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NEXE, Peter J. – Voltastomaco

Titolo: Voltastomaco
Autore: Peter J. Nexe
Editore: Lulu.com
Genere: Biografico
Numero di pagine: 80
Prezzo: 10 euro (cartaceo) – 4 euro (ebook)

[xrr rating=3/5]

Apologia del disgusto, celebrazione del caos, trionfo della distruzione, magnificazione della decomposizione. Fiera della mediocrità, coacervo di dubbi. Descrizione di una vita e altare sulla quale essa è sistematicamente e continuamente immolata. Una confessione e un commiato.

La voce interiore è la vera protagonista del romanzo: senza lasciarsi frenare, esplora uno stralcio della vita di un personaggio che resta senza nome, dalle sue filosofie di vita che si originano dall’importanza dell’ozio, per arrivare all’esito della sua storia d’amore, dove ritrova, ciclicamente, di nuovo le filosofie di vita.

Nel racconto non ci sono veri personaggi. Le uniche persone che il protagonista incontra sono dei contraltari che servono a rappresentare un’opinione quando il flusso narrativo deve scontrarsi da qualche parte, tanto che si presentano solo con l’iniziale del nome e senza alcuna descrizione. Anche dello stesso protagonista conosciamo quasi esclusivamente il flusso costante delle sue idee, intervallate dai fatti della sua vita (spesso fuori cronologia) che fanno da accompagnamento ai pensieri, o quando serve li scatenano.

Piuttosto che un romanzo fortemente introspettivo, la narrazione è un flusso di pensieri, filosofie e idee sulla vita che si appoggiano su una descrizione di eventi fisici di quando in quando (se serve). Il discorso segue il flusso come una catena di approfondimenti, divagazioni, salti di punto di vista, passando anche da un argomento all’altro senza una struttura fissa. Molto sotto al continuo cambiare di argomenti c’è la sequenza di eventi che è la storia del protagonista, e si intuisce, in modo sottile, un tono continuo di fondo che ne è lo stato morale, inizialmente di inedia e via via appesantito dagli eventi.

L’autore tenta di unire in un’unica storia visioni di vita diverse (ma non contrastanti), e a costruirne uno spaccato più o meno omogeneizzato dai pensieri del protagonista, e in seconda battuta dalle sue vicende umane. È apprezzabile un lavoro che potenzialmente dà moltissimi spunti di riflessione, tuttavia il susseguirsi di pensieri, spunti ed eventi risulta molto caotico. Se da una parte è funzionale a rappresentare il caos nella vita del protagonista, dall’altra inficia il livello di lettura più profondo, quello sulla struttura delle sue filosofie di vita.

Il risultato è un libro che può essere curioso da leggere ma che non riesce a dare un’impronta forte in nessuna direzione. Avrebbe la possibilità di essere incisivo ma nel tentativo di voler racchiudere troppo spreca la possibilità di essere sinceramente profondo. A fine lettura rimane la sensazione di un libro che ha parlato molto e che non ha lasciato granché.

È altresì interessante apprezzare il timbro di fondo degli stati d’animo del protagonista, che traspare dal dipanarsi dei pensieri e degli eventi che racconta.

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POROPAT, Matteo – L’ultimo grido del mondo

Autore: Matteo Poropat
Prima edizione: digitale ottobre 25, 2011
Editore: autopubblicazione con Lulu in download gratuito
Formato del file: EPUB
Genere: Horror fantascientifico
Dimensioni del file 179.3 kB
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QUARTA DI COPERTINA:
Per Sebastian Shaw, presentatore televisivo di fama mondiale, il futuro non potrebbe essere più buio.
Un’accusa per molestie sessuali.
Orribili incubi che lo tormentano.
Quel senso di predestinazione, che sembra deciso ad accompagnarlo verso l’anno a venire, il 2012, e a una nuova puntata della sua trasmissione. Dove la sua vita, come quella del mondo intero, potrebbe concludersi con un ultimo, terribile grido.

RECENSIONE:
Il titolo di questo romanzo breve, o racconto lungo che dir si voglia, dice già molto circa il suo contenuto. L’ultimo grido del mondo racconta la storia di Sebastian, presentatore di un talk show di successo, che si ritrova suo malgrado protagonista di un complotto per radere al suolo l’umanità. Sarà proprio la sua amata trasmissione a fungere da catalizzatore per raggiungere lo scopo.
Sebastian, ricattato dai proprietari della sua emittente per via di un presunto stupro ai danni di una collega, è costretto a sottostare alle loro condizioni, invitando in studio un losco personaggio dai tratti orientali che si muove tra religione, superstizione e strani esseri alieni prossimi all’arrivo sulla terra. Sebastian si renderà presto conto che quelle dell’orientale non sono semplici farneticazioni, e che l’uomo ha un pericoloso legame con i suoi datori di lavoro.
Non c’è molto altro da dire, nel senso che la brevità del testo e la scelta di scrivere una storia orientata esclusivamente all’azione non aiutano a capire le motivazioni dei protagonisti, lasciando in sospeso domande fondamentali. Vengono aperte molte porte che si presume nascondano delle risposte, ma quest’ultime non vengono rivelate, possono essere solo intuite attraverso le supposizioni del lettore, andando a creare un racconto scorrevole e fluido ma privo di quel quid che darebbe una base concreta alla trama. Anche per i protagonisti viene detto il minimo indispensabile affinché risultino credibili, ma un po’ di analisi psicologica avrebbe sicuramente aiutato a rendere la storia più incisiva e più ‘realistica’, per quanto il genere lo permetta. Gli stessi incubi menzionati all’inizio del racconto e nella quarta di copertina appaiono circoscritti nell’ambito degli espedienti narrativi e avrebbero meritato maggiore attenzione.
Dal punto di vista strutturale, ‘L’ultimo grido del mondo’ si può suddividere in due macrosezioni: la prima, fino al momento della trasmissione, assume i contorni di un giallo, quasi una spy story, ed è sicuramente la parte più forte dell’intreccio. La seconda, più fantahorror, pur mantenendo un buon ritmo appare un po’ debole, forse perché proprio in questa seconda parte ci si aspetta qualcosa in più di un semplice dispiegamento di fatti. Sintetizzando il concetto, dopo aver capito anche troppo bene il come, si rimane con l’amaro in bocca chiedendosi il perché.
Lo stile di Poropat, essenziale, secco, a tratti aspro, è indubbiamente il punto di forza dell’opera. Azzeccata soprattutto la scelta di giocare sulle suggestioni: religione, superstizione e pericoli della comunicazione di massa sono i veri protagonisti del testo. Anche l’ambientazione è ben delineata, riuscendo a proiettare il lettore all’interno dell’habitat in cui Sebastian si muove. Apprezzabile anche l’idea di alternare i vari punti di vista, per immergere il lettore nelle reazioni di chi vive passivamente l’avventura del protagonista.
In conclusione, anche se quella di scrivere una storia puntando su un dispiegamento martellante di fatti e azioni può essere una precisa scelta narrativa, rimango dell’idea che un po’ di approfondimento e una maggiore caratterizzazione dei personaggi e del contorno avrebbero reso la storia più interessante, soprattutto per quanto riguarda l’aspetto giallo dell’intera vicenda che in questa forma rimane un po’ fine a se stesso. Nel complesso ‘L’ultimo grido del mondo’ è un’opera che mette in luce le qualità dell’autore che però sembrano rimanere in parte inespresse, soffocate da un’urgenza di dire molto in poco. Ma le basi per leggere presto un’opera più complessa e articolata sembrano esserci tutte.

VOTO [rating=7]

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ARAGONA, Enrica – Dalla parte sbagliata

Titolo: Dalla Parte Sbagliata

Autore: Enrica Aragona
Editore: POD Lulu
Genere: Antologia racconti noir
Pagine: 115
Prezzo: € 10.00
ISBN: 978-1-4477-4195-4

TRAMA

L’autrice riesce nella non semplice impresa di legare gli uni agli altri i racconti di questa antologia mediante diversi fili conduttori:  la follia, il sovrannaturale e  gli estremi di cattiveria cui può arrivare l’essere umano, la fanno da padrone nelle pagine di questo testo. In perfetta sintonia con il clima del libro compare, a tradimento, un ultimo filo che stempera la tensione ma lega strettamente la stessa autrice ai suoi protagonisti, creando il loop perfetto.

 STILE

 Lo stile narrativo è fluido e scorrevole, privo di sbavature e sempre adeguato alla situazione narrata.  La notevole capacità affabulatoria riesce a tenere alta l’attenzione del lettore senza creare momenti di stanca.
Trattandosi di un POD è da segnalare la cura nell’impaginazione e la quasi totale assenza di refusi.  Unica pecca risulta la scelta di non aver utilizzato il rientro al capoverso; differente scelta grafica sul carattere utilizzato poteva mettere maggiormente in risalto la scansione dei capitoli.

 GIUDIZIO

 Il giudizio globale è molto positivo: abbiamo a che fare con una raccolta godibile che si presta a farsi leggere in una sola sorsata.
Punto debole: il punto debole dell’antologia è la brevità di ogni singolo racconto, ridotto all’essenziale e focalizzato sul ribaltamento/colpo di scena finale. Trattandosi di racconti omogenei in questo senso, la ripetizione del meccanismo può portare a una prevedibilità dell’attesa. Il lettore è portato a chiedersi il come, consapevole che avverrà un qualcosa. L’approfondimento di personaggi e situazioni poteva rendere più vario e interessante il cammino verso una destinazione certa.
Punto forte: il tredicesimo racconto riesce a rendere unitario il testo senza che ve ne fosse la necessità o l’attesa, rappresentando un valore aggiunto di grande pregio.