Pubblicato il

MASTINU, Francesco – Polvere

TITOLO Polvere
AUTORE Francesco Mastinu
EDITORE Runa Editrice
GENERE Erotico,Sentimentale
PAGG 175
PREZZO 10,00 Euro
[xrr rating=3.5/5]

Ci sono dei ricordi che rimangono stampati in modo indelebile nel cuore, marchiandone a fuoco tutti i battiti. Anche dopo tanti anni e anche dopo essere stati sepolti dalla polvere del tempo trascorso. Con questa certezza, il vecchio Rino, inizia a esporre la sua storia: un racconto lungo, fatto di veglia e di sonno, in cui parla del primo amore, impronunciabile, per il suo compaesano Bustianu. All’ombra del monte Supranu, custode terribile e immoto del paese di Ossure, sboccia la loro relazione, anche se non sarebbe mai dovuto succedere. In un’epoca controversa, dal secondo dopoguerra ai ruggenti anni ottanta, in cui la società sarda ha subito quella brusca virata che segna il passaggio dalla vita rurale a quella moderna, i due uomini compiranno scelte difficili, dettate dal rimpianto e dal senso della morale che li opprime, senza riuscire mai a scordare la natura del loro legame, anche quando saranno tanto lontani da non riuscire a intravedere i confini dei loro sentimenti. Una storia delicata, dal sapore antico ma nel contempo attuale, destinata a rimanere impressa per sempre nell’animo di chi riuscirà a leggerla, lasciandosene coinvolgere senza pregiudizi.

Rino ci racconta il suo amore proibito per Bustianu, un amore sbocciato nella Sardegna dei primi anni Cinquanta (agli antipodi della civiltà, come la definisce lo stesso protagonista) quando l’omosessualità era molto più di un tabù, un peccato mortale da non confessare nemmeno a se stessi. Mastinu sceglie di alternare due diversi piani temporali offrendoci un Rino ormai vecchio e costretto a vivere in un letto che ricorda, e un Rino giovane e confuso che si avvicina con timore a un mondo a lui sconosciuto. Un mondo, quello dell’omosessualità, che Rino inizialmente fatica ad accettare, arrivando persino a ipotizzare che il suo giovane amore sia in realtà uno stregone capace di imprigionare la sua volontà in un incantesimo. Parallelamente alla crescita di Rino ci viene raccontata la metamorfosi di una società rurale che, forse troppo in fretta, abbandona i dogmi secolari che la volevano legata alla terra in favore di un’emancipazione alla quale il nostro protagonista non è del tutto pronto, così come non è pronto ad ammettere che l’esistenza che qualcun altro ha scelto per lui non è quella che vuole per sé. Saranno solo gli anni a rendere giustizia a quel legame, gli anni che porteranno con loro la consapevolezza della maturità prima, e il rimpianto della vecchiaia poi. Rino si sposerà, avrà dei figli e vivrà i loro tormenti e le loro ansie, ma porterà sempre nel cuore il ricordo di quell’amore impossibile, nato nel buio della notte e destinato a non vedere mai la luce del sole.

Anche questo romanzo, come il precedente Eclissi, esplora la tematica dell’omosessualità attraverso il rimpianto, che sembra essere il leitmotiv dei racconti di questo giovane autore sardo; un rimpianto struggente che assume le sfumature pastello della dolcezza e sconfina spesso nella malinconia. Rino è il protagonista, Bustianu il suo specchio: in lui Rino vede tutte le sue debolezze, i suoi peccati, non può fare a meno di amarli e odiarli al tempo stesso, arrivando a mostrarsi meschino e violento quando Bustianu gliele mette davanti agli occhi. Anche in Polvere, com’era accaduto in Eclissi, non è tanto la natura omosessuale del rapporto a colpire, quanto la profondità dell’amore che Mastinu riesce a trasporre su carta, i suoi spigoli, le sue contraddizioni, le sue mancanze, i suoi desideri. Quelle dipinte da Francesco sono immagini che riescono a essere tenere e taglienti allo stesso tempo, che rimangono impresse a lungo nella memoria; in questo senso la scelta di affiancare alla storia d’amore un’ambientazione ruvida come quella dell’entroterra sardo è di sicuro vincente. Il monte Supranu, Ossure, il sudore, i calli, la fatica di una vita contadina diventano protagonisti di Polvere come e quanto Rino e Bustianu, testimoni muti di un amore inconfessabile. Ho apprezzato molto anche la commistione con il mondo sommerso della superstizione, della suggestione di paese che lancia maledizioni contro chi non è degno di essere chiamato uomo: la scena che vede fronteggiarsi Rino e Nannara è una delle più incisive dell’intero romanzo.
Quello che invece non mi è piaciuto è l’eccessivo miele di alcuni passaggi – pochi a dire il vero – che però rischiano di far oltrepassare a Polvere il confine tra romantico e patetico e di fargli perdere verosimiglianza con la realtà.

Nel complesso reputo Polvere un buon romanzo, in grado di commuovere e coinvolgere come tutti i bei romanzi d’amore dovrebbero fare, con dei personaggi ottimamente caratterizzati che una volta chiuso il libro continuano a vivere nell’immaginazione di chi li ha conosciuti.

Pubblicato il

DI BARTOLO, Angela – Per altri sentieri

copertinaTITOLO Per altri sentieri
AUTORE Angela Di Bartolo
EDITORE Runa Editrice
GENERE Fantasy,Fantastico
PAGG 188
PREZZO 10 euro (ePub 1,99)
[xrr rating=4.5/5]

“Cosa sappiamo veramente del mondo, dottore, cosa sappiamo del tempo? La morte non è la fine di tutto, le anime di chi ci ha preceduto restano tra noi. Il mistero, il miracolo sono parte dell’universo, così come gli atomi e le stelle, i batteri e il DNA”.
La nostalgia, il desiderio, l’amore, la bellezza, il tempo… e i viaggi attraverso il tempo: sentimenti, circostanze o frangenti incontrati o percorsi per altri sentieri, immersi in atmosfere surreali, evanescenti quanto apparentemente tangibili, in un intreccio caleidoscopico di magia, sogni, incubi e follia che si mescolano, riflessi tra la realtà e l’incredibile. Questi sono gli elementi che accomunano i racconti di Angela Di Bartolo, dieci racconti di genere e stile diverso, con ispirazione mitologica o storica o vagamente fantascientifica o fantasy. Un allucinante viaggio nel tempo, dal mito di Ulisse all’antica Roma, da una gita a Pompei ai riverberi di una Venezia sommersa, dalla rinascita di un pittore a uno scrittore perduto nel tempo, fino all’ultimo dei Centauri.

“Per altri sentieri” è una raccolta di racconti che in ogni brano esplora l’ignoto in modo diverso. Amori che non muoiono, passioni che bruciano sotto la cenere, è la storia che si riscrive. Reincarnazione o follia? Passato che ritorna o futuro troppo incerto? Domande a cui non è necessario dare risposte, perché la bellezza di quest’opera risiede proprio nel suo essere un inno alla libertà – intesa come il non limitarsi a seguire le strade più battute – per percorrere quei sentieri di cui si parla nel titolo. Sentieri che portano alla riscoperta di se stessi, di un passato che in un modo o nell’altro fa parte di noi, di una vita sommersa che la razionalità e la logica troppo spesso soffocano. Altri sentieri assai poco convenzionali, che non danno alcuna certezza, che portano verso mondi sconosciuti, a volte imprevedibili e un pizzico folli, ma che sono in grado di regalare emozioni talmente forti da mettere tutto in secondo piano.

Ho amato questa raccolta – cosa che mi succede assai raramente soprattutto con i racconti – sia per la poliedricità stilistica, sia per i contenuti. Riguardo lo stile, c’è da dire che la Di Bartolo mostra un’ottima padronanza della propria scrittura, riuscendo ad adeguare lessico, registro e ritmo narrativo alle storie e ai personaggi che racconta. È capace di trasportarci in mezzo alla procella sballottati da marosi prosaici e un attimo dopo sboccacciarsi in uno slang post-adolescenziale realistico e verosimile. Sa reggere bene l’impatto con un futuro immaginifico e si destreggia con abilità tra l’età pompeiana e il Rinascimento. Ogni cosa è al suo posto, non si ha mai l’impressione di trovarsi di fronte a una scenografia sommaria o approssimativa.  A corollario di quest’abilità c’è anche un meraviglioso utilizzo dello show don’t tell – credo di non aver trovato una che fosse una descrizione fine a se stessa in tutte le 188 pagine – che immerge completamente il lettore negli universi raccontati.

A livello di contenuti non si può certo dire che questi racconti siano banali. Quest’opera, oltre come detto a fregiarsi di una tecnica narrativa praticamente perfetta, riesce a coniugare trame coinvolgenti a disegni ben precisi, tratteggi che portano a obiettivi ben definiti. Obiettivi che possono essere il parlare di inquinamento, di sfruttamento ossessivo delle risorse naturali, di globalizzazione, di informatizzazione a discapito dei rapporti umani, e molte altre tematiche attuali, traslate però in mondi immaginari, passati, presenti e futuri, che stanno in piedi grazie a un attento lavoro di caratterizzazione. Nella scrittura di quest’autrice c’è attenzione, rispetto per il lettore, passione, e soprattutto ci sono spontaneità e naturalezza: nonostante l’opera sia scevra da errori, non si ha mai la sensazione di trovarsi di fronte a un eccesso di perfezionismo, a uno sforzo di concentrazione, tutt’altro. Insomma, in questa raccolta ci sono tutte le caratteristiche indispensabili affinché delle idee discrete diventino degli intrecci di successo.

Nel complesso quella della Di Bartolo si dimostra un’ottima prova, che riesce a coinvolgere e a emozionare, e personalmente mi da la speranza di aver trovato un’autrice da seguire, che mi auguro si cimenti a breve in un’opera più strutturata. Perché i sentieri intrapresi finora sembrano essere proprio quelli giusti.

Pubblicato il

CARAMANICO, Tina – Oltre l’incerto limite

TITOLO Oltre l’incerto limite
AUTORE Tina Caramanico
EDITORE Runa Editrice
GENERE Narrativa Mainstream
PAGG 130
PREZZO brossura 10 euro/eBook 1,99 euro
[xrr rating=4/5]

Cosa hanno in comune una falsa geisha sul Duomo di Milano e un figlio adottivo in crisi? Cosa lega un’adolescente obesa a una gemella stanca di essere eternamente in coppia? Tutti noi sopportiamo o ci costruiamo dei limiti per esistere, dei confini che ci definiscono e ci contengono, ma che possono andarci stretti, come l’abbraccio di una madre ansiosa: confini mentali, etici, culturali, fisici.  Confini che hanno a che fare con le nostre origini o col nostro futuro, con la nostra identità e i nostri sogni. A volte i protagonisti di queste storie vanno oltre, per scelta o per caso, per amore o per rabbia. Quel passo li perde o li salva. Li porta in un altrove da cui, se mai torneranno, torneranno trasformati per sempre. Altri personaggi, invece, il coraggio di superare i loro limiti, di fare quel passo non ce l’hanno e restano così, in bilico, immobili eppure già cambiati irreparabilmente da quello che, per un attimo, hanno solo intravisto di là.

“Oltre l’incerto limite” è la seconda raccolta di racconti di Tina Caramanico che ho il piacere di leggere e recensire. Molti i parallelismi con la prima opera, “Le cose come stanno“, soprattutto per quanto riguarda l’approccio contenutistico. Anche in questo caso i racconti non sono mai un puro esercizio di stile, piuttosto dei pretesti per trattare tematiche intime e irrazionali, nello specifico i limiti dell’essere umano, quei confini invisibili – ma spesso invalicabili – che ognuno di noi si costruisce nel corso della vita. A pennellare un quadro preciso e dettagliato di ciò che ci si troverà davanti è la stessa autrice nella quarta di copertina: confini mentali, etici, culturali, fisici.

Ognuno dei dodici racconti affronta un tema diverso: il suicidio, l’impotenza, il razzismo, l’obesità, l’amore ovviamente, e molti altri ancora, ma in tutti è possibile scorgere un minimo comun denominatore: i limiti sono in grado di condizionare – e cambiare profondamente – l’esistenza sia di chi li supera, sia di chi non ha il coraggio di oltrepassare la soglia dell’azzardo. E se da una parte una simile considerazione potrebbe apparire decisamente amara, dall’altra è importante ricordare che non sempre cambiamento è sinonimo di negativo.

“Oltre l’incerto limite” somiglia alla precedente raccolta anche in termini stilistici: una delle caratteristiche predominanti della scrittura di Tina Caramanico è l’abilità di delineare ambientazioni e personaggi con pochi ma efficaci dettagli, peculiarità in grado di sopperire alla mancanza di un vero e proprio show don’t tell, anche se a onor del vero è necessario dire che la forma del racconto è congegnale a una simile tecnica, e sarebbe assai più difficile applicarla a un romanzo.
Come mi era capitato di dire per “Le cose come stanno,” anche in questo caso alcuni racconti sembrano tendere a un finale che non arriva, apparendo incompiuti. L’autrice non spiega: sospende, sussurra, riflette. Credo però che questa non sia una carenza strutturale, bensì una precisa scelta stilistica, poiché anche in quei racconti che sembrano troncati sul più bello è possibile scorgere una direzione ben precisa, che il lettore, avendo in mano tutti gli elementi necessari, può tranquillamente percorrere da solo.

Di solito non cito mai i racconti migliori e i peggiori, è quasi ovvio che in un’antologia ci siano testi più riusciti e altri meno, ma in questo caso devo fare due menzioni particolari. La prima è per “Maria la strega”, un racconto forte e vigoroso, in grado di immergere il lettore in un’Italia che si crogiola tra superstizioni e credenze popolari, un’Italia ruvida, maschilista e ignorante, soprattutto un racconto dove l’abilità descrittiva della Caramanico emerge in tutta la sua prepotenza e permette di vedere con gli occhi della mente le immagini di un Paese tanto bello quanto stupido. La seconda, più intima e personale, è per “Al bivio”, perché ho avuto l’impressione che l’autrice mi abbia letto dentro e abbia trasposto su carta quello che io, nonostante gli sforzi, non sono ancora riuscita a fare.