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*** PROMOZIONE *** L’Erba del Diavolo, Fabrizio Fondi

cop_FondiCari amici di Mondoscrittura,

siamo lieti di annunciarvi che da oggi fino a venerdì 28 Marzo sarà possibile scaricare GRATUITAMENTE “L’Erba del Diavolo” di Fabrizio Fondi in tutti i principali bookstore on line. Per conoscere il romanzo, cliccate QUI. Il romanzo di Fabrizio ha ricevuto ovunque riscontri molto positivi, anche da portali esigenti come “La Stamberga dei Lettori”, che proprio ieri ha messo in palio una copia per il giveaway del suo quinto compleanno, decretando “L’Erba del Diavolo” come uno dei migliori dieci romanzi recensiti nel 2013.

E per chi non lo sapesse…

La sonnolenta estate di Grosseto viene macchiata da una scia di sangue senza fine: messe nere, sequestri, vendette ed esecuzioni si susseguono lasciandosi dietro solo terrore. Il ritorno alle origini di Matteo Rovere, ispettore reduce da 15 anni di servizio a Milano, si snoda tra le strade, le campagne e i boschi della provincia maremmana, alla ricerca di chi è arrivato in quei luoghi a seminare la morte. O di chi, forse, da quei luoghi non se n’è mai andato. Con uno stile incalzante e travolgente Fabrizio Fondi ci guida tra dannazioni terrene e promesse infernali, alla scoperta dell’inquietante Messo di Lucifero e del seducente Mago Edson. Perché Rovere è convinto che l’ambizione, la fame di successo, la sete di potere possano essere molto più pericolose del diavolo. Ma sarà davvero così?

Ecco alcuni link dove è possibile scaricare GRATUITAMENTE il romanzo:
KoboBooks
Amazon
Mazy
bookrepublic
BOL.it

E molti, moltissimi altri!

Aiutateci a entrare nella Top Ten dei romanzi più scaricati di Marzo… siamo sicure che non ve ne pentirete!

Le Streghe

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Vincitori del giveaway estivo: L’Erba del Diavolo

Cari amici, followers, utenti ecc…ecc…

siamo alla proclamazione dei due vincitori del giveaway estivo che metteva in palio una copia dell’emozionante romanzo di Fabrizio Fondi targato Mondoscrittura: L’Erba del Diavolo.

Il sondaggio ha visto vincere, seppur di misura, lo strafalcione di

ANTONIO FANELLI

che si aggiudica una delle due copie.

Il secondo vincitore è stato estratto a sorte tra i partecipanti, e come sempre abbiamo chiesto l’aiuto del nostro amico random.org.

Abbiamo dunque numerato i partecipanti in ordine di commento, escludendo Antonio che ha già vinto ed escludendo anche quei commenti che esulavano dal tema del giveaway:

1 – Vittoria
2 – Massimiliano Campo
3 – Killerqueen
4 – Francesco Mastinu
5 – Urwen

e il vincitore è…

Immagine

VITTORIA!

(… nome omen!)

Come sempre, la redazione contatterà i due vincitori per la spedizione del premio.
Non ci resta che ringraziarvi davvero TUTTI per la partecipazione, sperando che Antonio e Vittoria gradiscano la lettura e magari condividano con noi la loro opinione.

Ci vediamo al prossimo giveaway!

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SONDAGGIO: vota lo strafalcione dell’estate 2013!

Cari amici,
le Streghe sono tornate… e siccome ogni promessa è debito, siamo pronte a partire con il sondaggio che decreterà il vincitore di una delle due copie dell’Erba del Diavolo, romanzo messo in palio per il nostro giveaway estivo.

Votare è semplicissimo: basta rispondere al sondaggio qui sotto scegliendo quale tra i sei strafalcioni è il più divertente, o perché no, il più assurdo!

Lo strafalcione che riceverà più voti si porterà a casa una copia del thriller mozzafiato di Fabrizio Fondi, L’Erba del Diavolo.

Il secondo vincitore sarà estratto a sorte tra i sei che hanno partecipato, ovviamente se coinciderà con lo strafalcione vincente procederemo a una seconda estrazione.

Per votare avete tempo fino a venerdì 6 settembre alle 17. Forza, mettete ‘sto pallino!

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Una lunga scia di sangue…

… ma non è quella dell’indagine di Matteo Rovere, protagonista del romanzo di Fabrizio Fondi “L’Erba del Diavolo”, bensì quella che nel cuore di noi amanti della scrittura lascia una brutta frase, una storpiatura, un orrore ortografico che si può davvero definire diabolico.

GIVEAWAY!    GIVEAWAY!    GIVEAWAY!

Cari followers, volete vincere una copia della nostra bellissima pubblicazione? Volete conoscere meglio l’indagine dell’ispettore Rovere e incastrare l’assassino prima di lui? Ebbene, non avete che da vivacizzare il sito di Mondoscrittura durante il mese d’agosto, mentre noi saremo in panciolle su qualche spiaggia fatata o sulla cima di qualche montagna stregata, a goderci le meritate ferie. Potete farlo riportando una lettura che vi ha fatto storcere il naso, oppure piangere in nome della povera lingua italiana morta e defunta. Può essere la frase estrapolata da un libro che state leggendo, da un commento su Facebook, da una rivista… insomma, da dove volete. L’importante è che sia uno strafalcione grosso come una casa!

E visto che il mese è lungo, e noi siamo troooppo buone, i vincitori saranno due: il primo verrà estratto a sorte come di consueto. Il secondo verrà invece votato mediante un sondaggio tra le frasi più divertenti.

Come fare? È sufficiente lasciare un commento a quest’articolo citando lo strafalcione che più vi aggrada 🙂

E chissà che alla fine non venga fuori la famosa pubblicazione, più volte millantata, “Le perle dei pirla”…

Giveaway valido da oggi fino al 31 Agosto 2013.

Buon divertimento a tutti! E “se restate al BUGLIO, prendete nota sul TACQUINO”…

BUONE VACANZE!

Le Streghe

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L’ERBA DEL DIAVOLO, un romanzo di FABRIZIO FONDI

Mondoscrittura è lieta e onorata di presentare la sua seconda pubblicazione, un thriller dai risvolti esoterici e inaspettati del bravissimo FABRIZIO FONDI, già vincitore dell’ultima edizione del prestigioso concorso Mondadori “Carabinieri in giallo”.
Questo è un romanzo che ghiaccerà la vostra bollente estate, vi terrà con il fiato sospeso fino all’ultima pagina e vi farà scoprire una sonnolenta provincia italiana come non l’avreste mai nemmeno immaginata….

Signori e Signore, si alzi il sipario su

L’ERBA DEL DIAVOLO

cop_FondiTitolo: L’ erba del diavolo
Autore: Fondi Fabrizio
Editore: Mondoscrittura
Genere: Poliziesco / Thriller / Noir
Collana: Magia Nera
ISBN: 978-88-97960-0-27
Prezzo: Euro 12,00 edizione cartacea – Euro 1,99 edizione digitale

Il romanzo di Fabrizio Fondi, che inaugura la nostra collana MAGIA NERA dedicata ai thriller, noir, polizieschi e gialli, racconta la difficile indagine dell’ispettore Matteo Rovere, rientrato a Grosseto dopo una lunga permanenza a Milano. Rovere ritrova una provincia devastata dal Male, dove si muovono strani maghi e Messi infernali.

La sonnolenta estate di Grosseto viene macchiata da una scia di sangue senza fine: messe nere, sequestri, vendette ed esecuzioni si susseguono lasciandosi dietro solo terrore. Il ritorno alle origini di Matteo Rovere, ispettore reduce da 15 anni di servizio a Milano, si snoda tra le strade, le campagne e i boschi della provincia maremmana, alla ricerca di chi è arrivato in quei luoghi a seminare la morte. O di chi, forse, da quei luoghi non se n’è mai andato. Con uno stile incalzante e travolgente Fabrizio Fondi ci guida tra dannazioni terrene e promesse infernali, alla scoperta dell’inquietante Messo di Lucifero e del seducente Mago Edson. Perché Rovere è convinto che l’ambizione, la fame di successo, la sete di potere possano essere molto più pericolose del diavolo. Ma sarà davvero così?

L’Erba del Diavolo è acquistabile sul nostro sito, senza alcuna spesa di spedizione. È disponibile in formato cartaceo oppure in eBook.
Sempre cliccando sul link sovrastante avrete anche la possibilità di leggere un corposo estratto.

Ed ecco anche la nostra locandina!

locandina_fondi

Rimanete con Mondoscrittura, perché a breve presenteremo il nostro terzo titolo, e vi promettiamo che anche questo sarà un romanzo da non perdere, che vi accompagnerà lungo le calde giornate estive fino a… beh, fino a ottobre, ma questa è un’altra storia che vi racconteremo più in là 😉

BUONA LETTURA!

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FONDI, Fabrizio – La ballata dello straniero

Titolo: La ballata dello straniero
Autore: Fabrizio Fondi
Editore: Effequ
Genere: Giallo / Thriller
Pagine: 256
Prezzo: Euro 15,50

L’ispettore di polizia Matteo Rovere, dopo quindici anni passati a Milano, torna in servizio nella sua città natale, Grosseto, e subito si imbatte in una serie di omicidi efferati. Sabba al chiaro di luna, droghe, sesso, impiccagioni, giovani donne nere sacrificate al demonio. Intanto Simone Cranza, alias il Mago Edson, tesse sue trame particolari plagiando poveri sprovveduti e tenendo in pugno, dallo schermo di una tv privata, vari notabili della città. Ottimo investigatore, Rovere riesce a mettersi sulla pista di una setta satanica. Il caso sembra risolto, ma oltre la setta ci sono ancora terribili misteri da scoprire. Un thriller che lascia col fiato sospeso. Con un finale sorprendente.

Una scia di misteriosi omicidi insanguina la provincia di Grosseto; a complicare le cose ci si mettono le prostitute della Litoranea che spariscono e che non vengono ritrovate né vive né tantomeno morte. Non subito, almeno. A risolvere l’enigma è chiamato Matteo Rovere, lo Straniero, imponente ispettore maremmano con spiccate capacità investigative, ulteriormente affinate dal lungo soggiorno nella tentacolare metropoli lombarda e dall’affiancamento di Ludovico Pertica. Quando Rovere torna alle origini scopre però che la tranquilla terra che ha lasciato quindici anni prima si è trasformata in una cupa realtà in cui il male si nasconde e prospera dietro superstizioni e paure ataviche. Un romanzo in cui non c’è spazio per il buonismo, in cui anche il dolce sapore della vittoria viene guastato dall’amarezza della violenza: nessun happy ending arriva a liberare il lettore dal velo scuro e opprimente che aleggia sopra l’intera narrazione.

Un giallo, dunque, che fa dell’indagine il suo punto di forza, ma non solo: ne La ballata dello straniero sono infatti molti gli elementi secondari che di volta in volta catalizzano l’attenzione. Ci troviamo di fronte a un romanzo in cui l’autore decide di introdurre una serie di componenti assai suggestive e in grado di stimolare paure ancestrali: magia nera, magia bianca e una sequela di misteriose e carismatiche figure. Un percorso onirico e scuro che si snoda in una scenografia del tutto nostrana: a rubare la scena è difatti la provincia e le sue contraddizioni, scenario in cui prendono corpo le vicende e che condiziona azioni e pensieri dei personaggi.

Fondi delinea infatti con maestria fuori dal comune lo sfondo su cui Rovere, il mago Edson, il Messo e gli adepti si muovono: con poche e sapienti pennellate – perché in un poliziesco il contorno non dovrebbe mai predominare sulla portata principale – l’autore dà forma a uno scenario vivido e concreto, dove il lettore può vedere il giallo delle stoppe incolte, annusare i profumi del sottobosco, sentire tra le mani la consistenza del terriccio che nasconde i segreti dei protagonisti. Fondi decide di costruire l’opera su fondamenta che potremmo definire se non tradizionaliste, sicuramente poco innovative; Rovere incarna infatti lo stereotipo dell’inquirente tipo: burbero, scontento, acuto oltre la media, dotato di una sensibilità ben nascosta ma più che mai presente. C’è la prostituta da redimere, ci sono i cattivi da combattere; e gli antagonisti sono tutte figure prive di scrupoli, a volte perfide e violente oltre ogni umana comprensione. Ciò nonostante, durante la lettura non si ha mai l’impressione di trovarsi di fronte a dei cliché, tutt’altro; l’abilità di Fondi è proprio quella di riuscire a sfaccettare e completare le personalità dei suoi protagonisti attraverso un eccellente lavoro di caratterizzazione, che avvicina gli attori al lettore fino a renderli tridimensionali. Qualche dubbio invece sulla pulizia dell’intreccio, che a tratti resta troppo sottinteso, celando significati che sarebbero stati più incisivi se l’autore avesse scelto di dare qualche indizio in più.

Più che lo sviluppo vero e proprio delle vicende, da lodare e apprezzare è indubbiamente la penna di Fondi, la sua capacità di giocare sulle debolezze umane e renderle comuni, vivibili, condivisibili. Uno stile uniforme che non si concede mai né cali di tensione né sbavature, una scrittura martellante capace di inchiodare alle pagine, che nulla ha da invidiare a penne ben più note e altisonanti. Fondi dimostra di saper osare riuscendo comunque a mantenersi in equilibrio, senza mai trascendere o valicare i confini dell’eccesso che farebbero oscillare l’opera sul pericoloso confine del grottesco. Al contrario, pagina dopo pagina, si ha l’impressione che Fondi tenga molto in considerazione la capacità cognitiva del suo pubblico, soprattutto perché ne La ballata dello straniero, a differenza di quello che succede a molti giallisti inesperti, riesce a non abusare mai della sospensione d’incredulità, non sfrutta improbabili deus ex machina per uscire da situazioni spinose, tenendo sempre ben in vista la verosimiglianza della sua storia.

Una buonissima opera, dunque, penalizzata però in maniera pesante dalla scelta dell’editore di impaginarla a bandiera senza nemmeno il rientro al capoverso. Un vero peccato, che scalfisce la forma di un romanzo che avrebbe senza ombra di dubbio meritato molta più cura e attenzione.

VALUTAZIONE: 

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[QUATTRO CHIACCHIERE CON…] Fabrizio Fondi

Oggi la vostra Amelia scrive con più di un pizzico di soddisfazione, perché le è capitato quello che ogni agente letterario sogna: scoprire, tra mille sedicenti e narcisisti autori, un talento con la T maiuscola. Uno scrittore che vive (e scrive) tranquillo perché convinto che La qualità alla lunga paga sempre. E ha ragione.

Abbiamo il piacere di intervistare per Mondoscrittura, Fabrizio Fondi. Al suo attivo, numerosi racconti:

  • 2003 – “Quattro caffè per favore”, pubblicato nella raccolta “Racconti sul caffè” all’interno del concorso “Caffè letterario di Ragusa”
  • 2003 – “Un’intuizione geniale”, secondo classificato al premio letterario “Legri 2003”
  • 2004 – “L’autostrada”, “ Quello che ho visto” e “Una credenza medievale”, pubblicati nella raccolta “Dipinto di noir”, Editrice Effequ
  • 2007-“Ogni volta che succede” pubblicato ne “La voce dei matti”, Editrice Effequ
  • 2008-“La Corriera n° 32”, pubblicato in calce al Giallo Mondadori, come secondo classificato al concorso letterario “Carabinieri in Giallo”
  • Nel 2007 pubblica il romanzo “La ballata dello straniero”, Editrice Effequ
    Nel 2012 autopubblica, con Amazon, il romanzo “I giorni dello scirocco”, grazie al quale Mondoscrittura conosce l’opera di questo talentuoso autore.

    Ciao Fabrizio, benvenuto in Mondoscrittura. Dal tuo curriculum letterario si evince, oltre la predilezione per i generi noir e giallo, una propensione per i racconti. Da dove nasce questa passione?

    I racconti sono senza dubbio il mio “primo amore”. Quando ho cominciato a scrivere narrativa (ed è stato molto tardi, perché parliamo del 2002 e avevo 35 anni), narrare una storia attraverso un romanzo mi sembrava un’impresa proibitiva. Trame da intrecciare, personaggi da sviluppare, montare gli episodi in maniera coerente e coinvolgente…in quel momento era decisamente troppo. Mi era impossibile concepire una storia così strutturata e non avevo ancora la pazienza che serve per un’opera così lunga. Il racconto invece, come dice Carver, era un’esperienza “presto dentro presto fuori”. Mi dava la possibilità di realizzare in breve tempo una storia compiuta e di farla leggere a qualcuno, sia tra gli amici che sulla rete, per comprenderne il valore reale. E poi ero fondamentalmente un lettore di noir: prosa asciutta, ritmo veloce, colpi di scena. Sentivo il racconto come la naturale forma di espressione per le storie che avevo in mente. È stato un approccio molto spontaneo, non una scelta meditata. Tra l’altro credo che sia un modo molto interessante per conoscere autori emergenti. Un racconto dice molte cose di uno scrittore, un po’ come una canzone di tre minuti dice molto di un gruppo musicale. È una specie di provino nel quale ti giochi tutto nei confronti di chi ti legge.

    Come mai hai scelto di concorrere con i racconti singolarmente a dei concorsi, piuttosto che tentare la strada della raccolta e pubblicazione di un’antologia?

    Il motivo più importante era la necessità di ottenere una valutazione imparziale e disinteressata da parte di qualcuno che non mi conoscesse e non fosse dunque influenzato nel proprio giudizio. Il concorso ti mette a confronto con gli altri e ti sottopone al vaglio di “addetti ai lavori” che giudicano il tuo lavoro per quello che è, a volte senza neppure conoscere il tuo nome. Naturalmente parlo dei concorsi genuini e non delle squallide operazioni raccattasoldi che approfittano delle ambizioni di tanti aspiranti scrittori. L’altro motivo era la difficoltà oggettiva di trovare qualcuno disposto a pubblicarmi qualcosa. Un’antologia di racconti, poi. Chissà perché in Italia esiste questa incomprensibile ostilità nei confronti del racconto. Rivolgersi ai concorsi dunque è diventato quasi un obbligo. Devo dire che i risultati sono stati piuttosto confortanti anche se poi, sul piano editoriale, non hanno prodotto conseguenze altrettanto positive.

    L’incontro con la casa editrice Effequ sembra aver cambiato in qualche modo il tuo percorso letterario: prima un racconto, poi tre, infine un romanzo pubblicato con loro. Sei stato in qualche modo incentivato a scrivere il romanzo oppure si tratta di una coincidenza?

    In realtà “La ballata dello straniero” è il terzo romanzo che ho scritto. È stata la prima (e per ora ultima) volta che mi sono cimentato con un poliziesco. In quel periodo leggevo molti gialli e trovavo (trovo ancora, in verità) piuttosto pigra e irritante la scelta di tanti autori di insistere a oltranza con il medesimo personaggio. Capisco che spesso è lo stesso lettore o la casa editrice a chiederlo, ma la trovo comunque un’occasione sprecata per un autore, viste le infinite possibilità che la fantasia offre a uno scrittore professionista. Sia come sia, decisi di cimentarmi nel classico giallo-thriller con il mistero, l’indagine e tutto il resto. Effequ volle visionarlo perché i racconti erano piaciuti ed era curiosa di capire cosa potessi combinare sulle distanze lunghe. Il romanzo era buono e decise di pubblicarlo. Oggi lo scriverei in maniera molto diversa (credo che sia così per ogni autore) ma gli voglio un gran bene e, nel suo piccolo, ottenne un riscontro decisamente positivo.

    Che differenza c’è, secondo te, tra un racconto e un romanzo, sia per lo scrittore che per il lettore?

    Una parola di un racconto ne vale venti di un romanzo. Per uno scrittore è più pericoloso. Un soggetto va descritto con due colpi di pennello. Ogni aggettivo, ogni avverbio ha un peso enorme. Ti giochi tutto in cinque-sei pagine e l’ingranaggio deve essere perfetto dall’inizio alla fine. I racconti, naturalmente quelli non troppo lunghi, vanno letti d’un fiato e qualunque particolare che comporti la distrazione del lettore (una virgola di troppo, un aggettivo inopportuno) rischia di decretarne il fallimento. Il romanzo presenta insidie diverse: personaggi incolori, una trama che non coinvolge, una concatenazione sbagliata degli eventi. Solitamente nel romanzo il lettore ha una maggiore pazienza e indulgenza e per lo scrittore serve un approccio completamente diverso. Deve saper camminare al buio, perché spesso non conosce ancora la conclusione della storia, e dimostrarsi pronto ai cambiamenti (personaggi nuovi che chiedono di entrare o personaggi che pensavi di conoscere bene che improvvisamente se ne vanno per conto proprio). Come lettore invece non vedo troppa differenza. L’unica differenza la fa la qualità: si può restare folgorati da un romanzo di mille pagine come da un racconto di venti righe.

    Pensi che scrivere racconti sia una sorta di gavetta obbligatoria per chi vuole approcciare al romanzo, o le due cose sono indipendenti?

    Per me è stato effettivamente così, per i motivi che ti ho raccontato prima. Il racconto ha funzionato da gavetta ed è ancora oggi un’ottima forma di esercizio. A volte utilizzo una cartolina a un amico per scrivere un miniracconto: è un utilissimo esercizio per asciugare la propria prosa. Ma non credo che sia una legge universale. Un centometrista e un maratoneta sono entrambi corridori, ma nessuno dei due ha troppa propensione per la disciplina dell’altro. Quindi non è detto che scrivere racconti sia una tappa obbligata per chi voglia scrivere un romanzo. Su questo piano credo che i due generi siano piuttosto indipendenti. Lo dimostra il fatto che non tutti gli autori che eccellono in una delle due forme raggiungono gli stessi risultati nell’altra. Anche se uno Scrittore di razza dovrebbe cavarsela egregiamente in entrambe. Anzi, proprio perché si tratta di due forme narrative indipendenti, il vero scrittore è proprio quello che riesce a eccellere in entrambe. Stephen King rappresenta un fulgido esempio in questo senso. Ma ovviamente non è l’unico, è solo il primo che mi viene in mente.

    Che tipo di editing è stato svolto sul tuo primo romanzo? Si è trattato di un’esperienza positiva? Se sì, cosa hai tratto da essa? Se no, perché?

    Su “La ballata dello straniero” c’è stato un onesto e utile lavoro dell’editore ma sostanzialmente poco scambio tra le due parti. Effequ ha apportato le modifiche e i miglioramenti che riteneva giusti e me li ha sottoposti. Erano effettivamente suggerimenti da condividere. E mi sono serviti perché tutto serve e da tutti si impara qualcosa. Ma prima di Effequ c’era già stato un sontuoso lavoro di sistemazione e ripulitura da parte del mio personale editor: mia moglie Claudia.

    Cosa pensi delle agenzie di servizi editoriali? Ti sei mai rivolto a una di esse per un’opinione esterna sui tuoi lavori?

    L’ho fatto una volta e sono incappato in un’esperienza orribile che ho anche raccontato dettagliatamente a “Il rifugio degli esordienti”. Davvero pessima, però non posso credere che debba essere sempre così. In ogni caso, da quel momento in poi ne ho fatto a meno. Credo sia un servizio che, se dato con serietà e onestà, possa risultare di grande utilità per un autore. In fondo era proprio quello che io stavo cercando e non ho avuto. Qualcuno del mestiere che veda e valuti le cose da un’angolazione diversa dalla tua è sempre utile e prezioso. Il vostro Try & Buy, per esempio, è piuttosto interessante. L’autore tocca con mano il vostro lavoro e “assaggia” il vostro intervento, e se ne è convinto prosegue. Ecco, di fronte a una formula come questa, nella quale l’agenzia stessa si mette in gioco e accetta di stare “sotto esame”, non posso che pensare bene. Ma quando ripenso alla mia esperienza mi vengono i brividi.

    Sei stato coinvolto dall’editore nella promozione del romanzo, con presentazioni fiere o altre iniziative? Che tipo di riscontri hai avuto, in termini di pubblico e critica?

    Effequ è una realtà seria ma piccola. Presentammo il libro a Orbetello, a Grosseto e alla Fiera del Libro di Roma, poi fu tutto rimesso alle iniziative e alle intuizioni dell’editore. Effequ concentrò la distribuzione soprattutto in centro Italia, dove aveva maggiori contatti. Insomma, la classica promozione della micro casa editrice. Peccato, perché la storia era molto buona e il “successo” che ebbe tra i lettori andò oltre le mie aspettative. Pensa che qualcuno, a distanza di cinque anni, lo ricorda ancora. Considerando che oggi un libro è superato dopo tre mesi dalla sua uscita…

    Dal 2008 al 2012 c’è un stop. Sul tuo blog scrivi: “Nel 2009 e 2010 la mancanza di tempo mi ha impedito di scrivere quanto avrei voluto”. Questa mancanza di tempo è legata solo a fattori personali oppure a una sorta di disillusione verso il mondo dell’editoria?

    Il tempo è sempre stato un problema per me. Io scrivo letteralmente nei ritagli di tempo: durante la fila dal medico, durante la pubblicità di un film, a volte in spiaggia, in mezzo agli amici che chiacchierano sotto l’ombrellone. Nei giorni lavorativi riesco a scrivere poco più di quindici minuti. E proprio perché la scrittura assorbe i pochi momenti della giornata nei quali la mia mente potrebbe (e dovrebbe) riposare, tutto questo lavoro deve essere supportato da una forte motivazione. In quegli anni la motivazione era effettivamente sparita. Ho ricevuto decine di richieste di denaro, che conservo gelosamente. Pagando, avrei potuto pubblicare anche la lista della spesa. E di fronte a questo, indipendentemente dal mio valore come scrittore, vedevo pubblicati lavori puntualmente definiti come “caso letterario dell’anno”. Quando li leggevo, spesso non riuscivo ad arrivare in fondo. Sì, c’è stata molta disillusione. E allora ho preferito dedicarmi a cose che mi gratificavano di più.

    Il tuo rientro è segnato da un profondo cambio di rotta: il romanzo I giorni dello scirocco esce come POD. Non avevi un vincolo di prelazione nel contratto firmato con Effequ?

    No, nessuna prelazione. Con Effequ firmai un contratto limitato a “La ballata dello straniero”, che tra l’altro da maggio 2012 è di nuovo mio. So che è politica di qualche casa editrice, che magari punta più allo scrittore che al singolo romanzo, ma non fu quello il caso.

    Ancora sul tuo blog, nella sezione chiamata “Perché sulla rete?” lanci più di qualche accusa: verso l’editoria a pagamento, verso gli autori narcisisti, verso la scarsa promozione o la promozione di quelle che potremmo definire, passami il termine, schifezze di moda. Da dove nasce questa (giusta) indignazione?

    Il discorso è molto semplice: lo scrittore che crede in una storia si fa carico di scriverla. Le dedica tempo, fatica e risorse. Ci combatte fino a domarla e chiunque ci sia passato, al di là di quanto sia bravo, sa bene quanto lavoro serva. È una battaglia senza esclusione di colpi, e in questo lo scrittore non deve risparmiarsi neanche un po’. Poi il suo compito è finito. Se un editore crede in quella storia, allora deve farsi carico della sua pubblicazione, promozione e distribuzione. Un editore che fa l’imprenditore con i soldi dell’autore è un tipografo mascherato. Non so se sia un’anomalia tutta italiana, sta di fatto che questo significa approfittarsi del desiderio di tanta gente di vedere il proprio nome su una copertina. Deplorevole moralmente e anche diseducativo, perché instilla negli autori l’illusione di saper scrivere, ma desiderare una dote e possederla sono due cose diverse. Se dicessi ai miei figli che possiedono certe doti solo per farli felici, sarei davvero un pessimo padre.

    Scegliere il digitale impedisce di poter tenere in mano la propria “creatura” odorosa di inchiostro: nessun rimpianto verso la carta stampata?

    Come no! La carta stampata conserva un fascino ineguagliabile. Un libro resta un libro e su questo c’è poco da discutere. Ma la mia è stata in realtà una costrizione, non una scelta. “I giorni dello scirocco” è stato scritto nel 2006. Dopo aver ricevuto il giudizio positivo di chi lo aveva letto e copiose richieste di denaro dai sedicenti editori che lo hanno ricevuto in visione, è stato parcheggiato in un cassetto e sarebbe rimasto là dentro in eterno. Con il denaro che mi chiedevano ho sempre preferito portare la famiglia in vacanza. Poi è arrivata Amazon e mi sono detto che poteva essere interessante tentare questo esperimento. L’ho messo là sopra soprattutto per capire. Volevo che venisse letto e valutato (e, perché no, anche gustato da chi apprezza il genere). Prima di farlo marcire in un cassetto, ho pensato che valesse la pena farlo girare. È un po’ quello che ho fatto anche con alcuni dei miei racconti, quelli che ho pubblicato sul mio sito e che giacevano in letargo su uno scaffale della mia libreria. Ma non ho nessuna preclusione nei confronti della carta stampata, ci mancherebbe. Io stesso possiedo un e-reader ma leggo ancora prevalentemente su carta.

    Non credi che la scelta di pubblicare solo online escluda una sostanziosa fetta di pubblico, limitando i tuoi lettori solo a una fascia medio giovane o molto informatizzata?

    E’ vero, è così. Ma su quanto sia stata una scelta, ti ho già risposto prima. Aggiungo che ognuna delle due modalità presenta pregi e difetti. Il cartaceo è più costoso e questo taglia fuori una bella fetta di potenziali lettori. Inoltre la sua distribuzione è meno capillare dell’ebook. Difficilmente un cartaceo viene distribuito in tutte le librerie d’Italia (a esclusione dei grandi nomi, ma quelli fanno storia a sé). Con l’ebook sei ovunque. E intendo ovunque davvero. Ho registrato qualche download persino in Usa…

    Come te, credo che molti pur di vedere il proprio nome su un romanzo farebbero di tutto, e che scelgano l’autopubblicazione per non pagare ma anche per non fare i conti con i rifiuti. Il tuo caso mi appare molto diverso: I giorni dello scirocco è un ottimo romanzo, “svenduto” per contrastare il sistema editoriale marcio ed essere coerenti con la propria ideologia. Non lo vedi, però, anche come un’occasione sprecata?

    Faccio una premessa essenziale: non ho mai sofferto di problemi di “ego” e questa è una fortuna. Non mi solletica l’idea di vedere il mio nome in vetrina, credo anzi che l’anonimato abbia lati positivi che sfuggono a tanta gente. Non mi interessa la fama fine a sé stessa. Mi interessa che un lettore apprezzi quello che scrivo, che siano le storie a restare nella testa della gente e non il mio nome. Se non ne sarò in grado, pazienza. Vorrà dire che non possiedo le doti necessarie e allora la pubblicazione a pagamento è solo una scorciatoia, che però non porta da nessuna parte. Quindi l’autopubblicazione de “I giorni dello scirocco” a tutto risponde fuorché a esigenze narcisistiche. Se tu, che recensisci decine di libri, lo vedi come un’occasione sprecata, allora fammi un favore: vai a dirlo agli editori che l’hanno ricevuto! In realtà è stato un esperimento. Da una parte volevo comprendere la forza della rete, la sua potenzialità, la reale fruibilità di uno strumento innovativo come questo. Dall’altra volevo capire cosa ne pensassero i lettori. Adesso ho tutte le informazioni che mi servono. Il giorno che spinsi il tasto e lo lanciai in rete, non mi posi questa domanda. Ne ho tante, di storie da raccontare. “Regalarne” una a chi abbia voglia di apprezzarla è l’ultima delle mie preoccupazioni.

    Ritieni che la tua posizione un po’ ritirata sia un modo diverso di combattere il sistema editoriale oppure si tratta di una sorta di resa?
    Senz’altro una sorta di resa. Figurati se mi illudo di poter combattere il sistema (che non è solo editoriale, per la verità, perché gli stessi criteri seguiti dall’editoria li vedi applicati un po’ ovunque). Però è un sistema che non mi piace e voglio sentirmi libero di poter dichiarare quello che mi pare. Almeno questa soddisfazione me la posso permettere, no? È il bello del self publishing…

    Che tipo di lavoro è stato svolto su I giorni dello scirocco? Il fatto di aver pubblicato con un POD ha escluso l’editing e la revisione di bozza da parte di terzi?

    Un lavoro tutto casalingo. Ti ho già parlato del mio personal editor, mia moglie Claudia. A quel tempo ero molto allergico alla fase della correzione (un po’ lo sono ancora, ma molto meno). Sue sono molte intuizioni che riguardano la storia, sua è quasi tutta l’attività di correzione. Il suo è un contributo prezioso. Lo pago a caro prezzo e mi costringe a sgobbate massicce, ma di fatto ha contribuito a migliorare notevolmente la mia prosa. Non fosse altro, per evitare continui battibecchi…

    Un pregio e un difetto de I giorni dello scirocco.

    Direi che il suo punto forte è la storia. Abbastanza intrigante e sufficientemente originale (per quanto si possa esserlo da Euripide in poi). Quanto ai difetti, rileggendolo oggi trovo ogni tre righe qualcosa che scriverei diversamente. Ma l’ho già detto, credo che capiti a ogni autore. Di una cosa sono sicuro: ho dato il meglio che potevo dare in quel momento. perché se c’è una cosa che odio, come lettore, è di essere preso in giro con storie rimasticate, sciatte, scritte di maniera. Soprattutto da autori affermati che di scrittura ci campano e avrebbero il dovere di sforzarsi un po’ di più. Quando passo dall’altra parte della barricata cerco di evitarlo in tutti i modi.

    In quale dei protagonisti del romanzo ti identifichi?

    Mi dispiace ma proprio non saprei. E forse è meglio così, perché uno scrittore deve starne fuori. Dentro, eppure fuori. Diciamo che provo una certa solidarietà per Tonio Zancanò. Non dev’essere stato facile, per lui…

    Chi è la prima persona a cui fai leggere i tuoi lavori una volta terminati? Hai un gruppo fisso di beta reader?

    Direi che ormai la risposta la conosci. Una volta qualche amico, oggi solo mia moglie Claudia. Non me ne passa una ed è giusto così perché la sua funzione è proprio questa. Quando ho superato le sue forche posso star sicuro che, per quanto mi riguarda, meglio di così non potevo.

    Sei membro di qualche forum letterario? Cosa pensi di questo tipo di realtà virtuali?

    Nessuno. Non mi dispiacerebbe, ma me ne manca il tempo. Confrontarsi, scambiare pareri, ascoltare diversi punti di vista è sempre utile. Non è detto che prima o poi non lo faccia.

    Quali sono i tuoi progetti letterari per il futuro?

    La pubblicazione del sito, pur con tutti i suoi difetti, ha rimesso in moto qualche processo al quale francamente non pensavo più. Ho rispolverato un romanzo che potrebbe uscire in cartaceo il prossimo anno (uso il condizionale perché non c’è ancora un contratto e ne ho viste abbastanza da usare prudenza). Altri lavori sono pronti e stanno in quel famoso cassetto in attesa di tempi migliori, altri sono in dirittura d’arrivo. Il vero progetto è quello di scrivere sempre meglio perché resto convinto che, alla fine, sia l’unico strumento di cui uno Scrittore dispone. La qualità alla lunga paga sempre. Magari non quanto vorresti, ma quando qualcuno dice che ha apprezzato il mio lavoro, dico la verità, la cosa mi riempie di soddisfazione.

    Grazie per la tua disponibilità.

    Grazie a voi. È stato un vero piacere.

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    FONDI, Fabrizio – I giorni dello scirocco

    Titolo: I giorni dello scirocco
    Autore: Fabrizio Fondi
    Editore: Amazon Media EU
    Genere: Horror
    Pagine: 188
    Prezzo: 0,99 solo versione ebook
    ISBN: 9788863699456

    L’Isola della Corona è una terra a due facce: silenziosa e triste in inverno, affollata e solare in estate. La pesca è ormai poco più di un ricordo, rimpiazzata da un turismo di massa che adesso ne condiziona pesantemente la vita. Ma qualcosa sconvolge periodicamente la sua tranquillità. Qualcosa di inspiegabile e misterioso che, ormai, un solo abitante sull’isola conosce e intende combattere. E’ un evento che si produce più o meno ogni sessanta anni e provoca la morte di decine di persone per mano di qualche abitante che viene rapito da una follia inarrestabile. Il romanzo si apre con la descrizione di uno di questi eventi, quello del 1887. Nel 2004 Franco Bernardi, detto Barbanera, è ormai l’unico a conoscere la storia occulta e sotterranea dell’isola, le sue sofferenze e le reali cause delle sanguinose vicende del suo passato. E adesso è sicuro che quel passato stia per tornare e che l’evento stia per ripetersi ancora una volta. Prigioniero del suo segreto e delle sue certezze, cercherà di battere sul tempo una maledizione che si scaglia sull’isola con violenza e che nessun altro riesce a interpretare per ciò che è veramente. Ma anche il passato di Barbanera è segnato da un evento oscuro che ne ha condizionato la vita. Un evento vecchio di sessantaquattro anni, l’ultima strage che l’isola ha sofferto e che gli ha portato via il padre, che d’improvviso si riannoda al suo presente attraverso un filo sotterraneo che unisce secoli di storia. Lungo due interminabili settimane di indagini, che l’uomo conduce da solo trovandosi di fronte a pericolose conferme che la strage che lui ha previsto sta per accadere veramente, Barbanera cercherà di scoprire chi e quando, stavolta, potrebbe essere la vittima di una forza che sembra non conoscere limiti. E proprio quando comincerà a pensare di essere riuscito a superare indenne questa sfida, e di essersi sbagliato nelle sue previsioni, il destino gli rovescerà di nuovo addosso la sua crudeltà, confermando una legge implacabile alla quale l’isola della Corona non potrà mai sfuggire.

    TRAMA

    L’isola della Corona è un luogo ricco di storia e tradizioni: la maggior parte sono popolari, legate alla pesca e al turismo, mentre una è appannaggio di pochi ‘sventurati’, legata al soffiare dello scirocco. Lo scirocco è un vento caldo con una ciclicità di settantadue ore, che può tormentare la Corona anche per dodici giorni consecutivi. Ma se per gli isolani è solo un tormento umido, per gli ‘sventurati’ è una voce rombante nelle orecchie: una voce che sussurra di morte e follia. Sventurati oppure predestinati? Non c’è logica di trasmissione per questa dote speciale: di generazione in generazione i sensitivi faticano a identificare a chi devono passare il testimone di questo oscuro segreto, facilmente scambiato per follia, insieme alla speranza di fermare un giorno le stragi che porta con sé. Come se fosse possibile arrivare un passo prima vento.

    PERSONAGGI

    I personaggi che popolano questo romanzo sono numerosi, ognuno ben caratterizzato anche se non approfondito negli aspetti psicologici: certamente Barbanera può essere considerato il personaggio di maggior rilievo, dato che sua è l’esperienza più dura e reiterata di guerra con lo scirocco, suo il confronto faccia a faccia con il male oscuro e suo il tentativo disperato di arginarlo. Vicino a Barbanera sono personaggi di spessore il figlio Luca e il nipote Dedo, ognuno vittima di un differente dolore, come anche Mezzaluna che non perde mai a carte, Fischione che in preda alla follia assalta la centrale elettrica, l’ex maresciallo Loi alla ricerca della verità. Qui risiede la bravura dell’autore, nella capacità di trasformare dei nomi in persone limitando le informazioni all’essenziale. Fondi non si appella agli  stereotipi ma mette in scena degli archetipi.

    Tuttavia ho parlato volutamente di personaggi e non di protagonisti, perché il vero protagonista di questo romanzo non è umano. La terra conserva il dolore di cui è testimone, e di dolore la Corona ne ha visto tanto nel corso dei millenni. Le forze della natura possono essere diaboliche, e in questo romanzo il demonio è protagonista sotto forma di vento.

     

    STILE E FORMA

    Lo stile di Fabrizio Fondi è morbido, rotondo, caldo come lo scirocco di cui ci parla. E proprio come il vento ci porta parole da ascoltare, comprendere, metabolizzare: a rimanere attaccata alla pelle non è l’umidità, ma il dolore dei protagonisti di cui leggiamo le gesta, la sofferenza e il senso di ineluttabilità di fronte alla forza della natura. Il bilanciamento tra sequenze descrittive e sequenze riflessive è impeccabile, al punto di aver stroncato la mia arcinota pignoleria: trasportata dalle emozioni e dallo snodarsi della trama, ho faticato a ravvisare le (poche) imprecisioni formali. Qualche E’ apostrofata anziché accentata e alcuni puntini di sospensione eccessivi non inficiano minimamente il gusto della lettura.

    GIUDIZIO

    Non amo leggere horror perché la notte temo di avere gli incubi. Ho letto questo romanzo tutto d’un fiato: mi ha appassionata, emozionata, incuriosita. Ma non spaventata.

    Tra i molti testi autopubblicati che ho recensito quest’anno, I giorni dello scirocco è senz’altro il migliore. Un romanzo ben scritto e ben strutturato, dove il talento per la buona forma si coniuga con il sapiente utilizzo delle tecniche narrative.

    La scelta dell’autore di proporlo a 0,99 centesimi non rende giustizia alla qualità del testo: il numero elevato di download ricevuti certamente sì.

    VALUTAZIONE: