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*** PROMOZIONE *** L’Erba del Diavolo, Fabrizio Fondi

cop_FondiCari amici di Mondoscrittura,

siamo lieti di annunciarvi che da oggi fino a venerdì 28 Marzo sarà possibile scaricare GRATUITAMENTE “L’Erba del Diavolo” di Fabrizio Fondi in tutti i principali bookstore on line. Per conoscere il romanzo, cliccate QUI. Il romanzo di Fabrizio ha ricevuto ovunque riscontri molto positivi, anche da portali esigenti come “La Stamberga dei Lettori”, che proprio ieri ha messo in palio una copia per il giveaway del suo quinto compleanno, decretando “L’Erba del Diavolo” come uno dei migliori dieci romanzi recensiti nel 2013.

E per chi non lo sapesse…

La sonnolenta estate di Grosseto viene macchiata da una scia di sangue senza fine: messe nere, sequestri, vendette ed esecuzioni si susseguono lasciandosi dietro solo terrore. Il ritorno alle origini di Matteo Rovere, ispettore reduce da 15 anni di servizio a Milano, si snoda tra le strade, le campagne e i boschi della provincia maremmana, alla ricerca di chi è arrivato in quei luoghi a seminare la morte. O di chi, forse, da quei luoghi non se n’è mai andato. Con uno stile incalzante e travolgente Fabrizio Fondi ci guida tra dannazioni terrene e promesse infernali, alla scoperta dell’inquietante Messo di Lucifero e del seducente Mago Edson. Perché Rovere è convinto che l’ambizione, la fame di successo, la sete di potere possano essere molto più pericolose del diavolo. Ma sarà davvero così?

Ecco alcuni link dove è possibile scaricare GRATUITAMENTE il romanzo:
KoboBooks
Amazon
Mazy
bookrepublic
BOL.it

E molti, moltissimi altri!

Aiutateci a entrare nella Top Ten dei romanzi più scaricati di Marzo… siamo sicure che non ve ne pentirete!

Le Streghe

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ARAGONA E. / DUCCESCHI L. – Vite in fumo

anteprima-vite-in-fumo-di-enrica-aragona-e-lu-L-6fKdVITitolo: Vite in fumo
Autori: Enrica Aragona e Luca Ducceschi
Genere: Thriller, Giallo, Poliziesco
Prezzo: Euro 0,99
ISBN: 978-88-98739-01-1
[xrr rating=4/5]

Il commissario Moretti, durante l’indagine su un omicidio, si imbatte in una serie di indizi che porta, inesorabilmente, a persone che fanno parte della sua vita privata. Ma non tutti i pezzi del mosaico sono disposti nel giusto ordine e quella che, a un certo punto, si presenta come una terribile consapevolezza, sarà solo preludio a una più amara e sconvolgente verità.

La presunzione non figura tra i sette vizi capitali, eppure dovrebbe. Lo impara a proprie spese, troppo tardi, il commissario Luca Moretti. Perché la convinzione di essere il centro del mondo induce gli individui a commettere errori fatali, letali quando di mestiere si combatte ogni giorno contro il crimine.

Vite in fumo” è un racconto dai ritmi serrati eppure scritto con un linguaggio morbido che mette a proprio agio il lettore. È come se gli autori ti facessero accomodare in salotto, offrendoti l’immancabile sigaretta. Al primo tiro sei già dentro: Laura è impertinente, il commissario incalzante. Paola è una figura evanescente che riempie la scena con la propria assenza. Gli indizi corrono veloci verso l’unica soluzione possibile, almeno in apparenza. Perché in ogni giallo che si rispetti, è necessario che la penna depisti senza ingannare. Milano intorno è grigia come il fumo che esce dalla paglia. E più la paglia brucia, più il commissario arde insieme a lei. Il tradimento fa male tanto a chi lo compie quanto a chi lo riceve? Può darsi. Il pentimento arriva troppo tardi, riempendo come da copione le fosse del Senno di Mai? È una delle variabili da mettere in conto. Quello che Moretti non ha calcolato è l’incrollabile convinzione del maschio: essere predatore e mai preda. Quando il mozzicone si spegne sul posacenere, con un ribaltamento finale degno del miglior Conan Doyle, resterete con un palmo di naso.

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SPARKS, F. G. – Ultimo domicilio sconosciuto

TITOLO ULTIMO DOMICILIO SCONOSCIUTO
AUTORE F. G. Sparks
EDITORE Narcissus.me
GENERE Giallo,Thriller,Horror
PAGG 105
PREZZO 1,99
[xrr rating=2.5/5]

Kim è minorenne, è incinta ed è scappata di casa. Mentre un investigatore privato la cerca per riportarla a casa la sua vita scorre, in una metropoli cupa e violenta ma capace anche di slanci di grande generosità, fino ad un tragico e disperato epilogo in cui si scoprirà che il destino di Kim è già stato deciso e pianificato…

In “Ultimo domicilio sconosciuto” ritroviamo i protagonisti del precedente “Sette anime dannate“, in particolare l’investigatore privato Colby Forester, poiché stavolta la presenza del poliziotto Samuel Bosley, figura di spicco della prima opera, è assai più marginale.
“Ultimo domicilio sconosciuto” è la storia di Kim, adolescente di buona famiglia che scompare improvvisamente dalla lussuosa villa dove vive con la matrigna e il maggiordomo a seguito della morte del padre. A indagare sul caso è chiamato Colby, che durante il percorso investigativo scoprirà i segreti che la ragazza si è portata dietro, in primis un misterioso fidanzato che la mette incinta, la convince a scappare per rifugiarsi in una squallida camera in affitto e poi sparisce lasciandola sola e senza soldi. Il drammatico epilogo che metterà in luce la verità arriva a sistemare le tessere del mosaico scomposto all’inizio.

Il romanzo si legge con piacere, cadenzato da un buon ritmo narrativo e da uno stile fluido, seppur viziato da qualche ripetizione di troppo. I personaggi sono delineati meglio rispetto all’opera precedente, anche se si sente comunque la mancanza di un background più accurato che riesca a renderli tridimensionali. Sarebbe magari stato utile inserire dei flashback per raccontare il passato di Kim, il rapporto con il padre scomparso anni prima, quello con la madre morta quando lei era solo una bambina e soprattutto quello con la matrigna, vera figura di spicco del romanzo. In questo modo la scelta di allontanarsi dalla villa di famiglia, oltre che a Kim, sarebbe stata chiara anche al lettore.

Anche qui, come avevo già evidenziato per “Sette anime dannate”, l’impianto narrativo è piuttosto elementare; e mentre nel precedente romanzo avevo puntato il dito contro gli stereotipi e i cliché utilizzati dall’autore, in questo caso devo dire che il problema principale sembra essere proprio l’intreccio, soprattutto in virtù della sua semplicità, che si traduce in un finale troppo “telefonato”.  Riducendo la critica ai minimi termini, si può dire che “Ultimo domicilio sconosciuto” non poteva finire in altro modo di come è finito: la mancanza di elementi di contorno, di personaggi e situazioni in grado di depistare il lettore, portano a un’interpretazione univoca che non può che essere quella corretta. A contribuire a questo cammino a senso unico c’è anche la scelta di caratterizzare il colpevole in maniera decisamente negativa fin dalle prime battute: schivo, sbrigativo, rigido, in poche parole troppo sospetto per non essere sospettato. In questo senso la scelta di introdurre una figura fondamentale ma di fatto assente come quella di Martin, fidanzato di Kim, per quanto risulti un buon espediente narrativo non basta a compensare la prevedibilità dell’impianto: sarebbe stato necessario giocare molto di più con questo personaggio, trasformarlo magari in uno specchietto per le allodole. Anziché limitarsi a mostrare solo i suoi lati positivi di compagno innamorato e premuroso, mettere in luce anche quelli che potevano apparire come lati negativi (paura delle responsabilità, insicurezza per il bambino in arrivo ecc…ecc…) in modo da creare sospensione e dubbio attorno alla sua figura.

Anche in questo caso ho trovato buone le sequenze dialogiche: le conversazioni tra i protagonisti sono accattivanti e verosimili, e riescono a ovviare alla mancanza di show don’t tell delle sequenze riflessive. Il linguaggio è realistico e il lessico, a tratti ruvido, appare adatto al genere affrontato. Ottime anche le ambientazioni, soprattutto quelle più povere, dal cui disegno si percepisce tutto lo squallore che l’autore vuole trasmettere.

Nel complesso credo che “Ultimo domicilio sconosciuto” presenti ancora delle lacune piuttosto importanti, ma le fondamenta sembrano essere più solide rispetto al romanzo precedente, il che non può essere che un buon segno per i lavori futuri di F.G. Sparks.

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L’ERBA DEL DIAVOLO, un romanzo di FABRIZIO FONDI

Mondoscrittura è lieta e onorata di presentare la sua seconda pubblicazione, un thriller dai risvolti esoterici e inaspettati del bravissimo FABRIZIO FONDI, già vincitore dell’ultima edizione del prestigioso concorso Mondadori “Carabinieri in giallo”.
Questo è un romanzo che ghiaccerà la vostra bollente estate, vi terrà con il fiato sospeso fino all’ultima pagina e vi farà scoprire una sonnolenta provincia italiana come non l’avreste mai nemmeno immaginata….

Signori e Signore, si alzi il sipario su

L’ERBA DEL DIAVOLO

cop_FondiTitolo: L’ erba del diavolo
Autore: Fondi Fabrizio
Editore: Mondoscrittura
Genere: Poliziesco / Thriller / Noir
Collana: Magia Nera
ISBN: 978-88-97960-0-27
Prezzo: Euro 12,00 edizione cartacea – Euro 1,99 edizione digitale

Il romanzo di Fabrizio Fondi, che inaugura la nostra collana MAGIA NERA dedicata ai thriller, noir, polizieschi e gialli, racconta la difficile indagine dell’ispettore Matteo Rovere, rientrato a Grosseto dopo una lunga permanenza a Milano. Rovere ritrova una provincia devastata dal Male, dove si muovono strani maghi e Messi infernali.

La sonnolenta estate di Grosseto viene macchiata da una scia di sangue senza fine: messe nere, sequestri, vendette ed esecuzioni si susseguono lasciandosi dietro solo terrore. Il ritorno alle origini di Matteo Rovere, ispettore reduce da 15 anni di servizio a Milano, si snoda tra le strade, le campagne e i boschi della provincia maremmana, alla ricerca di chi è arrivato in quei luoghi a seminare la morte. O di chi, forse, da quei luoghi non se n’è mai andato. Con uno stile incalzante e travolgente Fabrizio Fondi ci guida tra dannazioni terrene e promesse infernali, alla scoperta dell’inquietante Messo di Lucifero e del seducente Mago Edson. Perché Rovere è convinto che l’ambizione, la fame di successo, la sete di potere possano essere molto più pericolose del diavolo. Ma sarà davvero così?

L’Erba del Diavolo è acquistabile sul nostro sito, senza alcuna spesa di spedizione. È disponibile in formato cartaceo oppure in eBook.
Sempre cliccando sul link sovrastante avrete anche la possibilità di leggere un corposo estratto.

Ed ecco anche la nostra locandina!

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Rimanete con Mondoscrittura, perché a breve presenteremo il nostro terzo titolo, e vi promettiamo che anche questo sarà un romanzo da non perdere, che vi accompagnerà lungo le calde giornate estive fino a… beh, fino a ottobre, ma questa è un’altra storia che vi racconteremo più in là 😉

BUONA LETTURA!

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BALDONI, Stefano – La gabbia invisibile

Titolo: LA GABBIA INVISIBILE
Autore: STEFANO BALDONI
Editore: GRECO & GRECO
Genere: POLIZIESCO /SCI-FI
Pagine: 314
Prezzo: € 12,50
ISBN: 9788879806978

Un futuristico esperimento di realtà virtuale che avrebbe dovuto rivoluzionare il mondo dei videogiochi si tinge di giallo in seguito alla misteriosa morte di uno dei protagonisti. Elena Paci, psicoterapeuta e moglie della vittima, non crede alle motivazioni poco credibili della polizia e delle istituzioni che cercano con tutti i mezzi di insabbiare l’accaduto. Dietro al gioco di ruolo si nasconde, infatti, un progetto delirante di manipolazione mentale, orchestrato da mani abili e influenti. Elena, in un percorso doloroso e contorto, scoprirà che in questa strana realtà parallela, fatta di elettrodi, reti neurali, computer, farmaci proibiti, codici e sogni che si confondono con la realtà, nulla è ciò che sembra essere.

L’incipit di questo romanzo potrebbe far pensare a un poliziesco old style, dove Fegiz, un funzionario intuitivo e appassionato, è alle prese con il classico uomo che sembra essere “stato suicidato” per implicazioni sociopolitiche. A incorniciare il quadro dei cliché c’è l’immancabile vedova, che altra professione non poteva svolgere se non quella di psicologa, che già dal primo incontro intenerisce e attrae il nostro commissario spingendolo a uscire dai canali tradizionali d’indagine per aiutarla nella ricerca della verità.

Dopo questo prologo, indubbiamente di stampo tradizionale, si entra lentamente – forse troppo lentamente – nel vivo della storia, iniziando a inanellare una lunga serie di personaggi di paragrafo in paragrafo. L’introduzione di tutte queste figure, più che alla conoscenza del lettore sembra mirata solo a costruire la trama: Elena, Luca, Adriano, Alessandro e tutti gli altri sono cavie inconsapevoli di un losco esperimento portato avanti da una software house, che ufficialmente sta sviluppando un nuovo gioco di ruolo, in cui è necessario collegare i giocatori a macchinari in grado di controllare le loro reazioni psicofisiche; ufficiosamente, invece, alle cavie viene somministrato un farmaco dalle pericolose controindicazioni per uno scopo assai poco nobile.

Inizialmente la decisione di spostare il focus dall’inchiesta a una serie di figure apparentemente slegate tra loro potrebbe risultare piuttosto destabilizzante: in poche pagine ci troviamo di fronte a una miriade di nomi che risulta davvero difficile metabolizzare. Questa scelta implica anche l’impossibilità di creare empatia con i protagonisti, le cui personalità non vengono approfondite in maniera sufficiente. Ben presto però ci si accorge che ne “La gabbia invisibile” non sono i personaggi a fare la storia, ma viceversa: si parte da un’idea e ci si costruisce attorno uno scenario complesso e intricato. Le tante figure introdotte da Baldoni appaiono dunque come burattini narrativi, necessari a dare ordine a una trama che si basa sul dualismo reale-virtuale, sfruttando passaggi onirici e giocando sull’incapacità di distinguere il sogno dalla realtà. In mezzo ci sono giochi di potere e messaggi, non troppo subliminali, su quanto la nostra quotidianità sia condizionata dalle manipolazioni, mediatiche e non solo.

Nel complesso “La gabbia invisibile” è un testo che si lascia leggere, presentando però alcuni difetti che a mio parere ne compromettono la piena maturità; partendo da un’analisi puramente narratologica c’è da dire che la scelta di puntare tutto sull’idea è piuttosto rischiosa: un romanzo dovrebbe avere un personaggio – o più di uno – che funga da motore della macchina narrativa. Quando questo manca, la storia si trascina stancamente fino alla fine senza che ci si senta mai realmente coinvolti; l’impossibilità di immedesimarsi, di fare proprie le storie dei protagonisti, proietta il lettore nel ruolo di spettatore passivo, costretto a seguire le vicende dall’esterno senza riuscire mai a entrarci dentro veramente.

Ne “La gabbia invisibile” vengono introdotti molti elementi d’interesse che però non appaiono sfruttati a dovere, preferendo mescolarli in un gran calderone di azioni e reazioni prive di un vero e proprio supporto motivazionale. La mancanza di un attore principale, di una mente più analizzata e sviscerata, in grado di guidare il lettore attraverso la storia si fa sentire parecchio, poiché ci troviamo di fronte a un romanzo che trae la propria forza dal tentativo di descrivere il fragile equilibrio tra razionale e irrazionale, tra potere e debolezza, tra reale e irreale, tra moralità e corruzione. Quello che mi è piaciuto meno è proprio la scarsa caratterizzazione dei personaggi, unita a delle scelte un po’ troppo stereotipate che stridono con l’atmosfera di modernità di cui il romanzo è impregnato.

Manca dunque un vero e proprio elemento di spicco, quel quid che rimanga impresso nella memoria, in grado di sganciare il testo dai cliché per farlo brillare di luce propria. Credo che con qualche sequenza descrittiva in meno e un po’ di coraggio narrativo in più, “La  gabbia invisibile” sarebbe potuto essere un testo più ricco e accattivante.

VALUTAZIONE: sufficiente

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FERRARI, Raffaella – Il caso della donna scomparsa

Titolo: Il caso della donna scomparsa
Autore: Raffaella Ferrari
Editore: Narcissus self publishing
Pagine: 106
Prezzo: ebook 1,99

Nella suggestiva cornice di un borgo marinaro spezzino, una nobile signora milanese in vacanza, scompare misteriosamente e pochi giorni dopo l’amante del marito viene trovata barbaramente uccisa nello yacht del suo fidanzato ufficiale, il conte Guglielmo Maria Bellini. Il Maresciallo Saverio Lo Giudice indaga, ma questa volta viene coinvolto in modo più intimo e personale. Intanto a pochi chilometri di distanza, nel verde delle colline della Lunigiana, anche Lucilla Ferrino indaga, ma su un altro piano, quello della psiche umana: cosa ha visto il giovane Alessandro Vannucci per essere così spaventato? I colpi di scena si susseguono. I possibili assassini sono molti. Chi ha ucciso la giovane e spregiudicata Melissa Re? Il fidanzato tradito? La moglie gelosa? Il nostromo omosessuale o qualcun’altro? In un finale carico di pathos tutti i fili pendenti verranno riannodati per dare un nome all’assassino. Ma una domanda rimarrà senza risposta: quanta colpa c’è effettivamente nell’errore?

Il caso della donna scomparsa è un giallo che intreccia molti degli elementi peculiari del genere: un omicidio, una lista di sospettati, un brillante funzionario di polizia, un adolescente impaurito, una psicologa che coadiuva le indagini – sebbene in maniera poco convenzionale – e una serie di moventi più o meno attendibili. A far da cornice a un caso già di per sé piuttosto intricato, c’è la scomparsa di una nobildonna dal carattere ruvido: Maria Gabriella Torre Roscotti, per gli amici Dedè, amica fraterna del conte Carlo Alberto Bellini e protagonista di un furibondo litigio con la vittima poche ore prima della scomparsa.

Due sono quindi i filoni principali d’indagine che s’intrecciano e si accavallano, svelando i misteri dei protagonisti: l’omicidio di Melissa Re e la scomparsa di Maria Gabriella. Filoni che non si ricongiungeranno in uno scioglimento univoco, sebbene restino strettamente collegati l’uno all’altro.

Sullo sfondo troviamo piacevoli scorci di una Liguria accogliente e quasi materna. E proprio la maternità sarà il filo conduttore delle vicende, il tema centrale dell’intera esposizione, una maternità che per qualcuno sarà una chimera, per qualcun altro motivo di vendetta. Quanto sia fondamentale questa componente viene sottolineato anche dalle lunghe digressioni di Lucilla, la psicologa, che racconta con passione e profonda benevolenza la sua esperienza di madre premurosa e soddisfatta.

Gabriella Ferrari ci introduce in un mondo di miseria e nobiltà dove la bramosia, non solo di beni materiali ma anche di affetti, spinge i protagonisti oltre i confini del lecito.
L’autrice sceglie di adottare diversi punti di vista: un’esposizione in prima persona quando le vicende s’incentrano sulla psicologa, un narratore onnisciente quando l’inchiesta prende il sopravvento. In quest’ottica la costruzione stilistica appare ben gestita, scevra da errori di focalizzazione e con un ottimo bilanciamento tra sequenze attive e riflessive.
I personaggi sono delineati quel tanto che basta a renderli verosimili; non ci troviamo di fronte a un noir dove l’introspezione diventa peculiare, bensì in un poliziesco “old style”, dove l’indagine dovrebbe restare il fulcro delle vicende. Tuttavia gli elementi secondari impreziosiscono in maniera sapiente, e in un certo senso salvifica, una storia che non presenta spunti particolarmente originali, il cui scioglimento appare piuttosto prevedibile.

Pur presentando difatti una buona linearità di contenuti, una base strutturale ben delineata e una costruzione quasi del tutto priva di incongruenze, il tessuto narrativo rimane fragile e il fattore giallo non riesce a predominare. Sono i sentimenti a venir fuori con maggiore prepotenza con il risultato di indebolire l’interesse per l’intreccio, e a conquistare la benevolenza del lettore più che la componente poliziesca è la bordatura delle vicende: l’impressione che si ricava leggendo questo romanzo è che la sua piacevolezza non dipenda tanto dall’intessitura, quanto piuttosto dalla scrittura della Ferrari, che riesce a sopperire alla carenza di stimoli della trama e all’abuso di stereotipi attraverso le dolci pennellate con cui riempie le sue pagine. Il libro si lascia leggere volentieri fino alla fine, prendendo per mano il lettore e accompagnandolo in una piacevole passeggiata senza scossoni, che si dispiega lungo il meraviglioso scenario di una Liguria profumata e fragrante. Poco adatto, dunque, a chi si aspetta una storia dal ritmo incalzante e un’indagine avvincente, molto più consigliato a chi ama le storie ben scritte in grado di cullare dolcemente il lettore fino all’ultima pagina.

VALUTAZIONE: sufficiente

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PRANDINI, Alessandro – Tutto cambia

Titolo: Tutto cambia
Autore: Alessandro Prandini
Editore: Tm Edizioni Terra marique
Pag: 160
Genere: Giallo
Prezzo cartaceo:€ 15.00

È una domenica sera di marzo quando Sara Fiorentino, vicecommissario in forza al commissariato “Due Torri” di Bologna, riceve una segnalazione dal centro operativo: è stato ritrovato il cadavere di un uomo, Giulio Roversi, noto professore universitario. La scena fa supporre che si tratti di suicidio: Roversi, al momento dell’intervento della polizia, impugna ancora il revolver con cui si è sparato. Il commissario Giorgio Scozia, che conosce Roversi sin dai tempi dell’università, non crede però alla tesi del suicidio. Inizia così per i due poliziotti un’insolita indagine, all’inseguimento di una verità che cambia di continuamente di forma fino al colpo di scena finale.
http://www.commissarioscozia.it/p/index

Un commissario a cui piace riflettere. Sugli eventi e sull’esistenza nelle sue molte sfaccettature. Inizia a indagare su Giulio Roversi in un momento particolare, dopo il suo cinquantesimo compleanno, quando si sente più sensibile alla solitudine che circonda la sua vita privata.

Cinquanta.
Scandì la parola ad alta voce. Il numero così tondo un po’ lo infastidiva. Quegli anni erano evaporati con la stessa rapidità del brandy dal bicchiere.

Il commissario Scozia e la sua squadra si muovono con padronanza dentro Bologna. Per lavoro ma anche durante la vita oltre la divisa. La verosimile familiarità col territorio unita alla leggerezza del linguaggio rende fluido lo svolgersi delle indagini immergendo il lettore nella vicenda con naturalezza. La psicologia del commissario Scozia e quella del suo braccio destro, l’ispettrice Sara Fiorentino, emergono soprattutto nei gesti quotidiani e nella dialettica che li vede colleghi affiatati e sincroni, legati da una speciale empatia.

La struttura di Tutto cambia ricalca quella del giallo classico laddove la linearità delle scene coinvolge in crescendo nonostante i siparietti che si aprono su spazi privati, momenti che comunque non interrompono il filo della narrazione. Sebbene il riflettore inceda sull’ispettrice Fiorentino e sul commissario, l’autore riesce a tracciare rapidi ritratti anche dei personaggi comprimari, non da ultimo quello del presunto suicida Giulio Roversi.

Scozia viene presentato come un intuitivo e proprio la sua intuizione sposata a ricordi più o meno recenti connessi a Roversi, amico di vecchia data, lo spingono a non accettare una classificazione del caso che appare scontata.

Tu hai talento. Lo possiedi per tante cose. E questo ti rende un uomo dalla personalità complessa e interessante. Scrivi poesie. Suoni il pianoforte. Hai passione per la filosofia della matematica, e ti ho già detto che se tu avessi voluto avresti potuto con facilità seguire la carriera accademica. Poi però manchi di ambizione, di quel pizzico di cinismo che ti consentirebbe di raggiungere buoni risultati in ognuna di quelle attività.

Come detto, le indagini di Scozia si svolgono accompagnate da una continua analisi su stesso e sulle proprie scelte, mentre elementi nuovi si inseriscono nell’indagine Roversi e ampliano il raggio di investigazione. Una storia sfaccettata, dunque, che si concretizza in una lettura rilassante, che prende senza richiedere grossi sforzi logico deduttivi. Parte delle energie del Prandini, infatti, sono utilizzate per delineare un personaggio solido e riutilizzabile, uno sforzo che può dirsi riuscito.

VALUTAZIONE: 

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ELLROY, James – Dalia Nera

Titolo: Dalia Nera

Autore: James Ellroy
Editore: Oscar Mondadori
Genere: Poliziesco noir
Pagine: 349
Prezzo: €  9,50
ISBN: 9788804532705

Non si muovono certo in un mondo di illusioni Lee e Dwight, poliziotti, pugili, amici. Eppure il pericolo più grave per loro non arriva dalla folla di relitti umani e delinquenti che li circondano, né dalla violenza e dalla corruzione di Los Angeles, né da Kay, la donna di cui entrambi sono innamorati. È un orrido delitto a sconvolgere per sempre la loro vita: il massacro di Elizabeth Short, la “Dalia Nera”, ragazza leggera, allegra, imprudente, prostituta a tempo perso. Una delle tante vittime consenzienti dello show business e soprattutto di sé stessa. E quando Lee scompare misteriosamente, per Dwight le indagini si trasformano in una tremenda ossessione.

TRAMA

Il romanzo è ispirato a un caso irrisolto di cronaca nera nella Los Angeles dell’immediato dopoguerra. L’autore ha scelto un’aderenza ai fatti rasente il plagio, al punto di utilizzare nel romanzo alcuni nomi reali delle persone coinvolte nel caso, oltre alla vittima. Questa scelta è l’unica in grado di  spiegare il perché di una trama tanto sfilacciata. Dwight e Lee sono due poliziotti ex pugili: si conoscono grazie a un incontro di boxe costruito appositamente per raccogliere fondi per la polizia di Los Angeles. Indipendentemente dal risultato del match, diverranno soci alla Squadra Mandati.  Insieme a Kay, casta convivente di Lee ed ex “pupa del gangster”, vivranno insieme dei mesi in cui il trio assomiglia quasi a una famiglia. Il ritrovamento del corpo della Dalia Nera muta per sempre le regole non scritte della loro vita. Dwight è a caccia della verità e dell’assassino, ma  questa “verità” sopraggiunge con una progressione stile scatole cinesi, e lascia spossato il lettore che continua a domandarsi: sarà questo, infine, l’assassino torturatore? La commistione tra cronaca e narrativa è troppo marcata, poiché la migliore capacità stilistica non può sopperire l’assenza di un climax e di uno scioglimento adeguato. La conclusione fatiscente lascia quindi insoddisfatti, perché non ripaga dalla fatica dovuta a una lunga navigazione in un mondo squallido popolato di poliziotti corrotti, violenza gratuita, perversioni sessuali e ossessioni personali.

 PERSONAGGI

Dwight è la voce narrante, e la scelta di scommettere contro se stesso nell’incontro di boxe contro Lee non contribuisce a renderlo un personaggio simpatico: il fatto che usi il denaro per sistemare il padre pazzo in un’adeguata casa di riposo non lo basta a riabilitarlo. Il gesto tuttavia si rivela un’inezia quando inizia a lavorare in coppia con Lee. Quest’ultimo vive in preda ai sensi di colpa per la  scomparsa della sorellina di nove anni mai ritrovata, e il caso della Dalia Nera sembra sguinzagliare in lui dei mostri malamente tenuti a bada. Il comportamento di Lee diventa sempre più irrazionale, fino a sparire già nel primo terzo del romanzo. Quello che sembrava un lavoro per due diventa una lunga cavalcata solitaria, nella quale l’ossessione di Dwight per la Dalia cresce proporzionalmente alle scorrettezze che compie. L’indagine si trasforma in un castello di bugie, con una girandola di personaggi che si muovono nel “circo”: l’immagine della polizia di Los Angeles ne esce malconcia, tra intrighi politici, corruzione, estorsioni, confessioni estorte con la violenza. Compare una Madeleine, sosia della Dalia, e Dwight si sposa con Kay: entrambe le donne si dimostreranno bugiarde e inconsistenti. Nelle loro aberrazioni, comunque, ogni personaggio risulta credibile e verosimile. L’unico vero personaggio poco credibile è proprio Dwight: è un buono che si comporta da cattivo (quindi cattivo), per essere un poliziotto la sua capacità di legger le menzogne di chi gli sta vicino sono pari allo zero, e come investigatore non solo insabbia informazioni al Distretto ma le registra e le utilizza quando ormai è troppo tardi. La maggiore carenza, infine, riguarda la sua ossessione per la Dalia, della quale non si comprendono le motivazioni del personaggio: riusciamo a spiegarle solo nelle ossessioni dell’autore, la cui madre è stata uccisa senza che l’assassino fosse mai trovato. La commistione tra vita reale e narrativa in questo passaggio è decisiva: chi non conosce le vicende personali di Ellroy non potrà mai capire l’amore e il rispetto di Dwight per la Dalia.

 STILE E FORMA

Lo stile dell’autore è asciutto e crudo come la vicenda che narra. Ellroy non  fa sconti, e la sua prosa arriva come una stilettata in pieno volto. Al termine della lettura, la nostra conoscenza del gergo della polizia e delle nefandezze della Los Angeles del dopoguerra si può definire esaustiva. Parlando di se stesso, l’autore dice di essere molto bravo a “Trasformare la merda in oro”. Non sarà oro, ma si tratta di una buona prosa.

GIUDIZIO

Raramente mi è capitato di leggere un romanzo dove violenza, oscenità e perversioni la facessero da padrone senza un attimo di respiro. Gli eccessi dei poliziotti non si stemperano nella vita quotidiana,  le ossessioni lavorative si fondono con le idiosincrasie familiari, la menzogna rende ogni personaggio indifendibile. Non c’è scampo, nessuno scoglio dove riprendere fiato prima di riprendere la navigazione nel mare infinito delle aberrazioni del genere umano. Il poliziotto che sceglie di farsi giustizia da solo, e che per soprammercato  anzi decide quale cattivo condannare e quale insabbiare non raccoglie in nessun modo la mia simpatia. Il romanzo è ben strutturato per tutta la prima parte, ti tiene avvinto quasi fino al termine, ma la sequela conclusiva di sospettati, aggravata da una serie di coincidenze inverosimili e sbrigative, fa calare l’interesse e uccide la sospensione di incredulità.

VOTO FINALE: [rating=6]