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SPARKS, F. G. – Ultimo domicilio sconosciuto

TITOLO ULTIMO DOMICILIO SCONOSCIUTO
AUTORE F. G. Sparks
EDITORE Narcissus.me
GENERE Giallo,Thriller,Horror
PAGG 105
PREZZO 1,99
[xrr rating=2.5/5]

Kim è minorenne, è incinta ed è scappata di casa. Mentre un investigatore privato la cerca per riportarla a casa la sua vita scorre, in una metropoli cupa e violenta ma capace anche di slanci di grande generosità, fino ad un tragico e disperato epilogo in cui si scoprirà che il destino di Kim è già stato deciso e pianificato…

In “Ultimo domicilio sconosciuto” ritroviamo i protagonisti del precedente “Sette anime dannate“, in particolare l’investigatore privato Colby Forester, poiché stavolta la presenza del poliziotto Samuel Bosley, figura di spicco della prima opera, è assai più marginale.
“Ultimo domicilio sconosciuto” è la storia di Kim, adolescente di buona famiglia che scompare improvvisamente dalla lussuosa villa dove vive con la matrigna e il maggiordomo a seguito della morte del padre. A indagare sul caso è chiamato Colby, che durante il percorso investigativo scoprirà i segreti che la ragazza si è portata dietro, in primis un misterioso fidanzato che la mette incinta, la convince a scappare per rifugiarsi in una squallida camera in affitto e poi sparisce lasciandola sola e senza soldi. Il drammatico epilogo che metterà in luce la verità arriva a sistemare le tessere del mosaico scomposto all’inizio.

Il romanzo si legge con piacere, cadenzato da un buon ritmo narrativo e da uno stile fluido, seppur viziato da qualche ripetizione di troppo. I personaggi sono delineati meglio rispetto all’opera precedente, anche se si sente comunque la mancanza di un background più accurato che riesca a renderli tridimensionali. Sarebbe magari stato utile inserire dei flashback per raccontare il passato di Kim, il rapporto con il padre scomparso anni prima, quello con la madre morta quando lei era solo una bambina e soprattutto quello con la matrigna, vera figura di spicco del romanzo. In questo modo la scelta di allontanarsi dalla villa di famiglia, oltre che a Kim, sarebbe stata chiara anche al lettore.

Anche qui, come avevo già evidenziato per “Sette anime dannate”, l’impianto narrativo è piuttosto elementare; e mentre nel precedente romanzo avevo puntato il dito contro gli stereotipi e i cliché utilizzati dall’autore, in questo caso devo dire che il problema principale sembra essere proprio l’intreccio, soprattutto in virtù della sua semplicità, che si traduce in un finale troppo “telefonato”.  Riducendo la critica ai minimi termini, si può dire che “Ultimo domicilio sconosciuto” non poteva finire in altro modo di come è finito: la mancanza di elementi di contorno, di personaggi e situazioni in grado di depistare il lettore, portano a un’interpretazione univoca che non può che essere quella corretta. A contribuire a questo cammino a senso unico c’è anche la scelta di caratterizzare il colpevole in maniera decisamente negativa fin dalle prime battute: schivo, sbrigativo, rigido, in poche parole troppo sospetto per non essere sospettato. In questo senso la scelta di introdurre una figura fondamentale ma di fatto assente come quella di Martin, fidanzato di Kim, per quanto risulti un buon espediente narrativo non basta a compensare la prevedibilità dell’impianto: sarebbe stato necessario giocare molto di più con questo personaggio, trasformarlo magari in uno specchietto per le allodole. Anziché limitarsi a mostrare solo i suoi lati positivi di compagno innamorato e premuroso, mettere in luce anche quelli che potevano apparire come lati negativi (paura delle responsabilità, insicurezza per il bambino in arrivo ecc…ecc…) in modo da creare sospensione e dubbio attorno alla sua figura.

Anche in questo caso ho trovato buone le sequenze dialogiche: le conversazioni tra i protagonisti sono accattivanti e verosimili, e riescono a ovviare alla mancanza di show don’t tell delle sequenze riflessive. Il linguaggio è realistico e il lessico, a tratti ruvido, appare adatto al genere affrontato. Ottime anche le ambientazioni, soprattutto quelle più povere, dal cui disegno si percepisce tutto lo squallore che l’autore vuole trasmettere.

Nel complesso credo che “Ultimo domicilio sconosciuto” presenti ancora delle lacune piuttosto importanti, ma le fondamenta sembrano essere più solide rispetto al romanzo precedente, il che non può essere che un buon segno per i lavori futuri di F.G. Sparks.

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SPARKS, F. G. – Sette anime dannate

TITOLO Sette anime dannate
AUTORE F. G. Sparks
EDITORE Narcissus.me
GENERE Giallo,Thriller,Horror
PAGG 140 ca
PREZZO 1,99 Euro
[xrr rating=2.5/5]

In una città senza nome un misterioso serial killer massacra le sue vittime con un martello. Ma è solo la follia oppure c’è qualcos’altro che muove la mano dell’assassino?

Samuel Bosley è il tenente chiamato a risolvere il caso del serial killer che uccide le sue vittime a martellate in faccia. Tutto inizia con uno strano delitto: il cadavere carbonizzato e irriconoscibile di un uomo viene ritrovato in un magazzino fatiscente. Di fronte al magazzino viene rinvenuta un’automobile intestata a un certo Archer; Bosley visita l’appartamento di quest’ultimo, preleva alcuni capelli da una spazzola e archivia il caso come suicidio dopo aver ottenuto conferma che il DNA dell’uomo carbonizzato è quello di Archer. Poco dopo inizia la sequela di omicidi del killer del martello, individui legati tra di loro da rapporti amicali o professionali. Durante le indagini, Bosley viene affiancato da un ex collega della Omicidi, Colby Forester, dedito oggi all’investigazione privata. I due, indagando assieme, riusciranno, ognuno a proprio modo, a scoprire l’identità del killer e le motivazioni che lo hanno spinto a uccidere.

L’impianto narrativo è lineare, ma stereotipato, e proprio per questo fragile; anche volendo soprassedere sulla tematica logora del killer che uccide per vendetta, è impossibile non notare un enorme non-sense che fa perdere credibilità all’intera storia: puntare il dito con tanta insistenza sul modo in cui l’assassino uccide le proprie vittime e basare lo scioglimento sul fatto che i detective se ne accorgano solo dopo la quinta vittima. Perché basta aver visto anche solo pochi episodi di una qualunque serie televisiva che analizza i comportamenti criminali per pensare immediatamente che tra il modo in cui l’assassino agisce e il movente dei suoi omicidi ci sia un collegamento. Appare dunque assai inverosimile che due detective esperti arrivino a capirlo solo quando i morti sono ormai cinque. Anche la facilità con cui il killer penetra nelle vite e nelle abitazioni dei suoi bersagli contribuisce ad aumentare il senso di mancata verosimiglianza.

Un altro punto debole del testo è che ci sono davvero troppi cliché; Samuel Bosley è il classico esempio dello stereotipo unidimensionale: vedovo, non troppo intuitivo, soffre di emicrania perenne, si imbottisce di aspirine inghiottite con il caffè e si accompagna con un altro detective molto più sensibile e sveglio di lui. Stesso discorso è applicabile al killer.

ATTENZIONE: SPOILER! SelectShow

Ciò che mi ha colpita positivamente è la capacità dell’autore di intessere degli ottimi dialoghi, vero punto forte del romanzo, ma nel complesso anche se non credo che “Sette anime dannate” sia completamente da dimenticare, devo dire che non è un libro che consiglierei. Nonostante s’intravedano le potenzialità dell’autore, su tutta la narrazione aleggia troppa superficialità. I personaggi sono stereotipati, l’intreccio non è originale ma soprattutto manca di tecnica: questo romanzo non è in grado di catturare il lettore perché non c’è sospensione, non c’è passione, è zeppo di avverbi che cercano di sopperire, senza peraltro riuscirci, alla mancanza dello show don’t tell. Ci si trova davanti solo un elenco di azioni asettiche che portano alla soluzione del caso, senza che ci si senta mai realmente coinvolti dalle vicende raccontate.