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CARAMANICO, Tina – Oltre l’incerto limite

TITOLO Oltre l’incerto limite
AUTORE Tina Caramanico
EDITORE Runa Editrice
GENERE Narrativa Mainstream
PAGG 130
PREZZO brossura 10 euro/eBook 1,99 euro
[xrr rating=4/5]

Cosa hanno in comune una falsa geisha sul Duomo di Milano e un figlio adottivo in crisi? Cosa lega un’adolescente obesa a una gemella stanca di essere eternamente in coppia? Tutti noi sopportiamo o ci costruiamo dei limiti per esistere, dei confini che ci definiscono e ci contengono, ma che possono andarci stretti, come l’abbraccio di una madre ansiosa: confini mentali, etici, culturali, fisici.  Confini che hanno a che fare con le nostre origini o col nostro futuro, con la nostra identità e i nostri sogni. A volte i protagonisti di queste storie vanno oltre, per scelta o per caso, per amore o per rabbia. Quel passo li perde o li salva. Li porta in un altrove da cui, se mai torneranno, torneranno trasformati per sempre. Altri personaggi, invece, il coraggio di superare i loro limiti, di fare quel passo non ce l’hanno e restano così, in bilico, immobili eppure già cambiati irreparabilmente da quello che, per un attimo, hanno solo intravisto di là.

“Oltre l’incerto limite” è la seconda raccolta di racconti di Tina Caramanico che ho il piacere di leggere e recensire. Molti i parallelismi con la prima opera, “Le cose come stanno“, soprattutto per quanto riguarda l’approccio contenutistico. Anche in questo caso i racconti non sono mai un puro esercizio di stile, piuttosto dei pretesti per trattare tematiche intime e irrazionali, nello specifico i limiti dell’essere umano, quei confini invisibili – ma spesso invalicabili – che ognuno di noi si costruisce nel corso della vita. A pennellare un quadro preciso e dettagliato di ciò che ci si troverà davanti è la stessa autrice nella quarta di copertina: confini mentali, etici, culturali, fisici.

Ognuno dei dodici racconti affronta un tema diverso: il suicidio, l’impotenza, il razzismo, l’obesità, l’amore ovviamente, e molti altri ancora, ma in tutti è possibile scorgere un minimo comun denominatore: i limiti sono in grado di condizionare – e cambiare profondamente – l’esistenza sia di chi li supera, sia di chi non ha il coraggio di oltrepassare la soglia dell’azzardo. E se da una parte una simile considerazione potrebbe apparire decisamente amara, dall’altra è importante ricordare che non sempre cambiamento è sinonimo di negativo.

“Oltre l’incerto limite” somiglia alla precedente raccolta anche in termini stilistici: una delle caratteristiche predominanti della scrittura di Tina Caramanico è l’abilità di delineare ambientazioni e personaggi con pochi ma efficaci dettagli, peculiarità in grado di sopperire alla mancanza di un vero e proprio show don’t tell, anche se a onor del vero è necessario dire che la forma del racconto è congegnale a una simile tecnica, e sarebbe assai più difficile applicarla a un romanzo.
Come mi era capitato di dire per “Le cose come stanno,” anche in questo caso alcuni racconti sembrano tendere a un finale che non arriva, apparendo incompiuti. L’autrice non spiega: sospende, sussurra, riflette. Credo però che questa non sia una carenza strutturale, bensì una precisa scelta stilistica, poiché anche in quei racconti che sembrano troncati sul più bello è possibile scorgere una direzione ben precisa, che il lettore, avendo in mano tutti gli elementi necessari, può tranquillamente percorrere da solo.

Di solito non cito mai i racconti migliori e i peggiori, è quasi ovvio che in un’antologia ci siano testi più riusciti e altri meno, ma in questo caso devo fare due menzioni particolari. La prima è per “Maria la strega”, un racconto forte e vigoroso, in grado di immergere il lettore in un’Italia che si crogiola tra superstizioni e credenze popolari, un’Italia ruvida, maschilista e ignorante, soprattutto un racconto dove l’abilità descrittiva della Caramanico emerge in tutta la sua prepotenza e permette di vedere con gli occhi della mente le immagini di un Paese tanto bello quanto stupido. La seconda, più intima e personale, è per “Al bivio”, perché ho avuto l’impressione che l’autrice mi abbia letto dentro e abbia trasposto su carta quello che io, nonostante gli sforzi, non sono ancora riuscita a fare.

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CARAMANICO, Tina – Le cose come stanno

Titolo:  Le cose come stanno
Autrice: Tina Caramanico
Editore: Officine Editoriali
Genere: Raccolta di racconti mainstream
Pagine: 61
Prezzo: 3,99 Euro
[xrr rating=4/5]

La dottoressa finalmente si spostò sullo sgabello e, mentre rimetteva a posto la sonda, senza guardare la paziente, disse: “È un po’ presto per esserne certi,signora, ma mi pare proprio che sia una femminuccia. È contenta?” Facendo questa domanda, si girò verso Alessia e vide che piangeva. Le due donne ci misero alcuni secondi a capire l’una il senso delle parole e l’altra quello delle lacrime. Alessia ora, seduta sul lettino, mescolava riso e singhiozzi, disperazione e felicità. E la dottoressa, senza starci troppo a pensare, fece una cosa che non le era mai venuto in mente di fare, in vent’anni di professione, con nessun’altra paziente: l’abbracciò.

“Le cose come stanno” è una raccolta di brani che hanno per protagonisti donne e uomini del nostro tempo. Molte e attuali le tematiche affrontate dall’autrice, dall’omosessualità al senso di inadeguatezza, ma il fil rouge che lega i racconti è senza dubbio la disillusione, intesa nella sua accezione più ampia: disillusione come scoperta, non solo di ciò che ci circonda ma soprattutto di noi stessi. E la disillusione spesso non è che il preludio a un altro sentimento, molto più devastante e pericoloso: la paura, il terrore di non avere abbastanza forza per affrontare la verità. Di non riuscire ad affrontare le cose come stanno. Perché il titolo, per altro azzeccatissimo, altro non è che un’anticipazione dei metaforici pugni nello stomaco che l’autrice riserva ai suoi lettori, prima ancora che ai suoi personaggi. Personaggi in fuga dal confronto, sia con l’esterno sia soprattutto con la propria interiorità.

Personaggi del nostro tempo, dicevamo, che del nostro tempo hanno assorbito tutti i difetti e tutte le ansie, riflettendoli in ogni loro comportamento e restituendoli al lettore appesantiti dal proprio bagaglio di paure e dal proprio vissuto. C’è la donna in carriera incapace di discernere il disagio dei figli contrapposta alla tata straniera che quei figli li ama come se fossero suoi; c’è l’uomo malato che non si sente pronto per morire e fugge; c’è l’emigrante che torna in patria carico di aspettative per scontrarsi con una realtà inaspettata; c’è la futura mamma rimasta scottata da un aborto precedente che nell’attuale gravidanza riversa tutte le sue speranze e tutte le sue lacrime. C’è la scienza contrapposta alla spiritualità, il bello contrapposto al brutto, la sicurezza contrapposta all’incertezza.

A un primo impatto alcuni racconti potrebbero sembrare incompiuti, altri persino inconcludenti, perché non congegnati utilizzando la struttura classica che prevede un inizio, uno sviluppo e una fine. Ma andando oltre quel pizzico di amaro che potrebbe restare sulla lingua dopo aver assaggiato questi microbrani, non si può non scorgere la precisa volontà dell’autrice di catturare l’attimo e restituirlo al lettore secondo punti di vista diversi dal suo. Non si può non scorgere la precisa volontà di non interferire con le storie che racconta, di non giudicare, di non prendere posizione lasciando che siano i suoi protagonisti a farlo, a parlare, a vivere, a mostrarsi con le loro debolezze e i loro punti di forza. Un’umanità variegata che emerge tramite i molteplici punti di vista adottati, andando a creare un meltin-pot di sensazioni, reazioni ed emozioni che, come le persone che raccontano, sono diversi l’uno dall’altro; a volte fastidiosi, a volte poco condivisibili, ma sempre veri, reali, comprensibili.

Nel complesso quello della Caramanico è un modo pulito e onesto di raccontare le cose come stanno, e che proprio in funzione di questa glasnost potrebbe apparire brutale, amplificato dall’utilizzo di uno stile narrativo asciutto ed essenziale, che cristallizza l’attimo cogliendolo nella sua sfumatura più luminosa per poi rimetterlo immediatamente in ombra, nascosto dalle paure, dalle sovrastrutture emozionali sotto cui ognuno di noi è costretto a vivere. Ma nel preciso momento in cui quell’attimo viene portato alla luce, in quell’esatto istante in cui la verità arriva con la potenza devastante di un pugno nello stomaco, ognuno può scorgerci dentro un universo di emozioni che vale comunque la pena vivere.