Pubblicato il

MEMMO, Andrea – Mr. Bad Guy

TITOLO Mr. Bad Guy
AUTORE Andrea Memmo
EDITORE Edizioni La Gru
GENERE Giallo,Thriller,Horror
PAGG 336, cartaceo – 239 eBook
PREZZO 18 euro
[xrr rating=3/5]

Sul luogo dove hanno rinvenuto i corpi straziati di diverse persone, due poliziotti trovano anche un video, registrato da chi si dichiara l’assassino, che motiva la strage col desiderio di fare qualcosa di eccezionale, di cui tutti parleranno, rendendolo così famoso. I flashback che costituiscono il corpo del romanzo rivelano, ora con molto realismo, ora con un’ironia tendente al grottesco, i retroscena e le motivazioni per cui una serie di personaggi, apparentemente lontani tra loro (una pornostar, un nonno farmacista, un fratello punk…) confluiscono alla fine in un disegno di morte, alcuni come carnefici più o meno consapevoli, altri come vittime, tutti tessere del mosaico di cui nel corso del romanzo si va progressivamente costruendo l’immagine. Al centro un giovane come tanti, con problemi familiari, incomprensioni, rapporti non semplici con i compagni di scuola, ma caratterizzato anche da una forte capacità di analisi introspettiva e dei comportamenti altrui, che scivola pian piano in una sorta di lucido delirio di vendetta. Solo nell’ultimo capitolo il lettore scopre tutte le fasi e i dettagli della macchinazione di cui le prime pagine mostrano l’epilogo.

La prima cosa che si nota iniziando a leggere Mr. Bad Guy è che questo non è un libro che puoi trattare con superficialità. Non è uno di quei libri che ti permettono di lasciarti trascinare dagli eventi, seguirli con un occhio aperto e uno chiuso e poi riprenderli sul finale che tanto non ti sei perso granché. Queste sono pagine che vanno prima lette e poi rilette, perché sin dalle primissime battute vieni sballottato di continuo avanti e indietro, a destra e sinistra, scontrandoti con una serie di personaggi bizzarri e con i loro discorsi, mischiati senza soluzione di continuità a intricati flussi di coscienza. Come se ciò non bastasse, a un’ambientazione più o meno normale si alterna una scenografia psichedelica degna di un consumatore abituale di acidi.

Andrea Memmo apre il romanzo con una classica scena da giallo poliziesco, il ritrovamento di alcuni nastri in cui un misterioso assassino denuncia i propri crimini. Da qui parte una lunga – fin troppo – ricostruzione dei fatti, in cui appare subito chiaro che il protagonista delle diverse storie che s’intrecciano è tale Stefano Vanalli, adolescente vessato da una famiglia atipica e una compagnia dedita al bullismo più sfrenato. Da questo punto di vista si potrebbe dire che l’intreccio di Mr. Bad Guy non si discosta molto dai precedenti illustri che hanno caratterizzato il filone del pulp. I protagonisti delle storie di questo genere sono quasi sempre personaggi frustrati e insoddisfatti in cerca di riscatto e notorietà, che ritengono di non avere nulla da perdere e tutto da guadagnare, disposti a compiere i crimini più efferati pur di raggiungere la propria vendetta.

Da un punto di vista tecnico, l’autore decide di utilizzare una focalizzazione zero assumendo di volta in volta il punto di vista di un personaggio diverso; e poiché tra questi personaggi non sembra essercene nessuno convenzionale, la narrazione procede tra riflessioni paranoidi e visioni del mondo che definire particolari è un eufemismo, in perfetto stile Tarantiniano. Anche il montaggio delle scene si discosta parecchio dalla narrativa tradizionale: una lunga serie di prolessi e analessi sezionate in tante parti minori che si accavallano e si sovrappongono.
Queste scelte, indubbiamente coraggiose, hanno pro e contro; se da un lato simili peculiarità potrebbero intrigare per il gran potenziale innovativo e per l’irriverenza con cui l’autore tratta le tematiche affrontate, dall’altra esistono due rischi concreti: il primo è quello di muoversi pericolosamente vicino al confine della scimmiottatura di maestri come Palahniuk e lo stesso Tarantino, il secondo, a mio parere ancor più pericoloso, è quello di disincentivare il lettore, a cui, specialmente nella prima metà del testo, viene richiesto uno sforzo di attenzione troppo marcato.

Mr. Bad Guy non è un libro adatto a tutti. È zeppo di violenza, sangue e pornografia. Della follia pulp che impregna queste pagine ci sono tutti gli eccessi, le esagerazioni, le violenze gratuite, le paranoie e la psichedelia. Personalmente mi ha lasciata perplessa; si vede che Andrea Memmo è uno che sa scrivere, che sa usare le tecniche narrative, che sa dosare il proprio lessico e sa fare sfoggio sapiente della propria predisposizione alla scrittura, e forse proprio per questo mi aspettavo qualcosa di più, invece tutto sommato Mr Bad Guy l’ho trovato banale e forse ancora un po’ acerbo. Dell’introspezione di cui si fa menzione nella quarta non ho trovato che pochi accenni e mai approfonditi. Nel complesso ho avuto l’impressione di trovarmi a leggere un’opera di un giovanissimo scrittore che sembra avere tutte le carte in regola per emergere dalla massa, ma che in questo caso ha cercato di ovviare alla prevedibilità della trama attraverso lo sfruttamento esasperato dei cliché del genere, senza aggiungere nulla di quell’originalità che traspare dal suo stile.

Pubblicato il

GALATO, Giuseppe – Breve guida al suicidio

Titolo: Breve guida al suicidio
Autore: Giuseppe Galato
Editore: Edizioni La Gru
Genere: Umoristico
Pagg. 100
Prezzo: Euro 13.00
[xrr rating= 2.5/5]

Scritto sotto forma di saggio, Breve guida al suicidio è una delirante analisi che, prendendo spunto dal tema del suicidio, unisce alla comicità psicanalitica e filosofica di Woody Allen il sarcasmo nonsense dei Monty Python, il tutto catapultato in un universo per certi versi accostabile a quello di Guida galattica per gli autostoppisti di Adams.

Si sente spesso dire che far ridere sia molto più difficile che far piangere. Non so se quest’affermazione sia vera, perché credo che l’ilarità, così come la commozione, nascano nelle parti più nascoste e profonde di ognuno di noi, scaturite dal tocco di quelle corde che tendiamo a nascondere per non apparire troppo vulnerabili. E in virtù di questo ragionamento ritengo che far ridere qualcuno sia difficile tanto quanto farlo piangere. Una generalizzazione però si può azzardare: è indubbio che spesso, nel tentativo di divertire a tutti i costi, si scada nell’eccesso e nell’esagerazione, travalicando il confine del grottesco e risultando – passatemi il termine forte – patetici. Lo vediamo quotidianamente nei talk show, nei cabaret televisivi, nei monologhi dei tanti comici improvvisati che ci troviamo davanti quasi ogni sera. Ma a prescindere da filosofeggiamenti vari, una cosa è certa: bisogna essere davvero molto, ma molto ma molto bravi per far ridere o far piangere qualcuno per cento pagine di fila. Perché basare la scrittura di un’intera opera su un’unico, sottilissimo e volubile filo come quello del divertissement, è davvero un suicidio letterario.

Quando la carica umoristica viene sovraccaricata all’inverosimile dalla mancanza di idee, quella che nelle intenzioni dello scrittore doveva essere una trovata simpatica, arriva al lettore come qualcosa di forzato, quasi fastidioso, e così viene percepito. Il testo di Giuseppe Galato, che in virtù della tematica trattata tenta di fare dell’ironia il suo punto di forza, pur presentando alcuni spunti brillanti risulta poco convincente e nel complesso – paradossalmente – piuttosto noioso.

Il problema principale di “Breve guida al suicidio” è che a parte il fin troppo palese tentativo di strappare qualche sorriso al lettore, in queste pagine non si scorge altro. Dell’ironia amara e quasi malinconica promessa dalla quarta di copertina non v’è traccia; le battute sono prevedibili, troppo politically correct per riuscire a divertire. E se il tentativo di divertire fallisce, fallisce anche il libro, perché come detto qualche riga più su, non c’è nient’altro su cui poter fare un’analisi degna di tale nome.

Tra i principali errori nella costruzione ci sono da annoverare le troppe citazioni, la scarsa originalità – troppo spesso l’autore ricorre a trite e ritrite scene cinematografiche e letterarie – e una ripetizione ossessiva e gratuita di schemi comici – nomi di professori e istituzioni inventati che richiamano l’argomento trattato – che a una prima lettura possono far sorridere, alla seconda fanno storcere il naso, alla terza, quarta, quinta ecc…ecc… decisamente annoiano.

Qualcosa da salvare c’è: la citazione a chiusura del capitolo dedicato all’avvelenamento, una piccola perla. E la parte finale, che racconta cosa avviene dopo il suicidio prendendo in considerazione le varie religioni e non solo.

In conclusione, a “Breve guida al suicidio” è mancato il coraggio di diventare grande: la tematica si prestava ottimamente a un humour molto più nero del grigio prevedibile e un po’ fiacco che si scorge tra queste pagine.

Pubblicato il

MARONE, Lorenzo – Daria

Titolo: Daria
Autore: Lorenzo Marone
Editore: La Gru
ISBN: 978-88-97092-43-8
Pagine: 202
Prezzo: 16,00 euro

La storia di Tommaso, speaker radiofonico allergico alle responsabilità e Peter Pan incallito e di Daria, sua figlia. La storia della crescita di un rapporto, le vicende dolci e amare di una famiglia rinata per forza e per destino. Tra ironia, emozioni, escursioni in supermercato, saggi di danza, Lorenzo Marone ci guida, con una facilità straordinaria, nella vita di due persone che imparano a conoscersi in modo delicato. Un libro tenero e onesto.

“Daria” è la storia di un uomo che alla soglia dei quaranta si ritrova a essere padre di una bambina di nove anni, cresciuta con una madre perfezionista al limite della paranoia. Lui, Tommaso, di perfezionismo non vuole neanche sentirne parlare: incapace di affrontare problemi e responsabilità, rifugge da sempre qualunque rapporto duri più di una notte, arrivando a manifestare il suo disagio con terribili attacchi di orticaria di chiara origine psicosomatica.
Quando la sua ex moglie muore in un incidente stradale, Tommaso si trova suo malgrado costretto a fronteggiare la prima grande responsabilità della sua vita: diventare il padre di Daria. In realtà genitore lo era già, almeno biologicamente, ma fino alla scomparsa di Maria il suo era stato un ruolo marginale, una sorta di padre invisibile che “andava a lavorare in Thailandia” quando Daria faceva la prima comunione ed era costantemente “impegnato a rimettere a posto la sua vita” ogni volta in cui la figlia esternava perplessità in merito alla costante assenza del padre.

Con simili premesse “Daria” potrebbe sembrare una storia dalla tematica abusata e dai contenuti retorici, ma in realtà l’opera prima di Lorenzo Marone non è solo il racconto di un padre single, è molto di più: è un romanzo che ha l’urgenza e il bisogno di vivere – e non solo raccontare – la crescita di uno strampalato rapporto padre-figlia, dove quest’ultima, assai più matura e razionale del primo, è la chiave di volta dell’esistenza incompleta di Tommaso.

L’autore, con una semplicità disarmante, ci regala una storia divertente ma allo stesso tempo intensa e ricca di spunti di riflessione. “Daria” è un romanzo che racconta la nascita della fiducia e dell’amore passo dopo passo, attraverso piccoli gesti quotidiani che assumono significati via via più importanti. È attraverso la necessità di incastrare abitudini, tempi e orari che Tommaso cresce e capisce il senso della propria vita, riorganizza le sue priorità e per la prima volta si sente un uomo completo e realizzato. Daria, con la sua moderazione e il suo impeccabile self control, limpida e schietta come solo i bambini sanno essere, ha l’effetto di un uragano nella vita dell’inconcludente padre, da sempre terrorizzato dall’idea di progredire socialmente e umanamente, racchiuso nel suo bozzolo vuoto che mai nessuno prima della figlia era riuscito a scalfire.

Una storia che cresce di pari passo con i protagonisti e con i loro sentimenti, con le loro sfaccettature e i loro spigoli, sentimenti che progrediscono, maturano e riempiono esistenze comuni di persone comuni come Tommaso, che per anni ha lottato contro le convenzioni ma soprattutto contro se stesso e il suo profondo senso d’inadeguatezza. Tommaso, vittima di una madre oppressiva e frivola e di un padre assente, non riesce a metabolizzare l’idea di essere ormai un uomo maturo, continuando ad aggrapparsi con patetica disperazione alle gioie della singletudine, alle norme non scritte che regolano la sua vita privata e che gli impongono di mantenersi sempre a distanza di sicurezza da qualunque legame a lungo termine. Attraverso il rapporto con Daria sarà proprio Tommaso a crescere di più; l’assenatezza di una bambina di nove anni lo porterà a riconsiderare le granitiche certezze che lo hanno accompagnato per tutta la vita.

“Daria” è l’elogio della semplicità nell’accezione più positiva del termine, sia nei contenuti sia nello stile narrativo, perché è proprio nella semplicità che forse risiede quella perfezione tanto agognata dall’essere umano, soprattutto dalle donne, come sottolinea lo stesso Tommaso.

Quello che colpisce di “Daria”, al di là dei contenuti finora mostrati, è la scrittura di Lorenzo Marone, efficace, diretta, senza fronzoli e senza retorica, dove l’ironia viene dosata con meticolosità per arricchire una narrazione già di per sé morbida e convincente; è proprio questo stile essenziale e brillante che fa apparire leggere situazioni scomode e spinose. Il candore e l’onestà con cui Marone racconta la crescita di Tommaso, parallela alla costruzione del rapporto con la figlia, fanno sì che “Daria” risulti un romanzo riuscito sotto tutti i punti di vista: coinvolge, abbraccia, fa ridere, fa piangere, crea empatia con i protagonisti al punto da far sentire la loro mancanza una volta arrivati alla fine. Una storia di conquiste e rinunce, dove le prime appagano al punto da non far sentire il peso delle seconde.

“Daria” è un romanzo bellissimo e commovente, uno dei più belli che ho letto nell’ultimo anno, capace di analizzare con ironia e delicatezza i pregiudizi e le paure di un uomo che attraverso la figlia riesce a guardarsi dentro, liberandosi definitivamente dai fardelli che per tutta la vita gli hanno appesantito l’anima.

VALUTAZIONE: ottimo

Pubblicato il

PORTA, Claudia – Sbramami

Titolo: Sbramami
Autore: Claudia Porta
Editore: Edizioni La Gru
Collana: cortocircuito
Genere: Antologia di racconti pulp/surreali
ISBN: 978-88-97092-31-5
Pagine: 164
Prezzo: 13,00 euro

 

Diciotto racconti in cui la lettura equivale ad un viaggio nel mondo della letteratura tenendo però sempre bene a mente che il percorso intrapreso si sviluppa nell’arte, ovvero in quel complesso universo in cui l’emozione e il talento sono strettamente interconnessi alla tecnica e allo studio. Leggere Claudia equivale ad essere scaraventati in un quadro di Frida Kahlo; le immagini e i colori sono spesso violentissimi, ma in realtà racchiudono un tocco visionario unico da cui diventa arduo liberarsi.

Diciotto racconti eterogenei sviluppati in ambientazioni surreali. Un’antologia pulp e visionaria ricca di sapori, odori e soprattutto colori.
Non esiste un vero e proprio fil rouge a legare i diciotto testi, anche se un paio di tematiche ricorrono più spesso di altre.
L’opera di esordio di Claudia Porta è tutta un contrasto: contrasto interiore dei protagonisti che a loro volta contrastano con l’ambientazione in cui si muovono. Mondi rosa popolati da streghe nere, orbite vuote dense di orsetti gommosi. Ed è proprio grazie a questi contrasti che dietro uno stile appuntito e crudo si possono scorgere personaggi fragili in cui è facile riconoscere le proprie debolezze e le proprie paranoie. Mondi amorali in cui non c’è spazio per l’happy ending, nemmeno quando sembra scontato.

L’autrice racconta con ironia – arrivando spesso a sfociare in un sarcasmo tagliente – i vizi e le virtù della società moderna, traslandoli su piani fantastici; una scelta che da una parte denota una fervida immaginazione, e dall’altra calca la mano sulla decadenza dei valori, affogati da un consumismo estetico e morale portato all’eccesso.

Come in tutte le raccolte, ci sono testi più riusciti e meno riusciti: ho adorato “Ofelia sogna”, oltre che per i contenuti e le modalità espressive, anche per la scelta di utilizzare una narrazione in seconda persona.

Nella sua antologia, innovativa e assai poco accomodante, Claudia Porta gioca sul simbolismo per affrontare tematiche attuali e complesse come la maternità, l’anoressia, la droga, avvalendosi sempre di una chiave surreale in grado di aprire le serrature più arrugginite.
“Sbramami” non è un libro facile, non è adatto a tutti, sicuramente non è un libro convenzionale. È diretto e fastidioso. Ma è proprio questo che lo rende un gioiello unico nel suo genere. Senza mezze misure.
La scrittura di Claudia Porta è irriverente, il suo stile caustico, la sua fantasia priva di moralità: una miscela pericolosamente esplosiva, che farà innamorare gli amanti del pulp.

VOTO FINALE: [rating=7]

Pubblicato il

[VETRINA] Sono quello che vuoi, E. Aragona

Titolo: Sono quello che vuoi
Autore: Enrica Aragona
Editore: La Gru
Genere: Thriller / erotico
Pagine: 164
Prezzo: € 11,00
ISBN: 978-88-97092-10-0

LEGGI LE INFORMAZIONI SUL SITO DELL’EDITORE
GUARDA IL BOOKTRAILER
LEGGI LE PRIME 20 PAGINE

Laura ha ventisette anni e un passato inquieto; il complesso legame con i genitori e la morte per overdose del fratello fanno da cornice a un’esistenza vissuta sempre oltre il confine della moralità. È Stefano, il suo compagno, a restituirle un po’ di pace, ma l’incontro con Aleksandar, personaggio ambiguo e luciferino, la strappa alla sua nuova vita da brava ragazza trascinandola in un rapporto malato fatto di dipendenza, menzogne e dominazione. Quando tutto sembra ormai deciso e l’ultimo ciak dà il via alla scena madre, Laura trova la forza di reagire, riscrivendo il finale al film della sua vita.

 

DOVE ACQUISTARLO

“Sono quello che vuoi” può essere acquistato SUL SITO DELL’EDITORE , presso la LIBRERIA ALTROQUANDO DI ROMA, Via del Governo Vecchio 80, oppure nei principali store on line:
IBS
WEBSTER
LIBRERIA UNIVERSITARIA
UNILIBRO
DEASTORE

LA PAROLA ALL’AUTRICE

Sono quello che vuoi più che un romanzo è un cucciolo d’elefante: la sua nascita ha richiesto due anni di preparazione e il parto è stato tutt’altro che semplice. Ringraziare tutti quelli che mi hanno assistita sarebbe impossibile, perciò mi limito a racchiudere tutti in un enorme grazie, partendo da Elena Di Fazio, che nei primi mesi di gestazione mi ha fornito suggerimenti preziosi, passando per Francesca “LutaStyle” Zannella, che mi ha presa per mano quando la gravidanza era ormai giunta al termine, fino ad arrivare a Daniela “Queenseptienna” Barisone, creatrice di un vestitino su misura tanto azzeccato da strapparmi una lacrimuccia. Una menzione speciale va alle mie due infermiere preferite, Cristina Lattaro e Greta Cerretti, perché senza le loro iniezioni di fiducia questo elefantino non sarebbe mai nato.
E ovviamente grazie ai miei amici, ai miei famigliari e al mio compagno: non è facile convivere con un’elefantessa incinta. È a loro che dedico il lieto evento, sperando che il piccolo cresca forte e sano e possa schiacciare sotto le zampone tutti gli ostacoli che incontrerà sul proprio cammino.

 

RECENSIONI & RASSEGNA STAMPA

La recensione su SCRITTEVOLMENTE
La recensione di LIBRI E POESIE
L’opinione di LARA ZAVATTERI nella BOTTEGA DEI LIBRI
La recensione di VIOLA LODATO
La recensione di LUCA FAVARO
La recensione di SIL su SILENTLY ALOUD
La recensione di LAURA BONDI
La recensione di I MILLE E UN LIBRO
La recensione di Marina Monego su LANKELOT
La recensione e l’intervista su PANE E PARADOSSI – LETTO E BLOGGATO
La recensione di FRANCESCO MASTINU
La recensione di LAURA BELLINI su SOLELUNA
La recensione di Eva da IL COLORE DEI LIBRI

TORNA ALLA VETRINA

Pubblicato il

MARZINI, Simone – Portello Pulp

Titolo: PORTELLO PULP
Autore: SIMONE MARZINI
Editore: EDIZIONI LA GRU – COLLANA CORTOCIRCUITO
Genere: PULP
Pagine: 115
Prezzo: Euro 9,00

QUARTA DI COPERTINA:

Carlo Benzina stava tornando a casa dopo aver scolato una decina di spritz in Piazza delle Erbe. Avrebbero dovuto farlo azionista della Campari visto il quantitativo di liquore rubino che consumava. Con la sua bicicletta tinta catarro, ribatezzata il Catenaccio, procedeva sbilenco per via Portello verso l’appartamento occupato abusivamente. Due stanze, un bagno cieco, lampadine appese solo col filo elettrico e una ragnatela di crepe alle pareti.Una storia eccitante e forsennata, portata avanti con una scrittura punk che diverte riga dopo riga.

Astenersi cardiopatici.

RECENSIONE:
Inquadrare un romanzo borderline all’interno di un genere non è mai una cosa facile; e Portello Pulp è decisamente un’opera borderline, un romanzo sbilenco e sgangherato come i suoi protagonisti, che miscela pulp alla Tarantino, splatter stile B-movie e comicità demenziale. Simone Marzini, attraverso capitoli brevi e incalzanti, riesce a raccontare storie diverse, apparentemente sganciate una dall’altra, che culminano in un incastro tanto paradossale quanto perfetto.
Carlo Benzina, Rambo, Pippo Pacciani, la banda dei marocchi, gli slavi del circo, i Miranda Orfei Go Home sono tutte facce della stessa medaglia, specchio di una comunità che t’illude di poter essere onnipotente quando in realtà sei solo una bestia destinata al macello.
Portello Pulp è un romanzo che fa ridere, in alcuni passaggi fa persino sbellicare (memorabili le scene ambientate al circo dopo la liberazione degli animali, in special modo la cavalcata di Umbe e Pacciani) ma sotto lo strato demenziale con cui Marzini riveste le pagine di questo breve romanzo dissacrante ci sono tematiche amare, situazioni che ci troviamo davanti tutti i giorni e che spesso preferiamo affrontare a occhi chiusi, magari girandoci dall’altra parte. In poco più di un centinaio di pagine ci sono la decadenza di una società che promette ma non mantiene, gli espedienti di persone che fanno della mediocrità un culto, ideali coraggiosi sublimati nei fallimenti. Ci sono Prinz e Califfoni, fabbriche decadenti e ratti affamati, puttane dell’est ed eroi sfigatissimi.
Portello Pulp è la sublimazione della cattiveria, l’omicidio del buonismo, l’esasperazione della miseria e della stupidità, eppure riesce a divertire e a far riflettere allo stesso tempo, senza mai annoiare. E anche se spesso Marzini si aggira pericolosamente intorno alla linea del troppio che stroppia, la sua scrittura galleggia sempre sopra il mare di merda in cui annega i suoi poveri protagonisti.
Inutile soffermarsi sugli eccessi, sulle stravaganze e sul superfluo: stiamo parlando di un romanzo che da grande vuole diventare pulp, quindi se vi aspettate una scrittura politically correct avete sbagliato libro.
Consigliatissimo a tutti quelli che sanno apprezzare il coraggio e lo humour più nero, a tutti quelli che amano scoprire i bravi e giovani autori di casa nostra, a tutti quelli che preferiscono guardarsi attorno anziché far volare gli occhi oltreoceano. Un esordio riuscito per il lancio di una collana editoriale di sicuro impatto. E in ultimo, lasciatemelo dire: finalmente una casa editrice dedita agli esordienti che unisce una politica dai prezzi contenuti all’attenzione per la qualità.
Astenersi cardiopatici, perbenisti e deboli di stomaco.

VOTO FINALE [rating=8]

Pubblicato il

[VETRINA] PORTELLO PULP, Simone Marzini


Titolo: PORTELLO PULP
Autore: SIMONE MARZINI
Editore: EDIZIONI LA GRU – COLLANA CORTO CIRCUITO
Genere: PULP
Pagine: 115
Prezzo: Euro 9,00
VALUTAZIONE [rating=8] 

LEGGI L’ANTEPRIMA
GUARDA IL BOOKTRAILER
PAGINA FACEBOOK
SITO WEB DELL’AUTORE

DOVE ACQUISTARLO:

Portello Pulp può essere ordinato in libreria, acquistato direttamente sul sito della casa editrice oppure nei principali store on-line:

LA FELTRINELLI attualmente scontato del 15%
AMAZON attualmente scontato del 15%
IBS
WEBSTER attualmente scontato del 15%
LIBRERIA UNIVERSITARIA
UNILIBRO
DEASTORE

TRAMA:

Carlo Benzina occupa un appartamento in zona Portello, a Padova. Una sera, tornando a casa, viene fermato da tre spacciatori. La loro droga è sparita. La nascondevano nella sua cassetta delle lettere. Ora sono fatti suoi.  Suoi e di due degni compari: Rambo e Pacciani. Insieme escogiteranno il piano perfetto per salvarsi la pelle. Ma si sa, il piano perfetto non esiste. E se sulla loro strada troveranno lo scalcagnato circo di Piotr Illic e l’efferato gruppo anarchico insurrezionalista MOGH, le palpitazioni sono assicurate.

LA PAROLA ALL’AUTORE:

Come è nato questo romanzo? è nato rubando frasi, oggetti, persone; quando i personaggi sono diventati reali nella mia mente hanno iniziato a dirmi cosa fare. Li conoscevo, e non mi stavano nemmeno molto simpatici devo dire, ma mi divertiva seguire le loro avventure. Mi divertiva creare una connessione fra quattro sottotrame differenti, una serie di coincidenze che si incastrassero perfettamente: come non mi capita mai con i mobili ikea. Ma nella fantasia tutto è possibile.
Spero che diverta anche voi, se non l’avete letto, o che vi abbia divertito.

Simone Marzini

RECENSIONI e RASSEGNA STAMPA:

La recensione di MONDOSCRITTURA a cura di Grimilde
La recensione di SUGARPULP
Articolo sul GAZZETTINO DI PADOVA
L’articolo sul MATTINO DI PADOVA
La recensione di BLACK BART del portale PESCEPIRATA

TORNA ALLA VETRINA