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*** PROMOZIONE *** L’Erba del Diavolo, Fabrizio Fondi

cop_FondiCari amici di Mondoscrittura,

siamo lieti di annunciarvi che da oggi fino a venerdì 28 Marzo sarà possibile scaricare GRATUITAMENTE “L’Erba del Diavolo” di Fabrizio Fondi in tutti i principali bookstore on line. Per conoscere il romanzo, cliccate QUI. Il romanzo di Fabrizio ha ricevuto ovunque riscontri molto positivi, anche da portali esigenti come “La Stamberga dei Lettori”, che proprio ieri ha messo in palio una copia per il giveaway del suo quinto compleanno, decretando “L’Erba del Diavolo” come uno dei migliori dieci romanzi recensiti nel 2013.

E per chi non lo sapesse…

La sonnolenta estate di Grosseto viene macchiata da una scia di sangue senza fine: messe nere, sequestri, vendette ed esecuzioni si susseguono lasciandosi dietro solo terrore. Il ritorno alle origini di Matteo Rovere, ispettore reduce da 15 anni di servizio a Milano, si snoda tra le strade, le campagne e i boschi della provincia maremmana, alla ricerca di chi è arrivato in quei luoghi a seminare la morte. O di chi, forse, da quei luoghi non se n’è mai andato. Con uno stile incalzante e travolgente Fabrizio Fondi ci guida tra dannazioni terrene e promesse infernali, alla scoperta dell’inquietante Messo di Lucifero e del seducente Mago Edson. Perché Rovere è convinto che l’ambizione, la fame di successo, la sete di potere possano essere molto più pericolose del diavolo. Ma sarà davvero così?

Ecco alcuni link dove è possibile scaricare GRATUITAMENTE il romanzo:
KoboBooks
Amazon
Mazy
bookrepublic
BOL.it

E molti, moltissimi altri!

Aiutateci a entrare nella Top Ten dei romanzi più scaricati di Marzo… siamo sicure che non ve ne pentirete!

Le Streghe

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ARAGONA E. / DUCCESCHI L. – Vite in fumo

anteprima-vite-in-fumo-di-enrica-aragona-e-lu-L-6fKdVITitolo: Vite in fumo
Autori: Enrica Aragona e Luca Ducceschi
Genere: Thriller, Giallo, Poliziesco
Prezzo: Euro 0,99
ISBN: 978-88-98739-01-1
[xrr rating=4/5]

Il commissario Moretti, durante l’indagine su un omicidio, si imbatte in una serie di indizi che porta, inesorabilmente, a persone che fanno parte della sua vita privata. Ma non tutti i pezzi del mosaico sono disposti nel giusto ordine e quella che, a un certo punto, si presenta come una terribile consapevolezza, sarà solo preludio a una più amara e sconvolgente verità.

La presunzione non figura tra i sette vizi capitali, eppure dovrebbe. Lo impara a proprie spese, troppo tardi, il commissario Luca Moretti. Perché la convinzione di essere il centro del mondo induce gli individui a commettere errori fatali, letali quando di mestiere si combatte ogni giorno contro il crimine.

Vite in fumo” è un racconto dai ritmi serrati eppure scritto con un linguaggio morbido che mette a proprio agio il lettore. È come se gli autori ti facessero accomodare in salotto, offrendoti l’immancabile sigaretta. Al primo tiro sei già dentro: Laura è impertinente, il commissario incalzante. Paola è una figura evanescente che riempie la scena con la propria assenza. Gli indizi corrono veloci verso l’unica soluzione possibile, almeno in apparenza. Perché in ogni giallo che si rispetti, è necessario che la penna depisti senza ingannare. Milano intorno è grigia come il fumo che esce dalla paglia. E più la paglia brucia, più il commissario arde insieme a lei. Il tradimento fa male tanto a chi lo compie quanto a chi lo riceve? Può darsi. Il pentimento arriva troppo tardi, riempendo come da copione le fosse del Senno di Mai? È una delle variabili da mettere in conto. Quello che Moretti non ha calcolato è l’incrollabile convinzione del maschio: essere predatore e mai preda. Quando il mozzicone si spegne sul posacenere, con un ribaltamento finale degno del miglior Conan Doyle, resterete con un palmo di naso.

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Gran Giallo Città di Cattolica – GRIMILDE C’E’!

Cari amici di Mondoscrittura,
con immenso piacere e più di un pizzico di commozione vi comunichiamo che la nostra Grimilde, alias Enrica Aragona, è stata selezionata tra i 12 finalisti del Premio Gran Giallo Città di Cattolica 2013 con il racconto “Vite in fumo” scritto a quattro mani con l’amico scrittore Luca Ducceschi.

Il Gran Giallo Città di Cattolica è senza dubbio uno dei più importanti premi letterari nazionali nel suo genere: ideato nel 1973 da Enzo Tortora e arrivato quest’anno alla quarantesima edizione, è stato curato da personalità di spicco della narrativa italiana: da Oreste Del Buono e Alberto Tedeschi negli anni dell’esordio, fino a Carlo Lucarelli e Valerio Massimo Manfredi ai giorni nostri. Numerosi gli scrittori premiati a Cattolica successivamente riconosciuti quali maestri del genere: solo per fare alcuni nomi, Loriano Machiavelli, Bruno Gambarotta, Andrea G. Pinketts, Barbara Baraldi.

La posta in palio è quanto mai appetibile: il racconto vincitore sarà difatti pubblicato nei Gialli Mondadori. Una pre-giuria di esperti appassionati ha selezionato 12 finalisti su 100 racconti pervenuti. Ora la parola passa a una giuria composta da nomi del calibro di Carlo Lucarelli, Valerio Massimo Manfredi, Andrea G. Pinketts, Franco Forte e molti altri, che avranno l’arduo compito di decretare il vincitore dell’edizione 2013.

La serata di premiazione si svolgerà il 10 Agosto 2013 a Cattolica nell’ambito della manifestazione Mystfest.
Ma Mystfest non è solo Gran Giallo: è anche corsi di scrittura, presentazioni di romanzi e molto altro.

Sulla pagina Facebook di Mystfest trovate tutti gli aggiornamenti e il programma completo.

Da parte nostra non possiamo fare altro che augurare un immenso

BUONA FORTUNA

alla nostra Grimilde, sperando che le sue gambette di Strega reggano all’emozione…

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L’ERBA DEL DIAVOLO, un romanzo di FABRIZIO FONDI

Mondoscrittura è lieta e onorata di presentare la sua seconda pubblicazione, un thriller dai risvolti esoterici e inaspettati del bravissimo FABRIZIO FONDI, già vincitore dell’ultima edizione del prestigioso concorso Mondadori “Carabinieri in giallo”.
Questo è un romanzo che ghiaccerà la vostra bollente estate, vi terrà con il fiato sospeso fino all’ultima pagina e vi farà scoprire una sonnolenta provincia italiana come non l’avreste mai nemmeno immaginata….

Signori e Signore, si alzi il sipario su

L’ERBA DEL DIAVOLO

cop_FondiTitolo: L’ erba del diavolo
Autore: Fondi Fabrizio
Editore: Mondoscrittura
Genere: Poliziesco / Thriller / Noir
Collana: Magia Nera
ISBN: 978-88-97960-0-27
Prezzo: Euro 12,00 edizione cartacea – Euro 1,99 edizione digitale

Il romanzo di Fabrizio Fondi, che inaugura la nostra collana MAGIA NERA dedicata ai thriller, noir, polizieschi e gialli, racconta la difficile indagine dell’ispettore Matteo Rovere, rientrato a Grosseto dopo una lunga permanenza a Milano. Rovere ritrova una provincia devastata dal Male, dove si muovono strani maghi e Messi infernali.

La sonnolenta estate di Grosseto viene macchiata da una scia di sangue senza fine: messe nere, sequestri, vendette ed esecuzioni si susseguono lasciandosi dietro solo terrore. Il ritorno alle origini di Matteo Rovere, ispettore reduce da 15 anni di servizio a Milano, si snoda tra le strade, le campagne e i boschi della provincia maremmana, alla ricerca di chi è arrivato in quei luoghi a seminare la morte. O di chi, forse, da quei luoghi non se n’è mai andato. Con uno stile incalzante e travolgente Fabrizio Fondi ci guida tra dannazioni terrene e promesse infernali, alla scoperta dell’inquietante Messo di Lucifero e del seducente Mago Edson. Perché Rovere è convinto che l’ambizione, la fame di successo, la sete di potere possano essere molto più pericolose del diavolo. Ma sarà davvero così?

L’Erba del Diavolo è acquistabile sul nostro sito, senza alcuna spesa di spedizione. È disponibile in formato cartaceo oppure in eBook.
Sempre cliccando sul link sovrastante avrete anche la possibilità di leggere un corposo estratto.

Ed ecco anche la nostra locandina!

locandina_fondi

Rimanete con Mondoscrittura, perché a breve presenteremo il nostro terzo titolo, e vi promettiamo che anche questo sarà un romanzo da non perdere, che vi accompagnerà lungo le calde giornate estive fino a… beh, fino a ottobre, ma questa è un’altra storia che vi racconteremo più in là 😉

BUONA LETTURA!

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CORELLA V, SOPRANI F – La Lega dei Gentiluomini Rossi

Titolo: La Lega dei gentiluomini rossi
Autore: Federica Soprani, Vittoria Corella
Editore: Lite Editions
Collana: GialloNero
ISBN: 9788866653240
Prezzo: 1,99 Euro
[xrr rating=4.5/5]

Scompaiono, uno dietro l’altro. Tutti giovani, bellissimi e con una caratteristica in comune. Se c’è una cosa che Jonas detesta sono i casi irrisolti. Se c’è una cosa che Jericho ama è aiutare Jonas a risolvere questi casi, e il viaggio da incubo parte dai quartieri bassi per salire su, fino a sfiorare la Corona D’Inghilterra.

Il secondo episodio di Victorian Solstice (la nostra recensione del primo, “La società degli Spiriti”, la trovate QUI) com’è facilmente intuibile dal risvolto di copertina racconta l’indagine di Jonas Marlowe, affiancato dal medium Jericho Shelmardine, volta a svelare il mistero delle numerose sparizioni che funestano le strade di Londra: ragazzi dai capelli rossi e dai lineamenti delicati che finiscono come e dove nessuno sa.

A differenza del precedente racconto, dove l’elemento giallo era poco più che un pretesto per immergersi nel passato dei protagonisti, ne “La Lega dei gentiluomini rossi” il fattore investigativo è molto più marcato; l’indagine non solo fa da sfondo, ma diventa personaggio a sua volta, in grado di catturare l’attenzione e di scatenare la curiosità fino all’inaspettato epilogo.

A far da padrone in questo episodio è il più classico dei binomi, Eros e Thanatos, che s’intrecciano in una storia di incesti, perversioni e parafilia raccontati con garbo e grazia; immagini violente pennellate con dolcezza, descrizioni torbide rese con parole cristalline. Anche qui, come per “La società degli Spiriti” l’abilità delle autrici riveste un ruolo fondamentale: l’educazione e il rispetto che riservano alla scrittura fanno sì che le tematiche prese in esame appaiano molto meno brutali di quanto siano in realtà.

“La Lega dei gentiluomini rossi” ci regala un Jericho sempre più sensuale e insinuante ma allo stesso tempo anche più fragile e trasparente, e un Jonas più risoluto ma sensibile e delicato. Anche qui, come nel precedente racconto, è da notare la pregevole caratterizzazione di personaggi e ambientazione: vividi e pulsanti i primi, avvolgente e puntuale la seconda.

Menzione d’onore per il finale, inquietante e attraente al punto da desiderare con ansia il terzo episodio della serie. E una considerazione del tutto personale: impossibile non innamorarsi di Jericho.

La seconda parte della saga non tradisce dunque le aspettative, mantenendosi su un eccellente livello stilistico e aggiungendo quel tocco di giallo in più che regala brio e vivacità alle vicende. Peccato per i refusi, veramente troppi per un lavoro tanto piacevole che avrebbe indubbiamente meritato maggior cura e attenzione in fase di editing.

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[CONCORSI] 40° edizione Gran Giallo Città di Cattolica

Anche quest’anno la città di Cattolica apre le porte agli aspiranti giallisti con la quarantesima edizione del premio Gran Giallo Città di Cattolica. Una giuria d’eccellenza giudicherà gli elaborati pervenuti. Il racconto vincitore sarà pubblicato da Mondadori nella celeberrima collana “I Gialli Mondadori”. La partecipazione è gratuita, di seguito il bando integrale.

BANDO DI CONCORSO

Miglior racconto giallo e del mistero, inedito e di ambientazione rigorosamente italiana, in collaborazione con la Casa editrice Mondadori e con il Patrocinio e il contributo della Provincia di Rimini.
Caratteristiche del concorso:

1. Il concorso è aperto a tutti.

2. Le opere dovranno essere inedite (non è esclusa la partecipazione o segnalazione ad altri concorsi, ma le opere non devono essere state mai pubblicate, neanche on-line), in lingua italiana e avere una lunghezza massima di 20 cartelle dattiloscritte (cartella tipo: 35 righe, 55 battute per un massimo di 2000 battute).

3. Si può partecipare con un solo elaborato.

4. I racconti dovranno pervenire, pena l’esclusione, entro e non oltre il 20 giugno 2013 nel seguente modo: via mail in formato PDF a teatro@cattolica.net e in forma cartacea 1 (una) copia del racconto corredata da
a) Certificato di Partecipazione (CdP), ritagliato in originale, pubblicato nelle ultime pagine dei Gialli Mondadori;
b) 1 foglio con generalità, indirizzo, recapito telefonico, e-mail e breve biografia
al seguente indirizzo postale:
XL Premio “Gran Giallo Città di Cattolica”
Ufficio Cinema – Teatro
P.zza della Repubblica, 28-29
47841 Cattolica (RN)

5. Gli elaborati non saranno restituiti e l’organizzazione si riserva il diritto di utilizzarli nelle varie manifestazioni, rassegne e/o altri concorsi collegati al Premio.

6. Gli elaborati saranno selezionati da una pre-giuria di autori e collaboratori del Giallo Mondadori.

7. Il racconto vincitore sarà scelto dalla giuria composta da: Cristiana Astori, Annamaria Fassio, Franco Forte, Carlo Lucarelli, Valerio Massimo Manfredi, Marinella Manicardi, Andrea G. Pinketts, Simonetta Salvetti e verrà pubblicato nella collana Il Giallo Mondadori.

8. Il racconto vincitore sarà presentato al pubblico in occasione della cerimonia ufficiale di premiazione che si prevede a Cattolica il 10 agosto 2013.

Per ulteriori informazioni contattare la Segreteria del Premio:
Simonetta Salvetti – Ufficio Cinema-Teatro – Comune di Cattolica
tel. 0541.966778 – 966634, fax 0541.830565 – www.mystfest.comteatro@cattolica.net

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FONDI, Fabrizio – La ballata dello straniero

Titolo: La ballata dello straniero
Autore: Fabrizio Fondi
Editore: Effequ
Genere: Giallo / Thriller
Pagine: 256
Prezzo: Euro 15,50

L’ispettore di polizia Matteo Rovere, dopo quindici anni passati a Milano, torna in servizio nella sua città natale, Grosseto, e subito si imbatte in una serie di omicidi efferati. Sabba al chiaro di luna, droghe, sesso, impiccagioni, giovani donne nere sacrificate al demonio. Intanto Simone Cranza, alias il Mago Edson, tesse sue trame particolari plagiando poveri sprovveduti e tenendo in pugno, dallo schermo di una tv privata, vari notabili della città. Ottimo investigatore, Rovere riesce a mettersi sulla pista di una setta satanica. Il caso sembra risolto, ma oltre la setta ci sono ancora terribili misteri da scoprire. Un thriller che lascia col fiato sospeso. Con un finale sorprendente.

Una scia di misteriosi omicidi insanguina la provincia di Grosseto; a complicare le cose ci si mettono le prostitute della Litoranea che spariscono e che non vengono ritrovate né vive né tantomeno morte. Non subito, almeno. A risolvere l’enigma è chiamato Matteo Rovere, lo Straniero, imponente ispettore maremmano con spiccate capacità investigative, ulteriormente affinate dal lungo soggiorno nella tentacolare metropoli lombarda e dall’affiancamento di Ludovico Pertica. Quando Rovere torna alle origini scopre però che la tranquilla terra che ha lasciato quindici anni prima si è trasformata in una cupa realtà in cui il male si nasconde e prospera dietro superstizioni e paure ataviche. Un romanzo in cui non c’è spazio per il buonismo, in cui anche il dolce sapore della vittoria viene guastato dall’amarezza della violenza: nessun happy ending arriva a liberare il lettore dal velo scuro e opprimente che aleggia sopra l’intera narrazione.

Un giallo, dunque, che fa dell’indagine il suo punto di forza, ma non solo: ne La ballata dello straniero sono infatti molti gli elementi secondari che di volta in volta catalizzano l’attenzione. Ci troviamo di fronte a un romanzo in cui l’autore decide di introdurre una serie di componenti assai suggestive e in grado di stimolare paure ancestrali: magia nera, magia bianca e una sequela di misteriose e carismatiche figure. Un percorso onirico e scuro che si snoda in una scenografia del tutto nostrana: a rubare la scena è difatti la provincia e le sue contraddizioni, scenario in cui prendono corpo le vicende e che condiziona azioni e pensieri dei personaggi.

Fondi delinea infatti con maestria fuori dal comune lo sfondo su cui Rovere, il mago Edson, il Messo e gli adepti si muovono: con poche e sapienti pennellate – perché in un poliziesco il contorno non dovrebbe mai predominare sulla portata principale – l’autore dà forma a uno scenario vivido e concreto, dove il lettore può vedere il giallo delle stoppe incolte, annusare i profumi del sottobosco, sentire tra le mani la consistenza del terriccio che nasconde i segreti dei protagonisti. Fondi decide di costruire l’opera su fondamenta che potremmo definire se non tradizionaliste, sicuramente poco innovative; Rovere incarna infatti lo stereotipo dell’inquirente tipo: burbero, scontento, acuto oltre la media, dotato di una sensibilità ben nascosta ma più che mai presente. C’è la prostituta da redimere, ci sono i cattivi da combattere; e gli antagonisti sono tutte figure prive di scrupoli, a volte perfide e violente oltre ogni umana comprensione. Ciò nonostante, durante la lettura non si ha mai l’impressione di trovarsi di fronte a dei cliché, tutt’altro; l’abilità di Fondi è proprio quella di riuscire a sfaccettare e completare le personalità dei suoi protagonisti attraverso un eccellente lavoro di caratterizzazione, che avvicina gli attori al lettore fino a renderli tridimensionali. Qualche dubbio invece sulla pulizia dell’intreccio, che a tratti resta troppo sottinteso, celando significati che sarebbero stati più incisivi se l’autore avesse scelto di dare qualche indizio in più.

Più che lo sviluppo vero e proprio delle vicende, da lodare e apprezzare è indubbiamente la penna di Fondi, la sua capacità di giocare sulle debolezze umane e renderle comuni, vivibili, condivisibili. Uno stile uniforme che non si concede mai né cali di tensione né sbavature, una scrittura martellante capace di inchiodare alle pagine, che nulla ha da invidiare a penne ben più note e altisonanti. Fondi dimostra di saper osare riuscendo comunque a mantenersi in equilibrio, senza mai trascendere o valicare i confini dell’eccesso che farebbero oscillare l’opera sul pericoloso confine del grottesco. Al contrario, pagina dopo pagina, si ha l’impressione che Fondi tenga molto in considerazione la capacità cognitiva del suo pubblico, soprattutto perché ne La ballata dello straniero, a differenza di quello che succede a molti giallisti inesperti, riesce a non abusare mai della sospensione d’incredulità, non sfrutta improbabili deus ex machina per uscire da situazioni spinose, tenendo sempre ben in vista la verosimiglianza della sua storia.

Una buonissima opera, dunque, penalizzata però in maniera pesante dalla scelta dell’editore di impaginarla a bandiera senza nemmeno il rientro al capoverso. Un vero peccato, che scalfisce la forma di un romanzo che avrebbe senza ombra di dubbio meritato molta più cura e attenzione.

VALUTAZIONE: 

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Giallo: un vero mistero

Articolo tratto dal Numero Zero di “Storie dall’Antro”
 

Nel 1928 lo scrittore S.S. Van Dine fissò le ‘Twenty Rules for Writing Detective Stories’, per dirla a modo nostro, le venti regole per scrivere romanzi polizieschi. Sono ancora attuali o è cambiato qualcosa? E quali sono le differenze tra il vecchio romanzo giallo e i più moderni fratelli noir e pulp? Proviamo a scoprirlo insieme, cercando di fissare i punti minimi che uno scrittore dovrebbe tenere sempre a mente quando si appresta a intingere la penna nell’inchiostro giallo.

Ogni genere letterario va affrontato con rispetto e umiltà; le prime tre regole per scrivere bene sono sempre le stesse: leggere, leggere, leggere. Ma quando si hanno velleità da scrittore non basta leggere in maniera sterile, bisogna cercare di carpire i segreti dei Maestri, imparare a distinguere i topoi senza scadere nei cliché, e poi mettere in pratica ciò che si è appreso possibilmente senza scimmiottare gli autori più famosi. Ma è innegabile che esistano generi che vanno affrontati con maggior dedizione, generi in cui la fantasia e l’immaginazione devono spesso cedere il passo a una logica stringente. Il giallo è uno di questi. La riuscita di un buon giallo, indipendentemente dalla sua declinazione, è difatti direttamente proporzionale all’apprendimento di specifiche tecniche narrative, che affondano le radici in precisi accorgimenti; tali accorgimenti possono essere chiamati in tanti modi, noi le chiamiamo per l’appunto regole.

A dimostrazione di quanto il giallo sia un genere scivoloso, esistono diverse testimonianze nell’ultimo secolo di importanti esponenti del genere. S.S. Van Dine infatti non fu l’unico a lasciare in eredità ai moderni giallisti un elenco di suggerimenti; anche Ronald A. Knox, nel 1929, volle contribuire con un proprio decalogo per la stesura di un buon giallo deduttivo. Persino un maestro moderno come Carlo Lucarelli conferma quanto appena detto:

«Il romanzo giallo non diciamo che ha delle regole, perché tutti gli anni esce fuori uno scrittore di gialli che dà le sue dieci regole che contraddicono le altre dieci dell’anno prima. Non parliamo di regole, diciamo che ha una grammatica. Ha una grammatica ben precisa che è una grammatica narrativa, cioè racconti le cose in un certo modo, ottenendo certi effetti, e alla fine tutto quello che racconti deve tornare in un certo modo. All’interno a questa grammatica devi fare quella cosa che è tipica dello scrittore, che è meravigliare. Devo, all’interno di questa grammatica, trovare un mio spazio, questo vuol dire che devo romperla scardinarla, rifarla, trovarne le contraddizioni, e riscriverla. Questa cosa si chiama sperimentare.»

In questo articolo non faremo quello che molti hanno già fatto prima di noi, ossia cimentarsi nell’analisi punto per punto dei vari decaloghi, elenchi e quanto altro. Se v’interessano, la rete ne è piena. Noi intendiamo concentrarci solo su alcuni degli aspetti presi in esame dai vari ‘regolamenti’, aspetti a nostro parere fondamentali, fornendo il nostro punto di vista sugli errori più comuni in cui incappano i novelli Conan Doyle.

La prima, doverosa premessa che ci sentiamo di fare riguarda la distinzione tra il giallo e il noir. Nonostante molteplici punti in comune, esistono delle marcate differenze che è indispensabile sottolineare. In entrambi i generi ci sono uno o più crimini, uno o più misteri, uno o più colpevoli. Quello che li differenzia è principalmente il focus narrativo; nel giallo l’attenzione è concentrata sull’indagine, sulla ricostruzione minuziosa di indizi e prove che culminano nella risoluzione del caso: il colpevole viene sempre scoperto, e tendenzialmente la dicotomia bene-male vede predominare il primo a discapito del secondo. I personaggi, sebbene debbano essere delineati in maniera credibile, assumono un ruolo secondario, così come l’ambientazione, che per quanto convincente non riveste mai un ruolo di primo piano, fungendo da comprimario. Nel giallo è il caso a farla da padrone, permettendo al lettore di seguire il dipanarsi della vicenda cercando di scoprire il colpevole assieme o addirittura prima dell’investigatore di turno.
Nel noir invece l’attenzione è focalizzata sui protagonisti, solitamente personalità complicate con molti nodi da sciogliere. Non a caso spesso il punto di vista in un noir è interno; a raccontare la storia è il personaggio principale, il criminale, che dunque coincide con il narratore. Anche l’ambientazione nel noir assume un’importanza diversa rispetto al giallo: luoghi cupi e misteriosi fanno spesso da cornice a storie di questo tipo. L’indagine di un noir, quando c’è, funge da pretesto alla narrazione, al racconto della psicologia criminale, non è di certo il cardine della storia. Perché il bello di un noir è proprio l’immedesimazione nella mente del criminale, vedere la storia dal suo punto di vista, tenere il fiato sospeso ogni volta in cui è il protagonista a rischiare in prima persona.
Fatta questa doverosa precisazione, passiamo a illustrare gli errori commessi più spesso da un giallista inesperto, facendoci aiutare dalle parole di Ronald A. Knox.

Un giallo deve avere come principale interesse il dipanamento di un mistero, un mistero i cui elementi devono essere presentati in modo chiaro sin dalle prime battute del racconto, e la cui natura sia tale da suscitare una certa dose di curiosità, una curiosità che deve venire alla fine gratificata.

In questo breve assunto ci sono due verità imprescindibili: la prima è che gli elementi di un giallo non devono essere racchiusi solo alla fine dell’opera, nel classico colpo di scena, bensì devono essere dosati con sapienza fin dalle prime battute; questo perché proprio come detto in precedenza, il giallo deve dare al lettore la possibilità d’investigare di pari passo con il protagonista. La seconda verità, molto importante per la riuscita di un buon giallo, è che tali elementi devono saper creare delle aspettative nel lettore, aspettative che una volta risolto il mistero devono essere ripagate. Che significa? Significa che un bravo giallista deve disseminare indizi che guidino il lettore lungo tutta la narrazione, avendo però l’abilità di mimetizzarli per non farli apparire troppo evidenti ai fini della risoluzione del caso. Ma soprattutto significa avere la capacità d’intrecciare tutti gli indizi per far sì che il mosaico, alla fine, risulti completo. Uno degli errori commessi più di frequente da chi si accinge a scrivere un giallo senza avere sufficiente dimestichezza con il genere è proprio quello di puntare su una grande quantità di elementi, scadendo spesso nei cliché, che alla fine non riescono a trovare né una propria dimensione né una propria funzione all’interno della storia, lasciando nel lettore una quantità più o meno rilevante di domande senza risposta. Personaggi che entrano in gioco solo il tempo necessario per dire o fare quello di cui la storia ha bisogno, destinati a sparire nell’oblio; armi che sbucano proprio al momento giusto quando durante tutto il romanzo non se n’era mai fatta menzione; impronte o tracce di DNA che nulla aggiungono e nulla tolgono alla fruibilità della storia; fortunose intuizioni o peggio ancora, fenomeni inspiegabili, magari paranormali, che tolgono le castagne dal fuoco al detective di turno. Questo atteggiamento richiede uno sforzo troppo marcato alla sospensione d’incredulità e fa crollare tutta la fiducia che il lettore ripone nel giallista: una sorta di tradimento che lo scrittore perpetra nei confronti del proprio interlocutore, portandolo fuori strada e impedendogli di godere della propria capacità intuitiva. E la cosa peggiore è questo non avviene quasi mai in maniera intenzionale; questi espedienti vengono usati soprattutto quando lo scrittore non è in grado di sostenere l’intreccio che ha creato e per uscire dalla situazione spinosa in cui si è cacciato ha bisogno di creare situazioni, eventi od oggetti che lo aiutino a venirne fuori.

Riallacciandoci alle regole di Van Dine, egli sosteneva che

il colpevole deve essere scoperto attraverso logiche deduzioni: non per caso, o coincidenza, o non motivata confessione. Risolvere un problema criminale a codesto modo è come spedire determinatamente il lettore sopra una falsa traccia per dirgli poi che tenevate nascosto voi in una manica l’oggetto delle ricerche. Un autore che si comporta così è un semplice burlone di cattivo gusto.

Chi scrive un giallo dovrebbe tenere a mente che le proprie scelte influenzano fortemente la capacità cognitiva del lettore, specialmente quando queste vengono stigmatizzate: scrivendo un giallo, un autore compie delle scelte che il lettore si aspetta siano consapevoli, che portino verso la soluzione del caso. Quando ciò non accade, il lettore si sente tradito.
Certo, un consumato giallista può anche permettersi di scherzare con il proprio lettore, sapendo che riuscirà comunque, grazie alle proprie abilità, a non deluderlo e a far sì che non si senta preso in giro. Ma per trasgredire le regole bisogna prima averle imparate. Chi si appresta a intingere per la prima volta la penna nell’inchiostro giallo, è bene che tenga a mente la famosa pistola di Cechov:

Se in un romanzo compare una pistola, bisogna che spari.

In altre parole, in un romanzo, soprattutto in un giallo, non devono essere introdotti più elementi rispetto a quelli necessari. Ogni elemento piazzato nella storia deve avere una propria funzione; se quella pistola non spara, il lettore deve comunque percepire che ciò sia accaduto per un determinato motivo, che sia stato l’autore a scegliere in maniera consapevole e funzionale di non premere il grilletto.