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D’ASCOLA, Pasquale – Il viaggio di Cecchelin e Cyrano

Titolo: Il viaggio di Cecchelin e Cyrano
Autore: Pasquale D’Ascola
Editore: Società Editrice Dante
Genere: Diario intimista
Pagine: 199
Prezzo: 3,99 versione ebook
ISBN: 9788853438874

Un libro di Pasquale D’Ascola è un gioco. Attenzione però, non è un gioco semplice: “difficoltà all’inizio, come se l’autore stesso impedisse di entrare nella storia con troppi preamboli, reticenze, giustificazioni”, “scrittura elaborata ma mai fine a se stessa” ci avverte Guindani, intellettuale, saggista e teatrante svizzero. Ci si confonde tra i più piani narrativi, ci si perde nelle parole, si cerca ma non è certo si trovi subito il senso di quanto si legge. Gabriele Frasca scrive nella prefazione di Malone muore di S. Beckett: “…un libro non finisce, siete magari voi a finirlo, ma non lo finite mai una volta per tutte, e non appena lo richiudete, siatene certi, non può che tornare in attesa di finire ancora”. Anche il testo di D’Ascola, autore del nostro tempo, come i testi di Beckett non è semplice ma è finalmente un testo degno di attenzione. Le pagine di viaggio da Trieste a Marrakech dell’insegnante di storia Cecchelin e dell’amico e cognato, il grande chirurgo Karliç sono un susseguirsi di immagini che ci urteranno, incanteranno, confonderanno tra sogno e realtà. Rimarremo sospesi a cercare la fine e il senso di questo diario, tra dramma e leggerezza .

TRAMA

Il romanzo si basa sulla trascrizione ed editing di un misterioso diario del breve viaggio di Cecchelin e dei suoi cognati in Marocco. Le circostanze in cui il diario viene in possesso dell’editor, tramite l’anziano psichiatra Lassich, sono e rimangono oscure sia nell’introduzione che nel finale, annullando il possibile effetto ‘giallo’. La permanenza di Cecchelin in Africa è descritta attraverso una lente attenta ai dettagli, passa attraverso la dissenteria per soffermarsi su quadri minori di passanti e avventori, ripescando una serie di ricordi della vita a Trieste. Un guizzo di senso compiuto alla trama appare timidamente quando Cecchelin si interroga sulle motivazioni alla base del proprio matrimonio, conversando con una parte di sé che chiama Eterna Sentinella: ma l’insight muore rapido come è nato, rivelandosi una delle numerose elucubrazioni di Cecchelin.

PERSONAGGI

Cecchelin è senza dubbio il protagonista del romanzo, voce narrante della parte centrale. È un personaggio del quale conosciamo ogni ossessiva, pedante e disturbata sfumatura del carattere. I suoi pensieri sul mondo, arrotolati su loro stessi, mediano e condizionano lo spessore psicologico di ogni altro attore sulla scena: vediamo Deca, De Carli, la moglie Diana e tutti gli altri solo attraverso l’effetto che provocano nel protagonista. L’unico personaggio con una propria autonomia è Lassich: viene definito dall’editor del testo in maniera compiuta nella sua evasività e rigida aderenza all’ortodossia analitica, oltre a possedere l’indubbio pregio di essere riuscito a disfarsi con estrema eleganza dello scomodo e ingombrante paziente Cecchelin.

STILE E FORMA

Lo stile dell’autore è pieno, forbito, carico di riferimenti letterari e culturali espressi anche in diverse lingue. Nonostante lo spessore del background formativo sia palese, il risultato ottenuto è quello di affaticare la lettura, non tanto per la forma quanto per i contenuti: anzi è importante sottolineare come D’Ascola sfrutti una fluida sintassi riuscendo a rendere leggibile un materiale troppo denso.

Si nota inoltre una propensione e un piacere per i giochi di parole, i doppi sensi, gli ossimori, i paradossi e le sinestesie, tutte molto riuscite. Nel testo sono disseminate vere e proprie perle, una tra tutte il morire di pensione.

L’uso dei dialoghi è raro e pesante anch’esso: i dialoghi di D’Ascola non servono per mostrare azione o avvenimenti, ma solamente per punteggiare le riflessioni di Cecchelin mettendole a confronto con quelle dei compagni di viaggio.

GIUDIZIO

Lo scrivere bene e il fare narrativa sono due cose distinte. D’Ascola scrive bene, molto bene: una forma scorrevole, riflessioni profonde e cariche di ironia. Tuttavia, Il viaggio di Cecchelin e Cyrano è un testo privo degli elementi necessari a renderlo un romanzo. L’inquadramento all’interno di una cornice di ambiguità è inconsistente, poiché non contiene né svela alcun elemento del genere giallo; l’esordio, rappresentato dalla scelta di Lassich e Cecchelin di proseguire la terapia in maniera epistolare, è blando mentre la partenza per il Marocco è condizionata dagli eventi e non volontaria. Anche volendo essere morbidi su questi aspetti, non si può soprassedere il fatto che non ci sia uno spannung, e di conseguenza uno scioglimento. Cecchelin parte e torna rimanendo se stesso: il viaggio non è una metafora, non rappresenta una crescita, non porta con sé alcuna consapevolezza o cambiamento. Al momento del ritorno a casa il protagonista è il medesimo, arrogante e irrisolto professore di quando è partito, né peraltro ha mai aspirato a essere nulla di diverso: il lettore non può fare altro che subire il maniacale resoconto delle nevrosi e delle insicurezze di Cecchelin, chiudendo l’ultima pagina con un profondo respiro di sollievo.

VALUTAZIONE: 

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D’ASCOLA, Pasquale – Bambino Arturo et son vofabulaire hors de l’ordinaire

Titolo: Bambino arturo et son vofabulaire hors de l’ordinaire
Autore: Pasquale D’Ascola
Editore: Società Editrice Dante Alighieri
Pag: 125
Prezzo pdf: € 13,99

Bambino arturo et son vofabulaire hors de l’ordinaire è il titolo di una serie di avventure/situazioni con al centro un bambino che ama i vocabolari e che ai giocattoli preferisce le parole (e quindi gioca con loro). Una sequenza di fiabe per adulti (o per bambini accompagnati) attraversata da un indelebile, disarmato erotismo. Un esemplare ingresso al mondo in cui l’elemento veramente “fiabesco” è l’elaborazione multilinguistica, la gioiosa sperimentazione psicoverbale, l’alludere divertito alla grande tradizione letteraria, soprattutto a quella più vicina ai nostri giorni (Beckett, Gadda, Borges, Calvino tra gli altri). La peripezia di bambino arturo si svolge in dieci capitoli: 1. Mir bin mercante di pulci – 2. Il fracassatore di specchi – 3. Fenomenologìa dell’òrco – 4. Gambe lunghe nude – 5. La sconsacrazione della casa – 6. I fiori del cavolo nero – 7. The wooden soul – 8. Fenomenologìa degli orchi redux – 9. Mamma arturo va à la campagne – 10. Ariadne’slabyrinth, the entrance to ~ Li precede un Prologo e li segue una Postilla (Ciò che accadde dopo). Ogni capitolo è accompagnato dalle illustrazioni di Desideria Guicciardini.

Il libro non è adatto a chi vuole leggere per rilassarsi. Seguire i periodi lunghi e ben infarciti di termini e riferimenti che appartengono al mondo di Arturo non è banale ma è divertente se si ha la predisposizione e la volontà di farlo.

Il testo ha la struttura di una lunga sequenza di pensieri che si vorrebbero infantili e che per la maggior parte lo sono. Ogni tanto il termine forbito e specialistico spegne l’illusione di seguire Arturo e si constata che c’è qualcun altro a trasdurre il flusso mentale. Si scorge allora il narratoreche guarda con simpatica benevolenza il fanciullo e che non evita di metterci del suo ma pure, a volte, di mostrarsi palesemente. Subito dopo la carrellata prosegue senza indugiare, pena perdere il ritmo e doversi risincronizzare.

[…] bambino arturo non intende che cosa vuol dire, diventare grande, che tutto si allunga tranne la vita che, invece, pare procedere come una sonda spaziale,di quelle che suonano violini tzigani ai mortali d’altre regioni stellari o che lanciano messaggi targati algebra & co. e indietro non tornano più; indietro, ammesso che l’abbia dove sarà l’indietro di una nave spaziale in uno spazio a enne dimensioni, enne poi questa è curiosa, potrebbero essere pi o effe; bambino arturo è un bambino ponderato, o ponderoso.

Attraverso l’occhio disincantato di Arturo, l’autore dice la sua su molte questioni, la stessa frase: […]in uno spazio a enne dimensioni, enne poi questa è curiosa, potrebbero essere pi o effe[…], è del resto una considerazione che nel comune sentire, scevro da nozionismo matematico, ha un senso compiuto. Le perplessità di Arturo sono spesso quelle della persona media, che ha una capacità limitata di comprendere termini e situazioni specialistiche. Arturo tuttavia osserva e si interroga anche se non ha ancora tutti gli strumenti adeguati per rispondersi.

Molti sono i temi affrontati tra le righe. La morte, la religione, il sesso, e ancora la morte resa ancora più terribile da ulteriori situazioni a essa associate. Come l’immagine del forno crematorio che si trasforma nell’orrore puro suscitato dalle possibili associazioni per assonanza. La componente più anomala è forse la punteggiatura. Il testo risulterà poco fruibile per chiunque consideri la punteggiatura come qualcosa su cui l’autore abbia sì ampio potere discrezionale purché delimitato da paletti ben fissi. L’autore pone l’accento sull’insieme di proposizioni che definiscono un pensiero compiuto. In questo agglomerato, le virgole fluttuano a piacimento tra le risonanze.

Una lettura diversa, che va affrontata con consapevolezza, che riesce a strappare qualche sorriso e qualche riflessione dolceamara.

Conoscere il francese non è obbligatorio ma… aiuta.

Docteur Brouillard: Pardonnez-moi madame de la critique, mais j’observe quelà-de dans vous gardez un immense et menaçant sur moi, madame.

Madame de la critique: Oh là là, croyez-moi, monsieur le docteur, mon histoire etlestroisnoms de ma famillerendent un surmoi tout à faitsuperflu et trois, décidément c’est trop.

VALUTAZIONE: