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Mondoscrittura a Più Libri Più Liberi 2013

Mondoscrittura sarà presente nello spazio BIBLIOLIBRERIA della Fiera Nazionale della Piccola e Media Editoria Più Libri Più Liberi edizione 2013, che come di consueto si svolgerà a cavallo del ponte dell’Immacolata.

La Bibliolibreria è uno spazio collettivo gestito dalle Biblioteche di Roma. I libri potranno essere acquistati al prezzo di copertina o presi in prestito dai visitatori che li dovranno poi restituire in una delle Biblioteche del circuito comunale che si impegnano all’acquisto del volume.

Sono previsti degli slot per le presentazioni dei nostri romanzi.

Vi aspettiamo al

PALAZZO DEI CONGRESSI di Roma

Piazzale J.F. Kennedy 1

dal 5 al 8 Dicembre 2013

Per maggiori informazioni potete consultare il sito internet della manifestazione.

Non mancate!

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Presentazione romanzo IO CHE NON ERO COME LEI, Enrica Aragona

FEDINA? FORSE PERCHÉ ERO TONDA COME UN ANELLO NUZIALE? NON LE DISSI CHE QUEL NOMIGNOLO MI FACEVA SCHIFO; SE A LEI PIACEVA CHIAMARMI COSÌ, ME LO SAREI FATTO PIACERE ANCH’IO.

Sabato 11 Maggio a partire dalle ore 20.00 Grimilde presenterà il suo ultimo romanzo pubblicato con L’Erudita Editrice “Io che non ero come lei” al RADIO WUONZ LIVE CLUB di Via Nemorense 145 a Roma.

Siete tutti invitati!

Ormai trentenne e scrittrice affermata, Federica crede di essersi lasciata la sua vecchia vita alle spalle. Adesso lavora alla sua terza pubblicazione, un romanzo poliziesco, ha una relazione più o meno fissa, e cerca di andare avanti nonostante imomenti in cui cede all’autocommiserazione, retaggio di anni vissuti in continua lotta contro l’obesità, un problema ormai superato ma che ha profondamente segnato il suo animo. Ma il passato si presenta alla sua porta in piena notte, con il suo carico di questioni irrisolte, domande senza risposta e drammi personali, nelle sembianze della sua ex migliore amica, Laura, una ragazza apparentemente superficiale e infantile, che tuttavia nasconde un terribile segreto. Federica si ritrova quindi a fare di nuovo i conti con eventi della sua adolescenza che aveva voluto dimenticare, finché non si renderà conto che la verità non è mai semplice o scontata e che i propri problemi, per quanto possano apparire insormontabili, sono spesso un filtro ingannevole della realtà, e inducono a formulare giudizi erronei su chi ci è vicino. Con un romanzo che alterna finestre sul presente e sul passato e uno stile ironico e scorrevole, Enrica Aragona descrive il senso di inadeguatezza e la frustrazione di una ragazza che vive l’adolescenza “a riflettori spenti”, costretta a convivere con il dramma dell’obesità e ad attraversare fasi di disturbi alimentari ancora più gravi, ma anche il loro superamento, l’affermazione di una personalità più adulta e, infine, uno scontro finale con gli spettri del proprio passato.

Enrica Aragona nasce a Roma sotto il segno del Leone. Sociopatica per natura e spocchiosa quanto basta, ama gli animali e detesta la maggior parte delle persone, essendone felicemente ricambiata. Questo è il suo terzo romanzo.

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Libri come. Festa del Libro e della Lettura – 14/17 Marzo Roma

Auditorium Parco della Musica , una produzione Fondazione Musica per Roma.

Dal sito dell’evento.Dopo il ciclo delle anteprime, con Latouche, Marías, Monti-Goulard e Wilbur Smith, ecco al via la quarta edizione di Libri come, una fitta serie di oltre cento appuntamenti che animerà ogni spazio dell’Auditorium Parco della Musica: dalle sale tradizionali al reinventato Spazio Garage con le sue tre officine.
Conferenze, dialoghi, tavole rotonde, reading, video e mostre sono alcune delle forme attraverso le quali si svolgerà il racconto delle idee suscitato dai libri più interessanti di questi mesi. Il racconto della scrittura e della lettura resta, anche in questa edizione, uno dei percorsi principali che attraversa molto del programma della Festa del Libro e della Lettura ma c’è un tema, dettato dalla recente storia del nostro tempo, che possiamo considerare il tema principale di Libri come: Come gli assetti politici ed economici dell’Europa, e ancor prima quello culturale, sono cambiati per colpa della crisi?
Insomma è il nostro destino comune di europei che abbiamo affidato alle riflessioni di una pattuglia di scrittori del vecchio continente: Javier Cercas, Petros Markaris, Fernando Savater, Catherine Dunne, Uwe Timm, Frank Westerman, Miljenko Jergović, Dragan Velikić, Matti Rönkä. Oltre alle conferenze due maratone sono dedicate alle sfide che attendono l‘Europa, una è affidata agli scrittori e un’altra ai saperi tecnici di economisti e sociologi. L’arco della settimana di Libri come si apre domenica 10 con David Grossman, il potere della letteratura di fronte al dolore, e si conclude la domenica successiva con Salman Rushdie, il potere della letteratura di fronte al potere tout-court. In mezzo le mattinate dedicate alle scuole con lezioni sul giornalismo e sulla lingua italiana.
I grandi autori italiani, da Aldo Busi ad Andrea Camilleri, le lezioni d’autore di Giorgio Agamben, Roberto Calasso, Massimo Cacciari e Massimo Recalcati, i dialoghi tra uno dei più importanti narratori americani, Richard Ford, con Sandro Veronesi, quelli tra Alessandro Piperno e Walter Siti sul realismo in letteratura, e ancora Umberto Galimberti su cristianesimo e modernità, tra Marco Malvaldi e Maurizio De Giovanni su come nascono le loro storie, la serata noir con Massimo Carlotto, Gianrico Carofiglio e Giancarlo De Cataldo.
Il romanzo familiare è il perno del dialogo fra Simonetta Agnello Hornby e l’israeliana Zeruya Shalev. Due autori e attori come Nanni Moretti e Fabrizio Gifuni terranno due reading a partire dal loro incontro di lettori con Goffredo Parise e Carlo Emilio Gadda. Le ormai puntuali tavole rotonde dedicate al futuro del libro e dell’editoria, quella dedicata agli esordienti.
E ancora l’incontro con un maestro come Ermanno Olmi, la lezione d’arte di Peter Greenaway le tante presentazioni, reading e tavole rotonde che affolleranno il Garage, dove saranno presentati in anteprima alcuni fra i romanzi più importanti della stagione.

il programma dell’evento

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PALUMBO, Luca – Un maledetto freddo cane

Titolo: UN MALEDETTO FREDDO CANE
Autore: LUCA PALUMBO
Editore: LORUSSO
Genere: NARRATIVA CONTEMPORANEA
Pagine: 276
Prezzo: Euro 12,00

L’esperienza di un inverno sui “Pullman della solidarietà” per senza fissa dimora di Matteo Furst, operatore sociale al confine tra due mondi in bilico e apparentemente distanti, in una Roma ostile e dalle relazioni umane glaciali, senza pietismi, con uno stile diretto e cinematografico.

La vita di Matteo Furst arranca tra le strade umide e sporche di una Roma diversa da come siamo abituati a conoscerla. È la Roma sudicia e cinica dei senzatetto, dei tossici, delle puttane, dei disadattati, delle anime rassegnate. È Roma perché ci sono la stazione Ostiense e il Mastro Titta, il Colosseo e gli anfratti di San Lorenzo, ma potrebbe essere qualunque metropoli italiana dove i barboni si afflosciano su marciapiedi luridi in compagnia di cartoni di vino da discount, dove i pub accolgono gli ultimi intorpiditi visitatori di notti lontane dalla movida.

Matteo trascorre giorno e notte tra i fantasmi che affollano la sua vita; fantasmi che si materializzano con le sembianze dei suoi barboni, gente che nessuno vede e che nessuno vuole vedere, ma soprattutto fantasmi che albergano dentro di lui, conseguenze della destabilizzante vita famigliare che il giovane Furst ha trascorso in Molise. I senzatetto con  cui Matteo si trova a condividere le fredde nottate invernali appaiono dunque come propaggini dei suoi terrori, paure da cui non riesce a liberarsi e che tenta di esorcizzare infilandosi a fondo in quelle vite, talmente a fondo da diventare come loro, permeato dalla miseria e dalla disperazione di esistenze che non hanno più nulla da chiedere. Matteo lotta contro un passato che si riaffaccia sotto forma di bizzarre interpretazioni divine, contro un presente che sembra offrirgli solo fame e lerciume e un futuro che non offre alcuna prospettiva. Ma Matteo reagisce, non si arrende alla precarietà ma anzi ne fa un vanto, un obiettivo, un traguardo.

Gli altri personaggi vengono delineati con crudezza e verosimiglianza, grazie all’utilizzo di un lessico ruvido e scabro; Matteo è indubbiamente l’occhio attraverso cui vediamo le vicende ma nessuna delle altre figure appare come comprimaria, perché a turno tutte assumono caratteristiche necessarie a diventare protagonisti. I suoi bizzarri coinquilini, la prostituta moldava, i colleghi di lavoro sono trasposizioni perfette di esistenze comuni, in grado di affrancarsi dal ruolo di figuranti per diventare persone, ognuna con i difetti e peculiarità tipiche delle funzioni narrative che incarnano. 

Un maledetto freddo cane trasporta il lettore in un microcosmo sporco e abbrutito, dove gli odori, gli umori e i rumori si fondono in un meltin pot di culture e disperazioni, dove la diversità si appiattisce in favore di un’uguaglianza dettata dal bisogno di sopravvivere. Eppure il resoconto puntuale del degrado e della violenza che s’incontrano pagina dopo pagina riesce a mantenersi scanzonato ai limiti dell’incoscienza, privo di qualunque moralità posticcia, onesto e diretto.

Più che a un romanzo di denuncia ci troviamo di fronte a un vero romanzo sociale, che scruta a fondo tra le pieghe della sconfitta, tra le promesse non mantenute dalla società del benessere, tra vivi che vorrebbero essere morti e morti che avrebbero potuto essere vivi.

L’impressione che ho avuto leggendo Un maledetto freddo cane è stata quella di trovarmi finalmente tra le mani un’opera diversa dal solito, che non si fregia di parafrasi eufemistiche, che non addolcisce in alcun modo l’amarezza delle storie che racconta, una cronaca disincantata ma allo stesso tempo romanzata, dove i dialoghi sono vivi esattamente come ci si aspetta, con un registro narrativo plasmato al contesto in maniera eccellente. Pregevoli i richiami al Vangelo secondo Saramago che si possono scorgere nelle visioni sospese tra sogno e realtà di cui Matteo è protagonista. Unica pecca stilistica è l’uso a tratti smodato di aggettivi e la ridondanza di alcuni termini ricorrenti.

Quello di Luca Palumbo è un romanzo spietato che si dipana tra reale e onirico, racchiudendo tra le pagine un’umanità variegata e sudicia, offrendo un ritratto feroce di una realtà che troppo spesso siamo portati a ignorare.

 VALUTAZIONE: buono

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MANZI, Luca – Il destino è un tassista abusivo

Titolo: IL DESTINO È UN TASSISTA ABUSIVO
Autore: LUCA MANZI
Editore: RIZZOLI
Collana: DI TUTTO DI PIÙ
Pagine: 360
Prezzo: 16,50 EURO

Giorgio Correnti vive in una periferia romana di acquedotti e binari, dividendosi tra lo studio dell’arte medievale, le supplenze in una scuola superiore, i cornetti del bar del Zozzo e illuminanti viaggi in treno verso Milano per collaborazioni inconsistenti quanto prestigiose. Nella sua precarietà esistenziale non mancano poche ma granitiche certezze: i passaggi in macchina del fratello Mario, un ventitrenne grunge posthippy che ha redatto sul suo taccuino le tavole della legge uomo-donna; il salotto contaminato di Davide, il vicino che calcola algoritmi per una società di telefonia e che, tra un’ottomana bellissima e un bidet scollegato dai tubi, gli racconta di una donna che a rigor di logica  potrebbe anche non esistere. Ma come sempre, mentre tu aspetti che il destino bussi delicatamente da una parte, lui arriva dall’altra e ti stana coi lacrimogeni. La casa di Giorgio viene travolta dall’arrivo di un nuovo amico che lo inizia all’arte della decorazione dei videopoker, al furto delle fave sulla Sacrofanese e alla degustazione comparata dei biscotti nel latte. E, proprio negli stessi giorni, alla sua porta bussa anche la persona che più gli occupava i pensieri ma da cui meno se lo sarebbe aspettato: Agnese, una Madonna del Botticelli vestita da Barbie estetista, di fronte a cui non puoi che sentirti inattrezzato perché tutto in lei è così lieve e necessario da risultare per paradosso impenetrabile. Perché spesso, quando credi di aver trovato ciò che tanto stavi cercando, ti devi arrendere al fatto che sia completamente diverso da quello che sognavi… come aver fatto una fila di sei ore per entrare al derby e, una volta seduti, scoprire che per incanto c’è il campionato interregionale di tresette col morto.

Sono sempre stata convinta che la buona riuscita di un romanzo dipenda per tre quarti dal modo in cui è scritto e per un quarto dalla storia che racconta.
Nel saggio “La trama” di Ansen Dibell c’è una frase che recita testualmente: anche gli scrittori competenti ogni tanto sbagliano. In molti casi, quando un errore vistoso arriva fino alla pubblicazione, è perché la storia risplende come un gioiello, difetti compresi, e una svista è oscurata dalla qualità dell’insieme. La Dibell, che insomma, non è proprio l’ultima arrivata, prosegue parlando di cosa sia realmente la buona scrittura e dei metodi per arrivare a scrivere bene.
Nulla di più vero: esistono romanzi talmente accattivanti, per fluidità e gradevolezza, che tutto il resto passa in secondo piano. “Il destino è un tassista abusivo” rientra a pieno titolo in questa categoria.

Quello di Luca Manzi è stato il primo romanzo che, dopo anni, mi ha fatto ridere. E non parlo di un sorriso tirato, parlo proprio di risate grasse e sfacciate; forse perché racconta di cose che conosco, quartieri che frequento, personaggi che in un modo o nell’altro ho lambito. Forse perché gli eccessi del romano e del romanesco, bene o male, risultano spesso divertenti. Ma sicuramente perché Luca Manzi sa scrivere: tratteggia i suoi personaggi in maniera talmente cristallina che sembra di sentirseli respirare accanto, delinea le sue ambientazioni cogliendo tanti piccoli dettagli che mettono a fuoco la scenografia in maniera permeante, tanto che sembra di stare seduti accanto a Giorgio a guardare il sole che sparisce dietro l’acquedotto, pare di sentirsi entrare l’umidità nelle ossa mentre si attraversa a passi rapidi una Milano autunnale.

Le emozioni di Giorgio sono quelle di tutti noi: le fasi del sentimento che attraversa in maniera trasversale la sua età di mezzo ci coinvolgono e ci avvincono: disillusione, incredulità, sorpresa, gioia, paura. Perché paura, senso d’inadeguatezza e incertezza in quest’opera abbondano, ma trattati sempre con estrema ironia e con una sottile ma onnipresente intelligenza narrativa.
Le lunghe disquisizioni sulla consistenza dei biscotti si mescolano a strampalate teorie sull’amore in un’opera che fa dell’ironia e della leggerezza i suoi punti di forza. I dialoghi sono indubbiamente una delle componenti di pregio: realistici, divertenti, coinvolgenti, perfettamente incuneati tra quadri attivi e riflessivi, mai troppo lunghi, mai troppo scarni.
Da incorniciare le sequenze che vedono Franco e Corrado a contatto: pensate di chiudere in una stanza Er monnezza dei tempi d’oro e Roberto Bolle, e provate a immaginare cosa potrebbe succedere.

I difetti, dicevamo. Qualcuno ce n’è. Qualche personaggio che ogni tanto si strappa di dosso il vestito cucito dall’autore assumendo atteggiamenti incoerenti e contraddittori. Ma ci sta. Ci sta perché “Il destino è un tassista abusivo” è trasposizione della vita reale, e nella vita reale l’incoerenza e il cambiamento sono fisiologici. E ci sta perché come ci insegna la Dibell, se uno sa scrivere le piccole imprecisioni passano in secondo piano.

Qualcuno potrebbe obiettare che a questo romanzo manchi una trama. Che gli argomenti siano frivoli e abusati. Che i personaggi sfiorino i cliché. Beh, chissenefrega. Non credo che Manzi pretendesse di fare alta letteratura. Credo piuttosto che volesse confezionare un prodotto divertente ma non demenziale, un romanzo che riuscisse a smuovere qualcosa senza  necessariamente usare effetti speciali o deus ex machina improbabili. Manzi è un autore in grado di far ridere, di commuovere, di coinvolgere. Insomma, è uno che sa scrivere. E quando uno sa scrivere, potrebbe metterti sotto il naso le Pagine Gialle e tu non te ne accorgeresti nemmeno.

VALUTAZIONE 

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[EVENTI] Salone dell’editoria sociale, Roma 18-21 Ottobre 2012

La quarta edizione del Salone dell’Editoria Sociale ha per titolo “Le Americhe e noi”. A pochi giorni dalle elezioni del nuovo presidente degli Stati Uniti, è un’occasione per riflettere su ciò che succede in quel paese, e soprattutto nelle “americhe”, in quella del Sud come in quella del Nord e nelle tante culture e contraddizioni economiche, politiche sociali che le animano.

La cultura e l’”american way of life”, i modelli economici e sociali americani hanno profondamente influenzato l’occidente e l’Italia: i comportamenti individuali e i consumi collettivi, i costumi e le mode, l’economia e la politica.

Al Salone dell’Editoria Sociale partecipano 40 espositori (case editrici, organizzazioni di volontariato e di terzo settore, istituzioni culturali, ecc), sono previsti 51 incontri con oltre 200 ospiti – tra cui Zygmunt Bauman, James Galbraith, Agnes Heller, Tariq Ali, Robert Fisk, Enrico Giovannini, Gad Lerner, Ascanio Celestini, Giuseppe Cederna. L’iniziativa ha l’adesione e il patrocinio di molti enti, ed è sostenuta economicamente dalla Provincia di Roma, dalla Camera di Commercio, da Federcasse, dalla Fondazione Unipolis, da Banca Etica. Per info editoriasociale@gliasini.it

Per informazioni: http://www.editoriasociale.info/

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[EVENTI] Horror Project Festival

Inauguriamo una nuova sezione dedicata alle fiere, manifestazioni ed eventi letterari segnalando la prima edizione dell’Horror Project Festival, a Roma.

Federico Zampaglione, i Manetti Bros., Edoardo Margheriti, Claudio Simonetti Gabriele Albanesi, Sergio Stivaletti, Antonio Tentori sono alcuni dei numerosi ospiti che prenderanno parte dal 6 al 9 settembre alla prima edizione dell’Horror Project Festival.
La collana editoriale Horror Project e la casa editrice UniversItalia, in collaborazione con il Circolo degli Artisti, il sito www.horrormovie.it, l’Accademia Griffith, l’associazione culturale Nero Cafè e la rivista Tenebre coinvolgeranno gli appassionati del genere attraverso quattro giorni di proiezioni, presentazioni e incontri per la prima edizione del Festival Horror più indie di Roma.
Un festival all’insegna del brivido dove ci sarà la possibilità di incontrare numerosi volti dello scenario cinematografico horror e non solo, realizzato a budget zero e impatto zero: perché nemmeno la crisi ci spaventa!
Un occasione di incontro da non perdere per il pubblico appassionato e per gli addetti ai lavori, perché ricordiamo che Horror project è una realtà indipendente che sostiene la promozione e valorizzazione della cultura cinematografica ed editoriale di genere con l’obiettivo di coinvolgere e interessare pubblico e operatori del settore per la realizzazione e diffusione di nuovi progetti.
Per l’occasione sono stati inoltre indetti il concorso Rima insanguinata e il concorso Cortometraggi Horror project, ad ospitare il tutto la splendida location del Circolo degli Artisti, il locale più cool di Roma.

Dal sito http://www.circoloartisti.it/sito/index.php/2012/08/31/horror-project-festival

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CASALE, Franco – Buskers!

Titolo: Buskers!

Autore: Franco Casale
Editore: autoprodotto con ilmiolibro.it
Prezzo: € 18,00
Pagine: 288

 

 

Questa è una storia in bianco e nero. Una storia che svela una Roma inattesa, un po’ mamma e un po’ puttana, con gli ultimi scampoli del suo popolo ormai di frontiera. E racconta del suo ombelico, Campo de’ Fiori, paese da cui fuggire solo per cedere all’impellente necessità di tornare, dove piccoli e grandi fatti quotidiani si spogliano senza vergogna sotto gli occhi curiosi di turisti pasciuti e di romani di fuori in gita occasionale, dove la cronaca diventa folklore, da raccontare al bar con gli amici. E in questo piccolo paese urbano, sotto un cielo cupo che non sarà mai lo sfondo di una cartolina, alcuni musicisti di strada si ritrovano tra diseredati ed emarginazione a combattere per una verità che riemerge da un passato difficile. Ma questa è una anche storia di riscatti, dove amicizia e solidarietà generano improbabili eroi di carta, che, mossi da un sentimento di appartenenza che li fa riconoscere e li unisce, oltre le diversità, oltre la musica, al di là dei sogni, cedono a quell’incoscienza che si traveste da coraggio, e non si arrendono.

 

RECENSIONE

Kalakuta Buskers Republic è il nome di un gruppo di musici vaganti. Bip, Nigeria, Miriam e Maiolica  si esibiscono ogni giorno  stretti da un’amicizia solidale. I buskers, gli artisti di strada, sono anche membri di una comunità che ruota attorno a Campo de’ Fiori. Non solo senza tetto, ma proprietari di negozi, titolari di banconi, artisti itineranti. Tutti  radunati, all’inizio, per celebrare la scomparsa di Tavernello, un anziano barbone morto d’infarto. In questo scenario irrompe Nancy, una giovane ragazza americana fatalmente attratta da Bip. La loro storia d’amore, semplice e cristallina, inizia e si consolida tra i tavoli delle pizzerie, i motorini che sfilano veloci, l’umanità che mangia il gelato, beve prosecco, si atteggia o semplicemente staziona con il puzzo di birra addosso. Nel sottofondo, intanto, si delinea su binari sempre più decisi il dubbio sulle cause della morte del Tavernello. Nancy deciderà di indagare supportata dai buskers.

Buskers! è un grande set. La telecamera si sofferma con meticolosità su ogni angolo di Campo de’ Fiori e dintorni, osservandone con precisione chirurgica il vissuto, cogliendone con immediatezza colori e umori. Buone le riprese rapide di figure anacronistiche come quella dell’arrotino o tipicizzate al massimo come quella del cameriere del Filettaro.

Bip e Nancy sono i personaggi principali. Le loro caratteristiche e la loro tessitura psicologica vengono alla luce seguendo l’evolversi dialettico di un rapporto che procede con gesti e ritmi credibili. L’ombra sul passato di Bip, la sua timidezza. Le incertezze di Nancy identificate nella presenza ingombrante di un’altra personalità. Nancy tuttavia non si tira indietro nel momento in cui decide di seguire il proprio intuito che la porterà a entrare in un giro pericoloso. Bip la asseconderà facendo del suo meglio.

I personaggi secondari sono dipinti con efficacia mediante energiche pennellate. Il Vichingo, senzatetto girovago, norvegese dalla fisicità dirompente. Luca, Max e le ragazze che circondano Federico, tutti affetti dalla stessa crudele superficialità. Nigeria, Miriam e Maiolica, vividi e pulsanti compagni di Bip. Una menzione speciale per Sergio. Coinquilino di Bip, presentato all’inizio come afflitto da un’inedia cronica che lo induce a rimandare quello che potrebbe fare nell’immediato, appare vittima predestinata del tempo che passa inesorabile. La sua vicenda personale attraversa il racconto assumendo tinte diverse eppure coerenti con l’evolversi delle vicende di sottofondo fino alla sua redenzione manzoniana.

Il linguaggio è fluido, omogeneo. Le frasi sono leggere e ben costruite.

Dinamici e avvolgenti i dialoghi in romanesco, vero motore della narrazione.

«Mario!» urlò «Conosci ‘n certo Bippe qui ai Cappellari?»

Una vocina si intuì da dentro e lui sembrò ricordare.

«Ah sì, er sonatore ambulante amico der Maiolica, quello che abita cor moscio. Guarda:» e indicò con il pennello gocciolante «li vedi quei quattro debosciati che giocano a tressette su quer tavolino? Ecco, sta là, proprio de fronte, dove c’è quer portoncino. Nun te poi sbaja’.»

La scenografia, dunque, fa da estremo catalizzatore sia del filone narrativo principale che di quelli secondari. La svolta gialla accende la storia che parte da presupposti ordinari, rimettendo in gioco gli elementi che all’inizio appaiono catalogati staticamente. Il colpo di scena centrale come pure l’intervento da Deus ex machina che segue non sono forse dei più originali e credibili. Lo spannung, il momento di massima tensione, tuttavia, è definito più avanti in buon accordo con lo scioglimento finale e la risoluzione degli intrecci generati durante lo svolgersi delle vicende.

Due appunti. Il cambio di punto di vista accompagnato dalla modifica del registro temporale nelle scene etichettate come Sogni, intacca la coerenza della narrazione. La Breve storia del barbone Tavernello avrebbe potuto trovare una collocazione più omogenea all’interno del testo.

 Data la marcata impronta topologica, Buskers! è un romanzo raccomandabile soprattutto se si è disposti a instaurare un rapporto empatico con Campo de’ Fiori e con il suo substrato topologico e umano.

 VOTO FINALE: [rating=7]