsi di niente del genere. Sovente invece le CE scrivono sui propri siti che l’autore deve essere anche imprenditore di se stesso: diversamente, il rischio è quello di ammuffire a casa aspettando che l’editore gli comunichi quando ha fissato la data per la sua presentazione. Cosa che potrebbe non avvenire.

Acquisto copie alla stipula del contratto: il POD non chiede all’autore di acquistare in anticipo copie del proprio romanzo. Neanche la CE free al 100% lo fa. Tuttavia, alcune case editrici propongono all’autore uno sconto sull’acquisto delle copie del proprio romanzo valido solo alla stipula del contratto e proporzionale al numero delle copie opzionate. E allora il crinale si fa veramente sottile.

Caro aspirante autore, il mio consiglio è sempre quello di non scegliere l’autopubblicazione, ma di cercare una conferma esterna e competente riguardo quello che scrivi. Ma non limitarti alla definizione di editore di cui molti si fregiano sul proprio sito, perché non sempre è sinonimo di competenza e professionalità.

L’editore dovrebbe essere un imprenditore, che vuole fare soldi vendendo i libri (si spera di qualità). Se non c’è editing, distribuzione, promozione, presenza alle fiere…forse non è il caso di chiamarlo editore.

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MARONE, Lorenzo – Le feste non vengono mai da sole

Titolo: Le feste non vengono mai da sole
Autore: Lorenzo Marone
Editore: Autopubblicazione
Pag: 52
Prezzo: 0,92 ebook kindle

Questa storia inizia con una fine. È l’ultimo giorno dell’anno, infatti, quando a casa di Antonio Esposito, per tutti Antò, protagonista e voce narrante, accade l’imprevisto. Da quel momento la narrazione prosegue a ritroso e, fra passato e presente, fra personaggi bizzarri e inquietanti, ci mostra lo stravagante mondo di Antò, la sua esilarante ironia, l’originale modo di vedere la vita. Perché è di questo che si parla, di vita.

Gli avvenimenti narrati in Le feste non vengono mai da sole si sviluppano nell’arco di una settimana piuttosto particolare, da sempre capace di evocare istinti e sensazioni contrastanti: c’è chi la vive con gioia e serenità, chi fa finta che sia una settimana come un’altra e chi la detesta. La famiglia Esposito, protagonista indiscussa di questo lungo racconto, rientra a pieno titolo nella prima fascia, anche se gli eventi faranno di tutto per rovinarle la festa. Perché, come si evince già dal titolo, le feste sono un po’ come le disgrazie.
La storia è raccontata con un alternarsi di prolessi e analessi che saltano dall’antivigilia di Natale fino a San Silvestro, abbracciando scenari diversi come la corsa al regalo dell’ultimo momento, la riunione di condominio improvvisata, il cenone della vigilia e il pranzo dai parenti. La voce narrante è quella di Antonio, il capofamiglia, uomo normale con un lavoro normale e una famiglia normale: una rarità al giorno d’oggi, soprattutto perchè Antonio è consapevole di quanto la propria condizione di uomo “normale” sia foriera di felicità.

È così che nasce un’emozione, da una chiacchierata occasionale davanti a un ospedale. D’improvviso un’onda anomala t’invade il petto e raggiunge gli occhi, per ricordarti, semmai ce ne fosse bisogno, che i momenti migliori della vita sono quelli inattesi.

Attorno agli Esposito gravitano personaggi tipici della tradizione italiana: l’amministratore di condominio chiacchierone, il vicino di casa spocchioso, la vecchietta del primo piano un po’ fuori di testa. Sullo sfondo una Napoli contraddittoria come siamo abituati a conoscerla, capace di incantare ma allo stesso tempo indignare, con le sue tradizioni e le sue follie, specialmente l’ultima notte dell’anno. A questo proposito è impossibile non evidenziare quanto sia pregevole il racconto del viaggio che porterà Antonio da casa al pronto soccorso: se non fosse perché siamo abituati a vedere simili situazioni ripetersi ogni capodanno, si potrebbe pensare di trovarsi in uno scenario distopico. Allo stesso modo mi piace sottolineare come, nonostante i personaggi descritti da Marone possano apparire dei cliché, l’autore riesca a renderli autentici grazie a un tratteggio essenziale, che mette in luce piccoli dettagli capaci di donare tridimensionalità e spessore.

Si potrebbe imputare a Marone di aver sfruttato una tematica già ampiamente dibattuta, su cui è stato detto, scritto e realizzato di tutto, un argomento che ha fatto la fortuna di comici e teatranti, che viene riproposto ogni anno in salsa diversa, eppure l’opera di questo interessante autore napoletano nella sua estrema semplicità è godibile e originale; Marone riesce infatti a raccontare le vicende della famiglia Esposito con leggerezza e ironia, senza cadere mai negli eccessi linguistici e senza calcare mai troppo la mano sui cliché della napoletanità, rendendo il racconto vivace e frizzante. Il collante di quest’opera è indubbiamente la scrittura, che risulta agile, pulita e ironica, essenziale ma curata, densa di spunti di riflessione ma mai prolissa. Leggendo “le feste non vengono mai da sole” si ha l’impressione di trovarsi di fronte a un autore maturo, consapevole dei propri mezzi e rispettoso dei propri lettori, che non si lascia andare a eccessi di autoreferenza e riesce a raccontare la propria storia con semplicità e autorevolezza. Quasi commovente.

 

«È la vita, una cosa che sfugge al nostro controllo, mettiti l’anima in pace.»

VALUTAZIONE: 

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CALISTI, Claudia – Al sicuro dall’amore

Titolo: Al sicuro dall’amore
Autore: Claudia Calisti
Editore: Photocity (autopubblicazione)
Genere: Romanzo mainstream
Pagine: 235
Prezzo: 13,00 €
ISBN: 9788866822165

Scrivere non è soltanto un modo per assicurare i ricordi o i pensieri dal rischio di essere perduti perché sono le piccole persone con le loro piccole storie che fanno la grande Storia. Gli esseri umani si dividono in due categorie quelli gobbi, le cui spalle sono gravate dal peso di esperienza e memoria e quelli cavi scavati dalla aridità. Maudie, una donna matura e determinata a dosare il coraggio di rischiare quando non ci sono più scelte,riuscirà a mettere in atto una compensazione esistenziale tale da rendere la sua vita più serena proprio dopo aver considerato ed esplorato questi concetti.

TRAMA

‘Villa Maudie’ non è solo una palazzina dove si può trovare un appartamento in affitto, ma un teatro di storie di vita che sfiora l’esperimento sociologico. La padrona di casa offre ascolto e sostegno agli inquilini che transitano a tutte le ore del giorno e della notte, accettando di buon grado una tisana calda e un consiglio a buon mercato. A metà romanzo il carosello si complica, perché da semplice spettatrice Maudie diventa protagonista a tutti gli effetti, coinvolta in una storia di molestie che arriva come un fulmine sia nella sua vita sia in quella dell’ignaro lettore. Ma chi ha detto che la parola non risolve ogni cosa? Maudie esce dall’impaccio con una sincera tirata d’orecchie alla responsabile dello stalking, e conclude le sue peripezie con un veloce quanto improbabile happy ending.

PERSONAGGI

L’autrice, utilizzando di volta in volta gli inquilini di Villa Maudie, riesce a dirci la sua su tutti i grandi temi della vita: prostituzione, fede, omosessualità, disabilità, diversità, infedeltà, rapporti di coppia caratterizzati dalla differenza d’età e chi più ne ha più ne metta. I temi e i personaggi sono talmente tanti che il risultato è un tratteggio veloce, sia dei personaggi sia dei contenuti: nessun tema è approfondito e nessun personaggio supera la soglia della comparsa o del cliché. Per tutta la prima parte del romanzo contempliamo Maudie come spettatrice e consigliera, quindi il tratteggio essenziale di questo personaggio non ci disturba: quando invece balza in avanti come protagonista, si sente la mancanza di uno spessore psicologico maggiore e l’assenza di contestualizzazione del passato della protagonista o comunque delle motivazioni che la muovono. Il risultato è un personaggio incompleto, dimezzato, verso il quale non si è sviluppata una conoscenza tale da permettere il nascere dell’empatia.

STILE E FORMA

Lo stile dell’autrice è fluido e ironico, con un buon uso lessicale anche se a volte troppo caricato. Il passaggio da un capitolo all’altro, privo di ‘spiegoni’ rende agile la lettura.
La cura del testo è, di contro, del tutto scadente: abuso di onomatopee, minuscole dopo i punti interrogativi e nei nomi propri, trattino dopo il punto al termine dei dialoghi, eccesso di punti esclamativi e puntini di sospensione, d eufoniche a profusione.
Si evidenzia anche l’utilizzo di battute e giochi di parole frequenti nel linguaggio comune.

GIUDIZIO

Non posso dire che questo romanzo non abbia una trama: vi è un intreccio, uno spannung e uno scioglimento finale, anche se trattati in modo veloce e soprattutto intervenuti a metà romanzo. Il problema è proprio questo: si comincia leggendo una serie di ‘ritratti’ sulla complessità del genere umano, e si finisce domandandoci chi sia il misterioso molestatore di Maudie. Il tutto incorniciato da un titolo che genera un’aspettativa disattesa: Maudie non sembra per niente una single illuminata, al contrario di quanto si spinge ad affermare. La sensazione conclusiva è  quella di aver letto due mezzi romanzi in uno, due generi narrativi differenti che hanno come unico punto in comune lo stesso indirizzo di residenza.
Pur detestando i luoghi comuni e le frasi fatte, la mia opinione è che in questo romanzo si sia messa troppa carne al fuoco: il risultato è una grigliata per metà cruda e per metà sanguinolenta.

VALUTAZIONE:

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VENTURI, Giovanni – Deve accadere

Titolo: Deve accadere

Autore: Giovanni Venturi

Editore: autopubblicazione

Genere: Antologia di racconti

Prezzo: Euro 2,99 ePub

 

In città tormentate, che soffrono e prendono, si incrociano i destini di Andrea e Cristina, di Dario e Stefania. Napoli, Milano, viaggi in treno, certezze, insicurezze di una modernità in continuo movimento attraversano le pagine di questa raccolta di quindici racconti. Quindici parti a sé stanti che contribuiscono a creare una struttura composta di livelli emotivi.

 

RECENSIONE

“Deve accadere” è un’antologia che sfiora tante tematiche: l’amore, la solitudine, l’omosessualità, il senso d’inadeguatezza e la mancanza. I protagonisti sono molti di più dei quattro elencati nella breve presentazione, e anche se alcuni racconti sono legati tra loro, la maggior parte dei brani ha una propria indipendenza di contenuti.

Venturi sceglie di utilizzare diverse focalizzazioni: interna, in seconda e terza persona fino a rivolgersi direttamente al lettore, alternando passato e presente in una giostra di emozioni e ricordi. In alcuni racconti il punto di vista si sposta da un personaggio all’altro, non senza qualche difficoltà interpretativa. Quest’alternarsi di personaggi e sensazioni in alcuni tratti rende la lettura accidentata, soprattutto dove l’autore omette di specificare i soggetti.

Molti gli inviti alla riflessione disseminati da Venturi lungo i quindici brani, anche se raramente questi spunti vengono approfonditi, creando spesso racconti cui sembrano mancare dei pezzi. Per quanto tale caratteristica sembri voluta, si sente comunque la mancanza di un’introspezione più profonda, soprattutto nei racconti affrontati come parziali flussi di coscienza.

Come in tutte le raccolte i brani presentano differenze sostanziali che li rendono più o meno riusciti. Alcuni come per esempio “Il distacco” e “La biblioteca” risultano più acerbi, quasi ingenui; altri come “Non sbattere la porta” e “Lontani dal mondo” più ragionati e compiuti.

Da evidenziare l’ottima qualità dell’ePub, ottimamente impaginato e di resa altamente professionale.

Il bilancio complessivo è sufficiente; un’antologia con cui trascorrere qualche ora in buona compagnia.

 

VOTO FINALE: [rating=6]

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ZANOTTI, Andrea – Forze ancestrali

Titolo: Forze Ancestrali
Autore: Andrea Zanotti
Genere: Fantasy
Pag: 425
Editore: Edizioni Youcanprint
Serie: Primo volume di una trilogia

Trama
Quando la guerra è l’unica via, può accadere che per disperazione, sconforto, o semplice pazzia, vengano compiuti gesti sconsiderati e risvegliate forze antiche, ingovernabili, al solo fine di prevalere nella disputa. Titani, Domatori di Demoni, Antichi ed Ecatonchiri, vengono strappati dalle Leggende per tornare fra gli uomini. Spetterà a CorvoRosso tentare di assolvere alla missione affidatagli dagli Spiriti: unire le genti per affrontare Samael, il figlio del Dio del Fuoco.

Recensione
Forze ancestrali è un fantasy mistico. Protagonista è CorvoRosso, indomito capo tribù a cui spetta il compito ingrato di assemblare etnie diverse con l’obiettivo di contrastare il figlio del Dio del Fuoco. Insieme a lui compare la moltitudine di genti che popola un impero esteso e variegato, un esercito di fanatici invasati, una lega indolente, politici inconcludenti mentre su tutto incombe la minaccia di una purificazione che può avvenire solo con il fuoco.
Il punto di forza del libro è l’originalità di Zanotti, che tratteggia con abilità popoli e territori caratterizzandoli con precisione. Il linguaggio di Forze Ancestrali è ricco e molto elaborato con qualche ripetizione di troppo e proposizioni che andrebbero snellite. Tuttavia le situazioni e gli scenari presentati sono variegati e gli stati d’animo dei personaggi appaiono delineati in modo coerente. La storia è complessa, articolata su multipli canali. Una tale struttura richiede al lettore un certo impegno per tenere le fila della vicenda e una buona tenuta durante le prime pagine. Tuttavia, lentamente, il mondo di Forze Ancestrali prende quota e riesce a rivelarsi per intero riuscendo a regalare bei momenti soprattutto durante le scene d’azione.

Il messaggio verso i propri fedeli era chiaro. Non vi era via di scampo. Dalla battaglia sarebbero usciti o vincitori o inceneriti. LamaVeloce riuscì a percepire poco della scena, intento com’era a scagliare frecce assassine. Conduceva i suoi uomini in azzardate manovre nelle quali si avvicinava alle schiere nemiche al solo fine di provocarle, per poi riallontanarsene senza cercare realmente il contatto.

VOTO FINALE [rating=6]