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FALETTI, Giorgio – Appunti di un venditore di donne

Titolo: Appunti di un venditore di donne
Autore: Giorgio Faletti
Editore: BCD
Pagine: 393
Prezzo: Euro 11,90
[xrr rating=1/5]

1978. A Roma le Brigate Rosse hanno rapito Aldo Moro, in Sicilia boss mafiosi come Gaetano Badalamenti soffocano ogni tentativo di resistenza civile, all’ombra della Madonnina le bande criminali di Vallanzasca e Turatello fanno salire la tensione in una città già segnata dagli scontri sociali. Ma anche in questo clima la dolcevita del capoluogo lombardo, che si prepara a diventare la «Milano da bere» degli anni Ottanta, non conosce soste. È proprio tra ristoranti di lusso, discoteche, bische clandestine e cabaret – dove cresce una nuova generazione di uomini di spettacolo destinata a rivoluzionare la comicità italiana – che fa i suoi affari un uomo enigmatico, affascinante, reso cinico da una menomazione inflittagli per uno «sgarbo». Si fa chiamare Bravo. Il suo settore sono le donne. Lui le vende. La sua vita è una lunga notte bianca che trascorre in compagnia di disperati, come l’amico Daytona. L’unico essere umano con cui pare avere un rapporto normale è un vicino di casa, Lucio, formidabile chitarrista cieco con cui condivide la passione per i crittogrammi. La comparsa improvvisa di una ragazza, Carla, che per sfuggire alla povertà decide di entrare nel giro della prostituzione, risveglia dolorosamente in Bravo sensazioni che l’handicap aveva messo a tacere. Ma per lui non è l’inizio di una nuova vita – che comunque gli sarebbe preclusa – bensì di un incubo che lo trasformerà in un uomo braccato dalla polizia, dalla malavita e da un’organizzazione terroristica. Incastrato come capro espiatorio in una serie di omicidi e in una strage efferata, per salvarsi non potrà contare che su se stesso. Il mondo, cui aveva cercato di sottrarsi scegliendo l’oscurità alla luce del giorno, lo risucchia mettendolo faccia a faccia con la violenza del proprio tempo. Qualcosa di molto più grosso di lui che fa sembrare acqua cristallina i suoi traffici sporchi.

Sì lo so che sono in vacanza, ma che volete, certe cose non riesco proprio a tenermele… e visto che sono in vacanza, mi concedo una recensione in notturna, perché non vorrei mai privarvi del piacere di scoprire cosa penso del fenomeno Faletti. Devo ammettere che, un po’ per mancanza di tempo, un po’ per istinto e un po’ per snobismo non mi ero mai avvicinata al Faletti scrittore, osannato dal pubblico e spesso bistrattato dalla critica. Ho deciso di farlo con questo romanzo perché, a giudicare dalla quarta, mescolava elementi che avrebbero potuto destare il mio interesse al di là dell’intreccio puramente noir. Insomma, da brava appassionata (alcuni dicono ossessionata, altri malata) degli anni Settanta, in particolar modo dei movimenti estremisti che in quel decennio hanno trovato il proprio apice, non potevo lasciarmi sfuggire un romanzo che – sempre a detta della quarta, sia chiaro – intrecciava il noir, il mio genere prediletto, alle Bierre e al caso Moro.

La prima considerazione che faccio è che l’essere umano, essendo di base un animale, farebbe bene a seguire più spesso il proprio istinto. La seconda considerazione è che ognuno dovrebbe fare il proprio mestiere, o almeno, prima di tentare di farne un altro, impararne le nozioni principali, per non rischiare di sembrare la caricatura di un Vito Catozzo qualsiasi.
Ciò considerato, passo a illustrare quello che penso di questo romanzo.

Appunti di un venditore di donne è la storia di un uomo che per campare fa il magnaccia, e per quanto l’editore abbia cercato di edulcorare e rendere misteriosa tale nobile professione, intessendo una quarta di copertina che da sola è quasi un romanzo, stiamo solo parlando di uno che fa soldi sulla pelle delle puttane. Bravo, questo il nome con cui è conosciuto nell’ambiente della piccola mala lombarda, si ritrova invischiato in una storia più grande di lui, che coinvolge i piani alti dello Stato italiano a diversi livelli in un anno, il 1978, in cui lo Stato aveva già le sue belle gatte da pelare. Sullo sfondo una Milano che getta i semi per diventare quella che più di qualcuno si berrà negli anni Ottanta. Il povero Bravo, mutilato da un piccolo incidente di percorso in epoche remote – non credo di svelare nulla se riporto a pié pari la prima riga del romanzo: mi chiamo Bravo e non ho il cazzo, ma non illudetevi, perché purtroppo lo stile non mantiene le promesse – nel finale si scoprirà essere un uomo assai diverso da quello dipinto per tutto il libro. Ci troviamo dunque di fronte a quello che reputo uno dei più palesi e peggio riusciti deus ex machina della storia narrativa dell’ultimo decennio; un finale talmente improbabile e improponibile che non so se mi abbia fatto più ridere o piangere. Propendo per la seconda ipotesi, più che altro perché penso che romanzi come questo vendano milioni di copie, cosa significativa e indicativa dello stato in cui versa la cultura letteraria in Italia. Ma non voglio passare la serata della vigilia di Ferragosto a rompervi le palle con le mie lamentele quindi cercherò di analizzare il romanzo in maniera quanto più obiettiva possibile, per far sì che si capisca perché l’ho trovato pessimo.

Devo premettere che prima di scrivere questa recensione ho cercato di farmi un’idea del perché Faletti riscuota tanto successo come scrittore di noir. Ho letto commenti e recensioni non solo sui bookstore on line, ma anche e soprattutto sui canali specializzati del genere, di solito fonte di opinioni autorevoli e competenti. Ma devo ammettere che non sono riuscita a condividere nessuna delle motivazioni che supportano l’entusiasmo gravitante attorno alla figura del Faletti scrittore, perlomeno per quanto riguarda questo libro. Devo dire che a differenza di quanto temevo, non ho notato i grandi strafalcioni che i maligni sostengono essere frutto di traduzioni mal riuscite dei testi del suo ghostwriter, ma nel complesso Appunti di un venditore di donne è un libro che a mio parere non merita assolutamente di essere letto.

La prima cosa che mi ha lasciata perplessa è lo stile narrativo, che a giudicare da chi lo apprezza, sembra essere quello di un giallista consumato, in grado di intrecciare la trama utilizzando un registro scorrevole e fluido. Mi chiedo, ma queste persone lo hanno mai letto un giallo? Perché io al contrario l’ho trovato profondamente inadeguato al genere che Faletti tenta di affrontare, il poliziesco/giallo/noir che lambisce, e a volte ci entra con tutti e due i piedi, l’hard boiled. Volendo tralasciare i luoghi comuni, i cliché e gli stereotipi, non posso evitare di notare come Faletti usi cataste di parole per esprimere concetti per i quali ne basterebbero al massimo cinque. Gira, rigira e poi gira di nuovo attorno alle stesse cose infarcendo pagine di metafore improbabili, a volte abusate e qualunquiste, al solo scopo apparente di allungare di qualche decina di pagina il romanzo e giustificarne il prezzo di copertina. Racconta – e non mostra – in maniera ossessiva ogni gesto, ogni azione, ogni movimento sconfinando spesso in un noiosissimo infodump che porta presto all’esasperazione e incartandosi su passaggi che meriterebbero addirittura di essere sottintesi. Una scrittura che si atteggia a essere raffinata, ma che in realtà è urticante nella sua banalità e nella totale assenza di concretezza. Mi aspettavo un ritmo incalzante, un martello pneumatico capace di guidare il lettore attraverso le personalità contorte e complesse di protagonisti tormentati, invece mi sono trovata davanti una palla che se me la legassi al piede mi porterebbe sul fondo della Fossa delle Marianne in un nanosecondo netto. Insomma, ho fatto una fatica boia per arrivare alla fine, e devo ammettere che quando ho capito l’antifona mi sono trovata a saltare interi paragrafi di descrizioni totalmente inutili per capire dove volesse andare a parare la trama.

Ecco, la trama. Ho sbagliato tutto. Perché ormai dovrei sapere che avendo letto quasi tutto il leggibile sulle Bierre mi incazzo da morire quando qualcuno ne parla a sproposito. Quella di Faletti non è solo speculazione, ma vera e propria fantapolitica. Se fino a oggi pensavo di aver letto tutta la dietrologia possibile lui, grazie alla giustificazione che tanto è fiction, arriva a scrivere delle castronerie galattiche che nemmeno il duetto Kossigaboia-GiulioneAndreotti dei tempi migliori sarebbe riuscito a congegnare.
Ma non è nemmeno questo ad avermi disturbata. Ad avermi disturbata, anzi, ad avermi fatta proprio incazzare, è la superficialità e il più esasperato populismo con cui il Giorgione catozziano dipinge un movimento complesso, sia ideologicamente sia tecnicamente, come quello delle Brigate Rosse, facendoli apparire come un’accozzaglia di sprovveduti incapaci di guardarsi le spalle, gente che sparava a chiunque per qualunque motivo senza un briciolo di cognizione di causa, gente che si alleava con il primo che passava solo perché poteva dare informazioni utili. Peccato che basta leggere un qualunque memoriale di un qualunque dissociato – e anche di chi come dissociato non lo è stato mai – per capire che per quanto poco condivisibili, le gesta delle Bierre – soprattutto negli anni Settanta perché negli Ottanta la musica è cambiata – si basavano su una filosofia ben precisa. Basta documentarsi un minimo per sapere che prima di accettare qualcuno nelle fila della lotta armata i membri di punta di colonna sottoponevano l’interessato a lunghissime quanto attente indagini, tanto che per lo Stato era quasi impossibile riuscire a far penetrare gli infiltrati. In poche parole, basta saperne non dico tanto, ma almeno un tot, per rendersi conto che il pensiero e l’azione brigatista erano assai più meticolosi e complessi di quanto Faletti voglia far apparire in questo romanzo. Invece Faletti basa l’intero racconto sulla figura di una figa del Sisde infiltrata nelle Bierre perché donna e perché bella. Orcaloca, ma perché al generale Dalla Chiesa non gliel’ha mai detto nessuno che era così facile???

D’accordo, mi fermo qui, perché proseguire equivarrebbe a sparare sulla croce rossa. Ricapitolando: uno stile ampolloso e fastidioso. Una trama inverosimile. Personaggi stereotipati secondo il bene-pensiero. Colpi di scena fini a loro stessi. Se a tutto questo si aggiunge un finale che come ho detto prima è completamente scollato dall’intreccio, viene da sé che Appunti di un venditore di donne è un libro che poteva tranquillamente evitare di essere dato alle stampe.  E io potevo tranquillamente continuare a vivere senza aver letto niente di Faletti.

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Gran Giallo Città di Cattolica – GRIMILDE C’E’!

Cari amici di Mondoscrittura,
con immenso piacere e più di un pizzico di commozione vi comunichiamo che la nostra Grimilde, alias Enrica Aragona, è stata selezionata tra i 12 finalisti del Premio Gran Giallo Città di Cattolica 2013 con il racconto “Vite in fumo” scritto a quattro mani con l’amico scrittore Luca Ducceschi.

Il Gran Giallo Città di Cattolica è senza dubbio uno dei più importanti premi letterari nazionali nel suo genere: ideato nel 1973 da Enzo Tortora e arrivato quest’anno alla quarantesima edizione, è stato curato da personalità di spicco della narrativa italiana: da Oreste Del Buono e Alberto Tedeschi negli anni dell’esordio, fino a Carlo Lucarelli e Valerio Massimo Manfredi ai giorni nostri. Numerosi gli scrittori premiati a Cattolica successivamente riconosciuti quali maestri del genere: solo per fare alcuni nomi, Loriano Machiavelli, Bruno Gambarotta, Andrea G. Pinketts, Barbara Baraldi.

La posta in palio è quanto mai appetibile: il racconto vincitore sarà difatti pubblicato nei Gialli Mondadori. Una pre-giuria di esperti appassionati ha selezionato 12 finalisti su 100 racconti pervenuti. Ora la parola passa a una giuria composta da nomi del calibro di Carlo Lucarelli, Valerio Massimo Manfredi, Andrea G. Pinketts, Franco Forte e molti altri, che avranno l’arduo compito di decretare il vincitore dell’edizione 2013.

La serata di premiazione si svolgerà il 10 Agosto 2013 a Cattolica nell’ambito della manifestazione Mystfest.
Ma Mystfest non è solo Gran Giallo: è anche corsi di scrittura, presentazioni di romanzi e molto altro.

Sulla pagina Facebook di Mystfest trovate tutti gli aggiornamenti e il programma completo.

Da parte nostra non possiamo fare altro che augurare un immenso

BUONA FORTUNA

alla nostra Grimilde, sperando che le sue gambette di Strega reggano all’emozione…

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[CONCORSI] 40° edizione Gran Giallo Città di Cattolica

Anche quest’anno la città di Cattolica apre le porte agli aspiranti giallisti con la quarantesima edizione del premio Gran Giallo Città di Cattolica. Una giuria d’eccellenza giudicherà gli elaborati pervenuti. Il racconto vincitore sarà pubblicato da Mondadori nella celeberrima collana “I Gialli Mondadori”. La partecipazione è gratuita, di seguito il bando integrale.

BANDO DI CONCORSO

Miglior racconto giallo e del mistero, inedito e di ambientazione rigorosamente italiana, in collaborazione con la Casa editrice Mondadori e con il Patrocinio e il contributo della Provincia di Rimini.
Caratteristiche del concorso:

1. Il concorso è aperto a tutti.

2. Le opere dovranno essere inedite (non è esclusa la partecipazione o segnalazione ad altri concorsi, ma le opere non devono essere state mai pubblicate, neanche on-line), in lingua italiana e avere una lunghezza massima di 20 cartelle dattiloscritte (cartella tipo: 35 righe, 55 battute per un massimo di 2000 battute).

3. Si può partecipare con un solo elaborato.

4. I racconti dovranno pervenire, pena l’esclusione, entro e non oltre il 20 giugno 2013 nel seguente modo: via mail in formato PDF a teatro@cattolica.net e in forma cartacea 1 (una) copia del racconto corredata da
a) Certificato di Partecipazione (CdP), ritagliato in originale, pubblicato nelle ultime pagine dei Gialli Mondadori;
b) 1 foglio con generalità, indirizzo, recapito telefonico, e-mail e breve biografia
al seguente indirizzo postale:
XL Premio “Gran Giallo Città di Cattolica”
Ufficio Cinema – Teatro
P.zza della Repubblica, 28-29
47841 Cattolica (RN)

5. Gli elaborati non saranno restituiti e l’organizzazione si riserva il diritto di utilizzarli nelle varie manifestazioni, rassegne e/o altri concorsi collegati al Premio.

6. Gli elaborati saranno selezionati da una pre-giuria di autori e collaboratori del Giallo Mondadori.

7. Il racconto vincitore sarà scelto dalla giuria composta da: Cristiana Astori, Annamaria Fassio, Franco Forte, Carlo Lucarelli, Valerio Massimo Manfredi, Marinella Manicardi, Andrea G. Pinketts, Simonetta Salvetti e verrà pubblicato nella collana Il Giallo Mondadori.

8. Il racconto vincitore sarà presentato al pubblico in occasione della cerimonia ufficiale di premiazione che si prevede a Cattolica il 10 agosto 2013.

Per ulteriori informazioni contattare la Segreteria del Premio:
Simonetta Salvetti – Ufficio Cinema-Teatro – Comune di Cattolica
tel. 0541.966778 – 966634, fax 0541.830565 – www.mystfest.comteatro@cattolica.net

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Giallo: un vero mistero

Articolo tratto dal Numero Zero di “Storie dall’Antro”
 

Nel 1928 lo scrittore S.S. Van Dine fissò le ‘Twenty Rules for Writing Detective Stories’, per dirla a modo nostro, le venti regole per scrivere romanzi polizieschi. Sono ancora attuali o è cambiato qualcosa? E quali sono le differenze tra il vecchio romanzo giallo e i più moderni fratelli noir e pulp? Proviamo a scoprirlo insieme, cercando di fissare i punti minimi che uno scrittore dovrebbe tenere sempre a mente quando si appresta a intingere la penna nell’inchiostro giallo.

Ogni genere letterario va affrontato con rispetto e umiltà; le prime tre regole per scrivere bene sono sempre le stesse: leggere, leggere, leggere. Ma quando si hanno velleità da scrittore non basta leggere in maniera sterile, bisogna cercare di carpire i segreti dei Maestri, imparare a distinguere i topoi senza scadere nei cliché, e poi mettere in pratica ciò che si è appreso possibilmente senza scimmiottare gli autori più famosi. Ma è innegabile che esistano generi che vanno affrontati con maggior dedizione, generi in cui la fantasia e l’immaginazione devono spesso cedere il passo a una logica stringente. Il giallo è uno di questi. La riuscita di un buon giallo, indipendentemente dalla sua declinazione, è difatti direttamente proporzionale all’apprendimento di specifiche tecniche narrative, che affondano le radici in precisi accorgimenti; tali accorgimenti possono essere chiamati in tanti modi, noi le chiamiamo per l’appunto regole.

A dimostrazione di quanto il giallo sia un genere scivoloso, esistono diverse testimonianze nell’ultimo secolo di importanti esponenti del genere. S.S. Van Dine infatti non fu l’unico a lasciare in eredità ai moderni giallisti un elenco di suggerimenti; anche Ronald A. Knox, nel 1929, volle contribuire con un proprio decalogo per la stesura di un buon giallo deduttivo. Persino un maestro moderno come Carlo Lucarelli conferma quanto appena detto:

«Il romanzo giallo non diciamo che ha delle regole, perché tutti gli anni esce fuori uno scrittore di gialli che dà le sue dieci regole che contraddicono le altre dieci dell’anno prima. Non parliamo di regole, diciamo che ha una grammatica. Ha una grammatica ben precisa che è una grammatica narrativa, cioè racconti le cose in un certo modo, ottenendo certi effetti, e alla fine tutto quello che racconti deve tornare in un certo modo. All’interno a questa grammatica devi fare quella cosa che è tipica dello scrittore, che è meravigliare. Devo, all’interno di questa grammatica, trovare un mio spazio, questo vuol dire che devo romperla scardinarla, rifarla, trovarne le contraddizioni, e riscriverla. Questa cosa si chiama sperimentare.»

In questo articolo non faremo quello che molti hanno già fatto prima di noi, ossia cimentarsi nell’analisi punto per punto dei vari decaloghi, elenchi e quanto altro. Se v’interessano, la rete ne è piena. Noi intendiamo concentrarci solo su alcuni degli aspetti presi in esame dai vari ‘regolamenti’, aspetti a nostro parere fondamentali, fornendo il nostro punto di vista sugli errori più comuni in cui incappano i novelli Conan Doyle.

La prima, doverosa premessa che ci sentiamo di fare riguarda la distinzione tra il giallo e il noir. Nonostante molteplici punti in comune, esistono delle marcate differenze che è indispensabile sottolineare. In entrambi i generi ci sono uno o più crimini, uno o più misteri, uno o più colpevoli. Quello che li differenzia è principalmente il focus narrativo; nel giallo l’attenzione è concentrata sull’indagine, sulla ricostruzione minuziosa di indizi e prove che culminano nella risoluzione del caso: il colpevole viene sempre scoperto, e tendenzialmente la dicotomia bene-male vede predominare il primo a discapito del secondo. I personaggi, sebbene debbano essere delineati in maniera credibile, assumono un ruolo secondario, così come l’ambientazione, che per quanto convincente non riveste mai un ruolo di primo piano, fungendo da comprimario. Nel giallo è il caso a farla da padrone, permettendo al lettore di seguire il dipanarsi della vicenda cercando di scoprire il colpevole assieme o addirittura prima dell’investigatore di turno.
Nel noir invece l’attenzione è focalizzata sui protagonisti, solitamente personalità complicate con molti nodi da sciogliere. Non a caso spesso il punto di vista in un noir è interno; a raccontare la storia è il personaggio principale, il criminale, che dunque coincide con il narratore. Anche l’ambientazione nel noir assume un’importanza diversa rispetto al giallo: luoghi cupi e misteriosi fanno spesso da cornice a storie di questo tipo. L’indagine di un noir, quando c’è, funge da pretesto alla narrazione, al racconto della psicologia criminale, non è di certo il cardine della storia. Perché il bello di un noir è proprio l’immedesimazione nella mente del criminale, vedere la storia dal suo punto di vista, tenere il fiato sospeso ogni volta in cui è il protagonista a rischiare in prima persona.
Fatta questa doverosa precisazione, passiamo a illustrare gli errori commessi più spesso da un giallista inesperto, facendoci aiutare dalle parole di Ronald A. Knox.

Un giallo deve avere come principale interesse il dipanamento di un mistero, un mistero i cui elementi devono essere presentati in modo chiaro sin dalle prime battute del racconto, e la cui natura sia tale da suscitare una certa dose di curiosità, una curiosità che deve venire alla fine gratificata.

In questo breve assunto ci sono due verità imprescindibili: la prima è che gli elementi di un giallo non devono essere racchiusi solo alla fine dell’opera, nel classico colpo di scena, bensì devono essere dosati con sapienza fin dalle prime battute; questo perché proprio come detto in precedenza, il giallo deve dare al lettore la possibilità d’investigare di pari passo con il protagonista. La seconda verità, molto importante per la riuscita di un buon giallo, è che tali elementi devono saper creare delle aspettative nel lettore, aspettative che una volta risolto il mistero devono essere ripagate. Che significa? Significa che un bravo giallista deve disseminare indizi che guidino il lettore lungo tutta la narrazione, avendo però l’abilità di mimetizzarli per non farli apparire troppo evidenti ai fini della risoluzione del caso. Ma soprattutto significa avere la capacità d’intrecciare tutti gli indizi per far sì che il mosaico, alla fine, risulti completo. Uno degli errori commessi più di frequente da chi si accinge a scrivere un giallo senza avere sufficiente dimestichezza con il genere è proprio quello di puntare su una grande quantità di elementi, scadendo spesso nei cliché, che alla fine non riescono a trovare né una propria dimensione né una propria funzione all’interno della storia, lasciando nel lettore una quantità più o meno rilevante di domande senza risposta. Personaggi che entrano in gioco solo il tempo necessario per dire o fare quello di cui la storia ha bisogno, destinati a sparire nell’oblio; armi che sbucano proprio al momento giusto quando durante tutto il romanzo non se n’era mai fatta menzione; impronte o tracce di DNA che nulla aggiungono e nulla tolgono alla fruibilità della storia; fortunose intuizioni o peggio ancora, fenomeni inspiegabili, magari paranormali, che tolgono le castagne dal fuoco al detective di turno. Questo atteggiamento richiede uno sforzo troppo marcato alla sospensione d’incredulità e fa crollare tutta la fiducia che il lettore ripone nel giallista: una sorta di tradimento che lo scrittore perpetra nei confronti del proprio interlocutore, portandolo fuori strada e impedendogli di godere della propria capacità intuitiva. E la cosa peggiore è questo non avviene quasi mai in maniera intenzionale; questi espedienti vengono usati soprattutto quando lo scrittore non è in grado di sostenere l’intreccio che ha creato e per uscire dalla situazione spinosa in cui si è cacciato ha bisogno di creare situazioni, eventi od oggetti che lo aiutino a venirne fuori.

Riallacciandoci alle regole di Van Dine, egli sosteneva che

il colpevole deve essere scoperto attraverso logiche deduzioni: non per caso, o coincidenza, o non motivata confessione. Risolvere un problema criminale a codesto modo è come spedire determinatamente il lettore sopra una falsa traccia per dirgli poi che tenevate nascosto voi in una manica l’oggetto delle ricerche. Un autore che si comporta così è un semplice burlone di cattivo gusto.

Chi scrive un giallo dovrebbe tenere a mente che le proprie scelte influenzano fortemente la capacità cognitiva del lettore, specialmente quando queste vengono stigmatizzate: scrivendo un giallo, un autore compie delle scelte che il lettore si aspetta siano consapevoli, che portino verso la soluzione del caso. Quando ciò non accade, il lettore si sente tradito.
Certo, un consumato giallista può anche permettersi di scherzare con il proprio lettore, sapendo che riuscirà comunque, grazie alle proprie abilità, a non deluderlo e a far sì che non si senta preso in giro. Ma per trasgredire le regole bisogna prima averle imparate. Chi si appresta a intingere per la prima volta la penna nell’inchiostro giallo, è bene che tenga a mente la famosa pistola di Cechov:

Se in un romanzo compare una pistola, bisogna che spari.

In altre parole, in un romanzo, soprattutto in un giallo, non devono essere introdotti più elementi rispetto a quelli necessari. Ogni elemento piazzato nella storia deve avere una propria funzione; se quella pistola non spara, il lettore deve comunque percepire che ciò sia accaduto per un determinato motivo, che sia stato l’autore a scegliere in maniera consapevole e funzionale di non premere il grilletto.

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D’AURIA, Massimo JR – Dissonanze

Titolo: Dissonanze
Autore: Massimo Junior D’Auria
Editore: Sogno Edizioni
Prezzo: 8,50 euro, c
Isbn: 978-88-96746-34-9
N. Pagine: 146
Genere: Noir/Thriller

In ogni esistenza c’è una lieve dissonanza pronta a esplodere con fragore, liberando il suo potenziale distruttivo…

 

I racconti che compongono “Dissonanze” indugiano principalmente tra il thriller e il noir, lambendo solo in parte gli elementi tipici di un horror sovrannaturale.
Massimo Jr D’Auria non è nuovo a opere simili: già un paio d’anni fa con il suo “Nero nr. 9” aveva dato vita a un’antologia dello stesso genere, che seppur peccando di qualche ingenuità imputabile all’inesperienza, si era rivelata un prodotto interessante e ricco di spunti, nel quale s’intravedeva un ottimo potenziale. Potenziale che in “Dissonanze” viene confermato, perché D’Auria non si limita a sfruttare gli stereotipi del genere: va molto più a fondo, esplorando l’orrore del quotidiano, indugiando sull’introspezione, scavando nell’anima dei protagonisti.
L’originalità di “Dissonanze” risiede proprio nella scelta di non giocare sui ribaltamenti, sui colpi di scena come sarebbe lecito aspettarsi da una raccolta di testi noir e thriller. Perché la penna dell’autore in quest’antologia diventa una flebo che instilla lentamente le gocce del sospetto, della paura, dell’ansia, fino a dare vita a scenari nitidi che non hanno bisogno del fattore sorpresa per colpire.

D’Auria usa focalizzazioni interne ed esterne, alternandole anche all’interno dello stesso racconto, con una prosa fluida e diretta. C’è da evidenziare che come in tutte le raccolte ci sono racconti più riusciti e meno riusciti. Alcuni li ho trovati troppo scarni, privi di un adeguato supporto motivazionale che indagasse le ragioni dell’orrore, come per esempio “Scrivere”, non a caso l’unico dei racconti che presenta un vero “colpo di scena” che però rimane confinato nell’ambito di un deus ex machina dando al racconto una sensazione di incompiuto.

Nel complesso in “Dissonanze” Massimo Jr D’Auria conferma le buone potenzialità mostrate nelle precedenti opere. La speranza di noi lettori appassionati del genere è che questo promettente autore napoletano prima o poi decida di abbandonare i racconti brevi per regalarci un bel romanzo, magari un thriller introspettivo.

VALUTAZIONE: 

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[EVENTI] Festival di narrativa poliziesca LA PASSIONE PER IL DELITTO

 

Il festival di narrativa poliziesca La Passione per il Delitto, giunto con successo alla sua undicesima edizione, cambia sede e formula: una tre giorni no stop di incontri letterari, aperitivi con l’autore, laboratori per bambini, corsi di scrittura creativa, da venerdì 19 ottobre a domenica 21 ottobre, nel centro espositivo e congressuale LarioFiere di Erba.

Una formula nuova, più snella ma che mantiene e garantisce la ricchezza di contenuti che ha sempre contraddistinto il festival. Il calendario sarà, infatti, fitto di appuntamenti con autori di fama sia italiani che internazionali, ci saranno dimostrazioni ed esercitazioni (come ogni anno) delle forze di polizia, una mostra d’arte, corsi di scrittura creativa e laboratori per bambini.

Altra importante novità da sottolineare, è che la Passione per il Delitto si arricchisce della Fiera del libro, edizione zero di una nuova fiera interamente dedicata all’editoria, “vetrina” per gli editori italiani, organizzata e ospitata a LarioFiere, in concomitanza alle giornate del Festival. Un doppio appuntamento, per un weekend interamente rivolto a chi ama i libri e ama leggerli.

Il criterio alla base del festival, che ne governa programma e contenuti anche in questa nuova veste, è favorire l’avvicinamento alla lettura di adulti e ragazzi, fino ai bambini in età prescolare a cui sono dedicate alcune attività.
Il programma ogni anno individua e invita nomi celebri e esordienti o autori di piccole realtà editoriali, ma sempre con una forte attenzione alla qualità dei contenuti, con la volontà di andare oltre le proposte commerciali e i successi da classifica, e aprire una finestra su quanto di migliore la cultura italiana e internazionale offre ogni anno.

Alla Passione per il Delitto arrivano i rappresentanti di una narrativa di qualità, capace di guidare anche alla scoperta di nuove voci del mondo editoriale. La lettura diventa così – soprattutto tra i giovani, da sempre presenti in gran numero agli incontri – una solida alternativa ad altre forme di divertimento.

Maggiori informazioni: http://www.lapassioneperildelitto.it/

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AA VV – Nerinchiostro

TITOLO: NERINCHIOSTRO
GENERE: ANTOLOGIA
ANNO: 2012
PAG: 156
ISBN: 978-88-96746-32-5
Prezzo: 8,50 euro
Editore: Sogno Edizioni
AUTORI:
Roberto Ciardiello
Antonino Lo Iacono
Enrico Scigliuzzo
Mauro Zanetti
Grazia Gironella
Enrica Aragona
Isabella Zangrando
Riccardo Carli Ballola

Tanja Sartori
Marco Migliori

Prima antologia della Sogno Edizioni, curata da Massimo Jr. D’Auria. 10 autori hanno dato vita ad un’opera che spazia fra i generi noir, thriller, horror, chiazzando di rosso le pagine del volume. 10 autori diversi, li accomuna il piacere del brivido e della suspance e il desiderio di instillare nel lettore attesa ed emozioni.

Oggi ho il piacere di parlarvi di quest’antologia di racconti horror, thriller e noir edita dalla Sogno Edizioni, dove sono presente anch’io con il racconto “Bianco come il buio”, che per forza di cose tralascerò di recensire. Ma oltre al mio ci sono altri nove racconti, che vi regaleranno un brivido freddo in quest’estate bollente. Io li ho letti in anteprima, e sono rimasta piacevolmente colpita dal livello dei testi, che ho trovato eterogenei e originali. Proviamo a vederli uno per uno, cercando di non cadere nello spoiler 🙂

Dietro il pagliaccio, di R. Ciardiello
Un racconto che prende a prestito uno degli archetipi classici dell’horror, il clown, e più precisamente quello che nell’immaginario comune è diventato il simbolo della paura: pennywise, pericolosamente vicino al buon vecchio Re del terrore. E se assieme a pennywise arrivano anche mescalina e whisky in quantità da rave, il botto è garantito.

Disgregamento, di A. Lo Iacono
Anche questo racconto gioca su una suggestione assai sfruttata: l’elisir di lunga vita, la formula dell’immortalità. Un racconto epistolare, quello di Antonino Lo Iacono, in cui le pagine del diario del professor Gray guidano il lettore attraverso un alchimia che potrebbe cambiare radicalmente il futuro dell’umanità. Una curiosa coincidenza: il protagonista si chiama Gray, e il racconto che precede “Disgregamento” ha a che fare con il pagliaccio di IT. Il nome Bob Gray vi dice nulla?

Tattoo, di E. Scigliuzzo
Separazioni dolorose, anatemi, malinconie di single forzati e ricerca di emozioni forti, magari in un tatuaggio tabori. Ma attenzione a scegliere bene il soggetto del tatuaggio, perché potrebbe rivelarsi una scelta… fatale.
Un racconto evocativo, denso, opprimente, che stuzzica i sensi e la fantasia.

La stanza buia, di M. Zanetti
Fino a dove può spingersi il desiderio di vendetta? Lontano, molto lontano, se nasce nella mente di un uomo disturbato, amante della lettura e capace di ordire trame degne del miglior giallista. Chiedetelo a Stefano, l’ispettore ispiratore, perdonate il gioco di parole. Ammesso che riusciate a trovarlo…

La corsa delle ventidue e quindici, di G. Gironella
L’autista di un autobus raccoglie storie. Raccoglie sguardi, promesse, sospiri. E nella solitudine delle corse notturne è facile stringersi ad anime perdute, finché quelle anime perdute spariscono nell’oblio. Ma tornano, tornano sempre. Tornano a indicare la via da percorrere, anche se le strade sono pericolose.

Fame di vita, di I. Zangrando
Cibo e passione, un binomio tanto classico quanto accattivante. Ma si sa, gli eccessi fanno male, tanto nel cibo quanto nella passione. E quando si diventa schiavi per amore, le conseguenze possono essere devastanti. Isabella Zangrando ci offre un racconto crudo nonostante le sue pietanze siano cotte a puntino. Un racconto che a tratti sconfina nel pulp e che stringe lo stomaco fino a provocare la nausea.

La galleria, di R. Carli Ballola
Un racconto delirante, onirico, sospeso tra sogno e realtà, oscillante tra vecchi rancori e nuove consapevolezze. Cosa deciderà di fare Vittorio? Andrà incontro al suo passato perdonando il padre morente o aprirà gli occhi sul futuro, lasciandosi tutto alle spalle una volta per tutte? La risposta è in fondo alla galleria, dovete solo arrivarci. Ma vi avviso, non sarà semplice…

Il sapore del ferro, T. Sartori
Tanja Sartori ci fa fare un viaggio della follia nella mente di un assassino: leggendo il suo racconto sembra davvero di assistere a una perfetta trasposizione del peggiore degli incubi. Una mente malata, una donna inerme, un’ambientazione terrificante. Elementi che si fondono fino a plasmare uno scenario di morte dove non c’è posto nemmeno per la speranza.

Album, di M. Migliori
Fotografie, vite da ricostruire attraverso le immagini in un mondo che non ha più spazio per la felicità. Fotografie che guidano il lettore attraverso cambiamenti a cui nessuno vorrebbe mai assistere. Fotografie che restano l’unica testimonianza di normalità in un mondo che di normale non ha più niente.

E in ultimo, faccio i complimenti a Massimo J. D’Auria, curatore dell’antologia, per la scelta sapiente e centellinata dei racconti, che formano una raccolta davvero piacevole da leggere. Si spazia dall’horror al noir passando per il thriller, senza mai annoiarsi e scoprendo le potenzialità di autori esordienti davvero in gamba.

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[CONCORSI] Premio Zucca (scad. 15/05/2012)

BANDO DI PARTECIPAZIONE Premio Zucca Spirito Noir – NARRATIVA NOIR 1^ edizione

PREMIO ZUCCA SPIRITO NOIR è realizzato dalla Società ILLVA di Saronno in accordo con il Courmayeur Noir in Festival ed altri soggetti pubblici e privati. Intende promuovere il lavoro degli autori, attraverso la pubblicazione del migliore elaborato in un volume apposito e mediante la premiazione del vincitore durante l’Edizione del Courmayeur Noir in Festival del 2012.

Art. 1 – Tema
PREMIO ZUCCA SPIRITO NOIR è un’iniziativa per una raccolta di opere brevi di narrativa noir, aperta a tutti coloro che si vogliano cimentare in un racconto sui temi del giallo e del mistero. L’elemento guida essenziale da inserire nel racconto è stato guidato, discusso e scelto sulla pagina Facebook Rabarbaro Zucca da Michele Riondino insieme ai fan della pagina durante il periodo 23/02/2012 – 05/03/2012: il tema scelto è “La notte”.
Le opere dovranno imprescindibilmente avere come elemento guida del racconto il tema “La notte”.

Art. 2 – Requisiti per la partecipazione
Il bando è rivolto scrittori esordienti, giovani scrittori, studenti ed appassionati italiani ed europei dai 18 anni in su, per offrire un’opportunità creativa sui temi del noir tra memoria, fantasia, cronaca e leggenda. Si richiede materiale inedito in lingua italiana che non sia stato premiato né presentato ad altri concorsi o già pubblicato, anche parzialmente, o presente sul Web. La partecipazione all’iniziativa è gratuita.

Art. 3 – Modalità di partecipazione
Sono ammessi racconti in lingua italiana originali e inediti a tema noir, per una lunghezza massima di 15 cartelle dattiloscritte (cartella tipo: 35 righe, 55 battute per un massimo di 2000 battute). Ogni autore potrà partecipare con massimo 3 opere.

Art. 4 – Scadenza
I racconti dovranno pervenire dal 12°marzo 2012 al 15 maggio 2012 all’indirizzo specificato all’articolo seguente (Art. 5). , nelle modalità indicate nell’articolo seguente (Art. 5)
La votazione della giuria e l’annuncio avverrà nella settimana a partire dal 4 giugno 2012.
Il libro sarà presentato e pubblicato tra giugno/luglio 2012.
La comunicazione e presentazione ufficiale della collana Spirito Noir Collection e del vincitore Premio Zucca Spirito Noir avverranno durante l’Edizione del Courmayeur Noir in Festival del 2012.

Art. 5 – Presentazione e invio dei materiali
Per partecipare al concorso, gli utenti dovranno collegarsi all’indirizzo https://www.facebook.com/rabarbaro.zucca diventare fan della pagina Rabarbaro Zucca cliccando “Mi Piace”, andare poi sul tab Premio Zucca e registrarsi.
La registrazione al concorso avviene attraverso la compilazione di un form (nome, cognome, indirizzo, sesso, telefono, CF, mail e campo captcha) e l’accettazione del presente bando con condizioni d’uso da parte della proposta da parte di Zucca.
La conferma della registrazione tramite l’invio di una mail all’indirizzo del partecipante appena iscritto. Le opere di tutti i partecipanti dovranno essere accompagnate, obbligatoriamente, da un breve incipit di circa 2 cartelle (massimo di 4000 battute).
Le opere dovranno essere caricate in formato PDF non protetto, verificando che il testo non sia convertito in tracciati. Gli autori dovranno inviare incipit, proposta e biografia caricandole dalla piattaforma dedicata, con possibilità di modificare i manoscritti nei 2 gg successivi all’upload tramite il link che riceveranno via mail.
Il sistema considererà come valida solo l’ultima versione caricata.
Incipit e versione integrale del testo verranno così pubblicati nello spazio dedicato.

Art. 6 – Selezione e valutazione delle opere
La Commissione di selezione sarà costituita da esperti della materia letteraria e Noir e da rappresentanti degli enti promotori. Le decisioni della Commissione saranno prese a maggioranza e saranno inappellabili. Verrà selezionato 1 solo autore fra tutti i partecipanti al concorso, l’opera del quale verrà pubblicata nell’antologia Spirito Noir Collection che sarà presentata nel corso del Courmayeur Festival 2012; fra essi verrà menzionato l’autore del racconto che sarà riconosciuto dalla stessa Commissione come il migliore.

Art. 7 – Esclusione delle opere
Verranno escluse dal concorso:
le opere che non si attengono al genere letterario citato;
le opere che contengono messaggi offensivi della morale pubblica o irrispettosi del comune senso del pudore, di carattere politico, discriminatorio o che comunque possano turbare o violare la sensibilità e la dignità altrui;
le opere che si discostano dalla lunghezza prescritta;
le opere che non rispettano le clausole imposte dal presente Bando di Concorso.
Per quanto non previsto dal presente Bando di Concorso, le decisioni su eventuali controversie o chiarimenti spettano autonomamente al Presidente del Premio, il cui giudizio è inappellabile.

Art. 8 – Premio
Il racconto vincitore verrà pubblicato in appendice ad un prestigioso volume di narrativa noir proposto nel 2012 da una qualificata casa editrice nazionale in collaborazione con Rabarbaro Zucca – Spirito Noir.
Il libro entrerà a far parte della “Premio Zucca – Spirito Noir Collection”.

Art. 9 – Trattamento dati personali, responsabilità e diritto d’autore
In esecuzione del decreto legislativo n. 196 del 30 giugno 2003 (Codice in materia di protezione dei dati personali), il partecipante fornisce il proprio consenso al trattamento dei propri dati personali. Ogni autore partecipante sarà responsabile per i contenuti della propria opera. Il candidato assicurerà, con specifica dichiarazione contenuta nel modulo di partecipazione, che l’opera presentata è originale, che non è mai stata premiata né presentata in altri concorsi, né mai pubblicata nemmeno parzialmente né immessa nella rete internet.
I partecipanti concederanno ai promotori dell’iniziativa il diritto, a titolo gratuito, di prima edizione delle opere inviate senza avere nulla a pretendere come diritto d’autore.
L’autore con la propria partecipazione si impegna a cedere i diritti di utilizzo ed autorizza la pubblicazione della propria opera su tutti i mezzi di comunicazione con limitazioni di tempo, 12 mesi e non per fini commerciali.
La partecipazione all’iniziativa implica l’accettazione da parte dei partecipanti di tutte le clausole e indicazioni contenute nel presente bando.

Art. 10 – Accettazione e clausole del Bando
La partecipazione all’iniziativa È GRATUITA ed implica l’accettazione da parte dei partecipanti di tutte le clausole e indicazioni contenute nel presente bando. NESSUN COMPENSO VERRA’ CORRISPOSTO AGLI AUTORI PARTECIPANTI NE’ AL VINCITORE.

IL BANDO ORIGINALE È CONSULTABILE  IN UNA NOTA PUBBLICATA SULLA PAGINA FACEBOOK DEL RABARBARO ZUCCA