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Lo spauracchio sinossi

A distanza di anni – tanti anni, purtroppo… – ricordo ancora la mia maestra delle elementari e la sua fissazione per i riassunti. Quasi ogni mattina, entrando in classe, la maestra Rossana ci guardava, sceglieva un alunno e gli faceva leggere un testo dal sussidiario; poi, puntualmente, ci chiedeva di chiudere il libro e metterlo sotto il banco, perché era il momento di iniziare a fare il RIASSUNTO.
Ricordo che pur essendo la più brava della classe, rimanevo per diversi minuti con la penna a mezz’aria pensando a cosa avrei dovuto scrivere. Quali sono gli elementi più importanti? Che cosa devo specificare, e cosa, al contrario, posso tralasciare? Quanto deve essere lungo il mio riassunto? Devo parlare di tutti i personaggi o basta raccontare le vicende del protagonista?
Sono inciampata negli stessi dubbi molti anni dopo, quando mi sono ritrovata a dover scrivere la sinossi per l’invio del mio primo manoscritto agli editori. Ricordo che non sapevo nemmeno cosa fosse; cercandone in rete il significato, la prima cosa che pensai fu ‘ma perché ‘sti benedetti editori non la chiamano semplicemente riassunto, anziché complicarci ancora di più le cose?’
In realtà tra una sinossi e un riassunto ci sono delle differenze, anche piuttosto marcate; mentre il riassunto è solo una sintesi del romanzo, teso a evidenziarne i punti salienti e sbilanciato fortemente sulla trama, la sinossi è una vera e propria scheda di lettura del manoscritto, in cui l’autore si sofferma su quegli aspetti che in un riassunto sarebbero secondari.

Quali sono dunque le regole per scrivere una buona sinossi?
Se volessimo scherzare con la lingua italiana, potremmo coniare un neologismo che racchiuderebbe in maniera perfetta le due principali caratteristiche di una buona sinossi: concisività, unione di concisione e incisività.
Una sinossi deve essere agile, snella, diretta ed essenziale. Qualche editore vi chiederà di scriverla rimanendo dentro un certo numero di pagine, ma dove non specificato, una sinossi non dovrebbe mai essere lunga più di un paio di cartelle o giù di lì. Anche meno, se possibile. Questo perché chi seleziona manoscritti deve avere un’idea precisa di ciò che si appresta a leggere (o a non leggere…) ma allo stesso tempo concisa, per non rischiare di perdere tempo con qualcosa che si rivela inadatto alla propria linea editoriale.

Una volta stabilito che la sinossi deve essere concisa e incisiva, dobbiamo capire come affrontarla. La prima cosa da tenere a mente è che la sinossi spesso è la prima (e spesso anche l’unica) cosa che viene letta del vostro ‘pacchetto manoscritto’. La sinossi è la vostra stretta di mano con l’editore, il vostro ‘piacere di conoscerla’, la prima impressione che suscitate nel vostro datore di lavoro; per questo è importante che sia scritta bene e che risponda ad alcuni requisiti essenziali. Non dimenticate che a differenza del vecchio proverbio, spesso è proprio l’abito a fare il monaco, per questo è indispensabile che anche la sinossi, oltre al manoscritto, sia redatta in maniera professionale e accattivante.

Come detto, la sinossi deve offrire all’editore una panoramica generale del manoscritto. I primi accenni sono pertanto da dedicare al contesto: genere, ambientazione e collocazione temporale.

Una volta inquadrato l’intero manoscritto, zoomate con la vostra telecamera a inchiostro su trama, intreccio e personaggi, cercando di concentrare l’attenzione sulle particolarità di ognuno di essi: mettete in risalto gli episodi chiave, quelli che fungono da eventi catalizzatori, intorno cui si muove la vicenda, quelli che portano i protagonisti a compiere determinate scelte e a cambiare il corso della storia. I personaggi devono essere tracciati in maniera convincente, la loro psicologia e la loro interiorità devono essere messe a nudo senza alcuna vergogna. E non dimenticate di descrivere il finale: anche se avete trascorso mesi disseminando indizi tra le vostre pagine cercando di mantenere il segreto fino alla fine, l’editore deve sapere esattamente chi è l’assassino e perché uccide in quel modo, per quanto abominevole vi possa sembrare. Lasciate misteri e curiosità per la quarta di copertina, nella sinossi bisogna essere spietati.

L’ultima sezione della sinossi dovrebbe essere quella più tecnica, dove si analizza la cifra stilistica dell’opera, la caratteristica espressiva che contraddistingue quel determinato prodotto, insomma, in altre parole lo stile con cui il romanzo è stato scritto, il suo marchio distintivo. A differenza di quanto si possa credere, questa è la parte più complessa e delicata della sinossi. Giudicare il proprio lavoro con obiettività non è mai una cosa facile. Attenzione quindi a non cadere nell’autoreferenzialità, all’editore non interessa se vi reputate il genio del secolo. A lui interessa capire il target di pubblico cui poter destinare l’opera. Per questo, se avete scritto un romanzo mainstream in cui sono presenti scene di sesso esplicito, oppure un poliziesco che sconfina nell’hard boiled, è bene specificarlo. Se avete giocato su uno stile irriverente, magari avvalendovi di sarcasmo e ironia, fatelo notare. Se avete osato spingervi fino alle parolacce, presentatevi magari come un autore che predilige un gergo giovanilistico per rafforzare la credibilità dell’intreccio.
Prestate attenzione anche nel richiamare nomi altisonanti: un editore che s’imbatte in un autore che si definisce un novello Tolkien, potrebbe cestinare il manoscritto senza leggerne nemmeno una pagina.

Riepilogando:

  1. la sinossi è uno strumento tecnico-scientifico, quindi lasciate da parte le vostre considerazioni personali e concentratevi su ciò che interessa all’editore. La sinossi deve essere funzionale: agile, snella, diretta ed essenziale. In altre parole, concisa e incisiva;
  2. deve in primo luogo inquadrare il romanzo nello specifico genere letterario e analizzarne ambientazione e collocazione temporale;
  3. la trama e i personaggi devono essere delineati con chiarezza dando risalto agli episodi chiave dell’intreccio. Non dimenticatevi di descrivere apertamente anche il finale.
  4. lo stile deve essere analizzato in maniera imparziale senza incensarsi e possibilmente evitando di paragonarsi ad autori già noti. L’editore deve capire il target di pubblico cui il romanzo è indirizzato.

Non scoraggiatevi pensando che sia impossibile concentrare tutto questo in due misere paginette. Buttate giù la vostra sinossi come vi viene, e poi limate, tagliate, affinate. Vi accorgerete da soli di quanto superfluo ci sia in ciò che avete scritto. Siete degli scrittori, il dono della sintesi e la capacità di costruire una scenografia usufruendo di pochi dettagli sono due requisiti imprescindibili. Scrivere la sinossi è un ottimo allenamento, soprattutto per chi tende a essere prolisso.

E per chi proprio non ce la facesse a trattenere le dita, spinto da un irrefrenabile bisogno di dire di più, consigliamo di redigere una lettera di presentazione che accompagni la sinossi. Ma questo sarà argomento di un altro articolo… 🙂

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La cartella editoriale

Aggirandosi nel mondo degli aspiranti scrittori si sente parlare spesso di CARTELLA, soprattutto nell’ambito dei concorsi e/o delle selezioni. Ma di che si tratta, esattamente? La cartella è un’unità di misura usata in campo editoriale per indicare la lunghezza dei fogli dattiloscritti. Una cartella editoriale standard è un foglio di 1.800 battute, suddivise in 30 righe da 60 battute ognuna, dove per battute s’intendono TUTTI i caratteri che digitate, spazi inclusi. Vi potrà anche capitare d’imbattervi in cartelle editoriali da 2.000 battute, ma dove non diversamente specificato, la cartella s’intende di 1.800 battute, ed è quella che prenderemo in esame di seguito.

Creare una cartella editoriale è molto semplice. Esistono diversi metodi per impaginare il foglio in modo da ottenere più o meno il numero di caratteri richiesto, e aggirandovi per la rete troverete sicuramente molti esempi e molte alternative; noi ve ne proponiamo una, semplice e immediata, e anche piuttosto precisa. L’esempio che vi portiamo è basato su Microsoft Office Word, ma le operazioni da fare con altri programmi di videoscrittura sono equivalenti.

Come prima cosa, è necessario impostare la pagina con un carattere a larghezza fissa, come per esempio il Courier New. È indubbio che l’estetica ne risenta un po’, specie per coloro che amano i font tondeggianti, i classici caratteri tipografici ‘con grazie’, ma a noi interessa che il font sia funzionale allo scopo, e questo lo è. La grandezza che dovete impostare è 12 punti.

Nella finestra di dialogo Paragrafo (in altri programmi di videoscrittura lo trovate nel menu Formato), impostate solo quanto segue e lasciate in modalità predefinita il resto:
Generale ->allineamento: giustificato
Spaziatura -> Interlinea: esatta, valore: 22 punti
cliccate la casella ‘Non aggiungere spazio tra i paragrafi dello stesso stile’

Passiamo ai margini; dal menu Layout di pagina (in altri programmi di videoscrittura lo trovate nel menu Formato), selezionate margini -> margini personalizzati e impostateli in questo modo:
Superiore: 3 cm
Inferiore: 3 cm
Destro: 2,4 cm
Sinistro: 2,4 cm

Ecco pronta la vostra cartella editoriale, da 30 righe e circa 60 battute per riga. Considerate che andando a capo, oppure impostando il Rientro prima riga il numero di battute diminuirà leggermente.

Ma come controllare il numero di righe, parole, battute che scriviamo? Niente di più semplice. Andando nel menu Revisione (in altri programmi di videoscrittura lo trovate nel menu Strumenti), cliccate su conteggio parole: si aprirà una finestra di dialogo che v’indicherà quante parole, caratteri e righe avete scritto. Quest’ultima indicazione è molto utile soprattutto per chi ama partecipare ai concorsi: spesso infatti non è necessario che la cartella editoriale sia esattamente di 1.800 caratteri, ma è sufficiente rientrare in un numero di battute totali prestabilito. Usando questa funzione, avrete sempre sotto controllo quanto scrivete.

E per i più pigri… CLICCATE QUI per scaricare un modello di cartella editoriale già pronto.

Non ci resta che augurarvi… buona scrittura!