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*** PROMOZIONE *** L’Erba del Diavolo, Fabrizio Fondi

cop_FondiCari amici di Mondoscrittura,

siamo lieti di annunciarvi che da oggi fino a venerdì 28 Marzo sarà possibile scaricare GRATUITAMENTE “L’Erba del Diavolo” di Fabrizio Fondi in tutti i principali bookstore on line. Per conoscere il romanzo, cliccate QUI. Il romanzo di Fabrizio ha ricevuto ovunque riscontri molto positivi, anche da portali esigenti come “La Stamberga dei Lettori”, che proprio ieri ha messo in palio una copia per il giveaway del suo quinto compleanno, decretando “L’Erba del Diavolo” come uno dei migliori dieci romanzi recensiti nel 2013.

E per chi non lo sapesse…

La sonnolenta estate di Grosseto viene macchiata da una scia di sangue senza fine: messe nere, sequestri, vendette ed esecuzioni si susseguono lasciandosi dietro solo terrore. Il ritorno alle origini di Matteo Rovere, ispettore reduce da 15 anni di servizio a Milano, si snoda tra le strade, le campagne e i boschi della provincia maremmana, alla ricerca di chi è arrivato in quei luoghi a seminare la morte. O di chi, forse, da quei luoghi non se n’è mai andato. Con uno stile incalzante e travolgente Fabrizio Fondi ci guida tra dannazioni terrene e promesse infernali, alla scoperta dell’inquietante Messo di Lucifero e del seducente Mago Edson. Perché Rovere è convinto che l’ambizione, la fame di successo, la sete di potere possano essere molto più pericolose del diavolo. Ma sarà davvero così?

Ecco alcuni link dove è possibile scaricare GRATUITAMENTE il romanzo:
KoboBooks
Amazon
Mazy
bookrepublic
BOL.it

E molti, moltissimi altri!

Aiutateci a entrare nella Top Ten dei romanzi più scaricati di Marzo… siamo sicure che non ve ne pentirete!

Le Streghe

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a scuola di giallo – lezione 1

gialliUltimamente mi è capitato spesso di leggere gialli autoprodotti o editi da piccoli editori che presentano alcuni – a volte tutti – i difetti tipici di chi si avvicina al giallo senza averne letti a sufficienza, dando l’impressione di non conoscere le regole basilari del genere. Come mi è capitato spesso di dire, tanti sono stati gli scrittori che hanno dettato le proprie regole per scrivere un buon giallo; in un articolo di qualche tempo fa ho parlato delle regole di Van Dine, oggi voglio ribadire il concetto aiutandomi con un ottimo manuale scritto dalla giallista svedese Camilla Lackberg ed edito da Marsilio, destinato proprio a chi si accinge a cimentarsi con il giallo per la prima volta.

La prima lezione del manuale è dedicata alla cesellatura del romanzo. Il primo consiglio della Lackberg riguarda la costruzione della trama, per la quale ci offre cinque punti fondamentali da tenere a mente:

1) Tutti gli indizi individuati dal detective devono essere noti anche al lettore
2) L’assassino deve essere introdotto all’inizio della storia
3) Il delitto deve essere serio: nessuno vuole leggere un giallo sui tulipani rubati al vicino di casa
4) La soluzione deve essere deducibile in modo attivo, non ci deve essere una conclusione in cui si inciampa casualmente nel finale
5) Ci devono essere più sospetti, e l’assassino deve essere uno di loro

Proviamo ad analizzarli uno per uno. Perché è importante che tutti gli indizi siano noti anche al lettore? Perché una delle caratteristiche del giallo è il coinvolgimento attivo del lettore: è necessario fornirgli tutti gli elementi fondamentali affinché sia in grado di seguire il caso parallelamente allo scrittore, e ipotizzare la soluzione nel corso della storia.

Perché l’assassino deve essere introdotto all’inizio della storia? Questo concetto è strettamente legato al quarto, dove ci dice che la soluzione deve essere deducibile in modo attivo: introdurre l’assassino a fine libro e costruire una soluzione basata sul classico colpo di scena significa creare quello che chiamiamo un deus ex machina, ossia un espediente creato ad hoc per uscire da un empasse, che non presta il dovuto riguardo alla logica seguita durante la storia, al punto da apparire improbabile o nel migliore dei casi, eccessivamente fortuito. Costruire una trama in questo modo significa privare il romanzo di credibilità.

Perché il delitto deve essere serio? Beh, qui non c’è molto da dire… sebbene un giallista esperto sarebbe in grado di costruire un ottimo romanzo anche parlando del furto dei tulipani del vicino di casa, chi si avvicina al giallo per la prima volta farebbe meglio a utilizzare un delitto più coinvolgente, proprio perché smuovere le pulsioni comuni equivale ad avere maggiori possibilità di coinvolgere il pubblico.

Perché ci devono essere più sospetti? Anche qui, la risposta è lapalissiana: un unico sospetto significa un finale univoco, telefonato, inequivocabile, che non darebbe modo al lettore di fare le proprie supposizioni e le proprie deduzioni, che toglierebbe al giallo tutto il potenziale che ha.

Sempre a proposito di trama, la Lackberg consiglia di tenere a mente le quattro “M”:

1) Murder (delitto)
2) Motive (movente)
3) Mean (arma)
4) Moment of opportunity (occasione)

Dovete sapere bene chi ha commesso il delitto, perché lo ha fatto, dove e come è successo. Una volta in possesso di queste informazioni, si può iniziare a stendere l’intreccio, magari utilizzando un filo conduttore che attraversa la storia e che servirà per lanciare segnali al lettore o depistarlo (ma MAI ingannarlo).

La seconda lezione riguarderà l’ossatura, ma di questo parleremo in un altro articolo nei prossimi giorni. Intanto, leggete un buon giallo e provate a individuare le quattro “M”.

A presto!

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SPARKS, F. G. – Ultimo domicilio sconosciuto

TITOLO ULTIMO DOMICILIO SCONOSCIUTO
AUTORE F. G. Sparks
EDITORE Narcissus.me
GENERE Giallo,Thriller,Horror
PAGG 105
PREZZO 1,99
[xrr rating=2.5/5]

Kim è minorenne, è incinta ed è scappata di casa. Mentre un investigatore privato la cerca per riportarla a casa la sua vita scorre, in una metropoli cupa e violenta ma capace anche di slanci di grande generosità, fino ad un tragico e disperato epilogo in cui si scoprirà che il destino di Kim è già stato deciso e pianificato…

In “Ultimo domicilio sconosciuto” ritroviamo i protagonisti del precedente “Sette anime dannate“, in particolare l’investigatore privato Colby Forester, poiché stavolta la presenza del poliziotto Samuel Bosley, figura di spicco della prima opera, è assai più marginale.
“Ultimo domicilio sconosciuto” è la storia di Kim, adolescente di buona famiglia che scompare improvvisamente dalla lussuosa villa dove vive con la matrigna e il maggiordomo a seguito della morte del padre. A indagare sul caso è chiamato Colby, che durante il percorso investigativo scoprirà i segreti che la ragazza si è portata dietro, in primis un misterioso fidanzato che la mette incinta, la convince a scappare per rifugiarsi in una squallida camera in affitto e poi sparisce lasciandola sola e senza soldi. Il drammatico epilogo che metterà in luce la verità arriva a sistemare le tessere del mosaico scomposto all’inizio.

Il romanzo si legge con piacere, cadenzato da un buon ritmo narrativo e da uno stile fluido, seppur viziato da qualche ripetizione di troppo. I personaggi sono delineati meglio rispetto all’opera precedente, anche se si sente comunque la mancanza di un background più accurato che riesca a renderli tridimensionali. Sarebbe magari stato utile inserire dei flashback per raccontare il passato di Kim, il rapporto con il padre scomparso anni prima, quello con la madre morta quando lei era solo una bambina e soprattutto quello con la matrigna, vera figura di spicco del romanzo. In questo modo la scelta di allontanarsi dalla villa di famiglia, oltre che a Kim, sarebbe stata chiara anche al lettore.

Anche qui, come avevo già evidenziato per “Sette anime dannate”, l’impianto narrativo è piuttosto elementare; e mentre nel precedente romanzo avevo puntato il dito contro gli stereotipi e i cliché utilizzati dall’autore, in questo caso devo dire che il problema principale sembra essere proprio l’intreccio, soprattutto in virtù della sua semplicità, che si traduce in un finale troppo “telefonato”.  Riducendo la critica ai minimi termini, si può dire che “Ultimo domicilio sconosciuto” non poteva finire in altro modo di come è finito: la mancanza di elementi di contorno, di personaggi e situazioni in grado di depistare il lettore, portano a un’interpretazione univoca che non può che essere quella corretta. A contribuire a questo cammino a senso unico c’è anche la scelta di caratterizzare il colpevole in maniera decisamente negativa fin dalle prime battute: schivo, sbrigativo, rigido, in poche parole troppo sospetto per non essere sospettato. In questo senso la scelta di introdurre una figura fondamentale ma di fatto assente come quella di Martin, fidanzato di Kim, per quanto risulti un buon espediente narrativo non basta a compensare la prevedibilità dell’impianto: sarebbe stato necessario giocare molto di più con questo personaggio, trasformarlo magari in uno specchietto per le allodole. Anziché limitarsi a mostrare solo i suoi lati positivi di compagno innamorato e premuroso, mettere in luce anche quelli che potevano apparire come lati negativi (paura delle responsabilità, insicurezza per il bambino in arrivo ecc…ecc…) in modo da creare sospensione e dubbio attorno alla sua figura.

Anche in questo caso ho trovato buone le sequenze dialogiche: le conversazioni tra i protagonisti sono accattivanti e verosimili, e riescono a ovviare alla mancanza di show don’t tell delle sequenze riflessive. Il linguaggio è realistico e il lessico, a tratti ruvido, appare adatto al genere affrontato. Ottime anche le ambientazioni, soprattutto quelle più povere, dal cui disegno si percepisce tutto lo squallore che l’autore vuole trasmettere.

Nel complesso credo che “Ultimo domicilio sconosciuto” presenti ancora delle lacune piuttosto importanti, ma le fondamenta sembrano essere più solide rispetto al romanzo precedente, il che non può essere che un buon segno per i lavori futuri di F.G. Sparks.

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LESS, Virginia – Mal di mare

TITOLO Mal di mare
AUTORE Virginia Less
EDITORE Autodafè, Milano
GENERE Giallo,Thriller,Horror
PAGG 128
PREZZO 13/9€ (scontato su varie piattaforme)

Nella cittadina immaginaria di Maraglia, icona non proprio felice del nostro Mezzogiorno, il capitano dei carabinieri Osvaldi svolge la sua opera di tutore della legge. Appassionato di storia e di cucina, ama ripetere a mo’ di mantra una citazione di Bloch e si rilassa preparando manicaretti che non può permettersi di mangiare.In collaborazione con il fido maresciallo Pellicciotta, Osvaldi affronta, in sette episodi, alcuni casi bizzarri o complicati, riuscendo anche a vincere la sua riluttanza per il mare. E proprio il mare, in particolare il mondo delle barche e dei velisti, è l’altro protagonista delle vicende, quasi tutte di ambientazione nautica.Con un pizzico di ironia, una solida coscienza morale e una buona dose di cultura, il capitano Osvaldi non solo ci guida alla scoperta degli autori dei delitti, ma si premura di sottolineare con costanza, nel suo investigare con tenacia, la passione civile di osservatore privilegiato del malcostume italico, tratteggiato nei sapidi ritratti dei vari tipi umani protagonisti e comprimari delle sette storie.

Ci troviamo davanti a una serie di racconti di stampo poliziesco ambientati in un’immaginaria cittadina del sud Italia. Protagonista dei vari episodi è il capitano dei carabinieri Osvaldi, la cui finezza intellettiva è in netto contrasto con il suo spessore fisico. In ogni racconto Osvaldi si trova a dover risolvere un crimine in qualche modo collegato al mare, poiché nonostante il nostro protagonista non ami particolarmente il sapore di sale, per sua sfortuna vive in una località marittima dove tutti sembrano scegliere proprio il mare come scenario perfetto per i propri crimini. L’impianto dei racconti è quello del giallo classico, dove le moderne tecniche investigative vengono messe da parte in favore di un ritorno in auge del buon vecchio intuito poliziesco. Attraverso le sue storie, risolte da Osvaldi e soci con brillanti deduzioni e una buona dose d’istinto, l’autrice ci racconta una Maraglia specchio di un’Italia che nostro malgrado conosciamo fin troppo bene, quella fatta di piccola e grande corruzione, di mafia, di ignoranza, di prevaricazione.

Devo premettere che non è stato semplice stilare questa recensione, motivo per cui ho deciso di non mettere alcun voto. Nella maggior parte dei casi quando finisco di leggere un libro ho ben chiari in testa quali siano i suoi punti di forza e quali quelli di debolezza, cosa che mi permette di dare (quasi) sempre un giudizio d’insieme, che va ad analizzare gli aspetti stilistici così come i contenuti. Ma per quelli che sono i miei gusti di lettrice e i miei canoni di congruenza stilistica, “Mal di mare” si è rivelato un libro ostico e complesso da giudicare, perché nonostante appaia quasi totalmente scevro da criticità sia nello stile sia negli intrecci, mentre lo leggevo avevo netta la sensazione che qualcosa non andasse nel verso giusto, anche se inizialmente non capivo cosa fosse a suonarmi storto.

Le trame dei singoli episodi sono originali e ben trattate, i personaggi vividi e sfaccettati, ed è indubbio che l’autrice si dimostri molto abile a giocare con le parole: la prosa è molto ricca, il lessico ampio, l’ironia di fondo che pervade quasi ogni racconto è ben integrata sia con lo stile utilizzato sia con le storie trattate. In sostanza, Virginia Less dimostra di scrivere bene. Ed è stato proprio questo il campanello che ha svegliato il mio sonnacchioso istinto di giallista, il mantra che mi ha sempre accompagnata da quando ho sfogliato le prime pagine dei miei libri preferiti: scrivere bene e saper scrivere sono due cose diverse. Il saper scrivere implica anche il saper adeguare il proprio stile al genere che si sceglie di affrontare, senza mai perdere di vista il lettore e senza mai cadere nel compiacimento tipico di taluni scrittori, anche se in questo caso non credo si tratti di vero e proprio compiacimento, quanto più di una marcata attitudine stilistica. Il giallo in particolare è uno di quei generi che richiede estrema attenzione nella scelta del ritmo narrativo, perché è proprio il ritmo a cadenzare le vicende e a diventare una componente fondamentale dell’opera, quanto e più della trama. Ho sentito spesso dire che la prosa degli odierni giallisti sia spoglia e ripetitiva, che utilizzi pochi e banali termini, che sia piatta e statica. Tutte cose che probabilmente sono anche vere, ma credo sia comunque necessario ricordarsi che un ritmo narrativo rapido non necessariamente implica una prosa povera, anzi. Così ho capito quale fosse il dente che mi doleva, quello dove la lingua andava puntualmente a battere verso la metà di ogni racconto di “Mal di mare”: mi perdevo. Il lettore di gialli è per sua natura un essere insofferente e avido, bisognoso di arrivare al quid per soddisfare le proprie voglie, che spesso coincidono con la soluzione del caso e relative intuizioni. Questo tipo di prosa, che personalmente trovo un po’ troppo agée, soffoca la componente gialla dei racconti. Più di una volta mi sono trovata a dover rileggere determinati passaggi, dove tra decine di parole si celavano indizi importanti alla comprensione degli intrecci, che una volta persi, compromettevano la risoluzione.

Da amante dello stile asciutto e rapido, quello che martella e ti fa trattenere il respiro fino all’ultima pagina, non sono riuscita ad apprezzare la coniugazione tra la suspense del giallo e la morbidezza di questo tipo di costruzione stilistica, più adatta ad altri generi letterari che per loro natura richiedono un respiro più ampio e una maggior tranquillità. Il fatto che l’attenzione del lettore si concentri più sullo scioglimento della prosa che su quello della trama, è a mio parere un fattore penalizzante per la buona riuscita del libro; ciò non toglie che come detto in premessa, questo sia soltanto il mio personalissimo gusto di lettrice.

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NEGRI, Federico – Club Suicidio

Titolo: Club Suicidio – racconto incluso nell’ebook Karima
Autore:  Federico Negri
Editore: Rizzoli Lab – RCS libri
Genere: giallo
ISBN 978-88-58-65482-8
[xrr rating = 4/5 ]

A differenza di Karima, Club Suicidio si presenta subito come un ottimo testo. Partendo dalla tematica, molto attuale e affrontata con competenza, passando attraverso un registro narrativo che ben si plasma alla storia che racconta, fino ad arrivare a un finale per nulla scontato.

Siamo nel mondo dei Social Network di terza generazione, dove un’app sfrutta un’intelligenza artificiale per aiutare gli utenti a trovarsi, a parlarsi, a diventare amici. Ma una serie di strane morti catalizza l’attenzione dei media e degli inquirenti sull’azienda che produce l’app dal nome che è tutto un programma: Club Suicidio. Viola Zagato lavora nella direzione Risorse Umane della MoonRaise, l’azienda produttrice dell’app, e viene chiamata a condurre un’indagine interna per verificare se Club Suicidio debba o meno essere ritirata dal mercato. Durante le sue verifiche, Viola conoscerà un’amica di una delle vittime, e grazie al suo aiuto dipanerà il mistero.

Club Suicidio è un racconto ben realizzato. Ho apprezzato la verosimiglianza delle situazioni create, la caratterizzazione dei personaggi, l’approfondita conoscenza degli argomenti trattati e la cura dei particolari. I dialoghi sono agili e veloci senza dare mai la sensazione di essere costruiti, risultando spontanei e naturali e assolvendo al meglio la loro funzione primaria, ossia coadiuvare lo show don’t tell dipingendo personaggi e situazioni molto meglio di come potrebbero fare minuziose descrizioni. Di contro, la critica alla mercificazione dei rapporti umani e allo sfruttamento delle debolezze caratteriali, pur trasparendo evidente dalle parole dei protagonisti, non prende mai il sopravvento e non risulta mai pedante.

Avevo già apprezzato Federico Negri nel suo primo romanzo, evidenziando però alcune aree di miglioramento relative soprattutto alla scelta di mischiare troppi generi in un testo solo. Nella forma del racconto invece Federico sublima le sue qualità migliori, prima fra tutte la capacità di creare una storia adrenalinica incalzante e travolgente, che si accende e si brucia in fretta mantenendo un ritmo costante e sollevando un interesse che non scema fino alla fine. Quella del racconto appare dunque la forma più congegnale a questo giovane autore di belle speranze.

Decisamente promosso.

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PANDIANI, Enrico – Karima

Titolo: Karima
Autore: Enrico Pandiani
Editore: Rizzoli Lab – RCS libri
Genere: giallo
Pag. 115
Prezzo: € 1,99
ISBN 978-88-58-65482-8
[xrr rating = 1.5/5]

Il giovane poliziotto Jean-Pierre Mordenti e il più esperto Alain Servandoni, di origini italiane, sono inseparabili colleghi alla Buoncostume di Parigi. Siamo negli anni Novanta e la villelumière, tra omicidi seriali e terrorismo, ribolle di violenza. I flics sono alla ricerca di due prostitute sparite da alcuni giorni, qualcuno potrebbe averle uccise. Per trovarle rischieranno il posto, la pelle, e affronteranno un temibile protettore di nome Bokassa, che si dice una volta abbia mangiato il cuore di un nemico. Questa indagine segnerà la nascita di un amore profondo e di quel fenomenale nucleo di poliziotti che si chiamerà “Les Italiens”.
Questo ebook contiene anche tre racconti collegati al digital co-publishing contest YOU CRIME
– Odore di buio, di Christina Anagnos
– Club suicidio, di Federico Negri
– Morire due volte, di Gabriele Santoni

Quattro firme del giallo italiano – Sandrone Dazieri, Simone Sarasso, Enrico Pandiani e Paolo Roversi – presentano YOU CRIME, i giallisti di domani. Dodici autori emergenti, pubblicati a gruppi di tre negli ebook del contest YouCrime, si contendono la vittoria a suon di voti. In ognuno dei quattro ebook i tre emergenti sono abbinati a una punta di diamante, il racconto di uno dei quattro famosi scrittori sopra menzionati.

Ho conosciuto quest’iniziativa di RCS e Corriere della Sera grazie a uno degli autori partecipanti, e mi è stato proposto di recensire uno dei quattro ebook della serie, Karima. Questa prima analisi si rivolge dunque al racconto principale dell’ebook che da il nome alla raccolta.

Karima è una prostituta scomparsa nei bassifondi di Parigi, a occuparsi del caso ci sono due poliziotti di origine italiana della Buoncostume locale che si aggirano tra negozi fatiscenti e abitazioni malmesse. Una volta trovata la ragazza, i due dovranno fare i conti con Bokassa, un pappone spacciatore di quelli che è meglio non incontrare mai nella vita. Ma partendo da una semplice indagine intorno al mondo della prostituzione, i due si troveranno a scoprire un losco traffico d’armi nella Parigi della metà degli anni Novanta, quando l’eco delle bombe a Port Royale non si era ancora del tutto sopito.

Questo romanzo breve, o racconto lungo che dir si voglia, non mi ha convinta. In primis per la trama, di una banalità disarmante. Poliziotti buoni, poliziotti cattivi, prostituta da redimere e un finale che definire prevedibile sarebbe riduttivo. Personaggi poco più che abbozzati, privi di approfondimento psicologico, di introspezione e di qualsivoglia peculiarità, funzionali solo alla storia raccontata ma incapaci di diventare storia a loro volta.

Nelle primissime battute uno scivolone piuttosto evidente crea più di un pregiudizio sulla qualità dell’opera: Lady Diana Spencer è sì morta nell’Alma, ma non nel 1995. Proseguendo nella lettura l’impressione iniziale di scarsa attenzione al prodotto si rivela fondata: discutibili molte delle scelte stilistiche, che rendono il registro disomogeneo facendolo oscillare tra il formale e il gergale. Una terminologia spesso abusata nei polizieschi (l’intramontabile sacco di merda, tanto per dirne una) si alterna a frasi quasi ricercate andando a creare dialoghi poco verosimili, ma soprattutto costruendo un’esposizione priva di equilibrio che sembra accozzata alla bene e meglio, con il risultato di sembrare solo un’imitazione grottesca e mal riuscita di un vero poliziesco.

Molti errori di focalizzazione così come molte appaiono le imprecisioni che a mio parere non possono essere giustificate dalle licenze d’autore. Per esempio il gatto verdastro coperto di rogna oppure il lavandino schizzato di sangue perché sicuramente la ragazza era stata presa a ceffoni, quando appena prima si è parlato di siringhe e lacci emostatici, e non si capisce come mai un investigatore non si faccia venire nemmeno il dubbio che quel sangue possa semplicemente essere frutto di una fuoriuscita venosa.

Troppe le distrazioni, soprattutto se si considera che stiamo parlando di un racconto di poco più di una cinquantina di pagine di un autore affermato. Nel complesso Pandiani non guadagna nemmeno il minimo della credibilità necessaria a instaurare con i propri lettori il patto di sospensione dell’incredulità. Una trama mediocre trasposta in forma mediocre sommata a uno stile mediocre produce un racconto scarso.

La prossima recensione sarà dedicata al racconto “Club suicidio” di Federico Negri.

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L’ERBA DEL DIAVOLO, un romanzo di FABRIZIO FONDI

Mondoscrittura è lieta e onorata di presentare la sua seconda pubblicazione, un thriller dai risvolti esoterici e inaspettati del bravissimo FABRIZIO FONDI, già vincitore dell’ultima edizione del prestigioso concorso Mondadori “Carabinieri in giallo”.
Questo è un romanzo che ghiaccerà la vostra bollente estate, vi terrà con il fiato sospeso fino all’ultima pagina e vi farà scoprire una sonnolenta provincia italiana come non l’avreste mai nemmeno immaginata….

Signori e Signore, si alzi il sipario su

L’ERBA DEL DIAVOLO

cop_FondiTitolo: L’ erba del diavolo
Autore: Fondi Fabrizio
Editore: Mondoscrittura
Genere: Poliziesco / Thriller / Noir
Collana: Magia Nera
ISBN: 978-88-97960-0-27
Prezzo: Euro 12,00 edizione cartacea – Euro 1,99 edizione digitale

Il romanzo di Fabrizio Fondi, che inaugura la nostra collana MAGIA NERA dedicata ai thriller, noir, polizieschi e gialli, racconta la difficile indagine dell’ispettore Matteo Rovere, rientrato a Grosseto dopo una lunga permanenza a Milano. Rovere ritrova una provincia devastata dal Male, dove si muovono strani maghi e Messi infernali.

La sonnolenta estate di Grosseto viene macchiata da una scia di sangue senza fine: messe nere, sequestri, vendette ed esecuzioni si susseguono lasciandosi dietro solo terrore. Il ritorno alle origini di Matteo Rovere, ispettore reduce da 15 anni di servizio a Milano, si snoda tra le strade, le campagne e i boschi della provincia maremmana, alla ricerca di chi è arrivato in quei luoghi a seminare la morte. O di chi, forse, da quei luoghi non se n’è mai andato. Con uno stile incalzante e travolgente Fabrizio Fondi ci guida tra dannazioni terrene e promesse infernali, alla scoperta dell’inquietante Messo di Lucifero e del seducente Mago Edson. Perché Rovere è convinto che l’ambizione, la fame di successo, la sete di potere possano essere molto più pericolose del diavolo. Ma sarà davvero così?

L’Erba del Diavolo è acquistabile sul nostro sito, senza alcuna spesa di spedizione. È disponibile in formato cartaceo oppure in eBook.
Sempre cliccando sul link sovrastante avrete anche la possibilità di leggere un corposo estratto.

Ed ecco anche la nostra locandina!

locandina_fondi

Rimanete con Mondoscrittura, perché a breve presenteremo il nostro terzo titolo, e vi promettiamo che anche questo sarà un romanzo da non perdere, che vi accompagnerà lungo le calde giornate estive fino a… beh, fino a ottobre, ma questa è un’altra storia che vi racconteremo più in là 😉

BUONA LETTURA!

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CORELLA V, SOPRANI F – La Lega dei Gentiluomini Rossi

Titolo: La Lega dei gentiluomini rossi
Autore: Federica Soprani, Vittoria Corella
Editore: Lite Editions
Collana: GialloNero
ISBN: 9788866653240
Prezzo: 1,99 Euro
[xrr rating=4.5/5]

Scompaiono, uno dietro l’altro. Tutti giovani, bellissimi e con una caratteristica in comune. Se c’è una cosa che Jonas detesta sono i casi irrisolti. Se c’è una cosa che Jericho ama è aiutare Jonas a risolvere questi casi, e il viaggio da incubo parte dai quartieri bassi per salire su, fino a sfiorare la Corona D’Inghilterra.

Il secondo episodio di Victorian Solstice (la nostra recensione del primo, “La società degli Spiriti”, la trovate QUI) com’è facilmente intuibile dal risvolto di copertina racconta l’indagine di Jonas Marlowe, affiancato dal medium Jericho Shelmardine, volta a svelare il mistero delle numerose sparizioni che funestano le strade di Londra: ragazzi dai capelli rossi e dai lineamenti delicati che finiscono come e dove nessuno sa.

A differenza del precedente racconto, dove l’elemento giallo era poco più che un pretesto per immergersi nel passato dei protagonisti, ne “La Lega dei gentiluomini rossi” il fattore investigativo è molto più marcato; l’indagine non solo fa da sfondo, ma diventa personaggio a sua volta, in grado di catturare l’attenzione e di scatenare la curiosità fino all’inaspettato epilogo.

A far da padrone in questo episodio è il più classico dei binomi, Eros e Thanatos, che s’intrecciano in una storia di incesti, perversioni e parafilia raccontati con garbo e grazia; immagini violente pennellate con dolcezza, descrizioni torbide rese con parole cristalline. Anche qui, come per “La società degli Spiriti” l’abilità delle autrici riveste un ruolo fondamentale: l’educazione e il rispetto che riservano alla scrittura fanno sì che le tematiche prese in esame appaiano molto meno brutali di quanto siano in realtà.

“La Lega dei gentiluomini rossi” ci regala un Jericho sempre più sensuale e insinuante ma allo stesso tempo anche più fragile e trasparente, e un Jonas più risoluto ma sensibile e delicato. Anche qui, come nel precedente racconto, è da notare la pregevole caratterizzazione di personaggi e ambientazione: vividi e pulsanti i primi, avvolgente e puntuale la seconda.

Menzione d’onore per il finale, inquietante e attraente al punto da desiderare con ansia il terzo episodio della serie. E una considerazione del tutto personale: impossibile non innamorarsi di Jericho.

La seconda parte della saga non tradisce dunque le aspettative, mantenendosi su un eccellente livello stilistico e aggiungendo quel tocco di giallo in più che regala brio e vivacità alle vicende. Peccato per i refusi, veramente troppi per un lavoro tanto piacevole che avrebbe indubbiamente meritato maggior cura e attenzione in fase di editing.