Pubblicato il

FRAILIS, Alessandro – Il primo viaggio di Selene tra le stelle

ilprimoviaggioTITOLO Il primo viaggio di Selene tra le stelle
AUTORE Alessandro Frailis
EDITORE I Sognatori Factory Editoriale
GENERE Narrativa Mainstream
PAGG 152
PREZZO € 13,90
[xrr rating=4/5]

Romanzo mainstream incentrato sui ricordi di una storia d’amore finita (male) per motivi che la voce narrante ricostruirà per tappe. Il fallimento sentimentale s’incrocia con la ricerca di nuovi (e vecchi) appigli alla vita, una sorta di autoanalisi – spesso ironica – attraverso la quale il protagonista cerca di rieducarsi alla vita, per convivere con se stesso, con la società, coi ricordi e col dolore che ne deriva.

La trama di questo romanzo non è per nulla scontata: la vita dell’eterno Peter Pan in piena disperazione da pene d’amore è ingannevole, così come il titolo che fuorvia il lettore per tutto il tempo. Può il dolore di una perdita ridurre un ragazzo, già di per sé passivo, ancora peggio? Il lettore si ripete che no, può solo un lutto. Extracomunitari, clochard, genitori privi di senso della realtà: una girandola di personaggi che trovano la loro funzione solo nello spannung, così come gli indizi sapientemente disseminati si aprono a ventaglio per far scoprire il poker d’assi costruito dall’autore. In pratica non vi ho detto nulla di quanto accade in questo romanzo? L’ho fatto di proposito. Perché detesto gli spolier e perché la trama è talmente intrisa di poesia e intimità che raccontarne i singoli avvenimenti ne spezzerebbe la magia. Selene non avrebbe apprezzato un resoconto nudo e crudo, e io mi trovo d’accordo con lei.

Riccardo è un personaggio che c’è pur “non stando”  mentre Selene è la protagonista indiscussa grazie all’ assenza imponente che permea ogni istante del racconto. In generale i personaggi di questo romanzo non hanno spessore psicologico, tranne il protagonista: sono delle presenze evanescenti che si impongono con la  forza della loro storia, la quale ne bilancia la mancanza di tridimensionalità.

In questo romanzo la forma è tutto o quasi. Il come è scritto supera di gran lunga il cosa, grazie a un linguaggio elegante, uno stile fluido e una “prosa poetica” ricca di sinestesie e metafore di pregio. 

“Il primo viaggio di Selene tra le stelle” è una lode all’uomo che non agisce, un tripudio dell’omissione. Tuttavia quest’uomo riesce a diventare un eroe positivo grazie alle parole di Selene ma soprattutto grazie a un atteggiamento né spocchioso né rassegnato, bensì desideroso di cambiare partendo dalle piccole cose. Io ho sempre detestato quegli uomini inutili, che litigano tacendo e quindi ti fanno imbestialire ancor di più. Grazie a questo romanzo ne ho visto per la prima volta un lato positivo: quello di far brillare la compagna che hanno accanto. Non è poco.

Pubblicato il

RAGO, Francesco – Il compleanno di Eva

TITOLO: Il compleanno di Eva
AUTORE: Francesco Rago
EDITORE: Parallelo45
GENERE: Narrativa Mainstream
PAGG: 234
PREZZO: Euro 12,00
[xrr rating=3.5/5]

C’è un filo invisibile che lega le vite di Vera, femmina conturbante fuggita da Budapest portandosi dietro un orribile segreto; Paride Brigati, ricco imprenditore della notte con il vizio della coca; Johnny P., famoso deejay all’apice del successo; Matteo Carli, ex enfant prodige dei fumetti e proprietario di una società di catering. Questo filo è incarnato da una ragazza di nome Eva, ed è destinato a spezzarsi proprio la notte del suo diciottesimo compleanno, quando va in scena una mega festa nella lussuosa villa di famiglia, sulle colline piacentine. Una festa che diventa il teatro perfetto per rievocare il passato e proiettarlo nel presente, in quella che si preannuncia una colossale resa dei conti.

Il diciottesimo compleanno di Eva Brigati, viziata e capricciosa diciottenne di provincia, è il vertice di un insolito quadrilatero sentimentale,  composto da una parte da Paride e Vera, genitori della ragazza, e dall’altra da Giovanni e Matteo, la cui amicizia nata tra i banchi del liceo, si è persa tra le pieghe della maturità. La festa di Eva sarà l’occasione in cui i quattro incroceranno le proprie vite dopo oltre vent’anni, riportando a galla segreti rimasti sepolti per troppo tempo, esperienze che riemergono con potenza devastante cambiando il corso delle loro esistenze.

Molte le tematiche toccate da questo romanzo, alcune più tangibili come la violenza e la miseria di una Budapest appena uscita dall’Autunno delle Nazioni, la prostituzione, la cocaina, l’omosessualità. Altre latenti ma ugualmente incisive, come il senso di inadeguatezza di chi si sente diverso e per questo sbagliato, la frustrazione di chi ha avuto tutti gli agi e tutte le comodità ma nonostante questo non riesce a essere felice, il coraggio di chi ha portato avanti le proprie idee arrivando a realizzare i suoi sogni.

L’intreccio, pur non rivelandosi particolarmente originale, a tratti risente di qualche eccesso di troppo, chiedendo uno sforzo marcato alla sospensione d’incredulità, ma nel complesso la scrittura di Francesco Rago compensa bene i passaggi più deboli. Apprezzabile la sua capacità di  adeguare lo stile al momento narrativo che racconta, uno stile che graffia quando sbatte in faccia al lettore la violenza e lo squallore e diventa più gentile e raffinato quando parla dell’amore e della sua sublimazione. Buona anche l’abilità nell’utilizzo di prolessi e analessi, che contribuiscono a dare ritmo all’esposizione e regalano quel pizzico di curiosità che spinge a proseguire nella lettura. Da evitare invece le troppe onomatopee presenti nei dialoghi e la mano troppo calcata nella caratterizzazione dei passaggi dialettali. Ma ciò che colpisce in positivo di questo romanzo è lo spessore dei personaggi, vero motore della macchina narrativa; questa è un’opera che parla di vite, che fa dell’introspezione la sua arma vincente, e i protagonisti ne escono rafforzati, vividi e taglienti nelle loro peculiarità, nei loro difetti, nelle loro piccole manie ma soprattutto nelle loro debolezze. Ciò che alimenta la vicinanza a Giovanni, Matteo, Vera e Paride è la verosimiglianza con cui sono delineati: in ognuno di loro è possibile rivedere persone che ognuno di noi ha conosciuto, assieme a loro è possibile rivivere esperienze comuni alla maggior parte di noi.

A incorniciare un buon quadro d’insieme c’è un’ottima ambientazione, che seppur presente e tangibile rimane sempre dietro le righe, senza mai risultare invasiva. Nel complesso, “Il compleanno di Eva” è un romanzo che si lascia leggere in poche ore con piacere, al netto dei piccoli difetti sopra evidenziati.

Pubblicato il

distopici mainstream nell’universo sci-fi

Vi è mai capitato di gironzolare su portali o siti web che si occupano di narrativa e imbattervi in termini che tutti – tranne voi – padroneggiano con estrema maestria? Con questo articolo – e con l’aiuto di Wikipedia – cercheremo di darvi una mano a comprendere quei termini tanto fashion che saltano di tastiera in tastiera riempiendo il web, dei veri e propri must per gli appassionati di narrativa.

Ovviamente se qualcuno vuole contribuire all’ampliamento di questo piccolo dizionario editoriale può farlo lasciando un commento a questo articolo, inserendo uno o più termini con relativa spiegazione, in modo da aiutare tutti quelli che arriveranno qui a capirne un po’ di più.
Intanto iniziamo noi, con alcuni dei termini e dei modi di dire che usiamo più spesso.

narrativa di genere: la narrativa di genere è la narrativa (romanzi, racconti) scritta con l’intento di rientrare in uno specifico genere letterario al fine di compiacerne gli appassionati. Nell’editoria contemporanea, genere è un termine elastico usato per accomunare opere con similitudini di personaggi, temi e situazioni, ad esempio il romanzo d’appendice, giallo, il romanzo rosa, l’horror, che si sono dimostrati attraenti per particolari gruppi di lettori. I generi si evolvono, dividono e combinano, man mano che i gusti dei lettori cambiano e gli autori cercano nuovi modi per raccontare storie. Nella narrativa di genere rientrano i romanzi gialli, di fantascienza, i fantasy, i noir ecc…ecc…

mainstream: è un termine che significa “corrente conosciuta dalle masse”, di “tendenza”. È usato in genere nelle arti, come la musica, nel cinema, nella letteratura, nell’informazione e in molti altri campi culturali in contrapposizione alle culture minoritarie.
Nella letteratura, mainstream indica solitamente la narrativa non di genere. Spesso il termine è usato anche in senso spregiativo, per indicare degli artisti che si legano a generi tipicamente di “tendenza”, (es. film d’azione, musica pop) o ad un particolare target (es. adolescenti), per motivi puramente commerciali.

distopia: per distopìa si intende una società indesiderabile sotto tutti i punti di vista. Il termine è stato coniato come opposto di utopia ed è soprattutto utilizzato in riferimento alla rappresentazione di una società fittizia (spesso ambientata in un futuro prossimo) nella quale le tendenze sociali sono portate a estremi apocalittici.

sci-fi: sci-fi è l’abbreviazione di scientific fiction, nient’altro che la buona, vecchia fantascienza, un genere di narrativa popolare di successo sviluppatosi nel Novecento, che ha le sue radici nel romanzo scientifico. La fantascienza ha come tema fondamentale l’impatto di una scienza e/o una tecnologia – attuale o immaginaria – sulla società e sull’individuo. I personaggi, oltre che esseri umani, possono essere alieni, robot, cyborg, mostri o mutanti; la storia può essere ambientata nel passato, nel presente o, più frequentemente, nel futuro. Il termine è usato, in senso più generale, in riferimento a qualsiasi tipo di letteratura di fantasia che includa un fattore scientifico, comprendendo a volte ogni genere di racconto fantastico; un certo grado di plausibilità scientifica rimane tuttavia un requisito essenziale.

ucronia: l’ucronìa è un genere di narrativa fantastica basata sulla premessa generale che la storia del mondo abbia seguito un corso alternativo rispetto a quello reale. Per la sua natura, l’ucronia è spesso assimilata al più vasto genere della fantascienza e si incrocia con la fantapolitica, mescolandosi all’utopia o alla distopia quando va a descrivere società ideali o, al contrario, indesiderabili.

steampunk: lo steampunk è un filone della narrativa fantastica-fantascientifica che introduce una tecnologia anacronistica all’interno di un’ambientazione storica, spesso l’Ottocento e in particolare la Londra vittoriana dei libri di Conan Doyle e H. G. Wells. Le storie steampunk descrivono un mondo anacronistico – a volte una vera e propria ucronia – in cui armi e strumentazioni vengono azionate dalla forza motrice del vapore anziché dall’energia elettrica. Originariamente concepito per descrivere la fantascienza ambientata in epoca vittoriana, “steampunk” è diventato un termine di uso comune per molte altre forme analoghe di narrativa fantastica (o speculative fiction) ambientate in secoli anche successivi all’Ottocento, o in mondi diversi dalla Terra, ma pur sempre con fortissimi riferimenti al Lungo XIX Secolo, alla rivoluzione industriale e al romanzo scientifico ottocentesco.

fanfiction: più spesso nota come fanfic, FF o fic, è un’opera scritta dai fan (da qui il nome) prendendo come spunto le storie o i personaggi di un’opera originale, sia essa letteraria, cinematografica o televisiva. La rete abbonda di opere di fan fiction, costruite soprattutto intorno a personaggi particolarmente amati, tratti da film, fumetti, manga, anime, videogiochi o romanzi. Tali opere vengono spesso ideate dai fan per fornire una propria visione della storia, creando situazioni che si inseriscono nella continuità in un momento precedente o successivo alla trama dell’opera originale, oppure inserite nel corso della trama stessa, con l’intento di completare parti che non erano state approfondite dagli autori originali. In altri casi i fan si divertono anche a creare situazioni alternative alla storia, in modo da utilizzarle anche come spunti per criticare e parodiare il racconto.

fandom: sottocultura formata dalla comunità di appassionati che condividono un interesse comune in un qualche fenomeno culturale.

fanzine: Il termine inglese fanzine nasce dalla contrazione delle parole fan (da fanatic, appassionato) e magazine (rivista), e può essere tradotto in italiano come rivista amatoriale. Indica le riviste realizzate da appassionati di qualche particolare genere o fenomeno culturale (quali possono essere letteratura, musica, fumettistica, ecc.) e rivolte a un pubblico specifico.

yaoi: è il termine ancora più popolare all’interno della comunità fandom per indicare quel particolare genere di manga scritto e disegnato da donne e orientato essenzialmente verso un pubblico femminile seppur focalizzato su relazioni fisico-romantiche omosessuali più o meno idealizzate, nella stragrande maggioranza dei casi con protagonisti ragazzi e studenti poco più che adolescenti; il suo corrispondente femminile è yuri.

hentai: è una parola giapponese che significa “anormalità”, “anormale”, o “pervertito”, ma anche, in altro contesto, “metamorfosi”. In Giappone si utilizza soprattutto con il significato di “sessualmente perverso” e ha una connotazione molto negativa, in quanto indica forme di “perversione sessuale”. Al di fuori del Giappone viene usato per riferirsi a opere a sfondo pornografico, divise principalmente tra hentai anime, hentai manga e videogiochi contenenti riferimenti sessuali o espliciti.

hard boiled: il genere hard boiled rientra nel genere poliziesco o detective fiction e si distingue dal giallo deduttivo per una rappresentazione realistica del crimine, della violenza e del sesso.

feuilleton: feuilleton è un diminutivo di feuillet (foglio, pagina di un libro). Si trattava di un romanzo che usciva su un quotidiano o una rivista, a episodi pubblicati in genere la domenica. Il feuilleton è il romanzo d’appendice, un popolare genere letterario in voga tra la seconda metà dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento. Il fuilleton altro non è che un’opera pubblicata “a puntate” su riviste, settimanali, giornali ecc…ecc… equiparabile alla più moderna blognovel.

blognovel: è una forma di scrittura creativa che prevede l’utilizzo del blog come mezzo di pubblicazione per raggiungere i lettori. Sostanzialmente con tale termine si intende un romanzo o una serie di racconti che si sviluppano in più episodi su un blog, al pari di un moderno romanzo d’appendice.

memoir: genere letterario che narra di ricordi reali avvenuti nell’esistenza di una persona o di un popolo che l’ha/hanno segnato/i in maniera particolare. Grandi esponenti del racconto della memoria sono Primo Levi, Ignazio Silone e Italo Svevo. Se questo genere tende solitamente a essere prevalentemente descrittivo, si rivela spesso e volentieri una lettura dell’anima, dei ricordi, dei momenti importanti della vita di una persona.

young adult: un romanzo per giovani adulti è quello che pone al centro della storia la figura di un adolescente che affronta l’amore, la morte, il sesso: sia in forma realistica che metaforica. Chi si rispecchia nell’eroe legge le sue avventure anche se non è un frequentatore di librerie.

paranormal romance: è un termine con il quale si indica un sottogenere del fantasy e in particolare del fantasy contemporaneo. Le storie Paranormal romance sono ambientate nel mondo reale e generalmente nella nostra epoca. Si caratterizzano per la presenza di elementi e creature paranormali ed esoteriche, come vampiri, angeli, diavoli, licantropi, mutaforma, streghe, fantasmi. Nella sua forma più commerciale, la paranormal romance è legata al romanzo rosa e al fantasy romantico, focalizzando così l’attenzione su una o più storie d’amore. Esempi di questo filone sono Fallen e Twilight.Nella sua forma meno commerciale, la paranormal romance è legata all’horror e al dark fantasy, focalizzando così l’attenzione sugli elementi esoterici e occulti e generando atmosfere oscure e tetre, pur non rinunciando alle storie d’amore importanti per la trama. Un esempio di questo filone è Quando il Diavolo ti accarezza di Luca Tarenzi.

drabble: è un termine che indica una storia brevissima di esattamente 100 parole. Scopo del drabble è provare la capacità dell’autore di esprimere idee interessanti e significative in uno spazio estremamente quadrato e limitato.

Pubblicato il

[CONCORSI] Premio Neri Pozza (scad. 15/04/2013)

Oggi vi proponiamo un concorso per manoscritti inediti veramente interessante. Il premio consiste infatti in 25.000 euro più la pubblicazione con uno dei maggiori editori italiani.

IL REGOLAMENTO DEL PREMIO

1.ª I PARTECIPANTI

Il Premio Nazionale di Letteratura Neri Pozza è riservato agli autori, di qualsiasi nazionalità, che presentino un’opera di narrativa letteraria inedita, scritta in lingua italiana.

Non sono ammesse al concorso le opere di generi quali il giallo, il romanzo poliziesco, il fantasy, il memoir.

Gli autori che abbiano già vinto il Premio sono esclusi dal concorso.

Sono esclusi anche coloro che non rispettano i termini e le condizioni di presentazione delle opere stabiliti dal Premio.

2.ª PRESENTAZIONE DELLE OPERE AL PREMIO
Gli scrittori che desiderano concorrere al Premio dovranno spedire entro il 15 aprile 2013 (fa fede il timbro postale) il manoscritto in duplice copia a NERI POZZA EDITORE, via Fatebenefratelli, 4, 20121 Milano, attraverso una raccomandata postale con ricevuta di ritorno, specificando che l’opera concorre al Premio Nazionale di Letteratura Neri Pozza.

La ricevuta di ritorno attesta l’avvenuta recezione.

Ogni opera dovrà essere firmata con nome e cognome dell’autore o con pseudonimo. In questo secondo caso è necessario specificare che si tratta di pseudonimo. Ogni opera dovrà essere accompagnata da una busta a parte su cui sia riportato il nome e cognome o pseudonimo dell’autore contenente la seguente documentazione:

i) Identificazione dell’autore (nome e cognome e, nel caso lo si utilizzi, lo pseudonimo indicato sull’opera).

ii) Domicilio e numero di Carta di Identità o passaporto o qualsiasi altro documento ufficiale di identificazione.

iii) Dichiarazione del carattere originale dell’opera che si presenta.

iv) Dichiarazione della piena titolarità dei diritti dell’opera da parte dell’autore.

v) Dichiarazione di accettazione da parte dell’autore di tutte le condizioni stabilite dal Premio Nazionale di Letteratura Neri Pozza.

vi) Data e firma.

La busta dovrà essere sigillata solo per le opere presentate sotto pseudonimo, e rimarrà senza eccezioni sigillata, tranne nel caso in cui l’opera venga selezionata come finalista o vincitrice del Premio.

NERI POZZA EDITORE terrà informati i partecipanti al Premio attraverso comunicati stampa e attraverso il proprio sito web www.neripozza.it.

3.ª TITOLARITÀ, ORIGINALITÀ E DIVULGAZIONE DELLE OPERE

La presentazione di un’opera al concorso implica necessariamente l’accettazione totale delle seguenti condizioni da parte dei partecipanti:

1. L’assenso del partecipante alla divulgazione dell’opera presentata, qualora essa risulti vincitrice o finalista del Premio.

2. La garanzia da parte del partecipante, che solleva da qualsiasi responsabilità Neri Pozza Editore, della titolarità e originalità dell’opera presentata e inoltre che essa non sia copia o modificazione totale o parziale di altra opera propria o altrui.

3. La garanzia da parte del partecipante, che solleva da qualsiasi responsabilità Neri Pozza Editore, del carattere inedito in tutto il mondo dell’opera presentata e della esclusiva titolarità da parte del concorrente dei diritti di sfruttamento dell’opera, senza limitazione o onere alcuno sulla stessa nei confronti di terzi, e la garanzia che essa non sia stata presentata a nessun altro concorso in attesa di risoluzione.

La presentazione dell’opera di per sé sola garantisce l’impegno da parte del suo autore a non ritirarla dal concorso.

4.ª COMITATO DI LETTURA

Il Comitato di Lettura sarà composto dai seguenti membri liberamente designati da NERI POZZA EDITORE

GIORGIO AGAMBEN, filosofo
LUIGI BERNABÒ, agente letterario
STEFANO MALATESTA, giornalista e scrittore
SILVIO PERRELLA, critico letterario
SANDRA PETRIGNANI, scrittrice
GIUSEPPE RUSSO, direttore editoriale
MARCO VIGEVANI, agente letterario

Il sistema di analisi, selezione e valutazione delle opere presentate sarà insindacabilmente stabilito da NERI POZZA EDITORE.

Una commissione designata da NERI POZZA EDITORE realizzerà la lettura di tutte le opere ammesse al concorso e sceglierà le dodici opere che considererà migliori.

La longlist delle dodici opere selezionate sarà ufficialmente annunciata entro il 30 giugno 2013.

Queste dodici opere saranno sottoposte a lettura e valutazione del COMITATO DI LETTURA che sceglierà, a suo insindacabile giudizio, le cinque opere finaliste, che saranno ufficialmente annunciate entro settembre 2013.

Qualsiasi deliberazione del COMITATO DI LETTURA sarà segreta.

NERI POZZA EDITORE non risponde delle opinioni manifestate dal COMITATO DI LETTURA o da qualunque suo membro, prima o dopo l’assegnazione del Premio, in relazione a qualsiasi opera presentata.

>5.ª PREMIO

L’autore dell’opera vincitrice del Premio ha diritto a un assegno di 25.000 euro e alla pubblicazione dell’opera da parte di NERI POZZA EDITORE. Il concorso non potrà essere dichiarato deserto né si potrà ripartire il Premio tra due o più opere

La decisione del COMITATO DI LETTURA, che sarà inappellabile, sarà resa pubblica nel corso della cerimonia di premiazione che avrà luogo nel Teatro Olimpico di Vicenza durante il mese di settembre 2013.

6.ª CESSIONE DEI DIRITTI DI SFRUTTAMENTO DELL’OPERA

Il conseguimento del Premio da parte dell’autore dell’opera vincitrice implica che l’autore ceda in esclusiva a NERI POZZA EDITORE tutti i diritti di sfruttamento dell’opera, intendendo con questi i diritti di riproduzione parziale e totale dell’opera in qualsiasi forma, tipografica, elettronica e digitale in Italia e nel mondo.

L’autore dell’opera vincitrice si obbliga a sottoscrivere un regolare contratto di edizione e qualsiasi documento utile alla corretta formalizzazione della cessione dei diritti di sfruttamento dell’opera.

7. ª RESTITUZIONE DEI MANOSCRITTI

I manoscritti pervenuti non saranno restituiti agli autori non premiati e in nessun caso sarà possibile richiedere copia delle schede di lettura realizzate per la valutazione dell’opera.

Per quanto qui non espressamente previsto, il presente concorso letterario deve ritenersi disciplinato dalle norme del Codice Civile. Il concorso letterario, in particolare, non è soggetto alla disciplina del DPR 430/2001 relativo al regolamento concernente la disciplina dei concorsi e delle operazioni a premio, avendo ad oggetto la produzione di un’opera letteraria per la quale il conferimento del premio rappresenta un riconoscimento di merito personale e, di conseguenza, opera la fattispecie di esclusione di cui all’art. 6 comma 1 lettera a) del DPR 430/2001.

Per ulteriori informazioni http://www.neripozza.it/premio_dett.php?id_mag=20

Pubblicato il

QUENEAU, Raymond – I fiori blu


Titolo: I fiori blu

Autore: Raymond Queneau
Editore: Einaudi
Genere: Romanzo Mainstream
Pagine: 262
Prezzo: € 11,00
ISBN: 978-88-06-17516-0

TRAMA

Nel romanzo si intrecciano le storie e i sogni di due protagonisti: il Duca d’Auge e Cidrolin. Al risveglio dell’uno inizia il racconto della vita dell’altro e viceversa, generando nel lettore la convinzione che si tratti della stessa persona.  Tuttavia, non potrebbe trattarsi di personaggi più differenti. Mentre Cidrolin vive la propria esistenza tra una siesta e l’altra, barcamenandosi tra avvenimenti ordinari ( il matrimonio di una figlia, un pranzo al ristorante, la ricerca di una compagnia che si occupi di lui), il Duca vive attraverso i secoli passando dalle crociate alla rivoluzione francese con nonchalance, accompagnato da due cavalli parlanti. Ad accomunarli è solamente un amore viscerale per l’essenza di finocchio e per la buona tavola, aspettativa spesso disattesa a causa degli eventi.
Quando, al termine del romanzo, i due protagonisti si incontrano, il lettore è costretto a ristrutturare la propria visione degli avvenimenti, cercando spiegazioni differenti al legame che esiste tra i due.

PERSONAGGI

Il Duca e Cidrolin sono personaggi per i quali è difficile provare empatia. Il primo non conosce altra unità di misura che non se stesso: i propri desideri, i propri scatti d’umore e le proprie idee. Pur se condita da una poderosa dose di ironia da parte del narratore, la sua totale mancanza di considerazione per il prossimo come individuo costruisce una barriera invalicabile. Cidrolin, da contraltare, vive la propria esistenza dando sfoggio di un distacco e una passività esasperanti. Si riesce a provare un briciolo di vicinanza in più quando nella sua vita appare Lalice e, soprattutto, quando si scopre il colpevole che gli imbratta quotidianamente la staccionata con scritte ingiuriose.
Gli altri personaggi sono poco meno che abbozzati, esistenti all’unico scopo di esaltare i vizi (molti) e le virtù (poche) dei due protagonisti. Fanno eccezione i due cavalli parlanti che accompagnano il Duca attraverso i secoli: il loro pragmatico sarcasmo è una splendida compagnia dalla prima all’ultima pagina.

STILE E FORMA

I fiori blu è un romanzo di puro stile. Innumerevoli i giochi di parole e le rotture degli schemi convenzionali di scrittura. Queneau riesce a trasformare un passante in una spalla comica d’eccezione e le immondizie del fiume in personaggi pulsanti. Utilizza la logica stringente come un’arma micidiale. L’ironia e la spumeggiante prosa tengono viva l’attenzione, insieme al desiderio di comprendere i contorni del mondo che ha creato.
Il lettore che si approccia alla sua opera comprende immediatamente di trovarsi in un luogo d’eccezione, fuori dal comune non solo per quello che viene narrato ma soprattutto per il modo in cui viene narrato. Il lettore che sia anche scrittore non può fare a meno di sospirare, come un innamorato: “Ah, come vorrei essere capace di scrivere così”.

GIUDIZIO

I fiori blu è una scintilla, una freccia scoccata verso un bersaglio lontano al punto di apparire invisibile. Dopo aver letto il romanzo di Queneau, si ha l’assoluta certezza di non poter più guadare la storia e la vita quotidiana con lo stesso atteggiamento. Le crociate, i dogmi della chiesa, la pietra filosofale, i ristoranti alla moda, gli autobus e i rapporti interpersonali: tutto si accende sotto la luce del disincanto e del ribaltamento di prospettiva. Ecco che l’ambientazione, scarna e vaga, trasforma momenti storici “eccezionali” in giornate ordinarie, e una normale città in un luogo ricco di momenti straordinari.
Consigliato per chi  cerca un classico che sia fuori dagli schemi
Non consigliato per chi si aspetta che, al termine di un romanzo, ogni domanda trovi la sua risposta.

Pubblicato il

Il fosso bianco, M. Bertarelli – RECENSIONE

Titolo: Il Fosso Bianco
Autore: Massimo Bertarelli
Editore: Nulla Die
Genere: Romanzo
Pagine: 139
Prezzo: € 14,00
ISBN: 978-88-97364-12-2

TRAMA

I protagonisti di questo romanzo, Mino e Uomo, sono distanti tra loro nello spazio ma soprattutto nel tempo: Mino è un uomo moderno, mentre Uomo è un uomo preistorico. Entrambi intraprendono un viaggio, spinti da pulsioni differenti: per Mino si tratta di una fuga dal dolore fisico e psicologico, mentre Uomo è governato da un indomita sete di avventure. Giungeranno in un luogo inaspettato, un luogo fisico e mentale, simbolo della libertà e della liberazione: il Fosso Bianco. Uomo potrà goderne incondizionatamente, scoprendo la spiritualità e anche la più dura delle lezioni: la linea sottile che separa il cacciatore dall’assassino. Mino troverà il Fosso Bianco senza poterlo vedere realmente, una promessa di quiete e felicità che gli viene negata dalla sorte.
Un’imponente massa bianca calcarea dell’Amiata è destinata a macchiarsi di rosso, ripetutamente, a simboleggiare lo scontro perenne tra l’essere umano e la natura.

PERSONAGGI

La psicologia dei personaggi è ben lavorata, viene dato ampio respiro a quelle che sono le emozioni in tutte le loro espressioni: rabbia, dolore, amore, esaltazione. Pregevole è la capacità dell’autore di rendere vivo e pulsante il pensiero di Uomo, dotato di una capacità di interpretazione della realtà ancora ingenua e pura, come la natura che attraversa. Anche Mino conserva uno spazio vergine nella propria mente, spazio che viene messo a dura prova dai  giochi del destino.
Personaggi ausiliari sono Lisa (moglie di Mino), Matteo il tossicodipendente, i suoceri di Mino e i compagni cacciatori di Uomo. Si tratta personaggi costruiti ad hoc per puntellare la trama, i quali si limitano ad assolvere la loro funzione di catalizzatori e attivatori di eventi, privi di uno spessore psicologico strutturato.

STILE E FORMA

La notevole capacità affabulatoria dell’autore tiene viva l’attenzione e il desiderio di proseguire nella lettura. Lo stile è semplice, lineare, privo di fronzoli inutili e totalmente diretto verso l’obiettivo. L’ambientazione è ben strutturata, accompagna il lettore in un viaggio fisico attraverso le terre della Val D’Orcia, oltre che in un viaggio mentale, attraverso il mondo interiore dei protagonisti.

GIUDIZIO

Nel leggere il Fosso Bianco, partivo svantaggiata: essendo nativa del luogo, l’immagine di copertina mi richiamava alla mente una bellezza naturale conosciuta, spesso sfruttata a livello pubblicitario. Difficile sostituire quell’icona con un soggetto narrativo, per lo più protagonista. Eppure l’autore è riuscito nel non facile intento di produrre meraviglia e stupore per ciò che mi era noto.  Mano a mano che mi addentravo nella trama, ho avuto modo di osservare le mie stesse terre attraverso gli occhi di chi le vedeva, annusava e odorava per la prima volta. Il risultato è stato quello di meravigliarmi ed emozionarmi di fronte al Fosso letterario al punto di sentire l’esigenza di tornare a visitarlo lì dove si trova, alle pendici del Monte Amiata.
Consigliato per tutti coloro che si emozionano ascoltando una canzone e guardando le bellezze della natura.

Pubblicato il

GIACCHETTA, Manuela – Bowling e Margherite

Titolo: Bowling e margherite
Autore: Manuela Giacchetta
Editore: Las Vegas
Genere: Narrativa
Pagine: 200
Prezzo: Euro 12,00

 

Bowling e Margherite è la storia di Lorenzo, ventottenne disilluso ma scanzonato, raccontata attraverso le sue esperienze di vita passate e presenti: la sua ex onnipresente Elisabetta, il suo migliore amico Cionco e la novità rappresentata dall’ammiratrice segreta che gli lascia bigliettini e gli fa telefonate mute.
Sullo sfondo la lettura dell’Ulisse di Joyce che accompagna Lorenzo dai venticinque ai ventotto anni, una presenza parecchio ingombrante e impegnativa. Per tutte e duecento le pagine si respira un’atmosfera scanzonata, si ride e ci si commuove, perché le paure, i dubbi e le gioie di Lorenzo e dei personaggi che gli gravitano attorno sono quelle di tutti, e in Lorenzo, in Mara, in Elisabetta, in Cionco è molto facile immedesimarsi e condividere i loro stati d’animo.
La forma è molto curata, i refusi sono praticamente assenti e oltre a essere un libro dai contenuti piacevoli è anche un piacere leggerlo.

È un libro divertente e ironico che si divora in poche ore. La trama sebbene non presenti particolari spunti è ben costruita, i personaggi ottimamente caratterizzati, i dialoghi e gli episodi raccontati estremamente credibili e verosimili. Ma il punto forte del libro è sicuramente lo stile dell’autrice: frizzante, brioso, uniforme, divertente.
Mi ha particolarmente colpita la capacità di Manuela Giacchetta di non sbilanciarsi mai né nei cliché di una scrittura troppo femminile né viceversa nello scimmiottamento di uno stile prettamente maschile, creando un equilibrio narrativo perfetto tra pensieri profondi e gesti superficiali, tipici di una maturità inevitabile ma ancora troppo inquietante come quella a cui sta andando incontro il suo protagonista.
L’autrice ha cucito un vestito che cade a pennello sul suo personaggio, senza eccedere mai e senza risultare mai troppo invasiva. Ci svela i sentimenti di Lorenzo e la sua crescita interiore attraverso le sue nevrosi, le sue debolezze, le sue piccole manie, i suoi feticci conservati come reliquie, il tutto condito con un pizzico d’ironia che accompagna il lettore fino alla fine. Per me è un libro da leggere assolutamente, promosso a pieni voti.
Complimenti all’autrice e complimenti a Las Vegas per aver confezionato questo gioiellino.

Pubblicato il

CHRA, Monica – Lo sposo imperfetto

Titolo: Lo sposo imperfetto
Autore: Monika Crha
Editore: CIESSE Edizioni
Genere: Thriller
Pagine: 208
Prezzo libro: Euro 16,00

 

 

Carla, una giovane donna trasferitasi da poco a Torino, una domenica mattina incontra Marco; quest’ultimo si siede sulla panchina accanto a lei e inizia una lunga conversazione-confessione. Carla infatti è stata notata da Marco perché vive nell’appartamento che fu di Francesca, la sua amante, appartamento che Marco vede dal suo balcone.
Inizia così “Lo sposo imperfetto”, il racconto di una vita apparentemente perfetta, quella di Marco, che viene sconvolta dall’arrivo di Francesca, donna matura e misteriosa, sua dirimpettaia.
Marco è un uomo giovane e bello, sposato con una bella ragazza e con un figlio. Ha una famiglia che lo segue e lo aiuta, un lavoro stabile e un’esistenza scandita dalla quotidianità. Quando incontra Francesca però si rende conto di aver basato tutta la sua vita su una bugia, perché niente di quello che ha, è in realtà ciò che vorrebbe avere. Inizia così un percorso tormentato, fatto di fughe e bruschi ritorni alla realtà. Marco scopre che Francesca è la figlia di un amico di suo padre, che è un ex-terrorista e ha una figlia che vive lontana da lei. La forte attrazione che Marco prova verso Francesca lo porterà a mettere tutto in discussione fino all’epilogo della vicenda. Sullo sfondo una Torino magica e generosa che riesce ad apparire molto più bella di quanto sia in realtà.

RECENSIONE

Iniziamo col dire che questo romanzo NON è un thriller. “Lo sposo imperfetto” è infatti il classico romanzo non di genere, e se proprio qualcuno sentisse il bisogno d’inquadrarlo potrebbe farlo nel settore della narrativa mainstream. Non basta un personaggio con un passato da pseudoterrorista per ottenere il minimo sindacale del genere thriller, ma questo, considerando la bontà dell’opera, tutto sommato è un dettaglio di poco conto.
Se mi avessero raccontato a grandi linee di cosa parla questo libro, probabilmente non l’avrei letto. E avrei commesso un errore, come spesso succede quando si giudica senza conoscere.
Perché nonostante il tema portante sia stato già ampiamente dibattuto e per questo potrebbe risultare – passatemi il termine – inflazionato (l’uomo che ha un figlio troppo presto, si sposa, inizia una vita perfetta con mogliettina bella, figlio bello, cane bello e casa bella, e poi perde la testa per un’altra, bella e dannata, inseguendo la giovinezza che non ha potuto avere) l’autrice riesce ad appassionare il lettore, con uno stile fresco e originale che t’incolla alle pagine.
Le vicende di Marco, Giulia e Francesca vengono narrate con leggerezza ma allo stesso tempo con un’attenzione maniacale a quei dettagli che ti permettono di entrare appieno nella storia, facendoti vedere quello che succede, riuscendo a farti annusare gli odori, a essere travolta dai colori, dai profumi, dalle emozioni.
La trama, come detto, non è particolarmente originale; ciò nonostante l’intreccio è ben riuscito e la storia fila liscia, anche se c’è qualche sbavatura di troppo nella scelta dei tempi verbali, con una narrazione che salta dal passato al presente con superficialità.
Lo stile dell’autrice è sicuramente il punto di forza del romanzo, poiché “Lo sposo imperfetto” è il classico esempio di come una storia semplice possa diventare un romanzo avvolgente.
Quello che ho particolarmente apprezzato è proprio la mancanza di punti morti, che in apparenza sembra essere in contrasto con le descrizioni minuziose della quotidianità presenti nel romanzo. Ma Monika Chra ha la capacità di raccontare tutto con attenzione senza inciampare mai, riuscendo a tenere sempre alta l’attenzione con uno stile uniforme e fluido, sia quando racconta le emozioni, sia quando si cimenta nel racconto di scene di sesso, riuscendo a tenersi sempre in equilibrio tra forza e dolcezza, tra ruvidezza e sentimento.
Ognuno dei suoi personaggi è forte e fragile allo stesso tempo, ognuno vive le proprie emozioni con intensità e rabbia, e ognuno mostra il meglio e il peggio di sé permettendo al lettore di immedesimarsi, di volta in volta, in ognuno dei protagonisti. Non c’è un buono e un cattivo, ci sono solo persone, diverse tra loro ma ugualmente vere.
La banalità dei piccoli gesti quotidiani diventa quindi interessante e persino originale; l’autrice riesce a rendere i suoi personaggi tridimensionali e a farli uscire dalle pagine: tutti, nessuno escluso.
Alcuni passaggi nella loro disarmante semplicità riescono a essere persino poetici, come la descrizione del cane Flip, comprimario fondamentale nella psicologia del racconto e costantemente presente nelle vite dei protagonisti.
Unica nota stonata sembra essere proprio la figura di Carla, che risulta essere solo l’espediente che permette a Marco di raccontare la sua storia. Il finale che cerca di renderle giustizia e farle assumere un ruolo all’interno della storia, non è sufficiente a far affezionare il lettore.
Nel complesso è un romanzo che mi sento di consigliare sicuramente, scritto da un’autrice che dimostra ottime potenzialità e che ritengo giusto tenere d’occhio.