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DI GENNARO, Claudia – Indaco

INDACO-II-EDIZTITOLO Indaco
AUTORE Claudia Di Gennaro
EDITORE Self publishing
GENERE Narrativa Mainstream
PAGG 196
PREZZO 0,99
[xrr rating=3.5/5]

tra le scaffalature si imbatté in un delizioso olio su tela appeso a una parete; rappresentava un antico casale in pietra solitario su una collina, circondato da una distesa di girasoli in fiore. Era bellissimo nella sua semplicità e Laura rimase a guardarlo per qualche istante, immaginando una figurina piccola ed esile che correva in mezzo a quegli altissimi steli piegati dal vento e girati dal sole. Era lì che avrebbe voluto essere. Chiuse gli occhi e si lasciò andare a quel frammento di sogno…

Laura Ferri è una scrittrice di romanzi femminili, sposata con un alto esponente della finanza che è sempre in giro per lavoro. Un giorno riceve una mail e una telefonata dal Corriere per commissionarle un libro sulla storia d’Italia da regalare insieme al giornale per il centenario da scrivere a quattro mani con Ivan Cassini. Laura accetta l’offerta e la comunica subito al marito che però invece di essere felice per lei le urla contro che non può accettare il lavoro perché la porterebbe a stare qualche mese a Roma e lui non vuole che lei lasci casa. Laura accetta lo stesso il lavoro e va a Roma. Mentre è lì continua a litigare con il marito che arriva anche a telefonare in redazione del Corriere per dire al direttore che deve licenziare Laura. Dopo vari litigi Laura decide di divorziare dal marito e di trasferirsi definitivamente a Roma avendo l’appoggio di tutta la sua famiglia. Mentre lavorano al libro, il rapporto tra Laura e Ivan si solidifica sempre di più fino a trasformarsi in amore. Intanto il marito di Laura, dopo aver ricevuto le carte per il divorzio, diventa sempre più violento e continua a minacciarla andando anche fino a Roma.

Un romanzo non molto lungo ma molto profondo. L’autrice riesce con uno stile molto semplice e leggero a descrivere un grosso problema che colpisce la nostra società: la violenza sulle donne, specialmente quella domestica, molto diffusa ma di cui si parla poco perché purtroppo la maggior parte delle vittime ha paura di denunciare i propri aguzzini e la si scopre solo quando ormai è troppo tardi.

La trama è molto avvincente e alleggerita dalla storia d’amore tra Laura e Ivan senza però togliere la drammaticità della vicenda di fondo, aiutata molto dalle descrizioni profonde e minuziose degli stati d’animo di Laura, delle sue paure, delle sue insicurezze e dei suoi dubbi.
Unica grossa pecca riscontrata sono gli innumerevoli errori grammaticali presenti nel testo, spesso anche gravi, che danno l’impressione di leggere solo una prima bozza del libro che è in attesa di essere valutato per poi perfezionarlo.
Un romanzo veramente molto bello che alla fine porta il lettore a commuoversi per gli eventi raccontati e che dovrebbe essere letto specialmente dalle donne, in modo che possano essere incoraggiate a denunciare atti di violenza prendendo esempio dalle vicende della protagonista.

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SPARKS, F. G. – Sette anime dannate

TITOLO Sette anime dannate
AUTORE F. G. Sparks
EDITORE Narcissus.me
GENERE Giallo,Thriller,Horror
PAGG 140 ca
PREZZO 1,99 Euro
[xrr rating=2.5/5]

In una città senza nome un misterioso serial killer massacra le sue vittime con un martello. Ma è solo la follia oppure c’è qualcos’altro che muove la mano dell’assassino?

Samuel Bosley è il tenente chiamato a risolvere il caso del serial killer che uccide le sue vittime a martellate in faccia. Tutto inizia con uno strano delitto: il cadavere carbonizzato e irriconoscibile di un uomo viene ritrovato in un magazzino fatiscente. Di fronte al magazzino viene rinvenuta un’automobile intestata a un certo Archer; Bosley visita l’appartamento di quest’ultimo, preleva alcuni capelli da una spazzola e archivia il caso come suicidio dopo aver ottenuto conferma che il DNA dell’uomo carbonizzato è quello di Archer. Poco dopo inizia la sequela di omicidi del killer del martello, individui legati tra di loro da rapporti amicali o professionali. Durante le indagini, Bosley viene affiancato da un ex collega della Omicidi, Colby Forester, dedito oggi all’investigazione privata. I due, indagando assieme, riusciranno, ognuno a proprio modo, a scoprire l’identità del killer e le motivazioni che lo hanno spinto a uccidere.

L’impianto narrativo è lineare, ma stereotipato, e proprio per questo fragile; anche volendo soprassedere sulla tematica logora del killer che uccide per vendetta, è impossibile non notare un enorme non-sense che fa perdere credibilità all’intera storia: puntare il dito con tanta insistenza sul modo in cui l’assassino uccide le proprie vittime e basare lo scioglimento sul fatto che i detective se ne accorgano solo dopo la quinta vittima. Perché basta aver visto anche solo pochi episodi di una qualunque serie televisiva che analizza i comportamenti criminali per pensare immediatamente che tra il modo in cui l’assassino agisce e il movente dei suoi omicidi ci sia un collegamento. Appare dunque assai inverosimile che due detective esperti arrivino a capirlo solo quando i morti sono ormai cinque. Anche la facilità con cui il killer penetra nelle vite e nelle abitazioni dei suoi bersagli contribuisce ad aumentare il senso di mancata verosimiglianza.

Un altro punto debole del testo è che ci sono davvero troppi cliché; Samuel Bosley è il classico esempio dello stereotipo unidimensionale: vedovo, non troppo intuitivo, soffre di emicrania perenne, si imbottisce di aspirine inghiottite con il caffè e si accompagna con un altro detective molto più sensibile e sveglio di lui. Stesso discorso è applicabile al killer.

ATTENZIONE: SPOILER! SelectShow

Ciò che mi ha colpita positivamente è la capacità dell’autore di intessere degli ottimi dialoghi, vero punto forte del romanzo, ma nel complesso anche se non credo che “Sette anime dannate” sia completamente da dimenticare, devo dire che non è un libro che consiglierei. Nonostante s’intravedano le potenzialità dell’autore, su tutta la narrazione aleggia troppa superficialità. I personaggi sono stereotipati, l’intreccio non è originale ma soprattutto manca di tecnica: questo romanzo non è in grado di catturare il lettore perché non c’è sospensione, non c’è passione, è zeppo di avverbi che cercano di sopperire, senza peraltro riuscirci, alla mancanza dello show don’t tell. Ci si trova davanti solo un elenco di azioni asettiche che portano alla soluzione del caso, senza che ci si senta mai realmente coinvolti dalle vicende raccontate.

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ZANOTTI, Andrea – I pretoriani bianchi

Titolo: I pretoriani bianchi
Autore: Andrea Zanotti
Editore: Scrittori indipendenti
Genere: Fantasy
Pagine: 420
Prezzo: 1,99
[xrr rating=2/5]

“I Pretoriani Bianchi” è il volume conclusivo della trilogia iniziata da “Forze Ancestrali” (in download gratuito). Un destino comune di annientamento pare muovere i fili delle esistenze di CorvoRosso, Samir, Alarico, Molov, Cassandra e Hristo. Eppure il Reietto, dall’alto della Torre Bianca lancia i propri messaggi di speranza. Scongiurata l’avanzata terrena di Samael, due nuovi pericoli rischiano però di annullare le gesta eroiche che hanno concesso al Mondo di non mutarsi in una pira immane: la furia del Generale Marcos e il desiderio di vendetta di Isyl, l’Astronascente. 

TRAMA

ATTENZIONE: SPOILER! SelectShow

PERSONAGGI
Anche in questo terzo capitolo della saga, i personaggi sono bidimensionali e poco approfonditi. L’azione prevarica qualsiasi approfondimento psicologico, le emozioni sono poco più che parole su carta. L’amore di Gaia e Kinga, la rabbia di CorvoRosso, l’impotenza di Kozak, la comprensione di Samir: tutto corre via veloce, consumato di avvenimento in avvenimento. Qualcuno muore, qualcuno ritorna a brillare, qualcuno viene scarcerato; nuovi protagonisti rimpiazzano i precedenti. Un esempio su tutti è CorvoRosso: dovrebbe essere il protagonista del romanzo, invece tutto il suo peregrinare si esaurisce nel contributo offerto a Cassandra nel tradurre le parole “Aria-Acqua-Terra-Fuoco”. E poi? Cosa ne è del guerriero dei Corvi della Sabbia? Ogni romanzo viene sorretto dai personaggi: il lettore parteggia per uno, si affligge per le pene di un altro, gioisce dei dolori del cattivo. Ne I pretoriani bianchi non esiste nulla di tutto questo: buoni e cattivi non sono distinguibili, tutto si confonde. Abbiamo una serie di episodi ben tratteggiati che non si amalgamano in una trama efficace, con attori messi in scena come maschere e non come persone.

 STILE E FORMA
Lo stile di Zanotti rimane la caratteristica che permette di arrivare in fondo al romanzo: il linguaggio scorrevole, il registro sempre adeguato alla narrazione, la capacità di mostrare la scena di fronte agli occhi del lettore. Una su tutte, il sacrificio umano perpetrato in onore di Astor: il lettore riesce a percepire il dolore della schiava partoriente, vede la pena che la attanaglia e si preoccupa per la sorte del nascituro.

Tuttavia, mi ha rammaricata constatare che la forma rimane poco curata: passi per i refusi (che in un romanzo possono sempre rimanere nonostante si cerchi di epurarli) ma ho storto il naso nel vedere ancora D eufoniche, punteggiatura entro le caporali errata e soprattutto E’ in luogo di È. Non essendo più un esordiente, anzi al terzo romanzo recensito nel quale si sono fatte notare tali imprecisioni, mi aspettavo che venissero epurate tutte le imprecisioni con una buona correzione della bozza.

In questo testo, inoltre, si registra un uso della punteggiatura spesso errato e approssimativo.

GIUDIZIO
Pur non avendo letto il primo romanzo della serie, La Regina Nulla aveva attirato la mia curiosità: si riscontrava una trama omogenea, una struttura che contemplava ed esauriva tutti gli elementi narratologici che devono essere presenti in un romanzo per definirlo tale.

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ALBANESE, Sara – Sofia e il lupo

Titolo: Sofia e il lupo
Autore: Sara Albanese
Editore: la community di ilmiolibro
Genere: Romanzo
Numero di pagine: 224
Prezzo: € 16,50

[xrr rating = 3/5]

Sofia e il lupo, verità e metafora, gocce di vita vere come il cristallo e reali come piccole pietre lungo il percorso emotivo e razionale di una giovane donna che, intesa e lieve al tempo stesso, si incammina lungo il sentiero di luci e ombre che la condurrà ad una se stessa più libera e adulta riscoprendo il significato del ‘diritto alla ricerca della felicità’. In questo breve romanzo tratteggiato con colori morbidi ma decisi, noi tutti camminiamo con lei, avventurandoci oltre il confine che trasforma il privilegio di questa ricerca in un dovere verso noi stessi. E così, mentre tale confine si muove indistinto come lo scivolare dell’anima arruffata di Sofia nei suggestivi dettagli del mondo circostante, insieme a lei iniziamo a comprendere un quadro più’ vasto di profumo e di vita.

Sofia è giovane, e come quasi tutte le ragazze giovani, combatte contro se stessa perché si sente diversa. Il suo unico punto fermo è Ginevra, il pastore tedesco con cui vive. Un giorno, durante una passeggiata, Ginevra viene investita dall’auto di Lorenzo, e Sofia per uno strano gioco del destino, man mano che il tempo passa si sente sempre più legata a lui fino a decidere di dividere la vita con “l’assassino” di Ginevra.
Lorenzo la porterà lontana da casa, in un mondo tutto nuovo, un paese tutto nuovo. Sofia imparerà il tedesco e inizierà ad amare le piccole gioie della vita rurale. Mentre Sofia cresce, in lei cresce anche la consapevolezza di voler vivere la propria esistenza da protagonista, fuggendo dal ruolo di comparsa nel quale la vita di coppia con uno spento e abulico Lorenzo l’aveva relegata.

Molte le tematiche che vengono sfiorate durante la narrazione, dai disturbi alimentari agli attacchi di panico, dalle difficoltà del rapporto di coppia alla nascita di un nuovo amore; nessuna però viene veramente approfondita, lasciando un vago senso di inappagamento e un’insoddisfazione latente, che si fa più evidente man mano che le pagine ancora da leggere diventano meno di quelle già lette.
Se da una parte una simile scelta potrebbe essere giustificata dalla volontà dell’autrice di rimanere ai margini, di non essere invasiva per lasciare ai suoi lettori la possibilità di percorrere sfumature interpretative personali, dall’altra si rimane in attesa di un evento catalizzatore, di ciò che in analisi narratologica viene definito spannung, senza riuscire però a riconoscere un vero e proprio picco emotivo. Una sorta di “vorrei ma non posso raccontartelo perché non starebbe bene”.
La vita di Sofia viene narrata in maniera garbata ed elegante, e nonostante gli accenni ai disturbi emotivi e psicologici della protagonista, nonostante la percezione che qualcosa  stia per cambiare da un momento all’altro, ci viene restituito un racconto diafano, tutto sommato piatto e un po’ noioso, con un epilogo scontato e inevitabile. Si parla di un’anima arruffata e inquieta, ma gli atteggiamenti sempre pacati, ragionati e controllati della protagonista non riescono in alcun modo a raccontare quest’inquietudine, questo senso di inadeguatezza che si percepisce soltanto grazie alle parole del narratore. Un contrasto, questo, che toglie forza allo spessore del personaggio, e considerando che tutta l’opera è basata su Sofia, lasciando uno spazio quasi inesistenti alle altre figure, non può considerarsi un bene.

Lo stile della Albanese si presenta poetico e articolato; molte le sequenze didascaliche, molta raffinatezza e sensibilità che traspaiono nitide dalle pagine di quest’opera autoprodotta. Tuttavia, ritengo che questa tendenza a creare atmosfere ovattate, quasi artificiali tanto appaiono lavorate, alla lunga porti il lettore a stancarsi. La quasi totale assenza delle sequenze dialogiche, che avrebbero dato dinamicità e spessore alla narrazione, porta a percepire Sofia come un personaggio statico, chiuso in un mondo che non si riesce a penetrare, allontanandola dal lettore. Sebbene la sua crescita, la sua metamorfosi, appaiano evidenti da ciò che il narratore racconta, risulta quasi impossibile percepire e condividere questa crescita in maniera personale. Caratteristiche queste che sommate a un intreccio tutto sommato poco originale non contribuiscono alla perfetta riuscita di un’opera in cui si scorgono comunque le ottime potenzialità dell’autrice.

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BENEVENTO, Giuseppe – Il demone dalla maschera d’argento

Titolo: IL DEMONE DALLA MASCHERA D’ARGENTO
Autore: GIUSEPPE BENEVENTO
Editore: SELF PUBLISHING
Genere: FANTASY
Pagg: 267
Prezzo: 12,50
ISBN: 9788891028518
[xrr rating = 4/5]

Contese per il potere, vendette private, conflitti dettati da ragion di stato e rivalità che affondano in un recente passato: da queste premesse ha origine un’interrotta sequenza di avventure ambientate nell’IsolaVerde, dominio di Re Guglyem. Il regno è pacificato da otto lustri, ma scure nubi si addensano sull’IsolaVerde. Un misterioso personaggio, con il volto celato da una maschera, interviene in sostegno del re e di sua figlia Ninive.

In un Regno Magico dove non è permessa la Magia per difendersi, in un Mondo Fantasy dove i personaggi sono costretti in una quotidianità quasi medievale, in difesa dei deboli e degli oppressi, degli indifesi e del gentil sesso dagli attacchi dei briganti, si nasconde un “Demone” dalla maschera d’argento in una foresta oscura.
La leggenda – che tutti gli abitanti dei vari Regni conoscono – è che quel demone uccide e massacra indistintamente chiunque oltrepassi la sua foresta.
Si scatena così una caccia all’uomo fino a quando un giorno, Ninive – figlia di Re Guglyelm sovrano di IsolaVerde – durante una traversata da un Regno ad un altro per motivi politici, viene assalita dai briganti. In quell’occasione si ritrova faccia a faccia col famigerato demone, che dimostra protezione e cortesia nei di lei confronti difendendola inaspettatamente dai banditi.
Promessa sposa a Drean – promettente braccio destro del Re – Ninive si ritrova ben presto a ricredersi sull’orribile leggenda del Demone dalla Maschera d’Argento, riscoprendo in quell’uomo avvolto dal mistero un difensore dei valori e un cuore pieno di umanità.

Il Demone dalla Maschera d’Argento è un personaggio che si allena duramente alla vita in solitudine. Affiancato da due Lupi Guardiani che lo proteggono, armato della sola spada Asmara, il Cavaliere oscuro si aggira nei boschi durante la notte sfidando ogni giorno i propri limiti e paure. Viene accostato a una sequela di personaggi di Potere dai quali è costretto a nascondersi per celare ai più la sua vera identità.
Oscuro nel suo manifestarsi, nasconde un Cuore d’Oro dentro ad un’Anima Goth. Angelo Decaduto agli occhi dei più, viene rifuggito prima ancora d’esser conosciuto proprio per il terrore che suscita. È circondato da personaggi che incarnano l’Avidità, il Potere corrotto, il Tradimento e i quali, coi loro “pesi capitali” che si portano appresso, svelano una contrapposizione fra quello che viene definito “mostro” ma pieno di valori, contro i “falsi giusti” che si celano dietro alle quinte del potere: arrampicatori sociali i cui volti e intenti sono mascherati da falsi sorrisi, giuramenti di circostanza e matrimoni di convenienza.
Cesellati in una realtà dove la Spada equivale all’Onore e alla Forza dell’Intento, i personaggi si misurano in continue battaglie per la sopravvivenza ognuno del proprio Regno.
Governata da un sistema patriarcale indiscusso, la narrazione viene ingentilita dalla dolcezza della Principessa Ninive, personaggio dolce quanto combattivo al momento in cui occorre prontezza e sangue freddo. Ninive lotta per la ricerca della verità, muovendosi su un terreno di Potere Maschile in cui una donna con la sua fervida intelligenza rischia di cacciarsi in seri pericoli.

Il romanzo si presenta asciutto e scattante.
Lo stile narrativo è giovane e fresco, adatto a un pubblico di qualsiasi età non solo per il tema svolto quanto per la semplicità e la fluidità descrittiva.
Il punto di vista dello scrittore è prettamente militare e la forma dell’intera narrazione segue una struttura che rammenta i vecchi valori, l’amor cortese e i rocamboleschi duelli in difesa dei deboli e degli oppressi. Seppur su sfondo Fantasy, la quotidianità non manca.
Lo scrittore insiste particolareggiato e abile sui combattimenti di spade tra Cavalieri, Nani e banditi; combattimenti descritti minuziosamente trascinando nelle battaglie anche il lettore, avvolgendolo in un’atmosfera magica sebbene i personaggi vivano in Mondi in cui la magia non è permessa per ordine del Re Guglyelm.

Intessuto in una realtà Fantasy il romanzo si rivela altamente godibile da un punto di vista narrativo e visivo, per la capacità dello scrittore di rievocare immagini descrittive e trasportare in voli pindarici fra Monti nevosi, Boschi oscuri e Valli incantate; fra intrighi di corte, tradimenti di animi avidi e corrotti in un finale tutto da scoprire, dove il Male non è quello che sembra bensì quello che si nasconde dietro insidie e falsi sorrisi.
Il romanzo è adatto per gli appassionati dei combattimenti. Rivolto sì ad un pubblico che ama le battaglie e le strategie di guerra ma anche ai coraggiosi che abbiano l’ardire di addentrarsi in Boschi e Foreste abitate da briganti.

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NEXE, Peter J. – Voltastomaco

Titolo: Voltastomaco
Autore: Peter J. Nexe
Editore: Lulu.com
Genere: Biografico
Numero di pagine: 80
Prezzo: 10 euro (cartaceo) – 4 euro (ebook)

[xrr rating=3/5]

Apologia del disgusto, celebrazione del caos, trionfo della distruzione, magnificazione della decomposizione. Fiera della mediocrità, coacervo di dubbi. Descrizione di una vita e altare sulla quale essa è sistematicamente e continuamente immolata. Una confessione e un commiato.

La voce interiore è la vera protagonista del romanzo: senza lasciarsi frenare, esplora uno stralcio della vita di un personaggio che resta senza nome, dalle sue filosofie di vita che si originano dall’importanza dell’ozio, per arrivare all’esito della sua storia d’amore, dove ritrova, ciclicamente, di nuovo le filosofie di vita.

Nel racconto non ci sono veri personaggi. Le uniche persone che il protagonista incontra sono dei contraltari che servono a rappresentare un’opinione quando il flusso narrativo deve scontrarsi da qualche parte, tanto che si presentano solo con l’iniziale del nome e senza alcuna descrizione. Anche dello stesso protagonista conosciamo quasi esclusivamente il flusso costante delle sue idee, intervallate dai fatti della sua vita (spesso fuori cronologia) che fanno da accompagnamento ai pensieri, o quando serve li scatenano.

Piuttosto che un romanzo fortemente introspettivo, la narrazione è un flusso di pensieri, filosofie e idee sulla vita che si appoggiano su una descrizione di eventi fisici di quando in quando (se serve). Il discorso segue il flusso come una catena di approfondimenti, divagazioni, salti di punto di vista, passando anche da un argomento all’altro senza una struttura fissa. Molto sotto al continuo cambiare di argomenti c’è la sequenza di eventi che è la storia del protagonista, e si intuisce, in modo sottile, un tono continuo di fondo che ne è lo stato morale, inizialmente di inedia e via via appesantito dagli eventi.

L’autore tenta di unire in un’unica storia visioni di vita diverse (ma non contrastanti), e a costruirne uno spaccato più o meno omogeneizzato dai pensieri del protagonista, e in seconda battuta dalle sue vicende umane. È apprezzabile un lavoro che potenzialmente dà moltissimi spunti di riflessione, tuttavia il susseguirsi di pensieri, spunti ed eventi risulta molto caotico. Se da una parte è funzionale a rappresentare il caos nella vita del protagonista, dall’altra inficia il livello di lettura più profondo, quello sulla struttura delle sue filosofie di vita.

Il risultato è un libro che può essere curioso da leggere ma che non riesce a dare un’impronta forte in nessuna direzione. Avrebbe la possibilità di essere incisivo ma nel tentativo di voler racchiudere troppo spreca la possibilità di essere sinceramente profondo. A fine lettura rimane la sensazione di un libro che ha parlato molto e che non ha lasciato granché.

È altresì interessante apprezzare il timbro di fondo degli stati d’animo del protagonista, che traspare dal dipanarsi dei pensieri e degli eventi che racconta.

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MANARA, Lorenzo – Il ritornante

Titolo: Il Ritornante
Autore: Lorenzo Manara
Editore: Self publishing Amazon
Pagg. 379
Prezzo: € 1,00 eBook Amazon.
Genere: Avventura/ horror
ISBN 978-1490332567

[xrr rating=2.5/5]

La speranza di vita di un uomo, da queste parti, è circa cinquant’anni. La mia è di tredici giorni esatti. Il marchio con cui sono stato maledetto si dissolve rapidamente e la sua scomparsa significa morte. C’è un solo modo per mantenerlo integro e riavviare il conto alla rovescia: uccidere. Potrei andare avanti così per l’eternità… Immortale? No, sono solo un ritornante.

Il romanzo di Lorenzo Manara si apre con una scena di caccia che vede protagonista il giovane Giovanni De’ Medici e il suo precettore Jacopo. I due, a causa delle gravi ferite riportate durante lo scontro con un grosso cinghiale, moriranno poco dopo nel monastero di San Giorgio vicino Firenze. Ma i monaci possiedono qualcosa di molto speciale, uno strano cubo in grado di restituire la vita ai defunti. I due si risveglieranno però con un simbolo nero sul petto, del quale, sul momento, non vengono fornite ulteriori indicazioni.

Dopo questo breve prologo si entra nel vivo della storia, ambientata in una città imprecisata della Toscana nel pieno dello sviluppo industriale, che vede protagonista Nero De’ Medici, un giovane giornalista, alle prese con uno strano caso di omicidio e un’insolita guerra tra bande. Nelle sue lunghe peripezie, a contatto con feccia della peggior specie, Nero si ritroverà nei sotterranei del convento in cui l’antenato Giovanni aveva ritrovato la vita. Lì sarà protagonista di incontri non proprio piacevoli con strane creature non meglio definite, fino a venir ferito a morte. Anche Nero, come il suo antenato, sarà risanato da un “cubo”, e anch’egli si risveglierà con lo strano simbolo nero disegnato sul petto.

ATTENZIONE: SPOILER! SelectShow

Le vicende sono indubbiamente connotate nel passato, ma a dispetto delle primissime battute, dove i riferimenti farebbero pensare alla seconda metà dell’Ottocento (prime macchine fotografiche con flash al magnesio, sviluppo industriale incontrollato, strade affollate di carri e cavalli, personaggi abbigliati con bombetta e bastone da passeggio), nel dipanarsi delle vicende si scorgono nomi e personaggi molto più datati: Rembrandt, Canova ecc…ecc…  che fanno scorrere il nastro all’indietro di almeno un paio di secoli. Di converso, il lessico e il modo di esprimersi dei protagonisti, di taglio decisamente moderno, spostano il tutto in avanti, creando ancor più confusione.
A questo proposito credo che la classificazione in romanzo di azione/avventura/horror non sia propriamente corretta. C’è molto Fantasy in questo testo, qualche venatura di steampunk e scenari prettamente distopici.

Devo ammettere che il mancato inquadramento geo-temporale mi ha disorientata parecchio; ho avuto l’impressione che in un simile scenario tutto fosse lecito, anche errori macroscopici come personaggi che prima si danno del Voi e poi del Lei per poi arrivare al confidenziale Tu e intavolare conversazioni piuttosto gergali, oppure riferimenti che in qualunque altro contesto sarebbero stati qualificati come grossolani anacronismi. C’è però da evidenziare come questo meltin-pot di stili, generi e ambientazioni non pregiudichi lo sviluppo vero e proprio della storia, che in fin dei conti scorre fluida e interessante fino alla fine. Quello che fa storcere la bocca è proprio il continuo susseguirsi di quelli che appaiono come errori dettati dalla superficialità con cui ci si è approcciati alla storia, intesa come eventi del tempo passato.

Un’ osservazione che mi sento di muovere è proprio relativa alla scelta di connotare le vicende in maniera così poco definita: a conti fatti la storia di Nero De’ Medici avrebbe potuto svolgersi tranquillamente in qualunque epoca senza che l’intreccio ne risentisse. Se da una parte è comprensibile che l’autore abbia voluto rendere la sua storia il più suggestiva possibile, un’ambientazione diversa avrebbe evitato molte delle perplessità sopra esposte, oltre a regalare alle vicende quella verosimiglianza e quella coerenza che al momento mancano. Si potrebbe ipotizzare che una simile scelta potrebbe rivelarsi indispensabile nei successivi episodi della saga, ma al momento non ci è dato saperlo.

Incoraggiante però è la capacità affabulatoria dell’autore, in grado di dare vita a buone descrizioni e padrone della propria scrittura, fatto salvo per alcuni errori nell’utilizzo dei tempi verbali e piccole imprecisioni grammaticali. Da apprezzare anche la fantasia e l’intessitura dell’intreccio, così come la scelta di far risalire l’origine del male a un personaggio controverso e sanguinario come Giovanni De’ Medici. È però inevitabile notare come l’inesperienza e la  mancanza di un pizzico di malizia nel campo della scrittura abbiano pregiudicato in maniera negativa la stesura del testo: troppe le ingenuità e le imperfezioni per meritare la sufficienza. Lorenzo Manara si dimostra comunque un giovane autore di belle speranze, e credo che con un po’ di esperienza in più possa regalare momenti di piacevole narrativa.

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PARISELLA, Fabio – Il nove del mese

Titolo: Il nove del mese
Autore: Fabio Parisella
Editore: Self publishing
Genere: Mainstream
Pagg:152
Prezzo: 9,50

VALUTAZIONEmediocre

Inghilterra, 1966. Billy ha ventiquattro anni e vive a Prescot, piccola cittadina accanto Liverpool. Suona la chitarra ed è davvero bravo, ma, per necessità, fa il poliziotto, come suo padre, purtroppo morto per un incidente in servizio. Odia il suo lavoro, odia il nomignolo “Willie” che gli fu affibbiato sin dalle elementari e odia i Beatles, la band del momento, che sta spopolando nell’Inghilterra degli anni Sessanta. Ma quello che Billy odia più di tutto è un giorno ben specifico, nel quale sono sempre accadute tutte le sue disgrazie, compresa la morte del padre. Lo chiama bad day… giorno maledetto: il nove del mese. Tra la tormentata storia d’amore con la sua ex-ragazza, le serate in cui suona rock’n’roll con la propria band e il continuo malessere, da lui denominato “tormento”, che lo rende intrattabile, Billy incontrerà altre persone che condividono la stessa, particolare avversione per il bad day. Comprenderà il motivo per cui le tragedie gli accadono durante il nove del mese, fino ad apprendere l’incredibile verità sulla propria esistenza, che lo porterà a doversi difendere da un nemico misterioso. Un thriller soprannaturale che si svolge nel North West inglese a metà degli anni Sessanta, permeato dalla musica dei Fab Four.

A Londra si stanno aprendo gli anni Sessanta: la futura rivoluzione musicale si respira nell’aria e i Beatles non sono che uno dei tanti piccoli complessi musicali di una città piena ragazzi che vogliono di suonare qualcosa di nuovo.
Billy ha 24 anni, una chitarra e abbastanza talento da realizzare il suo sogno; ma non ha, come molti, la fortuna di ritrovarsi le carte giuste in mano: la morte del padre, i compagni sbagliati, le peggiori coincidenze per il giorno dell’audizione e Billy si ritrova incastrato in un lavoro che non sopporta, relegando faticosamente la musica a inconcludenti serate nei locali.
Per Billy, però, la sfortuna ha un significato, e quel 9 del mese che da sempre è legato a eventi sfortunati della sua vita non è una coincidenza. Dall’’incontro casuale con un barbone comincerà a scoprire chi sia veramente e comprendere la realtà occulta di cui fa parte; e vedrà i pericoli mortali che lo stavano già inseguendo, di cui quel bad day non è che una piccola parte…

Né i protagonisti della vicenda né i comprimari riescono a superare lo scoglio della bidimensionalità, non tanto a causa di cliché di genere quanto perché il lettore non riesce ad avere un vero contatto con loro: non se ne vedono il carattere, i desideri o i problemi. Di Billy sappiamo poco, e quello che sappiamo sa di già visto: un chitarrista maledetto e innamorato dell’ex fidanzata di scuola. Di Danny, Nancy e gli altri si sa poco e niente. La distanza dai personaggi fa perdere l’interesse per la storia e per le vicende di protagonisti che il lettore non si trova né ad amare né a odiare.

La storia è raccontata con una scrittura semplice, poco ricercata ma poco chiara, per cui spesso il testo è più lungo di quello che vorrebbe dire. La narrazione non riesce a fare a meno di frasi fatte e situazioni ripetute. La stesura del discorso diretto ne è forse il caso esemplare: i dialoghi sono allungati da scambi di battute che non servono, suonano inverosimili, sono pieni di modi di dire e di intercalare che rendono stonato il discorso scritto.

In sostanza, la storia risulta poco coinvolgente sia per com’è scritta sia per l’assenza di personaggi di spicco. Riguardo alla costruzione della trama manca un elemento che riesca a essere così significativo da colpire il lettore. Gli avvenimenti della storia non hanno nulla di nuovo che giustifichi lo scriverne un libro, né è un’interessante variazione su qualche tema. Inoltre l’autore non dà spazio al fermento musicale londinese di quegli anni, elemento caratteristico dell’epoca che ha scelto e che sarebbe potuto essere un punto di forza della lettura.

Anticipando il finale, aggiungo che tessere la trama su un famoso mistero di cronaca (in questo caso in riferimento alla musica) è un territorio delicatissimo, perché se il libro non è abbastanza forte da reggersi da sé, rischia di apparire come una scimmiottatura del mistero, o un’opera incompleta che vorrebbe sfruttare qualcos’altro per acquisire importanza; tuttavia la storia risulta insufficiente per reggere il peso del mistero e presto l’illusione si spezza.